i vivi al mio paese sono morti

i vivi al mio paese sono morti

li ho visti oggi con le spalle al sole

spingevano per entrare al cimitero.

il mio paese non c’è più

non ride e non sputa in faccia più a nessuno.

ci vorrebbero tre metri di neve

tremila cappotti sulle mie spalle

per sentire il peso di chi c’era

rancori urlati rabbia muta

i grandi giorni della cicuta.

12 pensieri su “i vivi al mio paese sono morti

  1. ANCHE QUI LEGGO POCHI TESTI IN CUI SI PARLA DI PAESI. POSSIBILE CHE GLI SCRITTORI ABITANO TUTTI I IN CITTà E QUELLI CHE STANNO NEI PAESI NON VEDONO NIENTE?

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  2. bello il tuo testo e, al solito, radicale (perchè personalmente, per esperienza del paese, mi “prende”)

    io ho vissuto in un paese di mezza collina a nord di Taormina e ci ritorno per almeno 2 mesi l’anno (complessivamente)

    a spizzichi e bocconi su LPELS ho pubblicato LUMINA ET SEMINA (IN VALLE D’AGRO’) sul paese e la sua valle: ora il testo è accolto in formato PDF da rebstein.wordpress.com

    ciao, e.

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  3. sì ma il problema è che in generale il paese, il territorio, etc. sono divenuti periferia rispetto alle città – nel mio paese chi ci vive oggi, tra i giovani e gli adulti, ha interiorizzato, anche attraverso la TV, il modello della città come unica comunità possibile…

    l’angolo visuale delle città è inevitabile ed alla fine coinvolge anche chi scrive…

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  4. ma è una visuale da cui non si vede più niente.
    dobbiamo guardare il mondo dai suoi lembi più estremi se vogliamo salvarlo.

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  5. Quando torno a Noto è come ripartire ogni volta dal mio destino …che non è stato NOTO…è altro. Cettina

    Un paese di collina

    (dedicata a Noto, paese di collina in provincia di Siracusa)
    (detto “Giardino di pietra)

    Dolcemente ti svegli e respiri profondamente
    A pieni polmoni l’aria frizzantina del mattino.
    Il sole sorge dalla collina
    E bagliori dorati accarezzano il “Giardino di pietra .
    Con tenerezza allunghi lo sguardo fino al mare
    Immergi le mani nell’acqua
    E saluti i piccoli pesci che guizzano tra i flutti.
    L’insenatura del golfo di Noto
    Avvolge quel lembo di mare calmo in assenza di vento
    E’ un’oasi naturale che accoglie amorevolmente
    Stormi di uccelli migratori.
    Questo tramonto di fuoco dona alla pietra arenaria
    Caldi riflessi di rosa perlato
    Dove spiccano dolci movenze di capitelli,fregi,balconate
    Di palazzi di principi e baroni
    Gli occhi si spalancano
    Sulle bellezze architettoniche di questa bomboniera barocca
    di forma elegante, raffinata… preziosissima
    Indimenticabile patrimonio dell’Umanità.

    Autrice: Lascia Cirinnà Cettina
    nata a Noto (SR)

    Grazie per l’ospitalità in questo sito….Ciao a tutti Cettina

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  6. Grazie per il benvenuto, il tuo nichname :”La Funambola”, mi ricorda il titolo di una mia poesia che ti voglio dedicare …
    L’attesa del ritorno

    Come un funambolo sospeso sul filo del destino
    Si dondola la mia anima
    Ogni volta e’ la prima volta,non si da pace
    Immagina di vedere,di toccare
    Le mani,le braccia,tutto il corpo
    All’improvviso ti materializzi
    E ritorni come sempre
    Vicino a me per il resto della vita.

    PS.Non scrivo sono l’amore…mi sentirei un po’ limitata, Grazie per l’ospitalità su questo sito che arricchisce i miei orizzonti, Cettina

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  7. POSSIBILE CHE GLI SCRITTORI ABITANO TUTTI I IN CITTà E QUELLI CHE STANNO NEI PAESI NON VEDONO NIENTE?

    parole che fanno riflettere, franco: che si vede da ‘qui’ dove siamo? (a parte i nostri giganteschi tubi digerenti, le nostre anime fanatiche, i nostri ego grossi come quegli americani obesi che devono vivere a letto dentro se stessi) – non siamo mica tutti in città, e allora dove siamo? io vivo in una cittadina di provincia che molti (quelli che misurano la vita come una lunga sequenza di centri commerciali, di locali alla moda, di serate all’auditorium) diagnosticano ‘morta’, eppure so che un po’ hanno ragione, perché se non hai da comprare te ne vai in giro come un alieno, come un turista che ha perso i documenti e non se ne può più andare.
    “dobbiamo guardare il mondo dai suoi lembi più estremi se vogliamo salvarlo”: scrivi una cosa meravigliosa – non posso che commentare aggiungendo che, almeno, dobbiamo “guardare”.

    grazie,
    r

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  8. io ho scelto di vivere in un piccolo paese di provincia sul mare da qualche anno
    e cerco di scrivere da qui e di qui
    ma in un paese il poeta è sempre quel sognatore denigrato dai nuovi ricchi da quelli che vivono il presente come se gli scrittori fossero il passato
    nulla di più lontano da tutto questo
    io vivo lavoro amo li osservo e li descrivo
    pensando a tutta l’ignoranza che li abbraccia più del sole e del mare che li circonda
    bisogna resistere e scrivere da qui
    è l’unica certezza
    e forse è qui tutta la salvezza
    un abbraccio caro a te Arminio
    c.

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  9. Porto la mia testimonianza da SICILIANA SCRIVO DAI LAGHI DI PUSIANO, ALSERIO, SEGRINO….E ADESSO CON NOSTALGIA SCRIVO DELLA sICILIA I PAESAGGI CHE RICORDO DI TRENT’ANNNI FA …SU MILANO E ALCUNI PAESINI DEI DINTORNI DEL MILANESE …TABULA RASA…NON MI SENTO AL MOMENTO ISPIRATA E PENSARE CHE HO LAVORATO NEL CENTRO DI MILANO PER ALMENO OTTO ANNI….NON SO MA ADESSO SONO FELICE ….FELICE DI SCRIVERE, IO E IL PAESAGGIO SIAMO DEIVENTATI UNA SOLA COSA…FORSE HO TROVATO IL MIO POSTO NEL MONDO?, CIAO A TUTTI CETTINA

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