Alla fine di tutto

da qui

Mi chiedono sempre perché il male. Lo chiedono a me, in un certo modo, come se avessi io la soluzione in tasca, da prete, depositario dei segreti ultimi del mondo. E’ un pezzo che ho smesso di rispondere con le formule usuali. Da quando il male mi ha investito nella sua versione più crudele, non ho più parole. Guardo la persona che mi ha fatto la domanda, cerco di capire se la sua è una sete di sapere o la solita sfida alla chiesa e ai suoi rappresentanti. Tento di comprendere se legge il dolore che mi afferra alla gola, o se gli sfugge questo aspetto del tema su cui vuole conversare. Il problema del male, gli dico, ha una soluzione che attraversa la carne devastata. Come si risolverà non puoi saperlo; credi solo a qualcuno che ha dato la vita per mostrarti che il bene, alla fine di tutto, è ciò che resta.

19 pensieri su “Alla fine di tutto

  1. Oggi un mio amico prete (collega di Religione a scuola) a cui avevo scritto che la sua email mi era stata cestinata come spam da Outlook Express, mi scriveva scherzando: “pure il web tratta noi preti come spam!”. Circa quattro anni fa a questo prete è stato impedito, nella nostra scuola, di celebrare in palestra una messa prima delle vacanze di Pasqua. Si levò contro di lui una specie di sommossa anche violenta (verbalmente) nel nome della “libertà e laicità”. Lui dovette rinunciare e lo fece con grande mitezza, ma gli interventi furono taglienti e acrimoniosi.
    Il chiedere a un sacerdote perchè del male, o anche dove Dio stia guardando è un atto che non sta a me giudicare, ma che non considero innocente e innocuo. Altra è la disperazione di chi ha sete di sapere perchè è colpito da prove durissime e invoca la speranza e la consolazione.
    Chiedere invece al prete : “che ci fai qui? Ma tu che ne dici del male? Tu che rappresenti Dio, tu che ci parli di Lui, dimmelo se lo sai!” mi sembra un modo per cercare di considerarlo un intruso e quindi di spostarlo su un terreno che lo renda indifeso e spiazzarlo. Lo spam si cestina quasi da sè.
    Una provocazione non così inedita?
    A volte la tentazione di farlo ci viene anche su altri argomenti.
    Magari quando il motivo della sfida è, però, più comprensibile.
    Un saluto

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  2. Fabrizio, si chiede del male perché chiedere del bene è impegnativo: la risposta potrebbe scaraventarci in faccia tutte le nostre responsabilità. Il male invece, è qualcosa che possiamo spostare sugli altri: non è roba nostra.

    Blackjack.

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  3. Immagino la stanchezza dell’ottusità di queste domande, somiglianti a trabocchetti, ricatti: “Se mi soddisfi potrei crederti ma guarda di offrirmi risposte definitive e… vincenti” (con le prove!)
    Il guardarsi reciproco, quell’amore del testimoniare sono andate a farsi fottere da tempo, eppure guarda, credi: ci sono anche altri che non cessano di farsi domande, per sete vera. le domande sul bene poi, sarebbero anche più impegnative, concordo in pieno
    Maria Pia Q.

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  4. Ciao Maria Pia, sottoscrivo alla virgola! E’ ben vecchia questa storia dello scetticismo che pretendendo prove, ha modo di svalutare tutto. Se non erro lo fecero spesso anche con Gesù in persona.

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  5. è naturale che lo chiedono a te, le persone sono insicure, il male è dappertutto, e tu rappresenti il bene…tu rappresenti la forza che tiene testa ai pericoli del male, e il male, si sa, fa parte dell’esistenza-
    Tieni duro!
    🙂

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  6. Vecchia, eppure rinnovata ogni giorno, questa ricerca del supermercato delle certezze. Se poi le risposte non aggradano, perché presuppongono la responsabilità individuale, il gioco è presto fatto: giro sui tacchi e corsa verso il più vicino due per tre dello spirito.

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  7. Un compito non semplice, Fabrizio. E’ giusto forse partire dal sentimento di male e di bene di chi pone la domanda? Il confronto, poi, con quello degli altri: da lì le sorprese, le differenze, le affinità. Uno sforzo che dev’essere fatto, credo, prima di porre domande.
    Giovanni

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  8. grazie di cuore amici.
    mi hanno “rimproverato” fraternamente per quello che scrivo, ma preferisco comunicare quello che sono, piuttosto che quello che dovrei essere.
    poi mi sembra di aver detto tutto nell’ultima frase: il bene che resta alla fine di tutto è la soluzione. almeno per me.
    un abbraccio
    fabrizio

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  9. Caro Fabrizio,
    mi piace sempre di più leggere queste tue riflessioni….sto diventando dipendente….
    Al mattino penso “chi sa su cosa scriverà Fabrizio, su cosa mi farà riflettere oggi”
    Quante risposte hai nel tuo cuore, ti ringrazio di questa condivisione! Oggi mi voglio soffermare solo su quello che rimane …il bene
    Grazie di cuore
    Ale

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  10. Caro Fabry,

    in risposta al “rimprovero” bonario che hai ricevuto, ti scrivo quanto riporta alla data di oggi il libretto dei pensieri di Padre Pio:
    L’amore solo può donare ciò che vi è in noi di indomabile e il linguaggio dell’amore è la persuasione della confidenza.
    L’amore quanto è bello se si riceve in dono, è altrettanto deforme se si ricerca e si pretende.

    Grazie per l’amorevole dono che ci fai con le tue confidenze che ci spingono ad aprirci a nostra volta, perché ci sentiamo compresi e non giudicati né dall’uomo sacerdote né da Dio, ma semplicemente accolti così come noi facciamo reciprocamente.
    AMA E FA CIO’ CHE VUOI – diceva Sant’Agostino.
    Non resterai mai solo con la tua croce…ti sei accorto che, come Gesù, hai intorno a te il sostegno di Giovanni e delle varie Maria-Pia/Serena/Anna (te l’ho mai detto che di secondo nome mi chiamo Annamaria?).
    Un abbraccio forte,
    Titti

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  11. E allora? queste domande sul bene? dove sono? chi si fa avanti? ringraziamenti, che bello, che bravo don Fabrizio, ma poi? che si chiede?
    Il problema che attraversa le vite spirituali di tutti, santi e non santi, della chiesa e del mondo, è il sentirsi buono, i Padri non si stancano di ripetere; accusa te stesso, considerati il peggiore degli uomini, non trovare o cercare giustificazione al male che hai fatto, “tieni lo spirito agli inferi e non disperare”.
    Però, tu Fabrizio dici, chiedono a me, il mio ruolo è quello di chi deve rispondere al male col bene, e se dici, “il bene è ciò che resterà, alla fine” è un po’ ebraico, da profeta Amos, come brandelli di pelle dalla gola del leone sarà salvato Israele, non c’era bisogno di far domande oziose per saperlo.
    Certo, dall’altra parte c’è il bene concreto, lo spendersi per l’altro, la rinuncia al proprio tempo per assistere il fratello, cioè il bene che va taciuto, che la destra non sa cosa fa la sinistra, nel segreto, dove il Padre vede e nessun altro.
    Ma la domanda resta sempre, e ogni domanda sul male è sempre una domanda sul bene, il deserto parla sempre dell’acqua la chiede incessantemente.

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  12. Per i santi di un tempo e per quelli più recenti il tema centrale del martirio, della sofferenza non era soltanto un ricordo delle gesta eroiche dei cristiani dei primi secoli e neppure soltanto un intimo esercizio spirituale di ascesi e di sacrificio.
    E’ l’unico modo in cui potersi collocare al centro delle contraddizioni del proprio tempo. In mezzo alle divisioni, alle lotte, alle guerre, la loro scelta evangelica di pace porta i santi/beati servi di Dio ad assumere su di sé tutte le violenze. Il martirio diventa così il modo normale di essere cristiani in un mondo violento.
    E’ sempre un patire, per chi ama Dio, vedere il male.
    Vedere il male morale da vicino, poi, è un vero martirio: ad esempio, santa Caterina che aveva un desiderio infinito di purezza senza limiti, per questo stesso desiderio era resa sensibilissima a tutto ciò che offendeva questa sacra virtù, mentre era sempre diffidente di sé, convinta come era della propria debolezza se Dio non l’avesse sostenuta con la grazia. Ma sentiva anche tutta la forza che le veniva da Dio per essere al di sopra di quei mali orribili e per mantenersi libera e pura pur frequentando peccatori di ogni genere.

    Però anche per i santi ci sono i momenti di buio, di aridità, in cui non riescono più a percepire Dio come un tempo. Fecero questa esperienza santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, santa Teresina, Madre Teresa di Calcutta. Ciò nonostante non smisero di prodigarsi con tutto se stessi fino al termine dellla loro vita terrena.

    P.S.
    Fabry,
    senza paura di poter essere smentita, affermo con convinzione che abbiamo avuto la fortuna di conoscere da vicino un santo: don Mario

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  13. Fabry,
    temi di soccombere dovendo celebrare un matrimonio oggi, le due messe domenicali, etc etc ?
    Resisti almeno fino a lunedi 😉
    Battuta a parte, non mi far preoccupare: per caso hai la cartella clinica che dice qualcosa che non va?
    Un abbraccio pieno di speranza,
    Titti

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