Vivalascuola. “Chi fa politica lasci la scuola”

Gli insegnanti non dovrebbero parlare, i presidi non dovrebbero parlare, i giornalisti non dovrebbero parlare, i magistrati non dovrebbero parlare, l’opposizione non dovrebbe parlare… Il 3 ottobre sciopero dei precari della scuola e manifestazione per la libertà di stampa.

Qui non si fa politica. Stiamo lavorando per voi

di Donato Salzarulo

«Dopotutto la gente sembra capace di credere qualsiasi cosa.» (G. Rey, 1996)

1. – 14 Settembre 2009. Primo giorno di scuola. Mi sveglio quasi all’alba. Ho addosso un’eccitazione che mi porto nell’anima da bambino. Ora sono dirigente. Lo sono da molti anni. Sono tornato dalle ferie subito dopo ferragosto. Ho il compito di garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico. Non posso ridurmi all’ultimo minuto, anche se so che molte operazioni, non per responsabilità mia, verranno compiute col fiato in gola o a scuola già aperta. Esempio: quali insegnanti andranno a ricoprire i quattro posti di sostegno ottenuti in organico di fatto e rimasti disponibili? Chi sarà nominata sugli spezzoni orari d’inglese, dopo che le specialiste dalla mia scuola sono state costrette a transitare nell’organico di diritto dei posti comuni? Riuscirò a garantire a tutti gli alunni una buona distribuzione degli insegnanti di ruolo? Come affronterò la questione della compresenza dal momento che il DPR 20 marzo 2009, n° 89, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 luglio, ha ribadito che il tempo pieno continua “senza compresenze”?…

Ecco, ho per la testa interrogativi simili, ma il primo giorno di scuola mi sciolgo di fronte a genitori coi loro bimbetti che si accalcano ai cancelli per rimettere piedi nelle aule. Hanno volti sorridenti, gioiosi. Sono contenti di rivedere le loro maestre. Penso a Francesca che quasi piange quando le si dice che è vacanza e deve restare a casa. Penso a Matteo, bello e slanciato, che dovendo salutare le proprie insegnanti per andare in prima media non riesce a trattenere le lacrime e, infine, scoppia in un pianto dirotto. Penso a Leonardo che ho tenuto ore sulle ginocchia per consolarlo: non riusciva a capire perché il papà e la mamma si stessero separando. Potrei raccontare centinaia di storie dirette e indirette, vissute a lungo o per lampi. Il papà che arriva arrabbiato in direzione perché vuole che garantisca alla figlia “diversamente abile” la stessa maestra dell’anno scorso; la madre col figlio iscritto alla prima, finito con compagni diversi da quelli della sezione gialla di provenienza, e che «Direttore, la prego, me lo metta insieme agli altri! Abitiamo anche nello stesso palazzo…» «Ma, signora, c’è una commissione! Ci sono dei criteri fissati dal Consiglio di Circolo!… La seduta è stata pubblica!…»; il padre che vuole sapere se tutti i servizi igienici hanno i dispenser del sapone liquido perché «Sa con l’influenza suina che c’è in giro è opportuno lavarsi spesso le mani…» Prova a spiegargli che alla data di oggi il Ministro non ci ha accreditato un euro, che sia un euro, per le spese di funzionamento.

La scuola è questo brulicare di visi, di corpi, di problemi. Facili e difficili, semplici e complessi, risolvibili e irrisolvibili. Vivo da una vita fra queste mura. Pure non sono stanco. Ascoltare, educare, proporre, gestire, apprendere, insegnare, organizzare, dirigere sono attività che continuo a svolgere volentieri e con entusiasmo. Il primo giorno di scuola, questo complesso vivente, questa comunità si rimette in moto in tutte le sue componenti ed io che sono qui a rappresentarla – dopo essere stato alunno, studente, maestro, professore – sono contento. Per questo il primo giorno di scuola mi sveglio all’alba, mi preparo con cura, ho gli occhi che brillano.

2. – La televisione è accesa in salotto. Ogni mattina Giuseppina vuole sapere che tempo fa. “Ma che te frega!…” le dico, “Tanto, comunque, starai lì, seduta al computer, a compilar moduli e carte.” Prima Pagina. Sullo schermo scorrono le prime pagine dei giornali. Titolo centrale del Corriere della Sera: «Chi fa politica lasci la scuola». Oh, Dio! Virgolettato. Parole del Ministro Gelmini. Sue, proprio sue. Ho un sussulto. La memoria corre al mio primo anno da maestro. Prima dell’approvazione dei Decreti Delegati, nel 1974. Lavoravo con un bravo direttore, ma come dire? un po’ autoritario ed uomo d’ordine. Probabilmente s’era formato durante il Ventennio, quando nei locali pubblici era esposto il famoso cartello “Qui non si fa politica”. Guardava tutti dall’alto in basso e con severità, subodorava politica dappertutto. A strascichi ancora in corso di Sessantotto italiano, dovendo scrivere il “piano di lavoro” bisognava prestare attenzione alle parole da usare. Meglio infarcire le pagine di “armonia”, di “educazione integrale”, di “centralità e spontaneità dell’allievo nel rispetto dell’autorità docente” piuttosto che discettare di “spirito critico”, di “crescita dell’autonomia personale”, di “ricerca”, ecc. ecc. Spirito critico?!… «Maestro, gli alunni vanno guidati! Non vorrà mica farne dei contestatori!…»

Del resto era proprio questa la preoccupazione che mi confessarono, a fine quinta, diventati amici, i genitori di Laura. D’origine veneta, democristiani e cattolici praticanti, quando in prima elementare scoprirono che la loro frugoletta era stata affidata a me, sessantottino con la barba e per giunta meridionale, si allarmarono non poco. Sebbene ci fosse stata la strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), c’era ancora un clima da “libretto rosso” e pensavano – era chiaramente una loro proiezione – che avrei catechizzato la loro figliola e i malcapitati suoi compagni e compagne. Figurarsi! Nulla di più lontano dalle mie intenzioni e dai miei valori. Avevo scritto dall’adolescenza poesie e pensavo che gli esseri umani, tutti gli esseri umani, abbiano diritto al pane e ad una biografia. Ogni persona è unica, singolare ed è un continente tutto da scoprire. Avevo in testa le parole di mia madre: “Una persona non si conosce mai interamente, anche quando ci mangi e ci dormi insieme una vita. Guarda tuo padre!…” Lavorare con bambini, inoltre, per me significava scrutare il nuovo, dare inizio a processi creativi. Centralità, quindi, e rispetto delle persone con nome e cognome. E poi la verità come continua ricerca, antidogmatismo e antiautoritarsmo; tensione per la libertà, l’eguaglianza e la giustizia fra gli esseri umani. Altro che “ipse dixit” o catechismo!

I genitori di Laura se ne accorsero, quando in quarta elementare fui esonerato per un anno dall’insegnamento per fare il vicedirettore. Al posto mio venne una supplente. Era di Comunione e Liberazione e doveva testimoniare la sua fede. E come testimoniarla? Non con la consapevolezza dei versi del poeta che recitano “la fede opaca di che vivo/è solo mia”, non rispettando le fedi (cattoliche e non) o le incredulità altrui – in quella classe allora c’erano due famiglie testimoni di Geova e tre non credenti –, ma imponendo la propria. Così innalzò in classe un bell’altarino con su la statuetta di una Madonna e, di tanto in tanto, chiedeva ai bambini di rivolgere una preghiera o un accorato fervorino al Crocefisso e alla statuetta. «La prego, maestro, torni!…» mi confessò una sera la mamma, «Laura non la sopporta più. Ha detto che quando ha voglia di pregare va in Chiesa”.

3. – «Chi fa politica lasci la scuola» sostiene il Ministro Gelmini. Il titolo, per quanto virgolettato, è redazionale. Non escludo che al Corriere l’abbiano sparato così in prima pagina un po’ perché persone come me s’inalberino e diano del “fascista” (o qualcosa di simile) al titolare provvisorio di Viale Trastevere, un po’ perché, spara oggi e spara domani, si contribuisce a consolidare un senso comune e un’egemonia di destra nella società. E poi, diciamola tutta, anche il Corriere ritiene che vi sia un’area di militanza politica e sindacale nella scuola pubblica italiana che vada, se non stroncata, neutralizzata. Come spiegare, altrimenti, i ricorrenti editoriali di Galli Della Loggia? In quello di ieri il Ministro veniva raffigurato come un martire, un innocente San Sebastiano trafitto da tutte le parti.

L’informazione televisiva non mi basta. Semplifica, banalizza. Il ministro avrà pure detto quelle parole, ma in quale contesto e per quali obiettivi? Insomma, mi tocca comprare il giornale, leggere con attenzione, valutare. Ecco come siamo fatti noi ex-sessantottini. Non ci fidiamo della sola televisione, non ci fermiamo alla titolazione. Vogliamo andare fino in fondo, capire. Inutile dire che questo è stato un altro dei miei obiettivi educativi.

Lo è stato da sempre, da quando ho cominciato, col doposcuola, a diciannove anni. A mano a mano che gli alunni crescevano, quando l’occasione lo richiedeva, portavo almeno due giornali a scuola, di quelli cosiddetti “indipendenti”. Certe volte anche tre o quattro. Certe volte anche qualche giornale schierato, “di partito”. Facevo notare ai ragazzi, soprattutto alle medie, come uno stesso fatto o avvenimento venisse raccontato in modo diverso. E ogni narrazione aveva un “punto di vista”, evidenziava alcuni elementi e ne tralasciava altri, ecc. ecc.

Molti dovrebbero sapere che nelle scuole d’Italia per lungo tempo (e forse ancora oggi) è stata realizzata tutta una didattica, a partire proprio, dalle esperienze della lettura dei giornali in classe. Ciò che, però, vorrei far notare è che, mentre il sottoscritto, di giornali ai ragazzi ne arrivava a mostrare quattro, certi docenti della Lega o dell’area politica alla quale il Ministro appartiene si limitano a sventolare La Padania, Libero o Il Giornale del fratello del Presidente. Non so se questo significhi far politica nella scuola.

Se intende educare, io penso che un professore abbia il dovere di manifestare il suo “punto di vista”. Ha, però, il dovere di mostrare anche i punti di vista altrui. Il più obiettivamente possibile. Ci sono i programmi, poi, e non deve dimenticarli. Ma quante volte ho sentito famiglie lamentarsi della tale o tal’altra insegnante leghista che sputava su Garibaldi, su Mazzini e sul Risorgimento? I ragazzi raccontano alle famiglie cosa i docenti insegnano nelle aule. Di fronte a questi chiarissimi fuori-programma: «Andate dal Preside», consigliavo, «mettete per iscritto». Ma i genitori amano il quieto vivere ed hanno paura delle ritorsioni. Così come quelli di Laura si confessavano con me e non andavano dalla maestra a dirle che forse stava esagerando con crocefissi ed altarini, tanti altri oggi, pur avendone mille ragioni, non vanno dal Preside. Beninteso, sono minoranze. Proprio minoranze. La maggioranza dei docenti è composta da persone preparate, oneste e coscienziose.

4. – Allora, ho letto l’intervista. All’inizio il Ministro Gelmini sostiene: «Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoranza, che disattendono l’attuazione delle riforme. Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente. Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnante vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere. Quella è la sede per le sue battaglie, non la cattedra.» (Corriere della Sera, 14 settembre 2009, pag. 10).

Sorrido. Non capisco. Nella scuola elementare, modulo significa tre insegnanti su due classi. Se il Ministro in organico ne ha assegnati soltanto due, come è possibile mantenere il modulo? Come fanno queste ostinate minoranze a disattendere l’attuazione delle riforme (chiamiamole così)? Nella mia scuola non ho moduli e non posso parlare in prima persona. Ma nelle scuole dove c’era mi risulta che dirigenti e insegnanti si stiano arrabattando per garantire alle famiglie, che l’hanno scelto, un orario di funzionamento scolastico di 27 o 30 ore come previsto nella circolare sulle iscrizioni. Roba che procura una rotazione di insegnanti nelle classi da far tremare le vene e i polsi ai migliori dirigenti. Tant’è che ci sono alcune scuole che hanno cominciato l’anno scolastico, garantendo il solo orario antimeridiano. Altro che “maestro unico prevalente”!… E’ scritto proprio così. Un’espressione che ricorda le famose “convergenze parallele”. Pensavo che un maestro potesse essere o “unico” o “prevalente”. Terzium non datur. E, invece, grazie al Ministro, si dà.

Se non “fare politica a scuola” significa rispettare le leggi e le norme, per quanto mi riguarda non faccio politica. Il Consiglio dei Ministri, il Ministro, il Parlamento hanno scritto che nelle classi a tempo pieno non si effettua più la compresenza, ebbene, non essendo una norma che impone azioni, per così dire, “criminose”, il sottoscritto non disattenderà. A differenza di come fanno certi colleghi del Ministro che giurano sulla Costituzione e poi predicano la “Padania libera” e la secessione. Ma dovrò spiegare o no al Collegio Docenti e al Consiglio di Circolo che non c’è più la compresenza? Gli insegnanti dovranno spiegarlo ai genitori?

5. – Due insegnanti mi chiedono di essere ricevute. Vogliono mettermi al corrente della situazione della loro classe. E’ una seconda, ma potrebbe essere una terza, una quarta o una quinta. Hanno venti alunni. «Ma, direttore, in tutta la nostra carriera non ci è mai capitato!… Su venti, tre sono certificati – e per fortuna per 22 ore c’è un insegnante di sostegno – uno è dislessico, uno è seguito da una fisioterapista e sta per essere preso in carico dalla psicologa dell’UONPIA, due sono abbandonati a se stessi per via della loro situazione famigliare, e un altro…» «Basta, maestre, ditemi cosa posso fare…»

Conosco queste insegnanti da tempo immemorabile. Non hanno le mie stesse idee politiche. Non stanno in classe a girarsi i pollici. Fanno il loro mestiere con consapevolezza e passione. Non usavano le quattro ore di compresenza settimanale per correggere i compiti, per farsi i fatti propri o per leggere La Padania. Dividevano la classe in piccoli gruppi e seguivano i bambini con difficoltà. Seguivano anche meglio quelli iperdotati, perché «sa, direttore, ne abbiamo sette così, ma ne abbiamo alcuni che hanno ritmi di apprendimento eccezionali.» Attenzione ai bisogni dei singoli, personalizzazione dell’insegnamento, individualizzazione. Se non facevano recupero e consolidamento delle conoscenze acquisite, impegnavano la classe in progetti di arricchimento dell’offerta formativa: esperienze di animazione teatrale, giornalino scolastico, partecipazione a progetti di educazione ambientale… Era proprio necessario eliminare la compresenza?

La scuola a tempo pieno non è di destra o di sinistra. E’ un’organizzazione scolastica adeguata ai bisogni di una “società della conoscenza”, che non è più quella agricola dei miei genitori o dei miei nonni.

6. – Ad un certo punto dell’ intervista, il Ministro sostiene che «genitori e studenti… non si vogliono più accontentare di una scuola mediocre… non vogliono sentir parlare solo di organici e di curriculum ma di scuola come luogo di educazione.» Sfonda una porta aperta. Lasciamo da parte il concetto di “curriculum” che per le scienze della formazione significa qualcosa di più che piano di studi, noi uomini e donne di scuola, dirigenti ed insegnanti, vorremmo parlare proprio di educazione. E, invece, in tutti questi mesi, grazie al Ministro e al suo collega Tremonti, non si è fatto altro che parlare di organici. Del resto, se da tre insegnanti su due classi, si passa a due, non si può dire che si stia parlando di educazione; se si elimina la compresenza per destinare quelle ore a supplenze brevi, non si può dire che si stia discutendo dell’educare oggi…

Non dimenticherò mai l’intervista di Tremonti al Corriere dell’anno scorso. Se la prendeva col Sessantotto e i pedagogisti. Questo Ministro ha sempre il vizio di prendersela con qualcuno: i banchieri, gli economisti…; come quell’altro che ha messo sotto tiro i “cineasti parassiti”, i “falsi orchestrali” e, potevano mancare?, gli “insegnanti fannulloni”.

Di quest’ultima categoria un po’ m’intendo: i primi “fannulloni” sono quelli che predicano l’efficienza e la bontà delle scuole private, vi iscrivono i loro figli e, intanto, occupano posti nella scuola statale; se la prendono coi “terroni assistiti” e non perdono occasione per stare a casa: se hanno una maternità è quasi certamente morbosa, se vengono eletti in qualche Consiglio sfruttano tutti i diritti previsti dalle leggi per non presentarsi in classe, ecc. ecc. I fannulloni non sono di sinistra o di destra. Sono fannulloni e basta. Però, come diceva quel personaggio televisivo, una domanda sorge spontanea: è corretto che chi non crede nella “mission” di questa scuola, chi non crede nella finalità e negli obiettivi della “scuola della Costituzione Repubblicana”, debba lavorare in questi edifici e frequentare queste aule?… Queste minoranze, francamente, mi sembrano più pericolose e sabotatrici di quelle che, secondo il Ministro, disattenderebbero dall’attuare la riforma del “maestro unico prevalente”.

7. – A tirare i fili di questa vicenda, la mia impressione è semplice: ideologia, nient’altro che ideologia. Ideologia d’ordine per nascondere il più insidioso smantellamento della scuola statale praticato in quest’ultimo decennio; ideologia autoritaria per poter realizzare uno dei più grandi “salassi sociali” che si ricordino: circa 150.000 persone disoccupate o non più rioccupate in un triennio; ideologia intimidatoria, di destra, per imporre nella scuola una monocultura della mente, una specie di pensiero unico sul mondo e sulla realtà.

Genitori e studenti non si accontentano di una “scuola mediocre”. Speriamo. Toccando con mano gli effetti della politica di questo Ministro, forse capiranno che una scuola di qualità la fanno certamente gli insegnanti e i dirigenti. Ma se si taglia gli uni e gli altri, se si diminuisce il tempo-scuola, se i bilanci delle istituzioni scolastiche non vengono riforniti neanche per le ordinarie spese di funzionamento didattico-amministrativo, sarà difficile soddisfare la richiesta di una scuola non mediocre.

Se non suonasse umoristico e vagamente intimidatorio, farei affiggere ai cancelli delle scuole questo cartello: «Qui non si fa politica. Stiamo lavorando per voi. Per i miracoli ci stiamo attrezzando

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Confronti

“Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnante vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere” (on. Maria Stella Gelmini)

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”

(Lettera a una professoressa)

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Gentile Ministro Gelmini,

insegno da 17 anni nella scuola superiore della Repubblica italiana…

… Lei mi dice che io sono un funzionario pubblico e che pertanto posso non essere d’accordo con la sua riforma, ma devo tacere e limitarmi ad eseguire, obbedendo al mio datore di lavoro. Altrimenti dovrei lasciare la scuola e candidarmi nelle liste di qualche partito. Le ricordo, ma credo Lei debba averlo ben presente in quanto donna di legge, che i “funzionari pubblici” non devono giurare fedeltà a nessuno, se non alla Costituzione.

Come funzionario pubblico, io sono garante, per quanto di mia competenza, dei diritti che la nostra Costituzione sancisce per i cittadini. E quindi, nell’adempiere le mie funzioni, devo dare loro una buona scuola e devo renderli consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri di studenti e di cittadini. Se la qualità della scuola che frequentano non è all’altezza della sfida cui ci mette di fronte la società della conoscenza, allora io ho il dovere di informarli del perché ciò accade, di ciò cui avrebbero diritto e viene loro negato, responsabilizzandoli perché sappiano difenderlo.

(lettera di Roberta Roberti, continua qui)

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Altri interventi sull’intervista dell’on. Maria Stella Gelmini:

Cinzia Mion, Giuseppe Caliceti, Aristarco Ammazzacaffè. E la lettera del Dirigente Scolastico Simonetta Salacone.

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Sulla libertà di stampa in Italia vedi qui.

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Un appello di docenti per la scuola pubblica.

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Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

La mappa della protesta qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

18 pensieri su “Vivalascuola. “Chi fa politica lasci la scuola”

  1. Non so, ma ad un certo punto non ne posso proprio più e dico che, a scuola, di POLITICA, non se ne fa proprio come non se ne fa in parla-mento. C’è una rivendita all’ingrosso di opinionisti che non si prendono cura di nulla, legati come sono, mani piedi e cervello da questo o quel PARTITO, come dire PARTICOLARE e si perde di vista ciò che è il bene comune per cui si è stati votati e ci si è VOTATI in quel MINISTERO, non mistero!
    E’ perchè non ci si rende conto che tenere i piedi su questa terra, intesa come pianeta abitato, anche da quelli che hanno la testa all’ingiù rispetto il nostro (? ma nostro dove e come?)è una questione di rispetto e comunione, questa è l’ostia, non le tante sparate e parate, militanti o militari.E’ ora di finirla con la concorrenza ed è ora di lavorare per i benefici comuni. Se pisciano veleni nelle falde a nord non è che stanno male solo a sud, la terra beve e succhia e capillarmente si avvelena tutta quanta. O tagliamo e amputiamo gambe e braccia di Gea, perchè vanno in cancrena?
    Questa è POLITICA il resto è disguido.fernanda

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  2. “la mia impressione è semplice: ideologia, nient’altro che ideologia. Ideologia d’ordine per nascondere il più insidioso smantellamento della scuola statale praticato in quest’ultimo decennio; ideologia autoritaria per poter realizzare uno dei più grandi “salassi sociali” che si ricordino” : non potrei essere più d’accordo, grazie per averlo detto così chiaramente.

    e comunque, donato, che pagine meravigliose…

    “pensavo che gli esseri umani, tutti gli esseri umani, abbiano diritto al pane e ad una biografia”

    grazie,
    r

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  3. l’ho trovata un’affermazione di inaudita brutalità e arroganza il giorno stesso in cui l’ineffabile la pronunciò.
    anche se leggo la poesia più innocua faccio politica: dovrei espungere dalla passione che ci metto tutte le implicazioni morali e civili e sentimentali, togliermi dagli occhi il mio modo di guardare, di guardare i miei studenti e le inflessioni della voce. per non parlare delle spiegazioni, delle possibili interpretazioni del testo. buttiamo via tre quarti della letteratura o laviamola con la candeggina! trasformiamo gli insegnanti in robottini! io non mi sono mai arresa di fronte alla mediocrità nella scuola e della scuola. strano che la mediocrità che combatto da sempre sia quella che promuove esattamente questo governo, gli dà lustro, lo rivoterebbe. strano che la mediocrità smentita a parole, sia confermata da azioni di desertificazione continua. quale scuola abbiano in mente non è dato sapere: o meglio temo la non-scuola che mostrano di avere nella loro non-mente.
    temo tuttavia che da dentro la scuola venga pochetto. questa mattina ho declinato l’invito ad un’ora eccedente. io non collaboro con chi ha tagliato posti di lavoro, e come me, altre mie due colleghe. ma molti altri, che pure deprecano lo stato delle cose, le fanno queste ore. io lo ritengo crumiraggio virtuale e pertanto da combattere.

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  4. la scuola, al di là della sua innegabile perfettibilità, è e rimane, a mio parere, un istituto concentrazionario, dove si impara giusto a leggere e a far di conto, un posto che serve a ridurre le statistiche della disoccupazione, una propedeutica all’omologazione. io li vedo i ragazzi delle medie, delle superiori (i bambini delle elementari si salvano, non ancora contaminati), e sono individui che, per la gran parte, mi fanno orrore. per loro l’importante è, scusatemi il termine, scopare (nonostante la tenera età) e consumare, questo è la vere pedagogia dominante. questo non toglie il lavoro encomiabile profuso da molti insegnanti che, bontà loro, ci credono ancora

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  5. domenicol: ma che stai a ddi’? pedagogia di chi? di noi insegnanti? ma sei fuori? “pedagogia” quella del grande fratello, dei reality? pedoqualchecosa, ma non pedagogia. se ritieni che i bimbi delle elementari siano “non ancora contaminati” vuol dire che tutto dipende dagli anni scolastici successivi. non ti salvare in corner col “lavoro encomiabile profuso da molti insegnanti…che ci credono ancora”. di’ con coraggio la tua pessima opinione, identica a quella di molti che magari sono gli stessi che danno ai figli per primi gli strumenti dell’imbarbarimento e del rincoglionimento. eddai, su!
    😦

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  6. lucy, guarda che la penso come te, la pedagogia a cui alludo non è di certo quella degli insegnanti, ma quella “sistemica” che passa anche per i genitorim mezzi di informazione, di intrattenimento, ecc.

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  7. Figli dell’epoca

    Siamo figli dell’epoca, l’epoca è politica.
    Tutte le tue, nostre, vostre
    faccende diurne, notturne,
    sono faccende politiche.
    Che ti piaccia o no
    i tuoi geni hanno un passato politico,
    la tua pelle una sfumatura politica,
    i tuoi occhi un aspetto politico.
    Ciò di cui parli ha una risonanza,
    ciò di cui taci ha una valenza
    in un modo o nell’altro politica.
    Perfino per campi, per boschi
    fai passi politici
    su uno sfondo politico.
    Anche le poesie apolitiche sono politiche,
    e in alto brilla la luna
    cosa non più lunare.
    Essere o non essere, questo è il problema.
    Quale problema, rispondi sul tema.
    problema politico.
    Non devi neppure essere una creatura umana
    per acquistare un significato politico.
    Basta che tu sia petrolio,
    mangime arricchito o materiale riciclabile.
    O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
    si è disputato per mesi:
    se negoziare sulla vita e la morte
    intorno a uno rotondo o quadrato.
    Intanto la gente moriva,
    gli animali crepavano,
    le case bruciavano
    e i campi inselvatichivano
    come in epoche remote
    e meno politiche.

    Wislawa SzymborskaPremio Nobel per la Letteratura 1996

    io la penso esattamente cosi!!!!!
    c.

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  8. Un punto di vista interessante, ma anche privilegiato. Quello del dirigente non è un compito facile. La politica secondo il filosofo Ateniese, significava l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Uso una definizione tecnica per definire la politica, anche se sono dubbiosa sul fatto che siamo cittadini.
    La parola sudditi sarebbe più adeguata al contesto.Sembra che l’unico desiderio dei nostri politici sia avere dei cittadini senza pensiero, e non parlo solo di questo governo.
    Dobbiamo comunque dare al ministro Gelmini la palma d’oro, perchè con questa “riforma” riuscirà a smantellare la scuola pubblica.L’unica risorsa che ci resta è la conoscenza, senza di essa non ci sarà un ricambio generazionale.Una società senza basi culturali profonde è destinata al fallimento, e la nostra sembra orientata in quella direzione.Prima siamo stati resi più poveri con l’euro, ora è stata la volta dell’istruzione, probabilmente presto spetterà anche alla sanità, una bella “riforma”.

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  9. Caro Donato

    Se permetti, in segno di stima e di amicizia, vorrei sollecitare una tua riflessione supplementare su questo “passaggio” del tuo lucido e splendido intervento:

    Se non “fare politica a scuola” significa rispettare le leggi e le norme, per quanto mi riguarda non faccio politica. Il Consiglio dei Ministri, il Ministro, il Parlamento hanno scritto che nelle classi a tempo pieno non si effettua più la compresenza, ebbene, non essendo una norma che impone azioni, per così dire, “criminose”, il sottoscritto non disattenderà. A differenza di come fanno certi colleghi del Ministro che giurano sulla Costituzione e poi predicano la “Padania libera” e la secessione. Ma dovrò spiegare o no al Collegio Docenti e al Consiglio di Circolo che non c’è più la compresenza? Gli insegnanti dovranno spiegarlo ai genitori?

    Non c’è ‘qualcosa’ che non torna? Parli di “certi colleghi del Ministero che giurano sulla Costituzione e poi predicano la “Padania libera” e la secessione”. Ma perché non parli dei colleghi ancora più pericolosi e devastanti per il nostro ordine costituzionale, per la Scuola della Repubblica, e per l’Italia intera? quelli del Partito “Italia”, il cui Presidente ha urlato e continua a urlare “Forza Italia” ed è tuttora il Presidente della “Repubblica” del “Popolo della Liberta’” della sua “Italia”?!!

    STORIA D’ITALIA, 1994-2009: LA LUNGA OFFESA E LA DEVASTANTE OFFENSIVA DEL CAVALIERE DI “FORZA ITALIA” CONTRO L’ITALIA.

    BERLUSCONI CONTINUA A CANTARE LA SUA CANZONE. IL PRESIDENTE DELL’ “ITALIA” SONO IO: “FORZA ITALIA” … E L’EFFETTO SI E’ VISTO E SI VEDE. E, cosa ancor piu’ grave (all’ennesima potenza e nell’abisso dell’indecenza), nessuno parla!!! La Scuola come tutte le Università e le Istituzioni hanno taciuto (e anche sorriso!!!).

    Non ritieni che la cosa è stata ed è di GRAVITA’ INAUDITA’ E DA VERGOGNA PLANETARIA?

    A MIO PARERE: ABUSO ISTITUZIONALE DEL NOME “ITALIA” DA PARTE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: DIMISSIONI SUBITO!!!

    UN SOLO URLO DA TUTTA L’ITALIA!!!

    M. cari saluti e buon lavoro.

    Federico La Sala

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  10. Ho lasciato la scuola per “vecchiaia”,ma condivido la vostra passione e la vostra indignazione.Vorrei anche chiedere ai nostri governanti,e purtroppo non soltanto a loro,se proprio ritengono che l’aumento degli alunni bocciati sia da ritenersi un esempio di maggiore severità e serietà della scuola.Ho sempre sofferto per ogni mio alunno “respinto” chiedendomi dove avevo sbagliato, quali strategie non avevo applicato,perchè il recupero non era avvenuto. Questo progressivo impoverimento della scuola, ammantato di severità e disciplina ,incrementerà l’abbandono scolastico facendo crescere il numero dei disadattati. Dire questo non è fare politica, cara Maria Stella, ma pensare al futuro dei nostri figli e nipoti.

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  11. ma magari si trattasse di una concezione di serietà vecchio stampo! invece è una serietà a maglie larghissime attraverso cui passano i soliti furbi e quelli bisognosi d’aiuto s’aggiustino. i soliti furbi col portafoglio grosso così cercheranno la “serietà” nei diplomifici: tutto concorre a sfasciare del tutto questa scuola della serietà e dell’impegno.

    insisto sul dettaglio: stamattina quasi-litigio con collega di rifondazione. cos’è, anche tu hai dato la disponibilità per ore extra? sì. e con i colleghi che hanno perso il posto di lavoro di cui stiamo occupando l’orario, come la mettiamo? (silenzio: il silenzio del rifondarolo è un’occasione unica!). ma non c’è niente da fare, cara, con questo governo!!! ah no??? e spianargli la strada, soprattutto TU che sei comunista invece sì, eh??? ok. io vado avanti a dire di no, fino a che non mi dimostreranno “almeno” che per legge non lo posso fare. poi però prima di parlare dei colleghi precari sciàcquati la bocca. ho girato i tacchi e ho capito che sono sempre stata sola nelle mie battaglie e un po’ troppo cassandra. adesso però siamo al deserto dei tartari.

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  12. E’ vero la Gelmini fa proprio propaganda …”La scuola è un organo costituzionale perchè forma il cittadino di domani, è la precondizione dell’esercizio della democrazia…”Ho inserito questa frase di Calamandrei per ricordare agli smemorati, Cittadini e semplici Ministri… che la scuola concorre alla formazione dell’uomo e del cittadino, quindi è inevitabile fare anche politica a scuola, nel senso originario del termine.Non solo,è importante fare buona politica a scuola, ma anche fuori dalla scuola. Mi permetto quindi di dare un piccolo suggerimento alla nostar Ministra, da insegnante ovviamente:” per fare buona politica non c’è bisogno di grandi uomini, ma basta che ci siano persone oneste che sappiano fare onestamente il loro mestiere: sono necessarie buona fede, serietà e impegno morale” Bella frase vero? E’ sempre di Calamandrei, padre della nostra Costituzione…Infine grazie di cuore a Donato per l’onestà intellettuale del suo scritto e la bellezza delle sue parole.

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  13. Conosco la serietà e l’impegno che il dirigente Donato Salzarulo mette nel suo lavoro quotidiano e, soprattutto, la libertà di pensiero che cerca di promuovere all’imterno della sua scuola. Concordo sul fatto che la propaganda della ministra, semplice pedina nelle mani del potere, sia essa stessa propaganda elettorale del partito “tifoso dell’Italia”. Oggi più che mai, torna attuale il romanzo di George Orwell “1984”. Cito dal romanzo: « Se i fatti invece dicono il contrario, allora bisogna alterare i fatti. Così la storia si riscrive di continuo. Questa quotidiana falsificazione del passato, intrapresa e condotta dal Ministero della Verità, è necessaria alla stabilità del regime. […] La mutabilità del passato è il dogma centrale. »
    La società, nel romanzo, è amministrata e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti.
    L’unica forma di pensiero ammissibile è un pensiero che esige che la mente si adatti senza resistenze alla realtà così come definita dal partito e cancelli ogni dato divergente ed ogni forma di obiezione.
    Ci si aspetta che gli uomini si adeguino, cancellando la memoria dei fatti indesiderati e sostituendoli coi fatti che il Partito vuole che si ricordino.
    Fortunatamente molte risposte ci sono, mi spiace per Lucy che combatte da sola,ed esistono ancora molti spiriti liberi. Non riusciranno ad imbavagliare l’unico istituto che ancora gode di una sua libertà interna.La nostra è una missione. Buon lavoro a tutti!

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  14. Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti. I problemi sollevati sono molti e non ho la minima pretesa di dire la “parola definitiva”. Mi interessa, però, riprenderli e registrarli. In ordine:
    a) Che significa fare politica (Lucy, Vitale, Gena, Federico, ecc.) e quale ne è il fine (Fernanda)
    b) Quale politica scolastica fa questo Ministro e questo Governo (Lucy. Annamaria, ecc.)
    c) Che cos’è oggi la scuola (Domenico) e quale il suo ruolo istituzionale
    d) Cosa vuol dire educare in un paesaggio sociale caratterizzato dalla presenza massiccia dei mass-media e da altre agenzie educative extrascolastiche, ecc.
    a) “Che significa fare politica”. Per il Ministro è chiaro: iscriversi ad un partito e farsi eleggere in Parlamento o in qualche Consiglio (regionale, provinciale, comunale…). Il pericolo che viene denunciato è che nelle scuole ci sia una minoranza di insegnanti e dirigenti politicizzati, in senso partitico, (in soldoni: militanti, simpatizzanti, elettori attivi di sinistra radicale o di centrosinistra, ecc.), che non si limiterebbe soltanto a criticare le cosiddette riforme, ma che non le applicherebbe. Siccome, l’esempio fornito è quello del modulo, ancora mi chiedo: come fanno questi dirigenti ed insegnanti a continuare ad applicare il modulo nella scuola primaria, se il Ministro, che ha il compito di definire gli organici a livello nazionale, non ha più assegnato 3 insegnanti su due classi? Per quanto mi riguarda sono d’accordo a non fare politica partitica nei Collegi, nei Consigli d’Istituto e nelle aule scolastiche (“Vota Antonio!…Vota Antonio!”…). Ma quest’invito il Ministro deve rivolgerlo anche a dirigenti e insegnanti appartenenti al PdL, alla Lega, a Comunione e Liberazione, ecc. Ve ne sono alcuni che sono passati (e passano) come rulli compressori sulle attribuzioni del Collegio e dei Consigli ed hanno evitato (ed evitano) di mettere all’ordine del giorno problemi di stretta competenza di questi organi collegiali (es. l’organizzazione scolastica, il regolamento interno che prevede eventualmente la “divisa” per gli alunni, ecc.).
    Certo, fare politica non si riduce al votare e al farsi eleggere. Secondo la definizione aristotelica, ripresa in alcuni interventi, è attività relativa all’insieme di problemi riguardanti la città (polis). Però, quando Genna parla di cittadini ridotti forse a sudditi e Rocchina di situazione orwelliana, si capisce che la mente va all’oggetto, a mio parere fondante, della politica: il potere. Chi comanda chi? In uno Stato, in un rapporto di coppia, in una famiglia, in un’impresa, in una scuola, in una chiesa, in un giornale, ecc. ecc. Potere economico, politico, ideologico. Cortesemente va fatto presente al Ministro che comanda soltanto per le attribuzioni previste dalla funzione. Può augurarsi e auspicare che tutti i bambini d’Italia indossino un bel grembiulino (magari azzurro), ma non può imporlo, perché le scuole sono funzionalmente autonome e si danno, per le materie di loro competenza, norme e regolamenti. In uno Stato democratico, questa si chiama “gerarchia funzionale”.
    Quando dico che politica è attività connessa al potere e che il potere non ce l’ha in esclusiva il Ministro o il Presidente del Consiglio, voglio dire che ce l’hanno anche i genitori, gli insegnanti (ad esempio, di respingere o promuovere…), i dirigenti, ecc. ecc. In questo senso, è diffusa in tutta la società e può riguardare molte attività. Non sarei d’accordo, però, con un’interpretazione “totalitaria”. Per fortuna, qualcosa c’è che è autonoma dalla politica o non è del tutto politica: l’attività estetica, ad esempio; quella etica, quella religiosa…
    b) Sul fatto che la politica scolastica di questo Ministro e questo Governo si riduca a tagli occupazionali, promozione della mediocrità, ecc. sono d’accordo con Lucy e Annamaria.
    c) Non sono d’accordo con Domenico sul considerare la scuola un “istituto concentrazionario”. Ai miei tempi, la si considerava un “apparato ideologico di Stato” (insieme alla famiglia, la Chiesa, ecc.). Penso che la sua funzione di formare la persona e il cittadino, di trasmettere saperi e promuovere competenze di vario tipo, rimanga tale. Il fatto che sia di Stato, di questo Stato nato dalla Resistenza, con questa Costituzione, possa in parte garantirci dalle invasioni di campo di chi preferirebbe il sultanato o lo Stato patrimoniale di Luigi XIV (“l’état c’est moi!”).
    d) Quando non ricorrono alla forza o alla violenza più o meno legittima, chiaro oggi i gruppi dominanti per assicurarsi il dominio (obbedienza, consenso, plauso…) preferiscono il salotto di Porta a porta o le risate di Striscia la notizia. Buona parte del sistema mediale garantisce la riproduzione ideologica di questo sociale. La scuola è nelle retrovie. A maggior ragione, dobbiamo essere consapevoli, come sostiene Rocchina, della nostra “missione”: autonomia, libertà e pensiero critico contro ogni dispotismo.
    Ancora grazie a tutti.

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  15. @ lucy (un amarcord)
    anch’io non davo ostinatamente la disponibilità per le ore extra. E venivo guardato male da cani e porci. Ma pensavo che ora l’avessero “imposta” per legge.

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  16. Questa sera sono uscita dalla riunione del consiglio di circolo con l’amaro in bocca… Sentire una di quelle insegnanti “che ci crede veramente” che ci dice: “Noi siamo demotivate perché vediamo la scuola andare a rotoli” mi rattrista davvero. Io sono una mamma fortunata perché ho potuto vedere da vicino quanto impegno e quanta passione dedicano le maestre ai nosrti bambini, ben oltre gli orari e i doveri istituzionali. E se reagiscono cosí vuole dire che non ne possono proprio piú… E ho visto anche i salti mortali che sta facendo Donato per garantire stabilitá a tutte le classi, per trovare qualche ora e qualche euro per i bellissimi progetti che hanno sempre caratterizzato la nostra scuola. Se questo vuol dire fare politica nella scuola, evviva la politica! Anna, Angela, Tina, Rocchina non mollate! La scuola é uno dei pochi presidi educativi rimasti ed é per questo che stanno procedendo alla sua lenta distruzione. Non vogliamo dargliela vinta, vero?!

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