E’ una bevanda scura servita con ghiaccio e limone

di Gianmario Lucini

E’ una bevanda scura servita con ghiaccio e limone

ma non ne dico il nome per non pubblicizzare

un impero industriale mascalzone

che assolda bande di teppisti per uccidere

operai sindacalisti

e dove passa stende una bava di veleni

una scia di orfani vedove e terrore.

A molti piace questa orrenda mistura

di acqua caramello e caffeina

con qualche goccia di sangue in sospensione

che sale su dai profondi del bicchiere

con l’effervescenza di allegre bollicine

a me invece parla con voce maligna

che sale dai meandri più oscuri della storia

dalle nebbie dove il fuoco lottando con l’acqua

produceva il mostro capace di amare

e questa bevanda che si adatta a ogni stagione.

In Dio noi crediamo

sta scritto sul danaro americano

mal il vero dio sta lì frusciante

nel palmo della loro mano,

sta in quelle bollicine che impattano

con fragore contro il vuoto dell’aria

o il rutto che rompe dal centro animale

e sale nelle zone dello spirito:

è lì che grandeggia il pensiero razionale

e il cinismo che rimuove il dolore

per vedove ed orfani senza volto e colore

per gli oprerai trucidati dall’obiettivo aziendale

sgozzati senza far chiasso

sull’altare del capitale.

9 pensieri su “E’ una bevanda scura servita con ghiaccio e limone

  1. mah. la coca cola fa male, questo è risaputo. ma come esempio di mostro capitalista c’è ben di peggio. (mi scuso se ho fatto pubblicità, ma tanto non credo di essere l’unico ad avere capito…)

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  2. Non so se c’è di peggio, ma di certo, almeno in Colombia, la Coca Cola contribuisce attivamente e criminalmente al disordine statale e allo strapotere dei trafficanti. Ho avuto il piacere di intervistare per il settimanale Carta un sindacalista colombiano, che mi ha raccontato bene la situazione: dei suoi colleghi sono stati uccisi dopo aver organizzato degli scioperi e dopo aver denunciato il ruolo della multinazionale nel narcotraffico. Le vittime non saranno quantitativamente paragonabili a quelle della Shell, ma credo che nel sudamerica la Coca cola sia fra le multinazionali più aggressive e colluse: per niente da sottovalutare, direi.

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  3. Preso dalla foga politica mi sono dimenticato di commentare il pezzo di Lucini: a tratti la poesia è troppo retorica, mentre in altri l’umorismo-pessimismo ha un buon effetto, perché la semplicità dei versi suona come una filastrocca canzonatoria. Un po’ altalenante, insomma, ma alla poesia civile capace anche di individuare “obiettivi precisi” io, per come stiamo messi oggi, non posso che fare i complimenti.

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  4. “… Quello che è bello di questo paese è che i consumatori più ricchi comprano praticamente le stesse cose dei meno abbienti. […] Una Coca-cola è una Coca-cola e non ci sono soldi che valgano a farti avere una Coca-cola migliore di quella che si beve il barbone all’angolo”.

    Andy Warhol – “Tutto e nulla. La mia vita e mia filosofia” – da “Il gergo inquieto. Impressionismo americano”, Bonini ed., 1981

    l’uomo ha sempre aspirato ad una crescita sociale, a migliorare il proprio status vivendi e – dunque – il suo status sociale, ed é proprio in virtù di questa – anche legittima – aspirazione, che negli Stati Uniti tra gli anni ’50 e gli anni ‘60 – è del ’59 il best seller “the status seekers” di Vance Packard – si iniziò a parlare di “status symbol”, ovvero di tutti quei generi e beni di consumo il cui possesso denotava l’appartenenza di un individuo ad una classe sociale piuttosto che ad un’altra.

    E vedi un po’ che status symbol è diventata anche una bevanda, che strano direte … e no, è qui che si annida l’imbroglio del verde illusionista…

    La Coca-cola, innocua bevanda effervescente … Uno specchietto per le allodole, il grande sogno capitalista americano che – e quel marpione di Warhol lo sapeva bene e ne ha ben cavalcato l’onda – ha illuso e continua ad illudere il consumatore dell’abbattimento delle differenze/gradini sociali in base alla sua stessa corsa al consumo che – nell’atto stesso del possesso di un dato oggetto – metterebbe sullo stesso piano imprenditore ed operaio o, addirittura, barbone (come ipocritamente affermato da Warhol nel pezzo sopra riportato).

    E intanto l’operaio paga a rate con cessione del quinto dello stipendio i suoi consumi e persino la sua salute e l’imprenditore se la ride.

    ma sì, continuiamo a “ingrassare” il dio multinazionale nell’effervescenza narcotica che affama e sfrutta… tanto è buona. brrrrr……. frizza!

    poesia apprezzatissima.

    n.c.

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  5. La Coca Cola Company è una delle peggiori multinazionali dell’alimentare, fa parte di tutte le peggiori organizzazioni lobbystico/massoniche mondiali (TABD in primis) e i suoi dirigenti partecipano regolarmente ai convegni annuali del Bilderberg. Chiedere all’India cosa hanno combinato per accaparrarsi le fonti d’acqua necessarie per produrre la loro bevanda.

    Blackjack.

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  6. “…un impero industriale mascalzone

    che assolda bande di teppisti per uccidere

    operai sindacalisti

    e dove passa stende una bava di veleni

    una scia di orfani vedove e terrore.”

    Bisogna continuare ad urlare/cantare queste nefandezze, caro Gianmario; tra i nemici contiamo anche la rimozione, quella strategica a coups de theatre attraverso i media, quella di ognuno, involontaria, per sopravvivere.
    Un abbraccio

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