Draghi, Mostri e la Terapia (seconda e terza parte)

un racconto di Piero Moroni

DUE

Confuso, avevo voglia di camminare un poco, ieri sera dopo il silenzio magico del Clairon e dopo aver salutato le serveure antipatico, decido di incamminarmi scendendo le scale di rue du Calvair.
Strane ombre tra cui una che faceva fumo, mi seguivano.
Ho incontrato Pascal che lui, Pascal, dorme sotto una scalinata e che Enrico gli ha regalato un sacco a pelo nuovo e Pascal mi ha raccontato delle sue avventure che io non ci credo alle avventure di Pascal e poi dopo aver salutato Pascal e dopo avergli dato 10 Euro sono entrato Au Rendez Vous des Amis in Rue Gabrielle.
C’era Marcos, l’argentino, ieri sera.
E mi ha offerto una birra e con lui c’era una tipa di nome Ana, Maria Ana, che è diverso da Marianna e con Ana Maria c’era anche un’altra tipa che era sua amica e collega di lavoro e che si chiamava, Rita Maria che non è Maria Rita.
Entrambi belle ragazze.
A me è piaciuta subito Ana Maria e poi dopo un poco anche Rita Maria.
Tutte e due mi sono piaciute, ieri sera.

Proprio mentre stavo meditando sulla faccenda, fa ingresso nel bar, il Mostro vestito in Frac che mi fa un inchino.
« Ho soltanto notato che sono belle », penso.
Ed il Mostro, ha subito risposto col pensiero bevendosi nel frattempo un Brandy che anche io stavo bevendo un Brandy, che mi piace il Brandy.
« Non era La Fille l’unica donna bella ? ».
Ha pensato ieri sera il Mostro vestito in Frac.
« E chiaro che non esiste donna più bella della Fille, ma non centrano niente queste due donne con La Fille », ho pensato guardando il Mostro che aveva appena risposto al cellulare.
« Sai cosa faccio ora, caro Mostro vestito in Frac, saluto Marcos e le due Maria e vado via ! »

E sono andato via ieri sera dal Rendez-Vous des Amis.
Direzione nessuna direzione.
Rue Berthe. La prima a sinistra. Piove. Pioveva.

Giunto all’altezza della Place Emile Godeau, nei pressi della fontana Wallace, una coppia, sotto un ombrello rosso, discuteva un poco animatamente.

Piuttosto lui. Lei, Dhora era calma ed ascoltava. Ascoltava ed osservava l’uomo che si vedeva che era innamorato che piangeva ed in inglese diceva cose che non so spiegare perché io non parlo bene l’inglese che a me l’inglese non piace però penso d’aver lo stesso capito perché quando La Fille mi ha detto che era finito terminato  tra noi anche io mi sono messo a piangere e piangevo delle lacrime salate salatissime e cosa altro non ho fatto ! Inginocchiato ai suoi piedi come fosse una Madonna e suppliche suplichissime ed ho iniziato a piangere ancora e poi giunto all’altezza della fontana Wallace, vedo l’uomo coprirsi il volto con le due mani e Dhora voltargli le spalle e andarsene in direzione di rue Ravignan.
Decido di seguirla. Un gesto naturale.
Un istinto chiamato da qualcosa.
Mi son girato per vedere se l’uomo innamorato era ancora seduto. Ma questo era sparito.
Al suo posto il Dragone ed il Mostro si riparavano dalla pioggia sotto un ombrello rosso.

Proprio davanti al Teatro Abesses, una macchina nera. Una grande macchina nera si ferma. Esce un tipo di colore molto grande. Apre la portiera e vedo salire  Dhora.
Rimango fermo, immobile.

La vedo scomparire in direzione rue Germain Pilon.
Ieri sera.

Pioveva ma avevo l’impressione che non pioveva.

« Hei !  Ton Ton ! Che fai in giro da solo e sotto la pioggia ? Ton Ton ? ».

La rue Germain Pilon anche ieri sera era sotto il controllo di Ton Ton, che lui non si chiama così, è che si fa chiamare Ton Ton ed è così che chiama tutti quelli che conosce.
Anche io quando lo incontro divento un Ton Ton.
Gli domando se cià il motorino che Ton Ton cià un motorino tutto scassato e ieri sera Ton Ton, mi rispose di sì e nel giro di pochi minuti seguivamo la macchina nera.
Pioveva e mi chiedevo se non era meglio rinunciare che ad un incrocio nei pressi di Belleville ho visto il Dragone ed il Mostro vestiti da vigili e poi lì ho visti vestiti da spazzini.
L’inseguimento è terminato davanti un Hotel.
Dove non lo so perché io in quel posto non ci sono mai stato e neanche Ton Ton che continuava a ridere dalla rue Germain Pilon, perché Ton Ton, lui, ride sempre Ton Ton. Camerum. 70 Anni. Paris St. Germain.
Aveva smesso di piovere, ieri sera.
Il tipo di colore molto grande, aprì la portiera e Dhora, come una Principessa uscì.

Lo so, che Principessa, ho sempre chiamato La Fille, però io La Fille non l’ho mai vista uscire come una Principessa da una macchina nera.
Da nessuna altra macchina l’ho vista uscire.
Mi fece strano che dopo aver pensato al fatto della Principessa, che né il Mostro e né il Dragone si erano manifestati.
Forse ero riuscito a seminarli. Avranno avuto a che fare con la spazzatura. Forse erano rimasti a Belleville a dirigere il traffico.
Un tipo vestito di verde aprì la porta d’ingresso dell’Hotel ad Acquarello Dhora che mi era rivenuto in mente Acquarello.
E, la vidi scomparire all’interno.
« Chi è ? », mi domandò Ton Ton.
« Dhora, Ton Ton, Dhora ».
« Già, Dhora », annui Ton Ton, sorridendo ridendo.
Riniziò a piovere.

Bagnatissimi più bagnatissimi.
Zuppi per la pioggia, io e Ton Ton, ci guardammo e poi come per magia, magia del tontonismo camerunense, Ton Ton lo sentii urlare un nome seguito dall’immancabile « Ton Ton ».
Ton Ton Amadou o qualcosa del genere.
Ton Ton e Amadou, cugini.
E poi, Ton Ton, mi presenta  suo cugino che lavora nell’Hotel e ieri sera, sono entrato nell’Hotel.
Sono entrato dentro una sala che poi era un locale genere Jazz Club e musicisti Jazz suonavano un repertorio dal ritmo be bop.
Una gentile signorina mi ha tolto la giacca bagnata bagnatissima e mi ha fatto accomodare ad un tavolo e mi ha chiesto cosa volevo bere e gli ho risposto un Brandy. Doppio.
Ascoltavo.
In quel momento non pensavo a niente.
Ascoltavo.
Jazz.
« NON E’ VERO CHE NON PENSI A NIENTE ! » urlò il Mostro vestito da cameriere.
Aveva ragione il Mostro.
Avrei voluto che La Fille fosse con me.
Una lacrima. Poi due e poi tre. Salate.

Applauso. Di nuovo silenzio.
Diverso da quello che si impadronì del Clairon du Chasseur e della Place.
Un silenzio particolare e unico nel suo genere accarezzato dal vento…
« Il vento che ciai in testa ! », disse un poco incazzato il Dragone anche lui vestito da cameriere.
Chiusi gli occhi ed ascoltai Dhora Acquarello accompagnata da un dorato sax.

Questo sempre ieri sera e ora che continuo la mia terapia scrivendo sono le 19 e ascolto Mingus che stranamente inizia a darmi fastidio.
Faccio una pausa e cambio disco.

Io, La Fille, l’ho conosciuta una sera di primavera che lei, La Fille, è molto più bella della primavera e anche quella sera era più bella della primavera e La Fille era in bicicletta.
Pedalava risalendo la rue Poulet e appena l’ho vista mi ci sono innamorato.
Era un anno fa quando l’ho conosciuta e quando mi ci sono innamorato.
Ha degli occhi La Fille che sembra un’indiana e un corpo che non esiste corpo più bello del suo corpo e ieri sera, quando ho riaperto gli occhi, ho visto Dhora cantare e ciaveva una gonna che gli arrivava al ginocchio ed era fatta di un tessuto che non conosco e che non ho mai visto prima perché sembrava seta ma non era seta e ho visto intravisto le sue gambe e la sua bocca che anche La Fille cià una bella bocca e che bella che è Dhora La Fille.

Mentre la guardavo e la guardavo che mi vergognavo di guardarla troppo e per non farmi  notare mi nascondevo dietro un grosso calice di vino che a pensarci bene dovevo stare attento a bere molto che il mio amico dottore ginecologo Enrico oltre alla depressione mi ha anche diagnosticato una Epatite A che io al dottore ginecologo Enrico come al solito non ci credo, però, ieri sera, chissà perché ci credetti e anche al fatto che non ciavevo più soldi ci credetti.

« Perché non ti trovi un lavoro serio ? », disse il Mostro accompagnato da una Mostra che fumava un sigaro cubano e che era vestita di rosso con un cappello nero pieno di piume gialle ed il Mostro era vestito in Smoking e con la tuba in testa.
« Io, ciò un lavoro serio ! », risposi un poco offeso.
« Lui, cià un lavoro serio, tesoro ? », disse la Mostra che a guardarla bene era anche un poco Dragona, visto che il sigaro si bruciò appena aprì bocca.
« E’ quello che pensa La Fille ? », rispose il Mostro.
« Chi è La Fille, caro ? E’ la cantante ? »

Ascoltavo ma non ascoltavo. Facevo finta di niente.
Le loro discussioni non mi interessavano.
Dhora nel frattempo discuteva con un tipo che sembrava Al Pacino in Scarface.

« E, perché non ciai i soldi ? E per caso ciai la carta di credito ? O il blocchetto d’assegni ? », disse il Mostro e poi li vidi  congedarsi dal Jazz Club del Hotel lasciando una ricca mancia sul tavolo per il cameriere.
Guardavo Dhora che rideva e la cosa mi faceva incazzare che rideva e che rideva con Scarface.
Divenni improvvisamente geloso.

« Ma, tu non eri quello che diceva che « mai geloso ! » e « che la gelosia è solo per gli imbecilli ! », disse il Dragone vestito in smoking con la tuba e che al suo fianco c’era una Dragona vestita di rosso con un cappello nero con delle piume gialle e che fumava un sigaro cubano che prese fuoco alla prima tirata.

Chiamai il cameriere, non prima d’aver rubato le mance che avevano lasciato il Mostro ed il Dragone e rispettive consorti, anche se a me lei è sembrata la stessa e và a capire che abitudini strane cianno i Mostri ed i Dragoni !
Ordinai da bere.
« Champagne s’il vous plait ».

Ieri sera che ora è notte.
TRE

Un tipo vestito di nero e anche lui nero e anche lui appartenente alla famiglia Scarfeniana che mi piace la parola « Scarfeniano » si avvicinò al mio tavolo e mi disse che la signorina Dhora avrebbe gradito la mia presenza al suo tavolo.
Dhora mi guardò quando io sollevai il capo in sua direzione e mi sorrise ed io guardai il tipo Scarfeniano e accettai l’invito, ieri sera.

Dopo la volta della bicicletta, La Fille la incontrai un’altra volta che se ne stava tutta bella e meravigliosa con una sua amica a bere un caffè in un bar e mi ci sono seduto anche io con loro a bere un caffè in un bar e poi ci siamo rivisti la sera e La Fille mi ha proposto di rimanere a dormire con lei ed io rifiutai, quella volta.
Ora che continuo a scrivere e che penso che la terapia della scrittura stia dando i suoi effetti, penso che quella volta rifiutai senza sapere perché rifiutavo e poi l’ho rivista e poi l’ho rivista ancora fino a diventarne dipendente sino ad amarla alla follia sino ad uccidere i miei sogni…

« I suoi sogni ! », direbbero il Dragone ed il Mostro se fossero presenti oggi.

Dhora mi accolse con un gran sorriso e Scarface mi accolse con una faccia troppo Scarfeniana e fatte le presentazioni, Acquarello mi domandò se venivo spesso nel locale e che la vita è piena di coincidenze ed io risposi che la vita è piena di coincidenze e che non era la prima volta che venivo nel locale e Scarface mi guardò dubbioso, disse che era strano, non mi ci aveva mai veduto, lui era il proprietario e anche il proprietario dell’Hotel ed io risposi che era davvero strano e che a volte le coincidenze non sono proprio coincidenze e che non sapevo cosa volevo dire e Scarface fece cenno con la mano ad un  tipo che anche lui era Scarfeniano e questo dopo un poco ritornò con una bottiglia di Champagne.
Dhora mi chiese se ero italiano ed io risposi che ero italiano e mi chiese che lavoro facevo e gli risposi che ero giornalista e che lavoravo in free-lance.
Dhora Acquarello mi chiese se volevo cenare con loro ed io ieri sera dissi senza esitare di sì.
Scarface non sembrava molto d’accordo.
Lo lessi nei suoi occhi Scarfeniani !

Ho pensato, ieri sera, mentre Acquarello discuteva con Scarface di cose che non ho ben capito, che forse era meglio se trovavo una scusa per andare via, perché mi sentivo troppo in imbarazzo io che raramente mi sentivo in imbarazzo in una situazione del genere ed ho pensato che in imbarazzo mi ci sono già trovato qualche giorno fa ed è stato quando La Fille mi ha lasciato e questa ultima cosa l’ho pensata perché il Dragone ed il Mostro avevano iniziato a dare potere all’alcol che lo Champagne  non mi è mai venuto a trovare da solo, mai.
E neanche ieri sera.
Dhora, ogni tanto mi guardava e la cosa mi dava sollievo e coraggio e mi faceva ritornare alla realtà che stando alla realtà mi trovavo in un Hotel in un Jazz Club, con Scarface, i Scarfeniani e Dhora.
Il Mostro ed il Dragone, ritornati nel locale, danzavano con le rispettive consorti.
Scarface si alzò.
Lo vidi scomparire dietro una porta nera seguito da tipi Scarfeniani con gli occhi a mandorla.

Dhora, mi prende la mano. Ieri sera.
Mi accarezza il pollice.
« Scusami, tocca a me ».

Si alza e si dirige verso i musicisti.
La gente applaude.
Si spengono le luci di scena. Tranne una.
Una leggera luce di penombra sul volto di Dhora.
Ieri sera.
Chiusi gli occhi.
Ascoltai, accarezzandomi il pollice.
E pensai anche un poco a Ton Ton.

« Capire quando ti ho perduta, Fille, non servirebbe a gran cosa capire, se ti voglio ritrovare, questo si che servirebbe a farmi capire qualcosa che questo qualcosa non è altro che sapere se ti amo ancora, ora che son troppo solo, ora che c’è troppo silenzio, ora che ti penso, ancora.
Capire dove è andato a finire quel cuore che ci ha unito e poi separati, capire per non voler capire ancora, amore mio.
Cerco invano di immaginare il tuo sorriso, figurati che il viso è così lontano che mi sembra troppo lontano, il tuo bel viso.
Cerco le parole ed i discorsi e le frasi che abbiamo vissuto e queste se ne stanno lontano nel ricordo, cerco di chiamarle e di unirle a te a  noi e queste non rispondono e a volte solo per stuzzicare la mia fantasia un poco malata si divertono a danzare e diventa un gran ballo solo che la musica è stonata e cerco ancora di vederti ma non ci sei, amore mio.
Capire per capire, cercare per non trovare, parole o quel che sia se non esiste più amore…»
Ecco cosa pensavo a casa d’Enrico, ginecologo, Sicilia, Palermo, due giorni prima di incontrare Dhora, che lui questo mio dottore quel giorno mi stava spiegando che forse l’origine del problema che ciavevo era da riscontrare nell’ipotalamo incazzato che io come sempre non ciò creduto ad Enrico.
Lui è ginecologo che ne sa di ipotalamo e poi cos’è l’ipotalamo o ipotalamo?
Ed Enrico me lo ha spiegato ma io non ci ho capito niente ed ora che scrivo mi ricordo di tutto questo e che ieri sera l’ipotalamo incazzato ce lo aveva Scarface quando è ritornato al tavolo e che anche lui si è messo ad ascoltare Dhora e che non mi degnava di uno sguardo, cosa che gli Scarfeniani facevano e la cosa non mi piaceva per niente.

Applauso.
Scarface, si alzò in piedi ed iniziò ad applaudire più dell’uomo innamorato che applaudì Al Clairon des Chasseur e una donna vestita di rosso, che sembrava Jessica  Rabitt, si avvicinò al tavolo e disse:
« Spero che domani applaudirai anche me, cheri »

Scarface smise d’applaudire. Si accesero le luci. Applauso.
Jessica si sedette senza neanche presentarsi o salutarmi e Dhora ci raggiunse non prima d’aver ricevuto un mazzo di rose da un Dragone che non avevo mai visto e che mi fece l’occhietto.
La cosa mi stupì, ma non gli diedi tanta importanza.
Dhora si sedette e salutò Jessica in modo non molto cortese, strano, perché secondo me Dhora è la donna più cortese del mondo e finalmente Jessica si presenta, allungando il braccio come un serpente col braccio e stringendomi la mano come un’anguilla con la mano.

Scarface parlava in persiano con Jessica e dico persiano perché chiesi a Dhora che lingua parlavano e a grande sorpresa, Dhora mi disse che non era maghrebina ma Iraniana e che il suo vero nome è, Jasmina.
Jasmina Dhora Acquarello. Pensai.
Anche Scarface era iraniano e anche Jessica.
A me non sembravano iraniani persiani anche perché io ci capivo poco di iraniani persiani e lo feci notare a Dhora, la quale, mi rispose, che erano davvero iraniani e che il persiano lo parlavano perché in Iran si parla persiano che è diverso dall’arabo ed io come un cretino che spesso divento cretino quando sono emozionato davanti ad una bellezza come Jasmina, interrompo dicendo:
« e diverso dall’italiano ! »…silenzio.
Silenzio che interrompe anche il discorso persiano di Scarface e Jessica.
Italiano, che non centrava proprio niente col persiano!
Silenzio che interrompe la danza del Dragone e del Mostro e consorti.
Poi, tutti scoppiarono a ridere.
« Sicuramente diverso dall’italiano », rispose Acquarello accarezzandomi il pollice che forse era un’usanza persiana iraniana accarezzare il pollice e fu proprio in quel preciso istante che ieri sera dissi:
« Scusatemi, vado alla toilette ».

« Mi presento.
Drago di terza generazione. Sorbino. Sorbino è il mio nome.
Non ti devi spaventare. Non sono un Drago come quello che da qualche giorno ti perseguita.
Io faccio parte della terza generazione.
Lui, della prima.
Noi Draghi della terza generazione in particolar modo e maniera, io Sorbino arrivo, entro in azione solamente in determinati momenti in cui il terrestre, scelto dopo lunga analisi e meditazione e su delibera del Gran Consiglio dei Saggi Dragoni, abbia bisogno di soccorso, ebbene io sono venuto ad aiutarti in quanto tu terrestre Dario hai bisogno di help, aiuto au secour ! »

Un poco di acqua tiepida sul mio viso. Ieri sera, alla toilette.
Mi guardo allo specchio e oltre al mio viso riflesso c’era anche quello di uno Scarfeniano che mi sorrideva.
Mi asciugo il viso con un getto d’aria calda ed esco dalla toilette.
Quando ritornai al tavolo, notai una persona nuova seduta al fianco di Dhora.
Un bel giovanotto. Un po’ troppo bello che non mi và da descriverlo che Dhora mi presentò come Samir. Libanese. Persiano. O, qualcosa del genere.

Ci fu quella volta che La Fille disse che era meglio di terminare finire la nostra storia e ci fu quella volta che gli supplicai di lasciarmi tentare ancora e ci fu quella volta che è stata quella di qualche giorno fa e che gli ho supplicato di tentare ancora, ma nulla da fare. Proprio nulla da fare.

Ieri sera, il bel giovanotto Samir si congedò presto dal tavolo e andò a trovare i musicisti che nel frattempo facevano una pausa.
Ciavevo fame ed ero un poco ubriaco brillo e nessuno si decideva ad andare a mangiare.
Sorbino era al bar che parlava con una donna.
« Cosa scrivi ? ». Secco. Mi domandò Scarface.
« Già, cosa scrivi ? », domandò interessata Jasmina.
Già, cosa scrivo…pensai.
Per fortuna il bel giovanotto Samir ritornò al tavolo nostro e sussurrò a Dhora qualcosa nell’orecchio destro.
Dhora sorride a bel giovanotto Samir, ieri sera, e si alza ed i due raggiungono il palco dei musicisti ritornati in scena da qualche minuto.

Il bel giovanotto Samir, da una custodia tira fuori un contrabbasso ed invita Dhora a cantare.
Buio, silenzio magico disturbato dallo sguardo di Sorbino che non smetteva di far cenno di brindare con me alzando il suo calice di Champagne e lo vedevo che con l’altra mano toccava il culo della tipa con cui ci parlava già da un poco di tempo.
« E’ molto che conosci Jasmina ? », mi domandò Scarface continuando a guardare Dhora e Jessica la vedevo un poco strana, tant’è vero che si alzò e la vidi andare in direzione della toilette.
« No, dà qualche ora. L’ho conosciuta a Montmartre »,
Risposi senza guardare Scarface con gli occhi chiusi e ascoltando la meravigliosa voce di Acquarello e la bella musica del bel giovanotto Samir.
« Montmartre. Bella Montmartre ! », disse Scarface questa volta guardandomi.
« Bella Montmartre ! », risposi guardando Scarface.
« Come giornalista, non chiacchieri molto ».

Applauso! Applauso. !

Il bel giovanotto Samir ringrazia Dhora con un elegante baciamano che « baciamano » forse si scrive tutto attaccato che la terapia dice di scrivere ma non di scrivere bene e correttamente. La terapia.
Il Dragone di terza generazione lo vedo dare delle rose a Dhora.
Jessica ritorna dalla toilette.
Scarface applaudiva un poco meno dell’uomo innamorato ma comunque applaudiva assai forte che ad un certo punto se ne accorse da solo e smise d’applaudire e fece un baciamano poco elegante a Dhora tornata al tavolo.
Io, non dissi nulla.
Mi accontentai di sollevare il calice di Champagne in onore a Dhora, la quale ricambiò con un sorriso troppo bello.
Anche La Fille, ha un bel sorriso.
Ma non ho mai alzato il calice in suo onore.
Lei, La Fille, non beve Champagne e neanche vino.
La Fille è astemia e vegetariana.
Questa ultima cosa la pensai da solo senza alcun attacco Mostroide o Dragonoide.
Era un poco di tempo che non lì vedevo.
Forse erano andati via.

Ieri sera, sempre ieri sera che mi era passata la fame.

Ah ! … che è molto che non scrivevo, « Ah ! »

Le mani le sento meno grosse e mi sento anche meno sporco oggi che è il giorno dopo di ieri sera e che continuo a usare la scrittura come terapia che mi sa che sto guarendo in quanto ho scritto un casino di cose di ieri sera e poi ho cancellato involontariamente tutto quello che avevo scritto ed ora racconto cose nuove di ieri sera e non so cosa centra questo con la guarigione ma sento che qualcosa cià a che fare.
Sono solo e non piove.
Bevo birra ed i Mostri non ci sono.
Penso che sto guarendo.
Penso che ieri sera, Jessica si era un poco troppo drogata nella toilette perché quando ritornò a tavolo iniziò a guardarmi e poi a guardarmi ancora che mi son sentito troppo guardato e che non so cosa centra la droga col fatto che Jessica mi guardava che Sorbino è intervenuto e con una cebortana che forse «cerbottana » si scrive con due « ti » e che è bella la parola « cerbottana » che se fossi gelataio inventerei un gusto e lo chiamerei « cerbottana ».
Sorbino ha colpito il sedere di Jessica che questa si è alzata di scatto e che sembrava che il culo gli bruciasse e che tutti a tavola presero spavento, anche Jasmina che mi ha preso per mano e questa volta tutta la mano e me la strinse per qualche secondo, ieri sera.
Poi tutto tornò normale quando Scarface disse ad uno Scarfeniano di accompagnare Jessica dietro la porta nera dove prima Scarface era entrato coi cinesi Scarfeniani con gli occhi a mandorla e che a pensarci bene questi non sono più usciti dalla porta nera o forse sono usciti mentre ero alla toilette.
Sorbino continuava a parlare indisturbato con la tipa al bar.
Venne uno Scarfeniano al tavolo e disse:
« Il signor Dario è desiderato al telefono ».
« Io, desiderato al telefono ? »

« Mi presento.
Mostro di terza generazione. Tibault.
Tibault è il mio nome.
Non ti devi spaventare. Non sono un Mostro come quello che da qualche giorno ti perseguita.
Io faccio parte della terza generazione.
Lui, della prima.
Noi Mostri della terza generazione in particolar modo e maniera, io Tibault arrivo, entro in azione solamente in determinati momenti in cui il terrestre, scelto dopo lunga analisi e meditazione e su delibera del Gran Consiglio dei Saggi Mostri, abbia bisogno di soccorso, ebbene io sono venuto ad aiutarti in quanto tu terrestre Dario hai bisogno di help, aiuto au secour !

Di ritorno al tavolo, tutti mi guardavano e Scarface non tardò a fare la domanda che solo Scarface può fare:
« Problemi giornalista ? »
E proprio in quell’istante il bel giovanotto Samir che era già sul palco, col suo contrabbasso che aveva già iniziato a suonare invitò Dhora a raggiungerlo per accompagnarlo in una nuova canzone.
Buio magico.
Chiudo gli occhi.
Ascolto.
Ascoltai.
Ieri sera.

Sbadiglio sbadiglissimo.
Scrivo di ieri sera e sbadiglio che ciò sonno e penso anche che è bella sta terapia che ora ascolto Gaber che mi piace Gaber…sta terapia che ti fa scrivere con gli errori e scrivi come parli e se sbadiglio penso alla volta che La Fille mi chiese al mattino presto con gli occhi quasi chiusi, mi chiese con gli occhi quasi chiusi, mi chiese con gli occhi quasi chiusi…

(continua)

Piero Moroni nasce ad Eboli ma si trasferisce subito in Algeria dove vive per 10 anni per poi tornare in Italia. Studia discipline dello spettacolo mettendo in scena diversi lavori tratti da Becket Yonesco Cioran ed altri autori contemporanei. Nel 1995 si trasferisce a Parigi, quindi fa un paio di giri nel mondo per seguire le sue passioni: musica, fotografia  e danza, sempre alla ricerca dell’immagine e del movimento.
Vive a Montmartre da sempre dove lavora. Adora scrivere. E raccontare e parlare. Adora anche cucinare, il jazz,  e sua figlia Adele di 14 mesi.

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