NOI, LE GOLOSE DI GOZZANO

sacher
LE GOLOSE

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine-
le dita senza guanto-
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perché niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.

Fra quegli aromi acuti,
strani commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh le signore come
ritornano bambine!

Perché non m’è concesso-
o legge inopportuna!-
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

(Guido Gozzano, 1883.1916)

Caro poeta, spero vogliate accettare la nostra replica, dolce, com’è nel nostro essere, alla vostra squisita poesia.
Chi di persona vi scrive, ahimé non in rima anch’essa, come vorrebbe, giacché incapace solo di pensare di poter mai paragonare le proprie ingenuità prosaiche all’alata arte del cantore… chi vi scrive dicevo, è una di quelle signore che voi, forse un pochino indelicatamente, avete osservato e descritto nei vostri amabili versi, con quella stessa golosità con cui le denominate.

Ebbene, la delicata e gradevole sfacciataggine di cui vi siete macchiato, come di uno sbuffo di panna montata sul baffetto, vi viene perdonata perché… siete proprio uguale a noi! Noi, signore golose che non sappiamo resistere alle tentazioni delle confetterie. E voi, da vero innamorato, che faticate a resistere alla tentazione di assaggiarci.
Perché noi, per voi, caro poeta, siamo simili alle paste delle confetterie.

Noi che amiamo la dolcezza della vita, ma dobbiamo stare attente al girovita, perché i nostri sarti sono dei burberi che protestano quando devono riprendere in mano il metro e rifare abiti nati sì alla moda, ma già un po’ troppo stretti
.
Noi che dell’ultima moda siamo proprio la disperazione, perché essa si accontenterebbe di accarezzare ossa digiunanti, mentre noi vogliamo che queste abbiano del contorno sostanzioso intorno, tutto da assaporare. Magari ad occhi chiusi, come un sorbetto, fresco e innocente, eppur tentatore.

Noi che facciamo arricchire anche le corsetterie, oltre che le confetterie, perché straripiamo da bustini che non riescono a contenere le nostre forme e che dobbiamo richiedere su misura.

Noi che ci guardiamo intorno quando intingiamo le dita nella crema di un bigné, cercando di trattenere quel sospiro di soddisfazione così simile al sospiro amoroso, perché convenzione vuole che né questo né quello sia decoroso esibire in pubblico.

Noi che tuttavia, come bambine, non soffriamo di sensi di colpa se distruggiamo un’opera d’arte che sa di zucchero e cannella, di cedro o limone, di fragola o cacao.

Noi che amiamo l’amore come amiamo la cioccolata, la panna e la marmellata, e siamo morbide come il pan di Spagna e contente di esserlo.

Noi, caro poeta, per quanto ci è concesso, non possiamo che esprimere la nostra gioia quando incontriamo uomini come voi. Uomini che vorrebbero baciare non già labbra sottili e piegate dalle rinunce, ma le nostre belle bocche sporche di crema, e non temono di ammetterlo e di farne poesia.

A nome di tutte le signore delle confetterie, monelle golose e gioiose, vi invito, amico poeta, a gustare le vere delizie della vita nella confetteria più vicina.
Colà, infatti, ci troverete, golose peccatrici impenitenti e felici di esserlo, e ci sorprenderete con le dita immerse in un gelato alla crema, e con un rossetto al cacao che chiede solo di essere baciato.

11 pensieri su “NOI, LE GOLOSE DI GOZZANO

  1. ramona, proponendo gozzano e questa deliziosa risposta, dolce e tenera come una pasterella alla crema, trovi in me una porta non aperta, ma spalancata! la leggerezza e la malinconia di gozzano sono intrise di sensualità. con la sua morte in giovane età, con l’ironia che ne derivava nel saperla prossima, egli ha scritto pagine di inno alla vita e alla donna di cui mostra di essere un ardente ed estatico ammiratore, un ammaliato perenne dell’eterno feminino che molto avrebbe da insegnare a certi majalini nazionali, seduttori da quattro (anche se da molti milioni di) soldi.
    grazie! la leggerezza è grazia divina.

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  2. Lucy, sono contenta che ti sia piaciuta la mia risposta ad un poeta così delicato e sensuale da fermarsi ad ammirare le donne golose, ben sapendo che la golosità di solito si manifesta anche in altri campi…
    Gozzano, per quanto poco lo conosca, mi affascina. E per il resto mi trovi in assoluto accordo sulla tua considerazione riguardanti i majalini nazional-miliardari…
    Un abbraccio.

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  3. con totò merumeni si rompe l’incanto, ramona, non gli badare! totò è la metafora del poeta che ama le buone cose di pessimo gusto, un po’ pusillanime, inetto, tutto il contrario del grande amatore e (s)tromba(zza)tore d’annunzio. meglio la signorina felicita o la strada. meglio leggerlo tutto: è un grande maestro del ‘900. e per quanto molti si affannino a vedere in d’annunzio il padre di tanta poesia novecentesca, secondo me gozzano sbuca fuori di qua e di là, insieme a pascoli.

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  4. Lucy, Pino: ho letto sia Totò che Felicita, a suo tempo, non litigate! Sono degni entrambi, e Gozzano mi sembra sia anche altro, perciò va bene tutto per conoscerlo meglio…

    Paolo: grazie a te per l’apprezzamento! So che i torinesi amano molto il loro concittadino.

    Carla: e se facessimo fifty-fifty?…

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