Il guardiano dei paesi

non riesco più a stare nel mio paese nuovo
e neppure in quello vecchio e grezzo.
io vivo nella frana che sta in mezzo.

lo so ho un’ anima scomposta, a vederla da vicino sembra un paese terremotato. ma non è di me che voglio parlare in queste righe, voglio parlare di un’idea dell’italia, l’italia che cerco ogni giorno è annidata nei paesi più sperduti, l’italia che resiste dove c’è poca gente, dove ci sono alberi, erbacce, cardi, l’italia che vive ancora solo dove è più dimessa, l’italia che non crede alla pagliacciata del progresso, l’italia dei cani randagi, dei vecchi seduti sulle scale, delle case di pietra incollate in lunghe file che si attorcigliano. questa italia vive ancora solo nel sud interno ma non ovunque. ci vuole che non ci sia città, che non ci sia pianura, ci vuole che non ci sia l’industria o l’industria delll’agricoltura, ci vuole che non ci siano uffici e grandi scuole e strade dritte e mari e serre e nani nei giardini. l’italia che amo ha più di ottant’anni e rughe non lisciate, è una tribù di reumi e bastoni, è ugualmente lontana dall’europa calvinista e dall’africa animista, è una terra di magie arrangiate, di cimiteri sempre ampliati, di piazze livide e rancorose. io voglio frugare tutta la vita in questa italia fino a quando scompare, voglio restare tutta la vita dentro i suoi paesi rotti e malandati. sono un guardiano della più solitaria disperazione. io sono vivo nei paesi invernali quando passa un funerale, sono vivo quando nevica e nei giorni più ventosi, nelle case dove i ragni fanno i nidi nelle damigiane, nei bar degli scapoli. sono vivo ad aquilonia, a roscigno, a conza, ad apice.

6 pensieri su “Il guardiano dei paesi

  1. Bello e scomposto, questo desiderio che comprendo e condividerei fino in fondo.
    caro Franco c’è tanta verità in questo, davanti agli schermi azzurrati come siamo,asfissiati da regime e tromboni, sì che lo capisco.
    MPQuintavalla

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  2. io vado avanti col mio lavoro, che altro posso fare. a giorni esce un altro mio libro paesologico. forse leggerlo è una buona risposta al “REGIME”

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  3. UNA TERRA DI MAGIE ARRANGIATE

    E’ capitato anche a me di passare da quelle parti. Credo di aver dato noia a qualcuno.
    Eravamo in due, e due disturbano sempre, oppure si lasciano sempre disturbare.
    Una volta siamo stati anche rapiti, ma non è successo quasi niente.
    “Vogliamo vedere cose nuove”, diceva uno con voce gutturale; e poi subito dopo un altro ripeteva la stessa frase, ma con voce implorante.
    Capito niente? Io giusto il minimo indispensabile.
    Fossi stato una comitiva di turisti in viaggio dietro l’uscio di casa, mi sarei andato a nascondere.
    “I gelati sono buoni, ma costano milioni”, cantavano gli Skiantos. “La finestra del belvedere apre su un belvedere”. Bella questa battuta di Henri Michaux, ma non molto appropriata.
    E poi che altro ancora, “hypocrite lecteur,- mon semblabe,- mon frère?”.
    Ogni tanto i pellegrini si fermano e pretendono di cambiare la monotonia del condominio.

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