“Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace)

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§1

12 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie ha continuato ad accudirlo fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. La figura di Wallace, in questi anni, è stata al centro di un doppio dibattito, letterario e medico; il primo incentrato sull’apporto fondamentale alla letteratura post-moderna e all’influenza che lo scrittore di Ithaca ebbe sulle principali figure di autori nati nei primi anni dopo il duemila; il secondo dibattito, più spinoso, sulla sua condizione vegetativa e su come grazie agli sforzi della moglie egli sia riuscito a sopravvivere continuando a dedicarsi alla sue passioni di sempre, la scrittura e i cani. Negli ultimi anni, nonostante l’aggravarsi delle sue condizioni, Wallace ha scritto e dato alle stampe diverse opere non narrative. La critica sembra unanime nel considerare i suoi due capolavori “Infinite Jest” (1996) e “The Pale King” (2010) come due tra le migliori opere di questo secolo. Questi i titoli dei suoi due ultimi romanzi. Le riflessioni di Wallace fino ad oggi si sono in prevalenza soffermate su saggi di cultura e società. “Se ne va uno dei migliori, uno scrittore che ha contribuito a tracciare i confini di ciò che era narrabile in un’epoca che non sembrava riconoscere maestri e si presentava all’inizio di un nuovo secolo completamente smarrita” (L. Pagano). Gli anni in cui è vissuto David Foster Wallace sono stati gli anni in cui gli Stati Uniti hanno fatto fronte a diversi conflitti internazionali in Medio Oriente (Kuwait, Iraq, Afghanistan), sono stati gli anni che hanno immediatamente preceduto la Grande Crisi. Wallace ha osservato questi avvenimenti dal letto collocato nella stanza di un appartamento a New York, città dove era stato trasferito nel 2008, a seguito della caduta, per facilitarne la cura. Non hanno fatto in tempo, la sua penna e il suo stile, a descrivere lo scoramento di una nazione dinanzi alla recente notizia dell’impeachment del nostro attuale Presidente, incriminato dalla Corte Suprema per avere cercato di occultare le prove che l’11/09 è stato voluto dall’amministrazione ombra del Presidente George W. Bush. I nostri lettori più giovani non si ricorderanno delle accuse – poi rivelatesi infondate – mosse alla moglie, secondo le quali Wallace non sarebbe stato vittima di un incidente.

Patrick Emerson, New Yorker, 12 Settembre 2048

§2

“Pronto? Parlo con Mr Emerson?”
“Mi dica”
“Sono Karel Green, possiamo incontrarci”

“Oh, certo Mrs Wallace, sono addolorato per quanto è successo…”

“Non si preoccupi, ho letto il suo articolo, vediamoci all’incrocio tra la Brodway e la 53th, alle nove e mezza di stasera, ho una cosa da consegnarle”.

Fa fresco. L’estate è appena finita. Che significato ha tutto ciò? Mrs Green mi ha dato appuntamento in mezzo ad una strada. Che strano. Fino a trent’anni fa questo angolo era famoso perché qui c’era il teatro che ospitava il Dave Letterman. Accidenti. Quanto tempo. Dopo il Capovolgimento del 2012 è tutto cambiato. Fine dello show, baby. Che cosa vorrà da me? Arrivo con dieci minuti di anticipo. “Buonasera. Diamoci del tu. Questo è per te. Mio marito mi aveva detto che quando sarebbe morto avrei dovuto fare tre cose. Le prime due le sto facendo in questo momento. David voleva che tu lo leggessi”. Apro il pacchetto che le esili dita di questa nonnina mi hanno appena consegnato. C’è dentro un manoscritto. “The end of time. Romanzo. David Foster Wallace”. “È l’ultima cosa su cui stava lavorando, lo ha finito ieri notte”. Insieme c’è una lettera. La seconda cosa. Faccio appena in tempo ad accorgermi del tesoro che ho tra le mani alzo la testa e Karel Green è scomparsa in mezzo alla folla che cammina su questo lato della strada.

§3

Mr Emerson, mi permetto di scriverle perché credo che negli ultimi anni lei sia stato uno degli scrittori che si è occupato meglio dei miei romanzi. Non ho mai avuto figli. Non ho fatto in tempo, io e Karel non ne volevamo, c’erano giorni in cui ero troppo depresso, l’amore dei miei cani era sufficiente e tutte le altre scuse che mi sono recitato in questi quaranta anni per sopportare la vita alla quale mi sono condannato per…”.

“La cena è pronta. Estrarre la cena. Desideri un cocktail per il dopocena Patrick?”. Devo ricordarmi di disattivare la voce del robot da cucina, mi fa venire i nervi. “Nau!”. “Idioma non riconosciuto. Errore del sistema”. “No Maddy, Nessun cocktail dopo cena. Accendi la televisione Maddy”.

“…per un errore che né io né forse il destino avevamo preventivato. Mia moglie sa di cosa parlo. Mr Emerson, il volume che le ho consegnato è il mio ultimo lavoro compiuto, lo affido alle sue cure con la certezza che saprà farne buon uso. Ho fatto in modo che mia moglie Karel consegnasse una lettera identica al nostro avvocato. Spero che mia moglie sia stata cortese con lei quando vi siete incontrati, in questi anni ha dovuto sopportarmi non poco.”

Non ho mai assaggiato un pollo più schifoso. Che fine hanno fatto i polli veri, ne esistono ancora? Secondo me stiamo ancora smaltendo le scorte dei decongelati di venti anni fa. Sullo schermo parete scorrono le immagini di Gerusalemme, il Papa ha annunciato che il suo viaggio in ottobre non sarà rimandato. Tra un mese è il Columbus Day, devo attrezzarmi, il direttore mi ha chiesto un pezzo. Adesso che ci penso. Nove e mezza. Ecco. Mrs Green ha voluto incontrarmi nell’ora in cui Wallace ha avuto l’incidente. Accidenti. Wallace è morto lo stesso giorno in cui ha avuto l’incidente che lo ha immobilizzato. Coincidenze. Chissà qual’è la ‘terza cosa’ che doveva fare Mrs Wallace.

“approfitto della presente per ringraziarla, anche da parte di mia moglie”.

Un presentimento. Qualcosa a cui nemmeno Mr Emerson, redattore del New Yorker, vuole dare retta. “Maddy, ho cambiato idea, prepara un gin lemon. Doppio”.

“Interrompiamo il servizio per una notizia dell’ultima ora. Secondo quanto appreso pochi minuti fa da un membro del NYPD Mrs. Karel Green, ottantenne, moglie di David Foster Wallace, il noto scrittore spentosi quest’oggi all’età di ottantasei anni, si sarebbe tolta la vita impiccandosi nella stanza da letto dell’appartamento di New York dove entrambi avevano vissuto negli ultimi quaranta anni, a seguito dell’incidente che colpì Mr Wallace nel 2008. Il suicidio sembra trovare una causa naturale nell’improvvisa avvenuta mancanza dello scrittore. Secondo recenti notizie la moglie di Wallace soffriva di crisi depressive e, dopo quaranta anni, non è riuscita a sopportare il dolore e la prospettiva di rimanere senza suo marito”.

David Foster Wallace, 21/02/1962 – 12/09/08

ogni riferimento a fatti, cose, persone, è fittizio


10 pensieri su ““Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace)

  1. “Fuga dal sistema” di Luciano Pagano è il secondo di una serie di racconti inediti di autori vari e a cadenza mensile che prosegue l’iniziativa “Serial writers”, ovvero, lo scrittore come assassino seriale.
    “Serial writers” è stato inaugurato dal racconto di Elisabetta Liguori uscito su LPELS il 28 agosto
    https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/08/28/lo-scrittore-seriale-elisabetta-liguori/
    e proseguirà il 25 ottobre con “Debbie” di Marco Candida.

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  2. e a me invece non piace. il mondo è bello perché è vario. ma complimenti sinceri a luciano pagano. spero di essere l’unico che non ha gradito. questione di stile non di scrittura, sia chiaro

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  3. No, no per carità Enrico, ci mancherebbe. Assodato che hai diritto ad avere preferenze, mi piacerebbe però capire meglio
    cosa non hai gradito dello stile. Solo per non ridurre il commento a un ‘mi piace’ ‘non mi piace’, che come ripeto, è espressione di preferenza assai legittima, ma a me personalmente incuriosisce sempre un ‘non mi piace’, e soprattutto quando è uno scrittore a formulare il giudizio, mi aspetto qualche elemento in più.

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  4. bianca, hai perfettamente ragione. mi scuso di essere stato un po’ evasivo, ma quando intervengo nei blog evito quasi sempre di fare commenti lunghi perché ho sempre il timore che possano sembrare una specie di prevaricazione sugli interventi degli altri. però è anche vero che con il mio modo di fare si rischia di essere scostanti.
    allora chiarisco meglio che questo racconto per me è scritto in maniera impeccabile, suggestiva ed evocativa. le parole sono adoperate con estrema cura e non danno mai l’impressione di essere state adottate in ragione di una ricerca dell’effetto. se l’effetto c’è, ed è un ottimo effetto, è proprio perché all’autore queste parole sono familiari in maniera naturale.
    il “non mi piace” potevo in effetti motivarlo meglio spiegando che una scrittura di questo livello, l’avrei preferita in un racconto che fosse stato senza soluzione di continuità. sono poco incline, insomma, ai flash back, agli “spaccati” e agli incastri.
    paturnie personali, come dicevo. e comprendo perfettamente tutti coloro che hanno trovato questo racconto straordinario.

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  5. Mi piace pensare che Dave avrebbe scritto decine di Infinite Jest e “Delitto e castigo” (o qualunque opera capitale del suo tempo) e Scope del sistema, sempre più fedeli ritratti della (post)modernità. Se ci pensiamo la socialità, la tecnologia, la comunicazione del XXI secolo non hanno precedenti… a volte è quasi difficile parlarne senza indicare la terribile novità che portano con se. David Foster Wallace ci parlava di questo mondo tutto nuovo come fosse in piedi da decenni… uguale a se stesso e l’uomo con esso.

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  6. Pingback: “Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace) | La poesia e lo spirito | alessandrapeluso

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