Rendere simili le chiese a Gesù e non Gesù alle chiese

di Mauro Pesce

C’è oggi una teologia cattolica italiana che finisce per

ostacolare l’accesso diretto di tutti alla figura storica

di Gesù.

E’ la teologia che dice che dovremmo

leggere i vangeli interpretandoli alla luce di una

certa teologia cattolica di oggi.

Ma è esattamente il contrario di quello che

dovremmo fare:

modificare la teologia in base a

quello che Gesù ha fatto e detto;

non: modificare

l’immagine di Gesù per renderla simile alla teologia di oggi.

14 pensieri su “Rendere simili le chiese a Gesù e non Gesù alle chiese

  1. Nei termini in cui la questione è stata posta, e impregiudicato ogni discorso sulla possibilità reale di stabilire quanto Gesù ha fatto e detto davvero, concordo pienamente.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  2. Gesù? chi era già? ;))
    Non capisco il post e neanche il commento di Roberto, praticamente sarebbe che la figura di Cristo è qualcosa dalle forme imprecise, senza la certezza di stabilire ciò che ha detto e fatto, (prescindendo da quello che ha continuato a fare e che fa) e bisogna cucirgli addosso una teologia affinchè prenda forma comprensibile? ma da due incertezze non nasce una certezza.
    Forse però mi sfugge il significato del termine “impregiudicato” e ho capito al contrario e invece sappiamo tutto su Gesù e per secoli abbiamo assistito all’esercizio delle più alte menti di un adattamento della seconda persona della Trinità alle necessità e contingenze del mondo o degli alti papaveri di un’istituzione chiamata chiesa che ha prodoto kilometri e kilometri di teologia fassulla?
    Vorreste essere più chiari, per favore?

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  3. Caro Mario,
    intanto non ho mai creduto che l’ultimo versetto del Vangelo di Giovanni (“Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.”) fosse una semplice formula di stile.
    Parimenti credo nella ineludibilità di ciò che ci è stato dato di conoscere; mentre purtroppo lo abbiamo quasi sempre, e non solo oggi, travisato.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  4. Sono d’accordo con te Roberto, ma io credo che il significato di quella frase sia il fatto che i libri sono incapaci di esprimere ciò che solo la conoscenza mistica, diretta e personale di Gesù può far conoscere, come giungere a questa è un altro paio di maniche, ma anche qui non sono i libri che mancano.
    Il modello che posiamo intravedere in quelle parole è la Madre di Dio, noi la diciamo “più vasta dei cieli, perché ha contenuto ciò che i cieli interi non possono contenere.
    Mi viene anche da pensare che le cose che Gesù compie ed ha compiuto non si risolvano nel tempo della sua vita in questo mondo ma proseguano con i medesimi effetti e la stessa grazia.
    Pensare di scrivere in dei libri le cose a cui allude Giovanni, completando più o meno fantasiosamente o per deduzione, ciò che non è stato riportato da coloro che hanno vissuto con lui, sia un esercizio di impossibilità più che di stile, credo, e la storia della chiesa lo dimostra, che mettere parole nuove in bocca a Dio, (o levargli le sue), abbia sempre prodotto divisioni e sofferenze, così come credo che non manchi nulla, nelle parole che ci sono state trasmesse, per prendere la propria croce e seguirlo, attraverso le prove di questa vita, fino in cielo.

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  5. Anch’io sono d’accordo con te, caro Mario, specialmente riguardo a quanto dici sulla conoscenza mistica: la sola che possa colmare ogni lacuna, non importa a che distanza di tempo o di spazio.
    Peccato che difficilmente essa possa ricevere validazioni
    “scientifiche”; ma se ne può anche fare a meno…
    Un saluto,
    Roberto

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  6. Gesù non ha mai detto ad un malato: prendi la croce della tua malattia, accetta la tua malattia e seguimi: voleva togliere le malattie.
    Gesù non ha mai detto ad un sofferente: soffri e accetta la sofferenza che ti infliggono gli ingiusti e i malvagi: voleva togliere la sofferenza e instaurare la giustizia.
    Voleva che i poveri non lo fossero più, che i sofferenti gioisserro finalmente.

    Cosa signfica “prendere la croce”? la croce è il supplizio inferto dai romani ai delinquenti e ai ribelli. Solo chi si ribella e viene messo a morte dai romani prende la croce di Gesù.
    Altrimenti si riduce il cristianesimo ad un invito a chi subisce ingiustizia ad accettare la situazione a vantaggio dei potenti e dei malvagi: questa non è la religione di Gesù.
    Credo che oggi bisogna ritornare a Gesù e se non se ne è capaci, ebbene, non cerchiamo di renderlo simile a noi.

    “Così chiunque di voi non rinunzia a tutti (DICE TUTTI)i suoi averi, non può essere mio discepolo.” Luca 14,33.

    prima del detto sulla croce Il vangelo di Luca scrive che Gesù disse:
    «[14.25] Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: [14.26] «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.»
    La croce di Gesù (NON LA ACCETTAZIONE PASSIVA DELLA SOFFERENZA IMPOSTA AGLI UMILI A VANTAGGIO DEI POTENTI) si scatena solo quando una persona ha rotto radicalmente con tutti gli interessi famigliari lavorativi di gruppo e di chiesa e allora subisce la persecuzione dei Romani.
    Io personalmente sono una persona mediocre e non seguo Gesù, ma non attenuo il suo messaggio per difendere il mio gruppo ecclesiale.
    Se si perde l’attesa del grande rivolgimento del regno di Dio, si perde del tutto il messaggio di Gesù.
    Chi vuol essere gesuano, penso dovrebbe tornare a scoprire Gesù.

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  7. Se non segui Gesù che senso ha il tuo discorso, da che punto di vista dici questa è o non è la religione di Gesù, se non sei interessato a mettere in pratica il primo comandamento di cui tutti gli altri sono conseguenze e non opzioni alternative? se non segui Gesù sei il primo ad attenuare il suo messaggio, lui l’ha chiesto a tutti gli uomini.
    Prendere la propria croce significa accettare lo sforzo di vivere, pensare e agire come Gesù, con tutte le conseguenze che questo comporta e con tutta l’incapacità, malattia e debolezza che ci impedisce di compierlo, non sostenere un gruppo ecclesiale o giustificarsi teoricamente il perchè i poveri soffrono, (non solo loro comunque).
    Gesù non voleva togliere le malattie, le toglieva e le toglie ancora oggi.
    Bisogna invece chiedersi se esiste la possibilità concreta di immergersi nel mistero dell’uomo-Dio Gesù al di fuori della sua chiesa, prescindendo dai mezzi di grazia che lui stesso ha lasciato per compiere questa trasformazione, senza contare che ha stabilito delle guide, perchè chi, piccolo e debole come noi, non si smarrisca in un’impresa così difficile, i Padri Spirituali.
    Per una teoria della giustizia sociale non era necessario che Dio si facesse uccidere, bastava semplicemente che lo volesse e il Padre gli avrebbe dato legioni di angeli per sconfiggere i malvagi e instaurare il regno di Dio in terra.
    Una teocrazia forse? e chi non è d’accordo che fa, e chi non ci crede?

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  8. Gesù non ha mai parlato di padri spirituali, anzi ha detto secondo il Vagelo di Matteo: non chiamate nessuno “padre”.
    Può dire di seguire Gesù una persona che non ha venduto tutti i suoi beni?
    Può pregare Dio, secondo il comando di Gesù,”dacci oggi il nostro pane quiotidiano”, chi già se lo procura con il proprio lavoro?
    perché dire di seguire Gesù se poi non si mettono in pratica le sue parole? Meglio l’umiltà che riconosce la differenza e non identifica Gesù con il messaggio mediocre di una chiesa.
    Quale è la chiesa di Gesù? quella valdese, quella latino romana? quella luterana? riformata? gli avventisti del settimo giorno? i testimoni di Geova?
    Tornare a gesù, con radicalità, con umiltà, senza difendere teologie, idee, sistemi di oggi a tutti i costi.

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  9. Vi è una strana asimmetria che, a mio parere, grava su questo argomento. Mentre chi crede nella divinità del personaggio, storico o mitico, che chiamiamo Gesù sa di far del “Bene” mettendo in campo la propria certezza interiore, chi dovrebbe in un certo modo “farvi fronte” – al solo scopo di costituire quell’attrito dialettico che è sempre necessario ad una buona enucleazione dell’essenziale, teme di far piuttosto del “male” cedendo a quel dubbio esiziale che forse “non può essere perdonato”, ordendo fredde ed affilate ragioni contro caldi e teneri sentimenti. Cosa si otterrebbe dal loro prevalere? Meglio dunque tacere, lasciando a ciascuno le fantasticherie di cui ha bisogno per vivere.

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  10. Hai ragione Elio, sono anni che vengo tentato dal demone dialettico e scrivo commenti di puntualizzazione e di rettifica di visioni distorte della religione, e pensando pure di fare del bene, ma sempre con una vocina in fondo alla coscienza che mi dice, sei sicuro?
    Ma in tutto questo tempo è la prima volta che questa vocina si rispecchia in una forma così chiara e affettuosa, che mi mostra con semplicità il limite di questo mio sforzo.
    Cosa otterrei dal prevalere delle mie ragioni? è un quesito che mi porterò accanto a lungo, per non arrivare al giorno in cui mi si chiederà, “e nel frattempo, mentre gli altri dovevano adeguarsi alla tua pura dottrina, tu che facevi?” quando arrossire non servirà, e tutto sarà davanti ai nostri occhi così come è veramente.
    Grazie Elio.

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  11. Gli interventi che ho letto mi hanno fatto riflettere molto. Vi sono grato. Io insisto sulla distanza di rispetto a Gesù. Ma le vostre reazioni riflettono tutt’altre preoccupazioni. Vorrei sempre far mie le prospettive degli altri. Ma in realtà le prospettive degli altri agiscono in me: oggi, domani e dopodomani risorgono nella mia memoria e quando non mi ricordo più chi ha espresso un’idea diversa della mia questa idea continua ad essere presente nella mia mente e agisce. Grazie quindi, anche se per ora rimango della mia idea.

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