Allora la saluto

da qui

Comunione a un malato gravissimo, costretto a letto, intubato, inabile alla fonazione e a qualunque tipo di comunicazione che non sia un sorriso, una smorfia, una lacrima sfuggita dalla coda dell’occhio. C’è anche la sorella, piccola di statura come lui, maestra elementare ormai in pensione. Si finisce, non so come, a parlare di facebook. Lei non ha voluto mettere la foto. Mi racconta che le hanno chiesto l’amicizia, con un messaggio allegato: Quanti anni hai? Ha risposto, senza alcun problema, di averne compiuti sessantasei da pochi giorni. A quel punto, un nuovo messaggio: Bene, allora la saluto. Sono scoppiato a ridere, ma di un riso amaro. Guardavo il fratello immobile, gli occhi puntati su di noi. In un momento, ho immaginato tutti i malati della terra, i moribondi, i disabili, gli anziani. E accostavo le figure offese dal male o dal tempo alla frase terribile, diabolica: Allora la saluto. Ho pensato: l’inferno è questo. Un andarsene, un volere che non rimanga nulla, per l’eternità.

13 pensieri su “Allora la saluto

  1. mi commuove pensare che nella nostra folle fede c’è, non in un tempo futuro ma qui ed ora, oggi, adesso, un banchetto, una festa, una cena a cui tutti sono invitati ma nessuno vuole partecipare. il fatto è che la festa coincide col dono, non quello ricevuto ma quello offerto, con il donarsi senza riserve. festeggia solo colui, coloro che improvvisamente comprendono la gioia del darsi fino all’ultimo respiro.

    alla fine solo l’amore rimane

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Un amico, nel suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, si è messo platealmente la mano in tasca dinanzi al capufficio che lo aveva angariato per anni e che ora avanzava verso di lui con
    la mano tesa; e se ne è andato, secondo la sua espressione, “insalutato e insalutante”.
    Da parte mia gli ho obiettato che forse ha offerto una possibilità a quel tale, e ne ha negata una a se stesso.
    Se sono andato fuori tema scusatemi 🙂
    Grazie e un abbraccio,
    Roberto

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  3. questi pezzi che scrivi, di diario o non so, chiamali come vuoi, ci vengono a cercare, Fabrizio, e ci sbattono come un ferro sulla ringhiera che lo sente il palazzo intero.
    l’agonia delle coscienze é quella nostra di gente che gira
    le strade e non si guarda, ognuno con la guerra privata di resistenza contro il presente che tutti quanti un giorno saremo costretti a vincere.

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  4. Credo che sia un ben misero piacere far conoscere agli altri rancori e antipatie, ostentare disinteresse e noncuranza.
    Certo che Facebook è molto caratterizzato in senso generazionale. Se una/o sconosciuta/o mi chiedesse “kuanti anni ai?” saprei più o meno come (kome) regolarmi.

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  5. Caro Fabry, il mondo vive secondo il suo istinto di felicità: se una cosa mi piace bene, se non mi piace allora la scarto…quest’ultima parola mi ricorda una frase antica ma sempre attuale: “la pietra scartata dai costruttori e diventata testata d’angolo!”…purtroppo dietro ogni sentimento si nasconde un guadagno per se stessi ed è difficile trovare qualcuno che si dona al prossimo gratuitamente e con amore…e la pietà? Che cos’è la pietà?(oggi forse sarebbe questa la domanda di Pilato!) Le persone non hanno il tempo di provare pietà! Il lavoro, la famiglia, i figli,le relazioni personali, i cosmetici per la cura del corpo ecc…sono tutti grandi scatoloni dove ci si butta di tutto e di più!e poi? Tutto qui? “è no! c’ho bisogno di uno spazio tutto mio!” e per ottenere che cosa? “per divertirmi, per sentirmi libero dal mondo e dalla mia vita che è pesante”…e allora che si fa? Si diventa matti per cercare sempre qualcosa che non si trova: prima mi piace questo, poi mi piace quello e poi ancora cerco qualcos’altro perchè quello che ho non mi soddisfa più! Insomma si diventa schiavi di una ricerca del piacere senza fine,gli epicurei erano dei lattanti in confronto al mondo di oggi!ma allora cosa può rendere l’uomo libero? forse per alcuni potrebbe sembrare banale, ma la risposta alla domanda è l’Amore…un Amore che si offre e che non ha spazi egoistici perchè Ama e basta…S. Agostno diceva: “Ama e fa ciò che vuoi”…solo dall’Amore può sgorgare come un fiume d’Acqua Viva la Pietà che è la base del Perdono…sembra semplice ma questo esige un grande sforzo ascetico che ha come base il silenzio e l’ascolto…mi fermo qui sperando che questo commento possa servire per una riflessione personale.
    Gazie Fabry.
    Debby

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  6. dirci “tra di noi” che i valori sono altri rispetto all’andamento imperante non serve a molto. serve di più invece indagare se poi nella nostra vita rendiamo significativi i valori dell’unico comandamento che tutti li riassume o se invece, poco o tanto, assomigliamo a chi consuma (saponette, dentifrici, scatolame, tempo libero, libri, persone) allineando tutto su uno sfondo opaco e indistinto, lo sfondo dell’usa e getta. facebook, e parlo per documentazione di seconda mano, sia chiaro, è, a parer mio, uno degli specchi di questo tempo terribile in cui ci è toccato di vivere. uno strumento destinato ad acutizzare l’individualismo e il protagonismo, oltrettutto posticci, che imperano ovunque. il regno della volatilità e del punto esclamativo a sottolineare sentimenti di plastica, amicizie di plastica, valori di plastica. il regno della cafonaggine, il trionfo del do ut des, del dare e del darla per ottenere televisivi. poco contano le affermazioni di chi sostiene che fb è uno strumento di comunicazione neutro (per loro) con cui tengono contatti costruttivi con scrittori e intellettuali in genere. per la stragrande maggioranza ,e, perché no? per gli stessi che pensano di uscirsene indenni dal papocchio collettivo, di poterlo controllare, è quella cosa che è. un luogo di distanza dal centro del mondo, come aveva ipotizzato fabrizio, cioè il dolore. non ho molta simpatia per un’etica del sacrificio a tutti i costi. mi dico sempre che cristo forse da me non vuole che io muoia proprio sulla croce o che porga l’altra guancia. però non vuole nemmeno che guardi l’altro come strumento per il raggiungimento dei miei scopi, che io predichi amicizia e amore che vivono e regnano legati ad un clic. ti chiedo l’amicizia, mi dai la tua amicizia: ma che roba è. ti includo, mi piaci, poi se però se non sei giovane figa ti cancello, “te saluto!”: clic. mettiamo i vecchi i malati nel fornetto: con un clic. si fa tanto presto a cancellare l’humanitas. per quello che per me il centro del mondo è il dolore: perché mi consente di mantenere intatte l’humanitas e la gioia.

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  7. Sono d ‘ accordo con Marino Magliani.Questi tuoi “viaggi” itineranti nel(vasto) paese del dolore e dell’abbandono , queste tue “visite” così particolari ai relitti, ai diseredati della nostra società; queste tue pagine di diario così ben scandite, così luminosamente e implacabilmente descritte , così perfette nella loro essenza; questi “notturni” dell’anima in fuga perenne, ci rimbalzano addosso con un che di appuntito e sordo , un risveglio della coscienza che ci duole, ci fa sentire molto vili e impotenti.
    Un grande abbraccio.

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  8. A robertorossitesta. 4.
    Non sei fuori tema. Non ho mai letto un post cosi’ “adatto”.
    Un’ora fa ho dato la mano all'(ir)responsabile del personale che mi ha messo in cassa integrazione. Buongiorno, buongiorno… …addio!
    Potevo mettere la mano in tasca e togliermi una magra soddisfazione.
    Non l’ho fatto, ma il desiderio era forte.
    Inconsciamente ho voluto umiliarlo con le uniche armi che possedevo: la finta indifferenza e il silenzio. Gli ho detto, senza parlare tutta la mia “disamicizia”.
    Violenza in risposta a violenza. L’essere a posto con la coscienza non placa la rabbia.
    Che avrebbe fatto Gesu’? Dimmi Fabrizio!
    Ciao
    Beppe Cucchi

    Disamistade di “De andre'”

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  9. @ beppecucchi: solidarietà massima, sempre che ti possa servire sapere che ti si pensa. non è un gran momento, è una fase difficile della nostra storia. aggrappiamoci gli uni agli altri per non scivolare via, per non diventare inutilmente umiliati e offesi e non essere più utili né a noi né ad altri. in bocca al lupo!
    un abbraccio.
    lu

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