Viedellapovertà 5

Il povero non è così povero.
Il ricco non è poi così ricco.
E Priapo non è Priapo

ammoniscono in coro
direttori, legali e portavoce
pasciuti ai piedi della statua,
coprendone o cantandone la gloria.
Così come un ghigno non è un ghigno
ma un saluto giocoso, e chi non ride
è un pirla. Il male insomma è in chi maligna.
Persino il tempo galantuomo strizza l’occhio
fa il ruffiano: inverni sempre più precoci
per la memoria in flanella di greggi ed armenti;
di accidente in accidente, di derby in derby,
di gossip in gossip, i muezzin dei tigì cantano
dolori e pene, orgoglio e scoramento;
scrivono e riscrivono su un hard
che tutto cancella.
Coi privilegi e i pied à terre
avuti dallo Stato,
avranno poi un’idea delle porcate
che hanno segnato il tuo destino?
Coi volti coperti da nuvole oscure
scompariranno coi nomi e i campanacci.
Paesaggi orridi di menti
che potrai solo intuire. Con le lingue
rabbuieranno i discorsi, i giudizi.
Non ci saranno nemici a cui fare la forca.
Generazioni in corsa verso un qui e ora
mostrato come una carota. A ricordare
non è chi fugge ma chi resta
o tira dritto legato a un albero
maestro, le orecchie coperte di cera.

10 pensieri su “Viedellapovertà 5

  1. “io” che insegno spesso mi chiedo con quale faccia mi ostino a spiegare che prima di ogni altra cosa serve la responsabilità, quando non c’è tracciato o prospettiva che indichi niente altro che abuso, intorno, una sfacciata continuata dichiarata menzogna al fine di raggiungere un benessere di cui si privano i molti a vantaggio di pochi e che bene non è se non in funzione di un travisato consumistico modo di percepire la vita.Una mortifera costruzione di vuoti a perdere, le vite di tutti quelli che vengono usati e sfruttati,colonizzati ancora oggi servendosi di un passepartout mediatico che martella sul nascere ogni pensiero, ogni critica diversa affermazione.
    Un testo che legge ciò che oggi è l’inquadratura unica. fernanda

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  2. “… A ricordare
    non è chi fugge ma chi resta
    o tira dritto legato a un albero
    maestro, le orecchie coperte di cera.”

    Mi ha colpito, Giovanni, questo rovesciamento dell’Ulisse omerico, questo chiudere l’ascolto al ciarpame falso e ripetitivo che non ha incanto e non è conoscenza. Mi ricorda da vicino “la parola data”.

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  3. Grazie Fernanda e Giorgio per i vostri interventi.
    Dovrei forse coprirmi anch’io le orecchie di cera, ma è più forte di me, di questi tempi:)
    Giovanni

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  4. Dopo l’ironia iniziale, prossima al sarcasmo, il verso assume i connotati tipici nuscisiani: ravvicinate metafore, profezie estorte ai misfatti.

    Condivido con Giorgio la grande vicinanza di questo testo con ‘La parola data’
    Complimenti a Giovanni
    cari saluti a tutti
    Antonio

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  5. Mi fermo all’albero maestro del numero 5 di via (vie) della Povertà, richiamata dall’orrido di quei paesaggi che possiamo solo intuire, ma che non vogliamo rinunciare a svelare, oltre e contro il qui e ora. Grazie, Giovanni.

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  6. Scriveva Pasolini: “Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre. (dal Corriere della sera, 9 dicembre 1973)”

    Bei versi incisivi.

    Marco

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