La palla

di Emanuele Kraushaar

lisi

La cosa che più mi riusciva fare nella vita era la palla.
Mia moglie l’ho conquistata così. Attorcigliandomi su me stesso, con la testa attaccata al sedere e rotolandomi per la strada, veloce e senza sbavature.
Luminoso.
Ero così quando facevo la palla.
Mia moglie mi chiedeva sempre di fare la palla, quando stavamo in giardino e giocavamo con la nostra cagnolina Lisistrata.
Come correva Lisi quando facevo la palla e rotolavo sull’erba! Anche quando pioveva mia moglie mi chiedeva di fare la palla.
Una volta che eravamo alla casa al mare e c’era il temporale, mia moglie ha spento la tv di colpo, abbiamo preso Lisistrata e siamo andati sulla spiaggia.
Io mi sono attorcigliato e ho incominciato a rotolare sul bagnasciuga. Mia moglie mi guardava e sembrava ci fosse il sole, anche se pioveva di brutto e c’erano i fulmini.
Lisistrata tremava e non mi rincorreva e fissava il mare che per lei era un mostro nero.
Io però continuavo a rotolare, perché sapevo che mia moglie era felice.
Non capivo esattamente le sue sensazioni, ma io quando facevo la palla mi sentivo dio.
Anche quando mia moglie si è messa ad urlare che Lisi stava male, io non mi sono fermato, perché sapevo che mi voleva lì a rotolare sulla spiaggia all’infinito.

9 pensieri su “La palla

  1. è proprio il caso di dire “che palla di uomo!”. però, belli i tuoi personaggi isterici, invischiati nelle più strane coazioni a ripetere, in monomanie autolesioniste (chissà il cranio e la schiena di costui!?).

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  2. Lo trovo triste, ma leggero, e reso ancor più triste perché fatto leggero, come fosse indolore…
    Assomiglia all’inerzia di chi ingoia col vuoto il sapore un po’ amaro di ciò che è perso per sempre.

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  3. Stamattina ho riletto questo racconto perché sono anche lettrice. E vi ho sentito la metafora stessa dello scrivere. Lo stato d’inerzia come movimento perenne che trattiene quel che anche si accompagna verso il suo perduto; ed è il risultato spiazzante probabilmente ad aver fatto emergere quella sensazione dal sapore un po’ amaro.
    Penso sia scrivere per chi scrive quel sentirsi Dio, l’esser felice, la continuità di rotolare nello spazio infinito di quella spiaggia.

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  4. …E perché mai ciò che non le appare giusto nella vita se lo aspetterebbe corretto dalla creatività?

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