La fine del mondo

da qui

Se la motivazione del politico fosse il bene comune, se l’obiettivo dell’artista fosse l’espressione autentica dell’ispirazione, se l’intenzione del credente fosse seguire il Cristo, se ognuno agisse in base alla realizzazione del proprio fine legittimo, come sarebbe il mondo? La vita è pensata così, una verità incontrovertibile: l’albero che cresce, l’usignolo che canta. La speranza nasce all’improvviso, come una rivoluzione armata, o il risveglio di un giovane in coma. Il potere tenta di soffocarla in ogni modo, perché sa che se un albero cresce o un usignolo canta non può stare tranquillo, deve controllare che ogni ora si svolga secondo i suoi progetti, evitare ogni possibile sovvertimento, scongiurare la fine del mondo.

14 pensieri su “La fine del mondo

  1. Questi sono i rischi che non avevamo calcolato di una determinata organizzazione sociale. Credere che ogni uomo si sarebbe comportato in maniera equa col prossimo è stata forse un’ingenuità da parte di chi ha teorizzato la supremazia della democrazia su tutte le altre forme di regolamentazione sociale. Ma credo che questa sia una spiacevole conseguenza della nostra evoluzione da timorosi primati erbivori ad aggressivi divoratori di carne e di qualsiasi ecosistema in cui ci imbattiamo.
    La libertà all’indicativo (“l’albero cresce”) è parte di quel sistema equilibrato che noi umani non riusciamo proprio a digerire, e le svariate forme d’oppressione nei confronti dei nostri simili non sono altro che trasposizioni di ciò che compiamo barbaramente nei confronti dell’universus che ci ha accolto. Imporre il condizionale al reale (“l’albero dovrebbe crescere, ma visto che qui voglio costruire una villetta abusiva, lo taglio”) e a chi fa parte della nostra sfera d’interesse è proprio la migliore delle scorciatoie per l’autodistruzione.
    Sarebbe meglio evitare di fantasticare su ordinamenti perfetti del nostro vivere civile, poiché non sono che forzature a pressione su chi non chiede altro che vivere la propria vita. Questo certo porterebbe alla “fine del mondo”, ad una rivoluzione: ma ogni tanto fa anche bene un giro di giostra…

    mdp

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  2. Ciao Fabry!

    La speranza, insieme all’amore sono gli unici stimoli che ci permettono di proseguire nella vita…è un continuo combattere, non bisogna mai perdersi d’animo e bisogna continuare a sperare anche nei momenti difficili…

    Un abbraccio!!!

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  3. Ben detto Fabrizio!
    E visto che siamo usignoli, o almeno cornacchie, cantiamo!
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  4. caro fabrizio
    tu sei un “Idiota”
    ed io pur conservando innumerevoli speranze ho perso la facoltà di sperare
    e una delle mie speranze sei tu
    abbraccio e bacio

    la funambola

    p.s a me ligabue piace fino a pagina quindici 🙂

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  5. viene in mente l’immagine dell’inferno di Calvino nelle Città invisibili. forse il mondo non finirà tutto in una volta , ma se finisse quello del singolo, di ogni singolo, di ciascun singolo, se ciascuno di noi desse vita in sé e intorno a sé alla novità del bene che cresce, allora potremmo sperare in un dilagare lento ma inesorabile di ciò che non è inferno, un contagio pandemico di cieli nuovi e nuova terra.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  6. La speranza è uno stato emotivo, per questo nasce gratuitamente. Dipende dall’umore. Chi è in un momento ottimistico vede un fatto potenzialmente incoraggiante e si riempie di speranza; chi è in fase nera se ne accorge sì e no, e se sì mugugna “tanto però non serve a niente”; chi è misto, come di solito si è, reagisce per quel che può, con tutte le sfumature e i pasticci della vita.
    La speranza non esiste, bisognerebbe assumere virilmente questa verità e poi finalmente agire con la A maiuscola. In quanto alla speranza di ribaltare il potere, è retorica e fa bene solo al potere stesso (vedi le tristi fini delle utopie).
    Also Sprach (la mia firma quando dico cose particolarmente titaniche)

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  7. Nonostante tutte le cose che mi indignano anche solo del mondo qui vicino, non ultima il giochetto on line in cui vince chi respinge più barconi di profughi … io guardo avanti con speranza. E’ la speranza che suscita la nascita di un bimbo (sono appena diventata nonna per la quarta volta), dei suoi genitori che guardano al futuro con e per lui, di una persona anziana che con il suo esempio e le sue parole non smette mai di mettere l’etica al primo posto(si parla tanto di pil ma si dovrebbe guardare molto di più al pie – prodotto interno etico – dice lui), di chi si occupa con abnegazione di persone malate, disperate …… e tu ne sai qualcosa.
    Grazie Fabrizio per l’opportunità che ci dai di fermarci ogni tanto a guardarci dentro, grazie.

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  8. grazie davvero amici.
    ho imparato la speranza dal Cristo, una delle poche utopie rimaste in piedi.
    mi piace l’idea di Ravasi, che non esista la fine, ma il fine del mondo: il ribaltamento delle gerarchie mondane, che vedono il potere perverso trionfare. Il manifesto della speranza, secondo me, è il Magnificat, che dichiara i potenti rovesciati dai troni, i ricchi rimandati a mani vuote, i poveri ricolmati di beni.
    una realtà che comincia ad avverarsi nelle comunità solidali.
    una profezia che non smette di fecondare i giorni di chi non si arrende al peggio.
    un abbraccio
    fabry

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  9. Io non credo che il mondo non sia qualcosa di tangibile. Mi piace l’idea di mondo come sistema di relazioni (uomo-uomo, uomo-natuta, uomo-Dio e viceversa, e altro). In quest’ottica il mondo finisce quando questo sistema cessa di produrre relazioni autentiche. Il potere infatti è il controllo delle relazioni del mondo come controllo della libertà e della spontaneità di queste relazioni. Sia il potere fisico che quello spirituale, quando opprimono l’essere e lo riducono ad esser-ci. Qui il mondo ha fine, nel “si” impersonale (si deve, si può, non si deve…). Tutto deve essere normato, morto, perché la spontaneità e la libertà sono pericolosi, obbligano a scegliere (a pensare, a sentire, a cogliere l’intuizione, il lato nascosto della realtà…) e invece il potere ha l’esigenza di scegliere una volta per tutte e per tutti. Perché il potere è fragile tanto più è forte. La relazione si fa comando, rito, obbligo, senza un briciolo di spontaneità. Le emozioni e i sentimenti vanno da una parte e la cosiddetta “razionalità” va dall’altra (nulla di più irrazionale…). In sottofondo l’idea che l’uomo è cattivo, lupus homini. O l’idea che l’agnello mette i denti per rispondere all’ingiustizia e quindi bisogna prevenire… reprimendo. L’idea che l’agnello, sotto la pelle, sia sempre una belva. La fine del mondo è quando si dispera nell’agnello, quando non ne sentiamo più il belato. Quando i margini di comunicazione si restringono sempre più compressi fra divieti e dogmatismi incrociati. Quando nel groviglio di pene l’uomo alza il capo e non vede più una speranza, perché nessuno più lo ascolta e Dio sembra tacere, come tacque fino all’ultimo anche per Cristo (perché mi hai abbandonato?). Certo, la resurrezione, ossia il nuovo dialogo. Ma prima si muore di solitudine, ingabbiati nel silenzio, nella ottusità delle norme, nella violenza dell’ingiustizia. La fine del mondo è tutti i giorni, dunque, come la resurrezione, l’eterna lotta, il belato che si ode e poi cessa sommerso dal fragore e dal clangore degli eserciti della rapina. La fine del mondo è l’Apocalissi del cuore.

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  10. il potere ha sempre ucciso la libertà,il libero pensiero,la critica,che teme come negazione del suo mondo. Per questo detesto l’espressione “il potere della chiesa” perchè penso che la chiesa di Cristo debba difendere la libertà perchè ogni azione abbia valore.
    Oggi la parola libertà non ha più senso :siamo informati da chi detiene il potere sull’informazione,proclamandosi paladino della libertà, un nonsenso.Però io continuo a credere nell’Utopia,nella speranza in un mondo migliore,dove l’albero possa crescere…Sarà irrealizzabile solo se noi continueremo a pensare che sia tale, rifugiandoci nel nostro quotidiano,facendo il bene che possiamo, dimenticandoci che esiste una responsabilità collettiva che noi ,in quanto cittadini , abbiamo.

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