Futili motivi

di Felice Muolo

Quando inizio a scrivere un racconto, so solo vagamente come andrà a finire e il più delle volte lo chiudo diversamente da com’erano le mie intenzioni iniziali. La storia che vorrei raccontare adesso ho cercato di scriverla infinite volte ma non sono mai riuscito a incominciarla. Il motivo credo consista nel fatto che conosco esattamente come va a finire. E, dal momento che narra una vicenda realmente accaduta, non potrei terminarla diversamente da come si è conclusa. Per poter riuscire nel mio intento, liberare una volta per tutte il mio cervello dalla sua incombenza, ho pensato di riportarla dalla fine.

La ragazza, che attualmente è la parvenza di quella bellissima di una volta, spesso la incontro per le strade del mio paese, imbottita di psicofarmaci, con lo sguardo assente e la sigaretta accesa perennemente tra le labbra, procedere con un’andatura instabile.

Molti anni fa, quando non aveva neanche diciotto anni, era fidanzata a un ragazzo che adorava. Come spesso succede, i rapporti d’amore sono destinati a rompersi per futili motivi. I futili motivi sono molteplici, tanto che non serve individuarli. Lei però non aveva accettato che la sua storia fosse finita. Ignoro le tappe che l’abbiano portata alla follia. Posso assicurare che il percorso non è stato lungo. Il suo ex fidanzato ha messo su famiglia con un’altra donna. Della sorte della ragazza impazzita dice che non gliene importa niente.

Mi auguro solo che non sia sincero.

2 pensieri su “Futili motivi

  1. A dire il vero ci sono storie quotidiane che superano la fantasia.
    C’è una persona che conosco, non credo stia impazzendo, ma poco ci manca.
    Cosa ci potrebbe interessare di una storia d’amore finita?
    I dettagli?
    No: la dinamica.
    Son le dinamiche quelle che fanno accadere le cose. Le dinamiche. Gli “spostamenti” dei sentimenti da X a Y. C’è chi si cura – forse eccessivamente come il sottoscritto – delle conseguenze di una eventuale rottura e chi, piuttosto, non si cura nemmeno di comunicare alla persona direttamente interessata un apparentemente, banalissimo, “è finita”.

    Di queste storie come quella che vorrebbe raccontare lei, ce ne sono a bizzeffe. Il fatto è che ci si meraviglia, ci si stupisce degli atteggiamenti delle persone. Allora se ne vorrebbe scrivere e scrivere con avidità perché ci fa strano che una persona debba ricorrere a psicofarmaci per sopravvivere in una qualche maniera a causa di una delusione d’amore senza che chi l’ha provocata si preoccupi minimamente delle conseguenze dei propri silenzi.

    E, mi dica, la scriverebbe la storia di un uomo e una donna che stanno insieme per un tot di tempo e lui non dice a lei della propria sieropositività e, come se non bastasse, lui la lascia di punto in bianco senza spiegazioni per un’altra donna che, ovviamente come la precedente, rimarrà all’oscuro di tutto?
    Mi dica, la donna vittima di una simile “beffa” di cosa dovrebbe vivere? Di cosa si dovrebbe occupare? Come dovrebbe agire? Dovrebbe impazzire, buttarsi nel lavoro, farsi curare da un analista, imbottirsi di psicofarmaci?

    Ecco guardiamo questo mondo, chiediamoci qual è il vero scempio. Chiediamoci dove sta il rispetto per il prossimo, scriviamo dei racconti su quello.

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