Allora la saluto

da qui

Comunione a un malato gravissimo, costretto a letto, intubato, inabile alla fonazione e a qualunque tipo di comunicazione che non sia un sorriso, una smorfia, una lacrima sfuggita dalla coda dell’occhio. C’è anche la sorella, piccola di statura come lui, maestra elementare ormai in pensione. Si finisce, non so come, a parlare di facebook. Lei non ha voluto mettere la foto. Mi racconta che le hanno chiesto l’amicizia, con un messaggio allegato: Quanti anni hai? Ha risposto, senza alcun problema, di averne compiuti sessantasei da pochi giorni. A quel punto, un nuovo messaggio: Bene, allora la saluto. Sono scoppiato a ridere, ma di un riso amaro. Guardavo il fratello immobile, gli occhi puntati su di noi. In un momento, ho immaginato tutti i malati della terra, i moribondi, i disabili, gli anziani. E accostavo le figure offese dal male o dal tempo alla frase terribile, diabolica: Allora la saluto. Ho pensato: l’inferno è questo. Un andarsene, un volere che non rimanga nulla, per l’eternità.

La gioia del Cielo e della Terra.

match point 2Una mia amica mi ha detto oggi, guardandomi negli occhi: “ sai, io non riesco, non sono mai riuscita a fare sesso con qualcuno, senza sentirmi innamorata. “

E’ una frase banale, un luogo comune (fra l’altro sempre meno condiviso) . Eppure, come ogni ovvietà apre sprofondi di riflessioni possibili. In giorni di lotte ed odio, di battaglie e muri, di disperazioni e dispersioni, anche una semplice frase può riconvertire ad un senso vitale autentico.

Perché, nonostante un mondo che sembra tendere – per inerzia – alla direzione opposta (consuma più che puoi, consuma, disperdi, consuma, utilizza, TUTTO, consuma anche rapporti, come se fossero kleenex), una persona sente dentro questa verità così inestricabile da sé – “non voglio, non posso fare l’amore con una persona di cui io non sia innamorata” ?

Sembrano passati millenni da quando Montaigne scriveva: “il matrimonio è un legame religioso e devoto; perciò il piacere che ne traiamo dovrebbe essere un piacere limitato, serio, e in qualche misura anche severo. Dovrebbe essere una voluttà prudente e coscienziosa. “ Continua a leggere

NOI, LE GOLOSE DI GOZZANO

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LE GOLOSE

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine-
le dita senza guanto-
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perché niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.

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Quando si dice un uomo vero

di Vito Mancuso

Già con le opere d’ arte l’ autenticità è una questione complessa: quel crocifisso sarà veramente di Michelangelo? quei due brani saranno davvero inediti mozartiani? Spesso si accendono discussioni infuocate, ma quasi mai si riesce a stabilire chi ha ragione. Un’ eccezione abbastanza spassosa si ebbe a metà degli anni Ottanta a proposito di alcune sculture a forma di teste umane ritrovate a Livorno e presto attribuite a Modigliani dai maggiori critici, e che invece poi si scoprì essere una burla ottimamente congegnata. Ma se è complessa per gli oggetti, tanto più la questione dell’ autenticità lo è per la vita, notoriamente ben poco oggettivabile.

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Quale allegria

da qui

Dicono che la religione sia proiezione dei bisogni dell’uomo. Che l’aldilà sia un’illusione per superare la paura della morte. O, peggio, l’oppio dei popoli, per mettere a tacere i disperati della terra. Se ripercorriamo la storia della fede, c’imbattiamo prima o poi nel nero della notte più fonda, nel terrore per i fulmini, nei graffiti apotropaici all’interno delle grotte. Fossi un uomo primitivo, condividerei lo sgomento, cercherei le stesse vie d’uscita. Oggi, però, sappiamo molto, la scienza spiega l’origine dei fenomeni atmosferici, libera da paure ataviche che rendevano schiavi di una natura sconosciuta. Possiamo congedare il dio tappabuchi, ergerci nella nostra dignità di persone civili, che hanno preso in mano la vita, con coraggio. Ora godiamo di una sana, realistica felicità, capace di cogliere il buono in ogni cosa rinunciando all’autoinganno che ogni fede reca in sé. Finalmente atei, finalmente mortali. Finalmente soli.

Camminando camminando. In ricordo di Luciano Morandini. Di Maurizio Mattiuzza

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(Luciano Morandini)

E’ un settembre di lutti per la poesia.
E’ morto Luciano Morandini, una delle personalità che più hanno dato alla cultura friulana (e non solo) nelle ultime decine di anni, ma soprattutto un uomo di grandissimo spessore, un esempio. Ci piace ricordarlo con grande affetto anche qu
i.

Camminando Camminando. In ricordo di Luciano Morandini.
Di Maurizio Mattiuzza

Alla domanda “come va” mi rispondeva sempre “si resist” trasmettendomi così, col suo linguaggio asciutto, quella passione e quell’impegno civile che sono stati una delle coordinate più forti della sua vita. L’inganno del tempo che scorre, tranello per tanti poeti, Luciano Morandini l’ha evitato in questo modo, resistendo e vivendo con forza lucida il suo cammino di uomo inserito ogni giorno nella storia. Un sentiero che ha percorso senza paura, intessendo la ricerca personale e politica con il filo spesso di una scrittura ora dolce ora severa, ma sempre capace di una lirica alta e attuale. Una poesia che Morandini, proprio come Saba, ha voluto soprattutto onesta. Aveva passato tante esperienze Luciano, scrivendo, fondando riviste e partecipando a stagioni memorabili della cultura italiana. Mi parlava dei suoi incontri con Pasolini, di Biagio Marin e dei poeti dell’allora Jugoslavia coi quali aveva avuto in quei tempi, pioniere assoluto, scambi profondi. In quei discorsi, tra quei ricordi, però non ho mai sentito nostalgia o arcadia, ma stimolo e voglia di confronto. Parlarne era per lui, io credo, soprattutto un’ occasione per marcare una differenza e dare forma a un suo disagio, ad una certa preoccupazione per i tempi odierni, così chiassosi e superficiali. Luciano non ci lascia lezioni, non lo avrebbe voluto. Il suo lascito è un esempio, un’attitudine che spinge a cercare giustizia e dare amore scrivendo poesia autentica. Continua a leggere

“Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace)

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12 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie ha continuato ad accudirlo fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. Continua a leggere

Una mano a Dio

da qui

Ieri, nell’omelia, ho detto che non sarò mai vescovo: parlo troppo e dico ciò che penso. Qualcuno mi ha guardato male, qualcun altro era visibilmente soddisfatto. Sono sempre più convinto dell’importanza di essere se stessi: non può che fare bene, anche alla chiesa. Se c’è un rinnovamento da compiere, è in questa direzione, senza temere di affrontare argomenti delicati, o comunicare schiettamente acquisizioni esegetiche e teologiche. La gente ha fame di verità e sete di dialogo. Gesù ha proclamato beati gli affamati e gli assetati, cerchiamo di non renderli infelici. Diamo una mano a Dio, finché possiamo.

“La passion predominante. Perché la letteratura” di Giulio Ferroni

Giulio Ferroni- La passion predominante

di Francesco Sasso

La passion predominante. Perché la letteratura (Liguori Editore, 2009) è il breve racconto della storia intellettuale e morale di Giulio Ferroni, un dei maggiori storici della nostra letteratura, docente all’università La Sapienza di Roma.

Dietro le convinzioni di oggi, ci dice Ferroni, ci sono gli anni della sua infanzia e della prima giovinezza, i giochi infantili, gli incontri con amici e compagni, e altrettanti scontri. E ci sono tante esperienze culturali: le prime scoperte letterarie, il suo De Sanctis e Croce, l’insegnamento di Walter Binni, la scoperta dello strutturalismo, il confronto con le innumerevoli proposte venute da tanta parte della critica contemporanea europea e americana, i tanti libri che ha letto e i tanti che ha scritto. Come nasce quindi la passion predominante?

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Vivalascuola. “Chi fa politica lasci la scuola”

Gli insegnanti non dovrebbero parlare, i presidi non dovrebbero parlare, i giornalisti non dovrebbero parlare, i magistrati non dovrebbero parlare, l’opposizione non dovrebbe parlare… Il 3 ottobre sciopero dei precari della scuola e manifestazione per la libertà di stampa.

Qui non si fa politica. Stiamo lavorando per voi

di Donato Salzarulo

«Dopotutto la gente sembra capace di credere qualsiasi cosa.» (G. Rey, 1996)

1. – 14 Settembre 2009. Primo giorno di scuola. Mi sveglio quasi all’alba. Ho addosso un’eccitazione che mi porto nell’anima da bambino. Ora sono dirigente. Continua a leggere

Romanziere?

Victor_HugoPare che uno quando gli pubblicano un libro poi si sente in dovere di porsi domande sulla propria identità, non che prima di essere pubblicato uno non si faccia domande su chi sia, ma pare che dopo che uno è stato pubblicato queste domande acquistino subito un interesse pubblico -così almeno fanno capire molti di quelli che gli pubblicano un libro-, naturalmente è sempre colpa degli altri, che prima che ti pubblichino non gli interessa niente dei tuoi dubbi su chi sei ma dopo che ti pubblicano improvvisamente sono curiosi di scoprire chi sei e chi non sei, non solo, si prendono pure la libertà di appiopparti le loro definizioni sulla tua identità,
questo per dire che io non è che sono tanto convinto che la questione dell’identità abbia tutto questo valore portante, però in pochi giorni ho ricevuto tre mail dove sono stato definito serenamente “romanziere”, la prima da una mia ex collega che scrive “che bello, non sapevo fossi un romanziere!”, la seconda da un’amica dell’Università che si rallegra “complimenti, sei diventato un romanziere come XYZ, che conosco”, la terza da un ex qualcos’altro che maligna “ho visto che non hai combinato niente di meglio che fare il romanziere…”, Continua a leggere

La tovaglia

da qui

Quando si tratta di sparecchiare c’è sempre il furbo che si eclissa; una questione di DNA, credo. Oggi, per esempio, è rimasta la tovaglia sulla tavola. L’ho tolta e ripiegata tristemente, come fosse un simbolo: della fragilità di questi giorni, della mancanza di condivisione, dell’assenza del mio amico. Giorno dopo giorno, capisco che era tutto diverso, quando c’era: persino le meschinità quotidiane assumevano un aspetto tollerabile, ci si rideva sopra. La vita è ritrovare il filo,  il segreto di un sorriso proprio quando ti cadono le braccia. Ho amato don Mario più di Dio, e ho fiducia che Lui capisca. Anzi, sono sicuro che ci ride su.

La macchina è ferma (da “racconti adolescenti”)

di Alessandra Zecchini

A pochi metri dall’incrocio, la macchina manda un segnale luminoso intermittente. Di attesa.
In piedi sul marciapiede un’unica figura maschile. In movimento quasi statico. Di attesa.
Il Sole è alto. Sottolinea gli elementi di scena con ombre contratte.
L’occhio di Egle non cerca incognite ininfluenti. Bendato e interrogato, non saprebbe dire nemmeno il colore della macchina. A ciglia appena sfiorate dallo spazzolino del mascara, mette a fuoco l’occhio di lui. Riconoscendolo.
Il saluto assume la forma di sorriso. Che riassume. Che propone. Rende evidente che, fra i due, il disguido del giorno precedente non ha lasciato alcuna ombra. È possibile che lui – sorriso facendo – stia sussurrando un tutto chiarito?, che lei di seguito monosillabi un convinto sì a mettere fine al malinteso nato da un sms sballato. Già: gli sms sono insidiosi, possono trasformare acqua in carta senza troppi giochi di prestigio: è una semplice questione di tasti. La lettera a di acqua convive con la lettera c di carta e, in base alla proprietà simmetrica, la c (seconda lettera della parola acqua) convive con a (seconda lettera della parola carta) e così q con r, u con t, e a con a (proprietà riflessiva). È possibile. È più probabile che se lo siano detti prima per telefono. E che salgano in macchina con la stessa meta nel cuore. Oggi: la meta mancata di ieri. Continua a leggere

“Acasadidio” di Giorgio MORALE. Recensione

“Ogni opera è un pezzo di mondo, un tessuto di relazioni e domande che diventa testo”, premette Giorgio Morale alle sue parole di ringraziamento che completano il volume. Parole che chiariscono, certo, il canone prescelto e le ragioni del suo scrivere, ma che paiono soprattutto confermare, a lettura ultimata dell’opera, la sua distanza dalla moltissima narrativa destinata all’intrattenimento e al successo di pubblico, piuttosto che rispondere ad un’urgenza espressiva e testimoniale. Continua a leggere

Invisibile

da qui

Don Mario fa miracoli. Già da tempo me ne sono accorto, ma ne ho avuto una conferma decisiva. Non andrò alla congregazione dei santi, certe cose basta dirsele tra amici. Certo, in una fase assurda della vita, una consapevolezza simile mi aiuta: non sono solo, c’è qualcuno che sta seguendo passo dopo passo i miei giorni devastati. Concretamente, non cambia nulla, sono sommerso dai soliti problemi, le ferite aperte bruciano esattamente come prima. Ma ci sei tu. Cos’altro aggiungere? Piango come un bambino. Sento la carezza invisibile di una mano conosciuta.

Una terribile eredità

di Alberto Pezzini

Una storia di cannibali. Sangue, morte, sole e mare. Non è un’antitesi impossibile se pensate che a Cuba vive un mondo di magia e sesso che materia quasi l’aria.

Gordiano Lupi, Una terribile eredità, Perdisa 2009, pagg. 125, euro 12,00, è un romanzo capace di far vedere il sangue come il rhum. E’ una storia dove le pagine scorrono come venti sul mare. Un soldato cubano viene inviato a combattere in Angola per un’ideologia che non si può contestare. Qui resta, male, per cinque lunghi anni. Per sopravvivere si culla in cuore un figlio nato quando è partito ed il sorriso caldo della sua Clara, una cubana dolce come una banana cotta nel rhum. Solo che per sopravvivere in un deserto dove la vita non può andare avanti è costretto a cibarsi dei propri compagni. Diventa cannibale per non morire. Continua a leggere

Filastrocca del pesciolino. Di Nadia Agustoni

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(Pesci)

Filastrocca del pesciolino

di Nadia Agustoni

 

Nella fontana c’è un pesciolino

un occhio verde uno azzurrino

e vede il mondo di due colori

lo vede dentro e lo vede fuori.

 

Se gli parli non ti risponde,

ma ti manda una letterina:

“ Io sono il pesce che in ogni mare

prima ti insegue e dopo scompare.”

Continua a leggere

Viedellapovertà 5

Il povero non è così povero.
Il ricco non è poi così ricco.
E Priapo non è Priapo

ammoniscono in coro
direttori, legali e portavoce
pasciuti ai piedi della statua,
coprendone o cantandone la gloria.
Così come un ghigno non è un ghigno
ma un saluto giocoso, e chi non ride
è un pirla. Il male insomma è in chi maligna. Continua a leggere

Niente altro

da qui

Forse me ne andrò via da qui. So che don Mario non vorrebbe, e forse nemmeno Dio. Ma bisogna avere un motivo per resistere. Guardo il cielo, la trapunta delle stelle, e mi perdo in tutto quello sfarzo. Ma di motivi, neanche l’ombra. Abbasso lo sguardo, verso la terra scalcinata, con gente povera e cattiva, invidiosa e meschina, e mendicanti dagli occhi dolci che mi tendono la mano. Allora penso che forse, qui, ci morirò. Non perché lo vuole don Mario. Non perché lo vuole Dio. Né perché sia incapace di liberarmi dalla gente ignobile. Mi trattengono quegli occhi, niente altro.