La macchina è ferma (da “racconti adolescenti”)

di Alessandra Zecchini

A pochi metri dall’incrocio, la macchina manda un segnale luminoso intermittente. Di attesa.
In piedi sul marciapiede un’unica figura maschile. In movimento quasi statico. Di attesa.
Il Sole è alto. Sottolinea gli elementi di scena con ombre contratte.
L’occhio di Egle non cerca incognite ininfluenti. Bendato e interrogato, non saprebbe dire nemmeno il colore della macchina. A ciglia appena sfiorate dallo spazzolino del mascara, mette a fuoco l’occhio di lui. Riconoscendolo.
Il saluto assume la forma di sorriso. Che riassume. Che propone. Rende evidente che, fra i due, il disguido del giorno precedente non ha lasciato alcuna ombra. È possibile che lui – sorriso facendo – stia sussurrando un tutto chiarito?, che lei di seguito monosillabi un convinto sì a mettere fine al malinteso nato da un sms sballato. Già: gli sms sono insidiosi, possono trasformare acqua in carta senza troppi giochi di prestigio: è una semplice questione di tasti. La lettera a di acqua convive con la lettera c di carta e, in base alla proprietà simmetrica, la c (seconda lettera della parola acqua) convive con a (seconda lettera della parola carta) e così q con r, u con t, e a con a (proprietà riflessiva). È possibile. È più probabile che se lo siano detti prima per telefono. E che salgano in macchina con la stessa meta nel cuore. Oggi: la meta mancata di ieri.

In macchina. Tra le mani di lui un aggeggio da lei mai visto: il navigatore. Marco propone la meta che fa gioire. Imposta. Ripone. Sul display appare il tratto di carta stradale locale graffiato da prepotente freccia, mentre una voce, invadente fino alla maleducazione, interviene per fornire istruzioni. Di fatto, il moderno sistema di navigazione stradale manda dalla parte opposta, impone inversioni di marcia, stravaganti tratti a zig zag. Ma intanto si può parlare, o meglio, si può parlare in parallelo con la voce sintetica impertinente.

Istintivamente Egle, non tanto per mirare dritto alla meta, quanto piuttosto per mettere a tacere la voce estranea a cui non è abituata, cerca una tradizionale carta stradale, che non c’è. Poco male: il breve tragitto diventa viaggio, anch’esso meta.

Lo stare bene insieme domina e un po’ alla volta dà tranquillità e spessore al respiro. Gli addendi emotivi sono condimento dal gusto variabile e intenso, spostano sguardi a tratti convergenti in un piano sfalsato rispetto al livello cognitivo. Cosicché i due non hanno idea di dove si trovano e non cercano riferimenti per orientarsi.
Lei guarda quasi esclusivamente il profilo del volto di lui, pregustando il sapore della saliva che si forma copiosa negli istanti in cui Marco stacca lo sguardo dalla guida e lo allinea in raccapricciante intesa con il suo. Il pensiero libero, più efficace del limone VIVO spremuto sotto la lingua, stimola le ghiandole salivali, predisponendole ad una attività in un certo qual modo anomala. Uno sgorgo liquido piacevolmente urticante gratifica il cavo orale. Una scossa lenta si propaga: tocca i nervi dei denti di sotto, scavalca il mento, scende lungo il lungo collo, elettrizza la cassa toracica. Va a svelare alla giovane Egle l’esistenza di zone erogene.

Al ritorno i due saliranno di nuovo in macchina insieme. Egle leggerà una cosa che ha scritto: forse il testo del tema di maturità futura. Forse un canto alla Luna. Più probabilmente l’incipit di un racconto d’amore adolescenziale. Non credo sia importante saperlo. L’essenziale è che lui l’ascolterà. Attentamente. Intensamente la guarderà, staccando definitivamente lo sguardo dalla guida. La strada si fermerà, il marciapiede si accosterà alla vettura. Sarà consentito il momento. Di transizione. Compiacente il cielo cambierà abito. Egle, pur continuando la lettura, si accorgerà di aver sollevato lo sguardo dai fogli scritti, ferocemente attratta dal turbamento magnetico di quegli occhi neri. Il futuro diverrà-diventa presente. È consentito il momento. Si è eclissato l’attrito che smorza i sistemi oscillanti. Il cielo indossa la veste serale. Egle non cerca la Luna. Egle sa che la Luna, anche se non la vedi, c’è. Chissà se anche Marco ci crede?
Bah!

Eppure la Luna produce sulla Terra ombre:

Ombre di Luna.
Effettivamente non scalda
non abbronza non…
Eppure definisce deboli ombre,
qui sulla terra. Debolissime.
Non certo decise come i tatuaggi perenni
dovuti ad esplosioni atomiche,
nemmeno normali come le variabili sagome
sparse dal sole.
A volerle vedere
bisognerebbe spegnere tutte le luci artificiali.

Ma prima che il futuro diventi presente, c’è la passeggiata a piedi in un saliscendi irreale, a dissimulare qualunque centro, ad ipotizzare “mille orizzonti”. E un sorso alla fontana dallo spruzzo così rigorosamente parabolico da far esclamare: aveva ragione Galileo! E un conseguente cianciare di ellissi e circoli, parabole ed iperboli, che per Egle sono sezioni coniche, per Marco figure letterarie.
Fotografie scattate: da lui.
Fotografie scattate: da lei.
In una sequenza non ordinata, piuttosto casuale, simile alla proposta morfologica delle vie dell’antico ambito borgo. Suggestiva davvero, non costituisce trama.
Il tessuto dell’incontro non sta nella sequenza di cose fatte, nemmeno nei baci dati o desiderati. Nelle inquadrature. Nelle messe a fuoco. Nella salita a piedi su un percorso a ciottoli grossi e lucidi simile a Ciocorì fino a raggiungere l’arroccato punto più alto del colle. Non sta nemmeno nella conversazione assolutamente spontanea. Il tessuto è la condivisa sensazione di benessere. Tutto il resto è un mazzo di carte da gioco lanciato in aria: si scompone e scioglie carte allegramente.

Il tessuto dell’incontro risulta impenetrabile ai raggi cosmici. Sempre la fisica tra i piedi! I raggi cosmici sono quelli che se stendi una mano la attraversano; la attraversano anche se non la stendi. I raggi cosmici sono quelli che inzuppano terricci e rocce del Gran Sasso per solleticare i rivelatori dei fisici. I raggi cosmici sono quelli che non possono né penetrare né scalfire il tessuto creato da E&M oggi in cima al colle.
Egle, che studierà fisica all’università, già lo sa.

Marco è più grande, ha nove anni di più. E ha perso l’innocenza. Io credo che l’innocenza sia come l’onda del mare: così come va, può anche tornare. Ma il mio credo è un raggio cosmico. È il punto di vista di un adulto discreto, che osserva sì, ma da distante, senza interagire. Spetta ai protagonisti l’azione e lo sviluppo della storia, agli spettatori sperare che la storia ci sia, come esiste la Luna.

Marco ha un vissuto. Lo racconta grave. A Egle. Egle non intende la gravità di passato e futuro. Egle è nella dimensione presente. Anche Marco è, tuttavia ha bisogno di tempo per testare la tenuta del fuocherello: blocca il ciak in quarantena. Egle Vestale, tacitamente convinta che lo stand-bay finirà ora, accoglie ogni nuovo giorno con radioso sorriso pensando ora arriva sul destriero… bianco? O nero? O ma… ma di che colore è la macchina di Marco, Egle non sa.
E così.
Ora.
La macchina è ferma.

L’episodio finisce qui con titolo e finale a rima baciata. Gli lascio lo stridore di fondo, simile al rumore proveniente dallo spazio profondo. Lascio l’adolescenza di Egle tra le illusioni ottiche.

Illusioni ottiche
Un fiore giallo oggi nel mio giardino.
È una margherita. Eppure
mi fa pensare alla ginestra poetica
delle pendici dell’Etna. C’è davvero?
Ho camminato su pietre laviche
scure e taglienti. Non l’ho veduta.
Con te. Non vorrei cercarla.
Semplicemente salire sulla transiberiana.
Portasse davvero al lago Bajkal,
non importa. Dove porta porta.

Mi si dice le adolescenti non pensano a Galilei e ricordano il colore delle auto. Obiezione – ahimè – veritiera. Di apportare nel testo qualche modifica. Sostituire maturità futura con maturità passata e cose di questo tipo.
Se facessi commuovere Egle per i quarantennali della missione Apollo 11 e di Woodstock, cosa comporterebbe? Se le mettessi in testa una folta chioma di capelli bianchi, ne farei forse delle metafore urlanti?
Non lo farò. Preferisco porre l’accento sulla linfa che scorre in cospicua quantità nelle vene della protagonista femminile, personaggio volutamente anacronistico. Linfa, vitale, adolescenziale, che mette Egle in fase con le adolescenti di diritto. Ingannevolmente.

Adolescenti di diritto
Le adolescenti di diritto portano capelli a strati
inutilmente pigmentati.
Si innamorano di sfuggita, poi staccano la presa.
Si pennellano le unghie e graffiano.
Non censurano messaggi, nemmeno su richiesta.
Vanno spedite per le vie del mondo e
vivono la notte di luci e rumori.
Nessuna di cognome fa Vestale.

5 pensieri su “La macchina è ferma (da “racconti adolescenti”)

  1. Siamo sicuri che i protagonisti di questo racconto siano degli adolescenti?
    E’ cerebrale, complesso, molto ben fatto. Difficile maneggiare un racconto così complesso (per un (una) adolescente)

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  2. Cara Alessandra
    travolgente, variabile e intenso. complimenti mi ci sono immersa e mi hai fatto venir la piacevole ansia di divorarlo.

    io l’adolescenza l’ho passata da un … pezzo e non so se sia diversa dq quella attuale però non ricordo il colore delle auto ma solo degli occhi e mi accade anche nella maturità. Ed è vero sì, si va sempre spedite per le vie del mondo, dividendo quel frutto di magia che è la luna ocmpagna a sognatori e innamorati.
    buonanotte a te e a Giovanni e un grazie ad entrambi per aver scritto e per aver segnalato
    Stella

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  3. Risposta dell’autrice di La macchina è ferma.

    Il commento di Giuseppe è un quesito aperto e in questa forma suggestiva lo interiorizzo. Grazie Giuseppe.

    Lo scritto di Stella Maria è epistolare: una lettera a me rivolta. Rispondo:
    “La macchina è ferma è la mia prima pubblicazione in rete. È la mia prima pubblicazione in assoluto. Oggi, dunque,ho aperto il blog con una certa trepidazione per vedere se il mio racconto era stato letto, ovvero letto/commentato. Ho trovato due commenti: il commento di Giuseppe e la tua lettera, Stella Maria. Parole che mi fanno bene. Mi fanno capire che ci può essere affinità tra persone che non si conoscono e che uno scritto è un ponte di apertura al mondo, è una password di apertura di un documento dello spirito pubblicamente dichiarata.” Grazie Stella Maria.

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  4. cara Ale
    Giuseppe ha espresso lo stesso mio dubbio. Credo che il tuo magnifico racconto non si addica ai “teen” di oggi ma a quelli che l’adolescenza l’hanno già vissuta e proprio per questo leggono d’un fiato questa storia e vi si ritrovano, vi si rispecchiano. Il tempo, come ben sai, è un concetto relativo e le emozioni…beh, quelle poi, si muovono al di là del tempo…
    Grazie! Silvia

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