La pietra nella mano

da qui

Aveva sbagliato, almeno stando a certi documenti. Aveva fatto carriera, senza agganci sospetti, grazie alle sue capacità. Svolgeva il suo dovere fino in fondo, prodigandosi per la causa in cui credeva. Ma ormai l’immagine non era quella giusta, stonava, rompeva l’armonia celeste delle intenzioni pure, delle azioni integerrime. Ora finalmente non c’era più spazio per l’errore, ora la trasparente grazia dell’innocenza ritrovata avrebbe fatto tacere ogni rivolta, ogni residua accusa. Intanto un uomo continuava a scrivere per terra, raccontava la storia di noi puri, gli sguardi fieri e l’immancabile pietra nella mano.

7 pensieri su “La pietra nella mano

  1. E’ gente ******, caro Fabrizio (metti l’aggettivo più insultante che conosci al posto degli asterischi). Parlo dell’imperatore e dei suoi infami lacchè, ovviamente. Anche quando vorrebbero barattare leggi benaccette alla chiesa con un suo (della chiesa) benevolente silenzio, sono degli individui ******. Chissà che i cattolici non l’abbiano finalmente capito con chi hanno a che fare.

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  2. Fabrizio, ho già discusso in NI, la questione mi sta annoiando e mi rimane uan sola considerazione da fare: io so benissimo che quando mi siedo a un tavolo con l’idea di “forzare” il gioco per mettere in difficoltà l’avversario, magari barando, ciò che mi devo aspettare è una risposta almeno di pare livello; spesso, quasi sempre, superiore. Non considerare questo particolare é da ingenuo e da ipocrita.

    Blackjack.

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  3. Credo che qui non si parli di Berlusconi: non lo vedo molto ritratto nelle prime frasi del post. Piuttosto di un giornalista; vicenda appena conclusa e già seppellita. Io credo, al di là della vicenda in sé, che i sassi in mano al lapidatore, in questo caso, servano a fare il lavoro sporco a chi sta fuori dalla scena. E forse l’uomo che scrive disegna uno scenario che lui soltanto ha il coraggio di disegnare, perché ha occhi per vedere, occhi acuti che scrutano la notte. Anche noi abbiamo occhi, ma non sempre vogliamo vedere. Preferiamo scandalizzarci dopo e gridare all’attentato contro la democrazia: più comodo, forse più di tendenza, o forse fa’ più “sinistra”, non so. Ragionare è difficile, stare sulla breccia anche. Più facile seguire l’onda delle rivolte, quando e se qualcuno le innesca, fare la folla, al coperto in un flusso di energia acculturata. Bisogna anche reagire, non soltanto resistere, mettere fuori il muso e opporsi ai comportamenti, più che alle persone: le persone passano ma i comportamenti rimangono… E’ l’orizzonte che l’uomo descrive a preoccuparmi, non gli imbecilli con la pietra in mano…. E se serve, anche pagare di persona: la libertà non è soltanto una condizione naturale, ma una conquista culturale.

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  4. Anch’io concordo con Gianmario.
    E vado anche oltre, alla tua maniera, Fabrizio, lancia in resta: “Bisogna farsi pazzi, senza più nome , andar in giro nudi per le strade , o coperti da stracci , contandosi le dita col pollice e facendosi beffe dei benpensanti affinchè la sapienza di Dio parli attraverso la nostra bocca e umilii le superbie umane” ( e l’arroganza estrema del potere, ci aggiungo io) . A questo punto ci starebbero bene anche gli asterischi di Monasteri e un pernacchione alla Totò.
    Un abbraccio forte.
    Augusto

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