Partire

da qui

Il rumore della sedia messa in moto faceva parte di me. Erano due, la piccola e la grande, che dava subito il suo avviso sonoro, prima di partire. Si sapeva in anticipo che il cigolio sarebbe risuonato nel piano sottostante. Era il mio rumore, il segno che c’eri. Avevo anche il timore che chiamassi, per le tue esigenze fisiche, e interrompessi il mio lavoro. Ora, quel rumore lo sento solo quando carico le sedie, o le sposto per vedere se funzionano. E allora ti rivedo, la vita ha ancora un centro, un obiettivo, la volontà si desta e riparte nella giusta direzione. Ma con un groppo in gola, una lacrima che fatica a uscire. Mi domando se sia tu a lasciare un vuoto sulla sedia, o se il rumore che sento a intervalli ormai così distanti sia il segno che anch’io debba partire.

15 pensieri su “Partire

  1. Carissimo Fabry,

    è sempre un piacere leggerti specie quando apri il tuo cuore alla condivisione, ma al tempo stesso (causa la mia estrema sensibilità) mi fa anche tanto male sapere che stai soffrendo e non avere la bacchetta magica per poter tornare tutti a prima del Natale 2008…
    Ma sai benissimo che di qualunque cosa tu abbia bisogno i miei familiari ed io siamo disponibili e ben disposti a collaborare.

    Ero giovanissima quando ho provato un dolore immenso paragonabile a questo di adesso e, come te, all’inizio avevo bisogno di pensare-ripensare-scrivere ed avere foto ricordo che mi circondassero.
    Un giorno, all’improvviso, ho capito che soprattutto una foto dovevo toglierla da lì dove l’avevo appesa quasi a costante monito che nulla potesse essere più come prima. Mi resi conto, in particolare, che quella immagine fissa lì non permetteva alla persona di volare via serena né a me di ricominciare a vivere – sempre con lei nel cuore – ma in autonomia.
    Ti auguro che questo processo avvenga presto – ma nel rispetto dei tuoi tempi – anche per te.
    Domma c’è, lo sento vivo intorno a noi, anche se la sua presenza fisica manca enormemente a molti di noi. Del resto era un gigante sulla sua carrozzina regale.
    Un abbraccio fraterno, a presto
    Titti

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  2. Caro Fabrizio, questa estate prolungata mi riporta indietro in un periodo della mia vita che mai avrei voluto vivere. Ogni mattina appena sveglio mi precipito giù per le scale, nella sua stanza tutto è rimasto come prima, il letto è vuoto; già la sveglia per andare a scuola, la chiaccherata durante il tragitto in macchina, le raccomandazioni, i dubbi, le incertezze raccontate: Claudio sei giovane puoi fare quello che vuoi! C’era tempo per fare tutto, rivedere alcune situazioni, pensare ad alcuni cambiamenti, uscire da certi meccanismi. Avevamo tempo! Era così che cominciava il prossimo mese di settembre, ed io in quei momenti di confronto cercavo disperatamente di ritagliarmi lo spazio per penetrare nella sua anima ed aiutarlo ad entrare nella routine della quotidianità. Adesso tempo non né abbiamo più , non possiamo fare più nulla, possiamo solo pensare a quello che dobbiamo fare per continuare a farli stare insieme a noi. Tu lo sai e me l’ hai pure detto. Sappiamo ciò che dobbiamo fare entrambi. Non ci fare preoccupare Fabrizio e scusami per l’intrusione. Un abbraccio fortissimo.

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  3. “I passi del mio vagare tu li hai contati,
    le mie lacrime nell’otre tuo raccogli;
    non sono forse scritte nel tuo libro?”

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. grazie amici miei.
    sto elaborando il lutto, come si suol dire nel linguaggio asettico della psicologia.
    il cuore lo direbbe in altro modo.
    la vostra vicinanza mi è preziosa.
    Salvatore, camminiamo insieme, è meno faticoso: stiamo vivendo giorno per giorno la stessa drammatica avventura.
    un abbraccio forte
    fabrizio

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  5. I morti non tornano perchè non vanno da nessuna parte: sono qui, parte della nostra coscienza. O anima.

    Tieni duro, Fabrizio.

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  6. Caro Fabrizio,
    quei rumori, quelle parole che risuonano nelle nostre orecchie sono da tenere cari ed è molto bello poterli condividere, sentire tanto amore e tanto dolore che proviamo tutti, che unisce tutti.
    Non siamo mai soli
    un abbraccio

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  7. Trent’anni fa moriva mio padre; nonostante il lungo distacco ho di lui ricordi vivissimi,banali nella loro quotidianità. Come il suo ritorno,all’alba,da un viaggio di lavoro,la sua stanchezza,,il suo lento togliersi le scarpe,il parlare a bassa voce con mia madre, il fragrante profumo di focaccia(quella genovese!)che si spandeva per la casa : lui l’aveva presa dal forno appena aperto, nonostante la stanchezza,per la sua famiglia. Credo di non aver mai più provato quella sensazione infantile di completa sicurezza,di beatitudine protetta.Diversi anni or sono,leggendo un bel libro di Saul Bellow, mi colpì questo suo pensiero : il ricordo del padre fornaio, che si addormentava stanco ,ancora ricoperto di farina,al ritorno a casa,aveva per lui un significato talmente importante da non poter andare perduto,perciò per lui Dio doveva per forza esistere, quasi come un’ immmensa memoria in cui le nostre piccole memorie, i nosri dolori ma anche le nostre emozioni potessero essere “salvate”. IL rumore della tua sedia,le parole dette o che pensavamo di poter dire,la cannuccia con l’acqua minerale,e,perchè no, il profumo beatificante della mia focaccia…nulla dovrebbe andare perduto. Ovviamente non potra mai essere cancellato il grande amore che ci ha uniti.
    Grazie Fabrizio per i tuoi pensieri profondi, che ci fanno ricordare e sperare.

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  8. Caro Fabrizio, ci vuole molto tempo per essere in grado di ritrovare la serenità dopo un lutto così. Quando è toccato a me mi ci è voluto un anno intero. Si, si è soli e non c’è nessuno che può risparmiarci il dolore e il senso di vuoto di cui ci riempie il distacco “terreno” da una persona cara. Ed è vivendolo senza “sconti” che poi matura la certezza della sua presenza comunque e dovunque e allo stesso tempo la vera presa di coscienza che ora siamo noi in “prima linea” forti degli insegnamenti e dell’amore che abbiamo ricevuto. I momenti di tristezza ci sono e ci saranno ancora, ma li vivo in modo molto sereno e con tanta gratitudine.

    Sei fortunato, perchè quando avrai superato questa fase, avrai acquisito una forza che non immagini neanche e che viene da quella persona eccezionale che è stata Don Mario per te e per tantissimi altri.

    Con affetto, Marina

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  9. il rumore della sedia che si muove dentro casa e poi fuori nello spiazzo nell’aria fresca del mattino, il suo sorriso e la mano che si alza nel saluto!
    Si Fabry devi partire

    un abbraccio forte
    Vale

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  10. Comprendo so, e tocco questa luce cruda che fa ritoccare la vita all’infinito, dopo la morte di chi..ami e ami ancora come il primo giorno, come fosse vivo in diritto tu di richiamarlo indietro, con l’amore.
    Veni foras, allora?Sì. è solo così che si sopravvive: aspettando il giorno di rivedersi, lo è. Ma pure c’è quell’altra energia e forza, che lui ti ha lasciato indietro, che nessun necrologio può togliere, ed è l’amore che ci è lasciato in eredità.(In “Ricordando Antonio Porta” riapparso su ulisseonline ne parlo, ma ne dico anche ne “I compianti”, scritti attorno stretti, ad una casa pur che demolita, dell’amore ritrovato, che da stasera ti invierò, ad Antonio Sparzani.Domani che compio gli anni, passerà forse l’angelo della sua voce a farmi gli auguri?non lo so, ma è certo che ogni traccia è aperta e vivente.
    Dunque Fabrizio, non ti dico “coraggio”, ma resta in silenzio e socchiuso ascolta questo venerdì pasquale che porta via tutto, in quel suono forse ci sono gli incipit e le voci che ti cercano, che sono già parte di te.
    Poiché esso, serpentinamente prosegue altrove. e ovunque, il suo giro.Niente ci scampa come amare e amare ancora, fino in fondo. Here in heaven.
    Maria Pia

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  11. Ti sono tanto vicina…
    Ci vuole molto tempo prima di affievolire il dolore di una grande perdita, e proprio per questo ci sono gli amici a renderti questo periodo lungo di lutto meno triste.

    Un abbraccio forte

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  12. Sono io che ringrazio te, Fabrizio, ” è bello crescere insieme” ..lo è sempre, moltissimo.
    E noi ti dobbiamo molto.
    Ti arriverà da Antonio “L’età moderna” un poemetto collaterale da “Il Compianto”.
    Grazie di quanto ci dai, è tantissimo
    Maria Pia

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