I racconti dell’età del jazz 7 / quando Billie Holiday era felice

billie-giovane

di Sergio Pasquandrea

Oddio, proprio felice forse non lo è stata mai, e non sto nemmeno a spiegare il perché. Però mi sono un po’ scocciato di sentir parlare della vita di Billie, dei tormenti di Billie, degli amori infelici di Billie, della voce di Billie ridotta a cartavetrata.

Insomma, mi sono scocciato di vederla ridotta a una Madonnina dei Sette Dolori.
Fu una donna sfortunata, ma era anche, e soprattutto, una grandissima artista. Qualcuno dirà che era una grande artista a causa di quella vita; io comincio a pensare che lo sia stata nonostante.
E allora provate ad ascoltarla da giovane: qui siamo nel gennaio 1937, Billie non ha ancora compiuto ventitré anni ed è una stella in ascesa nel firmamento del jazz (aveva esordito quattro anni prima). La sua voce è piena, brillante; non ci sono ancora segni del deterioramento che sarebbe cominciato di lì a qualche anno, con l’abuso di alcool e droghe.
Insomma, è una Billie diversa, meno drammatica forse, ma non meno intensa. Più pura, direi. Ultimamente, è questa la Billie che mi piace di più.
E poi, al suo fianco c’è un gruppo di giganti (Buck Clayton alla tromba, Benny Goodman al clarinetto, Teddy Wilson al pianoforte, Freddy Green alla chitarra, Walter Page al contrabbasso, Jo Jones alla batteria).
E soprattutto c’è Lester Young; anzi, è in assoluto la loro prima registrazione insieme.
Insomma, che volete di più?

5 pensieri su “I racconti dell’età del jazz 7 / quando Billie Holiday era felice

  1. Amo ogni alito di Lady day e ogni soffio del presidente in qualunque anno e condizione abbiano suonato, daltronde questo canto sorge dallo stesso dolore, dalla stessa innocenza di Strange Fruit, la canzone che la distrusse, non è per nulla meno drammatica e il cuore ne viene invaso totalmente.
    Billie Holiday fu, è, una di quelle voci la cui sovrabbondanza di grazia non consente paragoni ne classifiche, io credo in definitiva che per quanto la ascoltiamo non abbiamo mai ascoltato tutto di lei.
    Qui http://www.youtube.com/watch?v=_tNSp7MaADM si può dire anche che un sax sia migliore di un altro, ma in tutti loro l’amore travalica la qualità del suono, persino l’acerbo Mulligan, privilegiatissimo bianco ne viene pervaso oltremisura, e lei lascia percepire in modo inequivocabile, nel passaggio dal rap al canto, quanto la sua felicità sia sempre solo stata li, in una dimensione altra dalla vita di tutti i giorni:

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