Omaggio a Mallarmé

di Antonio Sparzani

Stéphane Mallarmé

Stéphane Mallarmé

À la fenêtre recélant
le santal vieux qui se dédore
de sa viole étincelant
jadis avec flûte ou mandore,

est la Sainte pâle, étalant
le livre vieux qui se déplie
du Magnificat ruisselant
jadis selon vêpre et complie:

a ce vitrage d’ostensoir
que frôle une harpe par l’Ange
formée avec son vol du soir
pour la délicate phalange

du doigt que, sans le vieux santal
ni le vieux livre elle balance
sur le plumage instrumental,
musicienne du silence.

Questa poesia di Mallarmé intitolata Sainte era stata inizialmente scritta come poesia d’occasione nel 1865, a M.me Brunet con il più disteso titolo Sainte Cécile jouant sur l’aile d’un Chérubin [Santa Cecilia che suona sull’ala di un Cherubino], e apparterrebbe, per data, al cosiddetto periodo parnassiano di Mallarmé, ma la sua singolare anticipazione del linguaggio simbolista che sarà poi il linguaggio di Mallarmé, la rende quasi una dichiarazione programmatica dell’estetica simbolista. Fu poi musicata da Ravel nel 1896 (qui lo spartito, e qui, almeno in parte, un’esecuzione [cliccate su play]).
Questa la traduzione di Luciana Frezza (Mallarmé, Poesie, Feltrinelli, Milano 1980)

Nello strombo che accoglie
il vecchio sandalo che si sdora
della sua viola scintillante
un tempo con flauto e mandola,

sta la Santa pallida e mostra
il vecchio libro spiegato
del Magnificat sgorgante
un tempo a vespro e a compieta:

a quel cristallo d’ostensorio
che sfiora un’arpa dall’Angelo
formata nel volo serale
per la delicata falange

del dito che scende e risale
senza libro né vecchio strumento
sul melodioso piumaggio
musicante del silenzio.

e questo è un mio omaggio al poeta scritto qualche tempo fa:

A Stéphane Mallarmé
(con timorosa venerazione)

Dove ti ha portato
l’angelo
che col suo ventaglio
anelava musiche di tenebre
sulle tue mani inarrivabili?

E i silenzi inviolabili
della tua voce di echi
musicali
inudibili
sono tornati per un rinnovato
brindisi funebre
di silenziosi recitativi?

E il legno dei tuoi diversi flauti,
quali nuove fresche
dita ridenti
ha accompagnato
ad un distacco annunciato?

6 pensieri su “Omaggio a Mallarmé

  1. Grazie!
    Una poesia preziosa perché poco analizzata nelle scuole, si ritrova la figura dell’angelo, sovente interpretata come l’anima morta
    della sorella.

    Nasce anche la fusione tra santal (profumo) e musica, armonia delle sensazioni, alchimia tra l’ineffabile
    e la presenza sensuale, tra misticismo e malinconia del tempo
    mortale.

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  2. Un omaggio delicato e profondo insieme a un componimento poetico, del quale sa cogliere e far risuonare le melodie non udite (quelle più dolci, per dirla con Keats) e quelle non udibili. Grazie!

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  3. Grazie Antonio [harpe par l’Ange],

    per ogni ossimoro offerto [E i silenzi inviolabili/della tua voce di echi/musicali/inudibili,…] in omaggio. Per l’ineffabile accordo – annuncio di chi anela, di quell’ala che può. E spicca: il volo e il senso.

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  4. Pingback: Il Fauno da Mallarmé a Debussy e a Ungaretti – Nazione Indiana

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