20.000 euro e ti togli il fastidio

Chissà se a ques’ora hanno già fatto il pieno dei posti disponibili. Sessanta, da selezionare entro il 28 settembre, dicevano sul Sole 24 Ore, in un articolo comparso a fine luglio scorso, nell’inserto dedicato alla “Formazione”.
“E’ venuto il momento di fare una scelta e di scrivere una storia. La tua.” Questo lo slogan del nuovo master biennale della Luiss, ovvero la Writng School della Luiss, o LWS.
Un messaggio accattivante, scrive l’articolista del Sole, Massimiliano Del Barba, come “non può che essere accattivante la prospettiva di diventare scrittori di successo alla Dan Brown”.
Questo lo dichiara l’articolista, naturalmente, mentre Roberto Cotroneo, direttore della novella LWS, spiega la peculiarità del format, non solo insegnamento a scrivere “ma fornire i partecipanti di tutti quegli strumenti pratici e teorici che possono essere utili per inserirsi anche nel mondo del cinema, della televisione, dell’editoria….e questo perchè oggi i mestieri della creatività sono sempre meno legati a un’idea romantica dello scrivere e dell’immaginare e molto più vicini a un’idea più moderna della creatività, a un’idea concreta, artigianale, eppure profondamente stimolante”.
E precisa: “Se il pubblico vuole Lost o il Dottor House, il pubblico chiede che qualcuno faccia quel mestiere, scrivere cioè sceneggiature di Lost e Dottor House.”
Proprio così. Non si tratta di insegnare a scrivere sceneggiature, ma di scrivere sceneggiature di prodotti tipo Lost e Dottor House.
Siamo qui all’ennesima dimostrazione della dominanza, nei nostri cortiletti (ma temo anche fuori), di modelli pseudoculturali volti alla continua rimasticatura e gastrizzazione di prodotti autorassicuranti e autoreplicanti, telegenici e poteregenici. Non bisogna imparare a scrivere. Bisogna imparare a scrivere come Dan Brown. Bisogna imparare a scrivere sceneggiature come per Dottor House. E se anche fosse, assodato che scrivere non serve a niente se non produce moneta sonante, mi permetterei di suggerire l’inserimento di una frasetta, in fondo agli slogan per promuovere la LWS. Tipo quella frasetta che mettono in piccolo nei prospetti informativi di certi fondi d’investimento ad alto rischio. “Non c’è garanzia di replicare i rendimenti delle gestioni precedenti”. Così. Giusto per decoro.
Comunque, dopo due anni di corsi e corsetti su tutto lo scibile in Letteratura, Cinema, Storia del Teatro e Storia della Televisione, Cotroneo promette, per gli studenti della LWS, la disclosura come ostrica di fantastici nuovi mondi del lavoro, quali il mercato del cinema, della pubblicità, della televisione, dell’editoria e del web 2.0.
Ecco, su questi settori ho qualche dubbio. Non so, ho come la sensazione che non siano esattamente così gravidi di opportunità lavorative serie, ovvero sicure, pagate, tutelate, e soprattutto legate al talento e non alla capacità di farsi pesce in acquario (o ratto in scolo di fogna).
Ma questo non sarebbe niente di nuovo. Ci sono vagonate di master e masterini che assicurano lo spalancarsi di retribuitissime carriere nei più disparati settori. Quello che qui mi inquieta, è l’investimento iniziale, specie se paragonato alle reali possibilità di r.o.i nel settore, di return on investment, tanto per usare un linguaggio sicuramente apprezzato alla Luiss.
Bene, si annuncia che la scuola costerà 16 mila euro più iva. Aggiungi qualche tomo da acquistare, grosso modo con 20.000 euro ti togli il fastidio. Sia charo: “noi non pretendiamo di insegnare a diventare dei premi Pulizer…la scuola più che insegnare a usare il proprio talento vuole infatti insegnare a non commettere gli errori che possono inficiare un’opera di talento” conclude Cotroneo. 20.000 euro e ti togli il fastidio di commettere gli errori che possono inficiare il tuo talento. Proprio così.

( p.s.: curiosamente, in un’intervista apparsa sul sito Dazebao, alla domanda Anche lei ha avuto un insegnante di scrittura creativa?
Cotroneo risponde: Mai avuto un insegnante di scrittura creativa.)

14 pensieri su “20.000 euro e ti togli il fastidio

  1. Matteo 8:21 e Luca 9:60
    o giù di lì.
    Oltretutto è una sepoltura a prezzi esorbitanti, con la liberalizzazione del settore delle pompe funebri si trova il servizio a molto meno.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    Mi piace

  2. 1) quella di Baricco quanto costa?
    2) strano, mi pareva che Cotroneo fosse uno molto impegnato e anticapitalista… o mi sbaglio, o ha cambiato campo.
    3) pazienza!

    Mi piace

  3. Ciao Anna,
    Cotroneo non lo conosco, men che mai la sua grammatura di anticapitalismo.
    Ma facciano come gli pare, mi pare solo indecente presentare la cosa su un giornale blasonato come articolo di informazione e non come uno spottone quale in realtà è.
    p.

    Mi piace

  4. Infatti, vedasi al mio punto 3).
    Già la parola “formazione” dà fastidio, a me ancor più di “informazione”. Di-a-da-in-con-su-per-tra-fra.
    Deformazione.
    Conformazione.
    Performazione.
    Ecc.
    Tutte GOMME DA MASTICARE del linguaggio.
    Cmq, le lauree a pagamento per ricchi costano così, non c’è da stupirsi. Quelle per poveri meno. Il mercato è coperto bene, non gli sfugge alcuno spiraglio! Sia per le lauree sia per qualsiasi cosa. Nella mia esperienza, l’agenzia che mi sfruttava chiedeva per una tesi 5000 euro (prima 5 milioni di lire) al cliente, a me ne dava 1000 e dal resto traeva spese e guadagni.

    Mi piace

  5. Per quanto concerne la creazione d’un romanzo perché non iniziare in modo del tutto gratuito dal mio blog? Mica sono Cotroneo, ma avrò scritto qualcosa di sensato pure io, no? Forse.
    A parte gli scherzi, questo è un argomento che mi interessa. E non poco. Sapevo della Luiss e della sua nuova iniziativa. Nomi importanti, non c’è nulla da dire. Ma.
    Stiamo parlando di 20.000 euro, una cifra pressoché impossibile da affrontare per una semplice famiglia italiana che abbia a cuore il futuro del proprio figlio. Perché poi, nella maggior parte dei casi, sarà un fuori sede, dovrà pagare un affitto, mangiare, ecc.
    Pongo alla vostra attenzione alcune questioni:
    1) Si pagano 20.000 euro per conquistare una professionalità artistica o per inserirsi, tanto per cambiare, negli ambienti giusti, quelli che contano, dati i BIG presenti nei corsi? O entrambi?
    2) Siamo sicuri che il successo di un libro o di un film dica qualcosa sulla qualità dell’insegnamento del singolo docente? L’ipotesi successo=qualità è un parametro corretto per scegliere il corpo docente?
    3) Cacciolati parla di return on investment, non si rischia di aumentare a caro prezzo le illusioni anche sui settori dell’arte della scrittura? Come se non ci fossero già sufficienti illusioni?

    La LUISS sta muovendo i primi passi di “scrittura” universitari sulla scia decennale di certe università anglosassoni, e fa bene, ci mancherebbe, ma le questioni che pongo sono banali? Non credo.

    Mi piace

  6. L’unica cosa che mi meraviglia è che la LUISS (Bocconi dove sei?) abbia impiegato così tanto tempo per decidersi a cavar soldi da un settore RICCO e che stimola fantasie e pensieri di gloria solo parlandone.
    Beh, perlomeno fare danni economici sarà molto più complesso se generi BOT-writer (scrittori replicanti), rispetto ai BOT-economist che comunque continuerà a sfornare 🙂
    Queste scuole, alla fine, come per alcuni corsi di scrittura, servono per accorciare i passaggi e riuscire a conoscere le persone giuste, e la “banca dei favori” ha costi e interessi come una banca normale.

    Tra l’altro mi meraviglia che nessuno scrittore italiano, magari organizzati in un gruppo (con l’eccezione del precursore Baricco), abbia mai pensato di ‘industrializzare’ i corsi di scrittura.
    Sono invece molto meno perplesso di SulRomanzo circa i costi: i genitori i soldi li troveranno, stai tranquillo che li troveranno per sognare, assieme ai loro bimbi/e, il prossimo Dan Brown 😀

    Blackjack.

    Mi piace

  7. &Sulromanzo
    Alle tue questioni non ho risposte certe, però sulla 1) nutro molte perplessità che possa servire per acquisire una professionalità artistica, e ancor meno per inserirsi negli ambineti “giusti”
    Per quanto riguarda la partecipazione dei BIG so che normalmente in queste occasioni si limitano a comparsate, senza dare alcun valore aggiunto.
    L’accenno al roi era ironico.
    ciao e buon lavoro
    p.

    Mi piace

  8. &Blackjack
    Ti mi insegni che la percezione del denaro è quanto di più relativo.
    20.000 euro per qualcuno è cifra d’ingresso al tavolo, per altri sono i risparmi di una vita.
    In questo caso mi auguro che siano spesi più da nobildonne annoiate dal whist che da genitori illusi di trovare una sistemazione al figliuolo.
    ciao
    p.

    Mi piace

  9. Paolo, il tuo ragionamento sulla percezione non fa una grinza! Purtroppo, quando di mezzo ci sono ambizioni nascoste, voglia di riscatto, affetto e tutto l’umano imponderabile, anche chi non potrebbe permetterselo trova il modo di procurarsi i 20.000. Non credo sia una cifra messa lì a caso; prima di arrivare a quella cifra hanno sicuramente studiato il “campione” al quale vogliono arrivare, le disponibilità economiche e tutto il resto.
    Avranno successo, sono quasi disposto ad accettare scommesse, e a breve [non conoscevo questa iniziativa prima che tu ne parlassi], mi aspetto passaggi in tv, articoli e tutto il can can che un marchio come Luiss è in grado di sollevare.
    Anzi, credo proprio che questa sirena abbia come target tutti coloro che non possono permettersi di spedire figlio/a negli States.

    Vedo solo un’alternativa: costruire una controsirena, ma è dura far la guerra a questi “signori”. 🙂

    Blackjack

    Mi piace

  10. Grazie per l’articolo!
    Penso che si commenti da solo; vorrei solo fare una battuta (al mio solito): chi conosce quale corso di scrittura creativa ha frequentato Marcel Proust, per cortesia mi passi il contatto…

    Mi piace

  11. Circa cinque anni fa, o sei, sono state aperte in italia scuole di restauro, circa due per regione, una pubblica e una privata, tutte le università umanistiche hanno un dipartimento di conservazione dei beni culturali e ogni accademia di belle arti ha una cattedra di restauro, senza contare gli enti benefici tipo il sermig di torino che offrono prodotti formativi in tal senso.
    Giunto a regime, cioè dopo il primo ciclo bi-tri-quadriennale di diplomati-laureati in restauro, questo moloch formativo sforna in italia circa duemila restauratori all’anno, in grado di effettuare dignitosamente (+o-) le principali operazioni necessarie alla conservazione di opere d’arte, soprattutto sanno raccontare al cliente quali sono le cose veramente importanti e quali gli sbagli che i vecchi restauratori, (quelli che non hanno studiato), fanno e che bisogna assolutamente evitare.
    Il Mercato ha raggiunto uno dei suoi obiettivi; più offerta = maggior concorrenza, dunque prezzi più bassi, molto più bassi.
    Questo è avvenuto in un settore povero, in cui il rapporto acquisizione della competenza-guadagno è molto basso, un operaio guadagna di più per dirla in soldoni, (escludendo gli impresari ammanicati), quindi gran parte dei laboratori di dimensioni ridotte con grande esperienza e capacità, maturate con anni di lavoro e di acquisizione di conoscenze, laboratori attrezzati e magari due o tre collaboratori assunti, non sono più in grado di resistere ad un tale assalto al massimo ribasso dei neo diplomati, pur di scorticare un quadro e farsi una piazza.

    Sembra un OT, ma è un esempio che rispecchia egregiamente quanto la diffusione di scuole tecniche specialistiche sia nociva, indipendentemente dalla qualità dei docenti (infatti i docenti delle scuole di restauro sono tutti professionisti competenti e conosciuti), alla qualità reperibile nel contesto che gli è proprio, arrivando a distruggere completamente le caratteristiche più importanti di un mestiere così prezioso.
    I risultati di quanto analogamente sta succedendo nell’editoria mi sembrano evidenti, in fondo i tassinari, (loro si che hanno i coglioni), quando si sono opposti alla vendita indiscriminata di licenze, (che non è diverso dall’aprire indiscrinatamente scuole di questo o di quello) hanno salvato il loro mestiere e il loro stipendio, e hanno fatto bene, ma se scioperano i restauratori o gli autori credo che non ne parli nemmeno Feltri.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.