La tovaglia

da qui

Quando si tratta di sparecchiare c’è sempre il furbo che si eclissa; una questione di DNA, credo. Oggi, per esempio, è rimasta la tovaglia sulla tavola. L’ho tolta e ripiegata tristemente, come fosse un simbolo: della fragilità di questi giorni, della mancanza di condivisione, dell’assenza del mio amico. Giorno dopo giorno, capisco che era tutto diverso, quando c’era: persino le meschinità quotidiane assumevano un aspetto tollerabile, ci si rideva sopra. La vita è ritrovare il filo,  il segreto di un sorriso proprio quando ti cadono le braccia. Ho amato don Mario più di Dio, e ho fiducia che Lui capisca. Anzi, sono sicuro che ci ride su.

11 pensieri su “La tovaglia

  1. ***** A piccoli passi*****

    cristallina di rugiada
    riposi
    dopo saltellìi sul mondo
    recisi
    come steli di giunchiglia.
    tanto fiera così
    serena la tua brezza
    di cuore rinchiuso
    in corpo di bambina,
    sospeso alle nuvole,
    nel tuo
    frizzante e rauco andare.
    ti ricordano
    i ciottoli di tante strade
    percorse
    con ansia leggera
    sulla terra madre, tua e mia.
    insieme
    dietro boccioli di ranuncoli,
    nel gioco di tendere incanti
    per un amante atteso,
    mai sfiorato.
    ti ricordano foglie
    calpestate di fretta
    nell’autunno che ti ha
    inghiottita..
    di pallida estate
    il tuo senso del dare
    nell’implosione di ossa
    nell’inondare sabbia di mare,
    con schiuma scompigliata
    dal diverso che amavi
    dall’altro che raccoglievi
    tu,
    piccoli passi
    piccole mani.
    seminavi nelle vie
    contrarie
    fresco crepuscolo
    per i tuoi giorni
    ma pochi hanno colto
    i tuoi segni,
    molti hanno scordato
    le tue danze
    di ballerina sul filo rappreso
    come corpo genuflesso,
    quando afferravi ombrelli
    per difendere l’umano
    dal vento e dal suo inganno,
    ritrovandoti sola,
    sotto la rugiada.
    voltato lo sguardo,
    gramaglie di vecchie
    impergamenate
    su banchi di quercia
    intrisi del mio furore.
    ti offrirò, ancora,
    trame di soffice lino
    per ripararti dalla pioggia.
    dimenticano, altri.
    ruvida carezza, la mia,
    ma ti ho.

    api, ad un’amica che cerco ancora.
    _______________________
    credo di poterlo condividere con te, quel sottile filo.grazie.

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  2. non solo quando si tratta di sparecchiare …
    E ci si ricorda di chi si è amato anche quando si ha tanto, tanto da fare, è una presenza che rimane continua anche quando non credi di pensare, pensi, chi si ama non si dimentica.
    Per sapere chi si è amato di più ci vorrebbe un “amatometro” e qui sì, che Dio sorride perchè uno strumento simile non è possibilità dell’uomo. Ma alla fine forse anche Lui ha qualche difficoltà, sono talmente tante le variabili che fanno grande e diverso un amore da ogni altro, che alla fine solo sommandoli tutti si può dire “ha amato”. E che tu abbia amato Domma è fuori di dubbio, così come che ami ancora e ne sei ancora tanto capace. Questo blog e ciò che ci regali e condividi, ne è dimostrazione … matematica per rimanere in tema di misure:-)
    buonanotte Faber, il costruttore … di amore e non solo
    stella

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  3. Caro Fabry,
    ti abbraccio forte perchè in questi momenti in cui ci manca la battuta o quello sguardo ….servono solo tanti abbracci

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  4. “il segreto di un sorriso proprio quando ti cadono le braccia”

    Vero, Fabrizio. Una risorsa salvifica che può arrivarci dal di dentro o dal di fuori, capace di riaccordarci con un’armonia misteriosa che tutto fa girare; di cui ci accorgiamo in genere quando la perdiamo, serbandone nostalgia.
    Un abbraccio
    Giovanni

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  5. “la vita è ritrovare il filo”

    a volte è un filo così sottile che pare impossibile… invece, magari…

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  6. “Ho amato don Mario più di Dio”, tu ci provi sempre, sei come quel pazzo di Abramo a Sodoma e Gomorra che si metteva davanti a Dio e contestava le sue decisioni, per di più sei un poeta, la chiusura di questo post è una delle cose più belle che ho letto, se non ti conoscessi ce l’avresti fatta, perchè hai cercato di fregarmi con la verità, certo che hai amato più don Mario, altrimenti come avrebbe fatto Dio a farti mettere in pratica il Vangelo.
    Mi hai proprio commosso, un caro abbraccio da questo ratto che più di Dio ama se stesso.

    C’era un Padre anacoreta nel deserto egiziano, non aveva niente a parte il suo Vangelo. Un giorno lo aprì e lesse questa parola; vai vendi tutto quello che hai e seguimi, subito si alzò e andò dai mercanti, vendette il suo vangelo, il ricavato lo diede ai poveri e tornò nella sua grotta.

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  7. L’assenza delle persone amate è dolorosa,la si avverte nei gesti di ogni giorno, nel silenzio della loro voce, che ci sembra muta per sempre. Ma quel filo non si interrompe,l’assenza fisica diventa una presenza interiore,che non ci abbandona più.Volevo dire a Domma tante cose,ma non l’ho mai fatto. Ora mi sembra che un muro sia caduto e mi rivolgo a lui senza spiegare niente,liberamente,chiedendo protezione per i miei figli, che ha allevato e amato. Tutti abbiamo amato o amiamo i nostri cari più di DIo,ma Dio lo vediamo attraverso questo amore grande,e,tu m’insegni,dove c’è amore c’èDio.Le vostre poesie mi commuovono e penso che su un punto, Fabrizio,dovresti riflettere:non sei affatto solo.

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  8. Non c’è nessuna libertà nello stare da soli.
    Don Giulio si realizza cercando di aiutare il prossimo anche se alla fine ci si chiede se sono gli amici e i parrocchiani ad avere bisogno di lui o non il contrario. (Nanni Moretti parla de “La messa è finita, 1985)

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  9. Sono d’accordo con Pandiani, Fabry. Sei un poeta – e che poeta!. Ma sei anche un prete – e che prete! , e un uomo – e che uomo!!. Certo che per amare così, in modo totale e implacabile , come hai fatto con don Mario , fino al sacrificio e alla rinuncia di tutti gli spazi liberi ( infermiere h24) , al dormire con un occhio solo , alla preoccupazione e disperazione per l’inevitabile preannunciato addio ( quante volte ti sei sentito sull’orlo del baratro , della caduta irreparabile?) , ma anche alla battuta ironica, all’umorismo, alla risata innocente , al gesto consueto e banale della buona notte , o del togliere la padella per le necessità fisiologiche…amare così non è da tutti e non è affatto facile. Ne sono sicuro. Ma se lo hai fatto una volta lo puoi fare per sempre. E io lo so , lo leggo nei tuoi occhi , Fabrizio, nel tuo sorriso domenicale, prima che la messa inizi. C’è ancora tutto quell’amore, per le tue pecorelle, non tutte docili. E loro – le pecore – lo sanno, siine certo. Tu non devi mai sentirti solo, anche se spesso è questa la condanna del prete ( ricordati del Diario di un curato di campagna). C’è molta, moltissima gente che ti ama, anche su questo blog, di cui sei l’anima, la grande anima.
    Un grande abbraccio.
    Augusto

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