The FabFour in the Sky with Diamonds

Beatles

a cura di Loris Pattuelli

Ci sono voluti quattro anni. Ora il catalogo dei Beatles è stato rimasterizzato per la prima volta in digitale con un livello di fedeltà alla musica originale mai raggiunto prima. 12 album più Magical Mistey Tour e Past masters vol. 1 e 2. per un totale di 14 album su 16 dischi (280 euro circa). Un altro box per i collezionisti: The Beatles in mono (330 euro circa). Ogni CD costa 20 euro, i doppi 30 euro.
Dice Gino Castaldo: “Sono le stesse identiche canzoni, ma più nitide, aperte, meglio dire scintillanti. Qualcosa che conoscete a perfezione ma che magicamente sembra nuovo di zecca, illuminato dall’interno da una rispettosa ma brillante luce sonora. Gli strumenti si stagliano con una chiarezza mai udita prima, le voci si arricchiscono di inedite sfumature. Le stesse canzoni, rivestite di colori più accesi. Un miracolo paragonabile al restauro della Cappella Sistina e, probabilmente, destinato a essere altrettanto controverso”.

Quarantadue anni fa usciva il Sgt. Pepper’s lonely hearts club band dei Beatles in edizione mono e stereo. Ventidue anni fa l’opera usciva anche su compact disc. Il prossimo 9 settembre uscirà la versione Remastered digipack. Trattandosi di una delle opere più importanti del ventesimo secolo, ecco alcuni giudizi a caldo targati estate 1967.

Sgt.Pepper è una gigantesca opera moderna, uno dei pochi trionfi operistici del secolo della registrazione. Dopo l’apocalisse hitleriana e quella atomica, ci sono in Sgt. Pepper un’esclamazione di gioia e una dimostrazione di cosa significhi essere vivi.
Allen Ginsberg

Io dichiaro che i Beatles sono mutanti. Prototipi di agenti rivoluzionari inviati da Dio e dotati del misterioso potere di creare una nuova specie, una giovane razza di uomini liberi e ridenti… I Beatles sono la più vigorosa incarnazione divina mai prodotta dalla razza umana.
Timothy Leary

Le originali cadenze, i passaggi di sitar, certe propensioni quasi atonali potrebbero facilmente suggerire al critico accorto influenze che vanno dalla musica inglese del Diciassettesimo secolo a Richard Strauss… Pepper è uno straordinario passo avanti persino per il progresso sempre più avventuroso dei Beatles. Alcuni dei testi sono esempi splendidi di poesia urbana – quasi metafisici in Lucy in the sky with diamonds. Misicalmente, è uno stimolo continuo. Ma sulle canzoni di Pepper non c’è molto da ballare. I Beatles oggi producono esecuzioni musicali, non musica di sottofondo per i palpeggiamenti.
Derek Jewell, Sunday Times

Ancora Una volta i ragazzi ci hanno regalato una nuova saga… capace di far andare avanti l’industria discografica britannica per altri sei mesi: è un lodevole e meritevole contributo alla musica.
Chris Welch, Melody Maker

Sgt. Pepper è un momento decisivo nella storia della civiltà occidentale.
Kenneth Tynan, Times

Sgt. Pepper è un lavoro così organico da essere paragonato a façade, la suite poetica di Edith Sitwell musicata da William Walton… è un pulsante collage delle manie e delle follie del secolo… A day in the life evoca la catatonica folla urbana (come i morti viventi e Eliot)… il crescendo orchestrale, ruggente e schiacciaossa, ronza come una gigantesca turbina danneggiata ansiosa di iniettare nuove forze in una civiltà che sta colando a picco… Questo brano è la Terra desolata dei Beatles, un superbo risultato della loro brillante, e straordinariamente efficace, arte popolare.
Jack Kroll, Newsweek

Dai tempi del Congresso di Vienna, 1815, la cività occidentale non fu mai così vicina all’unità come nella settimana in cui venne pubblicato il Sgt. Pepper. in ogni città europea o americana giradischi e radio suonavano le note di “what would you think if i sang out of tune”, “woke up, got out of bed”, “look much older, and the bag across her shoulder”, Lucy in the sku with diamonds”, e tutti ascoltavano. In quei giorni mi capitò di attraversare alcune zone rurali del paese lungo la Interstate 80. Dovunque mi fermassi, per mangiare o fare benzina, Laramie, Ogalalla, Moline, South Bend, quelle melodie venivano diffuse da qualche lontano transistor o da uno stereo portatile. Non avevo mai ascoltato nulla di tanto straordinario. Per un breve momento, la frammentata coscienza del mondo occidentale si riaggregò, quantomeno nelle teste dei giovani.
Rolling Stone

Sgt. Pepper in Italia.

Ecco il referendum di Giovani, che vale la pena di riprodurre per intero. Le domande erano: “1) Cosa ti piace del disco? 2) Cosa non ti piace? 3) Qual’è la canzone che preferisci? 4) Cosa trovi di nuovo nelle canzoni dei Beatles?”

Ed ecco le risposte:

Leonardo: 1) E’ interessante la continua ricerca da parte dei Beatles di effetti e di idee nuove, sempre validissime. Originale la copertina. 2) Quasi tutte le canzoni sono musicalmente molto difficili quindi poco commerciali. Certi brani, opportunamente adattati, potrebbero essere trasformati in una commedia musicale. 3) A day in the life. 4) Credo che questo disco sia un più approfondito studio dei suoni e di certi aspetti musicali. Siamo di fronte a un nuovo capitolo dell’evoluzione dei Beatles, che stavolta potrebbero essere definiti “sinfonici”.

Gian Pieretti: 1) Di bello ci sono solo certi effetti che i Beatles sono riusciti ad ottenere grazie all’esperienza e alla loro grande preparazione. 2) Sinceramente questo disco non mi piace per niente, anzi mi ha deluso molto. 3) Sgt. Lonely hearts club band. 4) Come ho già detto i effetti sono eccezionali, e i Beatles stavolta si sono rivelati ancora più musicisti nel vero senso della parola.

Beppe dei balordi: 1) Moltissimo i baffi di Ringo, l’idea di fare due facciate senza il normale intervallo tra una canzone e l’altra, l’atmosfera del disco e la copertina. 2) Sono tutte splendide canzoni che, proprio perché sono troppo belle, finiranno presto nel dimenticatoio. 3) A day in the life. 4) Non sono più i Beatles vecchia maniera che suonano la loro musica, quella bella, entusiasmante dei primi tempi. Questi sono degli altri.

Mario Tessuto: 1) E’ incredibile la loro continua originalità nel comporre e arrangiare dei pezzi che sono veri capitoletti musicali della durata di tre minuti, cesellati e rifiniti come un merletto. 2) Non c’è niente di loro che non mi piaccia. 3) A day in the life. 4) I Beatles riescono sempre a trovare effetti stupendi con gli strumenti più strani e impensati. Il loro modo di concepire e di eseguire i pezzi li evolve continuamente.

René dei New Dada: La copertina è bellissima. Solo i Beatles riescono a fare certe cose senza scivolare nell’assurdo, nel ridicolo. 2) Il sound di questo microsolco è monotono, troppo classico e raffinato. Per conto mio preferisco i Beatles vecchia maniera. 3) A day in the life. 4) Un sacco di sonorità che si ottengono solo in sala di registrazione e che tutto sommato non sono per niente commerciali e troppo ricercate.

Claudio Lippi: 1) Ottima la registrazione del disco, sotto ogni punto di vista. I Beatles hanno ormai raggiunto un grado di bravura difficilmente superabile. 2) Senza togliere alcun merito al gruppo direi che ha abusato di certi effetti già troppo sfruttati da altri, certamente meno bravi. 3) Per me sono tutte OK. 4) I Beatles sono arrivati ad un completamento e a una maturazione del loro stile. Per concludere: 10 con lode in tutto e per tutto!

Dino: E’ tutto tremendamente bello, come ogni loro disco. 2) Nessun appunto. 3) Lovely Rita. 4) Beatles sempre più difficili, ecco cosa è cambiato. Hanno affinato il loro stile, lo hanno reso più classico, più impegnato e anche più difficile.

Ricky Gianco: 1) A questo punto penso che non ci siano più parole per dire cosa piace. Ormai Beatles vuol dire gusto, cultura musicale, futuro di suoni, originalità, perfezione di voci e di colore. 2) La seconda domanda mi sembra superflua, se non per continuare la prima. 3) Lovely Rita. 4) Con questo disco i Beatles sono riusciti a creare atmosfere e stati d’animo diversi dal solito. C’è di tutto, dall’Oriente al music- hall, alla Vecchia America.

Alfio dell’Equipe 84. 1) E’ un long playng curato in maniera perfetta. 2) Forse troppo perfetta. 3) Lovely Rita. 4) In fondo mi aspettavo un disco di questo genere, così come è stato concepito e realizzato. Non trovo un grande mutamento nel loro stile, credo solo che siano passati attraverso una regolarissima evoluzione musicale.

Herbert Pagani: 1) Mi piace molto l’idea di questo disco-spettacolo. Ottima la veste tipografica, nuove le trovate, intelligenti i testi. La ritengo, in musica leggera, una delle opere di maggior rilievo di questi ultimi dieci anni. 2) Forse il leggero tono decadentistico che affiora nel microsolco, e per altro lo rende più umano. 3) She’s leaving home. 4) Si sente nei loro prodotti la tranquillità dell’arrivato. I Beatles hanno voluto fare una cosa difficile, sapendo perfettamente che le avrebbero vendute sul nome. Hanno tralasciato ogni aggancio commerciale e hanno pensato di comporre ed eseguire questi bellissimi brani per il puro piacere di farlo, per la loro intima soddisfazione di veri, grandi appassionati musicisti.

Concludo con un paio di stecche, per dovere di cronaca.

Come un bambino troppo atteso, questo album è viziato. Proprio come la sua copertina, è affollato, modaiolo e confuso. Una produzione ossessiva e canzoni che sembrano una merce riciclata danno l’idea di una merce in saldo, una congerie di effetti speciali abbagliante ma, sostanzialmente fraudolenta.
Richard Goldstein, New York Times

Dico la verità, è un disco che non ha avuto il minimo effetto su di me. Non ne possiedo neanche una copia. Penso che contenga alcune delle peggiori canzoni che abbia mai ascoltato in vita mia, come Mr. Kite – assolutamente inascoltabile. Non mi piaceva allora, non mi piace adesso e non vedo come qualcuno possa seriamente paragonarlo, che so, al primo album dei Velvet Underground. Nessun paragone è possibile. Era un disco fatto di niente, mi spiego? niente. Poi, sopra quel niente, era carino.
Lou Reed

Per saperne di più:
Riccardo Bertoncelli Franco Zanetti Sgt. Pepper, la vera storia – Giunti. Euro 14,50
George Martin Summer of love, the making of Sgt. Pepper – Coniglio Editore. Euro 14,50

6 pensieri su “The FabFour in the Sky with Diamonds

  1. Sinceramente dei Beatles stereo me ne frega niente. Non mi sono mai piaciuti granché, ipervalutati da sempre: bello l’Album bianco e alcune canzoni dal 65 al 70. Prima erano un po’ come i Take That, canzonette, piacevoli ma null’altro. Il sound originale è mono e quello mi tengo. Ma preferisco di gran lunga, ma molto molto molto di più John Lennon solista e ancor di più Paul McCartney sia sotto il profilo strettamente musicale che per le liriche. Anche Lennon da solista di cavolate ne ha fatte e tante, colpa della compagna? Mah!!! In ogni caso McCartney è fuor di dubbio lo scarafaggio migliore.

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  2. I primi dischi dei Beatles vanno benissimo in mono. It’s only rock’n’roll, eccetera, eccetera. Diverso è il discorso per Sgt. Pepper e White Album. Loro avevano proprio bisogno di una rimasterizzazione, così come ne aveva bisogno Atom Heart Mother dei Pink Floyd. Scrivo queste note con la stereo version di Disraeli Gears dei Cream in cuffia e, incredibile ma vero, la versione mono è molto meglio. Pena di morte per chi ha colorato Stanlio e Ollio, ma per il resto, per tutto il resto, rimasterizzate, rimasterizzate pure come Dio comanda. “I gelati sono buoni, ma costano milioni”, cantavano gli Skiantos.

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  3. Paul McCartney ha scritto un gran numero di schifezze milionarie, altroché… almeno dalla fine dei Settanta ha puntato solo a far soldi…Lennon almeno aveva delle idee… e i Beatles tutti insieme avevano un senso!

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  4. Ecco, i Beatles insieme erano una cosa. Le carriere solistiche secondo me di molto inferiori. Aggiungerei che i Beatles che preferisco sono quelli fino al ’66, prima degli arrangiamenti sontuosi e della psichedelia conclamata.
    Gustosi i giudizi riportati.
    Lou Reed, velenoso ma giusto, direi, almeno nel paragone.
    Timoty Leary, il pericoloso coglione di sempre.

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  5. Lennon ha scritto e tentato di cantare delle schifezze milionarie, quando non patetiche e inascoltabili. Non mitizziamo Lennon, perché non aveve quelle gran idee, tranne quando Yoko lo invitava a far rumore piuttosto che musica. Se la canzonetta di McCartney fa anche soldi e piace non vedo cosa ci sia di male.

    I Beatles erano i Take That del tempo. Si salvano giusto un paio di album e qualche canzone sparsa qua e la, fine.

    Grande Timothy Leary. E grande Lou Reed, anche se oggi si è un po’ spento: forse dovrebbe tornare a calarsi qualche cosa. I Velvet Underground erano davvero micidiali, e anche il Lou Reed degli Anni Settanta e anche degli Ottanta. Dopo… uhm…

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