La guerra dei miliziani nelle favelas di Rio

Marcelo FreixoÈ un lottatore, ti guarda fisso negli occhi e ti rendi conto che sa benissimo come combattere ogni giorno violenze, intimidazioni, pestaggi, uccisioni: «Le mafie sono un problema mondiale», dice Marcelo Freixo, poco più che quarantenne deputato dello Stato di Rio de Janeiro, da anni difensore dei poveri nelle favelas della metropoli brasiliana. Freixo, dal 2008 presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione delle «milicias» – i gruppi criminali paramilitari che controllano e spadroneggiano in vaste aree della città – vive sotto scorta. Nel maggio di quest’anno è stato scoperto un piano per assassinare lui e un suo collaboratore, per loro Amnesty International ha chiesto un’urgente azione internazionale.

Il suo viaggio nei parlamenti europei (Spagna, Germania, Francia, Olanda) e per la prima volta in Italia, dove pochi giorni fa ha parlato alla commissione Esteri della Camera (a Torino è ospite di Cinemambiente) è dunque l’occasione per una forte denuncia, ma anche un modo per alleggerire almeno per qualche ora l’enorme tensione provocata dai risultati della sua inchiesta: il rapporto finale della Commissione da lui fortemente voluta ha provato il coinvolgimento a vari livelli dello stato di Rio nelle attività illegali dei gruppi paramilitari e ha evidenziato il loro crescente potere economico. «E’ stata votata da tutti i deputati della città – sottolinea Freixo, – dimostra il coinvolgimento di oltre duecento persone e chiede di indagare su altre novecento. Durante le indagini diversi leader delle milicias sono stati arrestati, alcuni parlamentari sono stati deposti e qualcuno è stato anche condannato». Rio non è un posto qualunque, ospiterà tra l’altro le Olimpiadi del 2016.

Freixo.favelas

Figurarsi quanto Marcelo sarà simpatico a certi gruppi di potere, conniventi (a dir poco) con la delinquenza organizzata: «A Rio c’è la mafia – ribadisce Freixo -. Fino a qualche anno fa, diciamo fino al 2004, i capi delle milicias, che sono strutture mafiose composte da gruppi di agenti di polizia, guardie carcerarie e vigili del fuoco che hanno occupato il posto delle bande di narcotrafficanti dalle favelas adducendo come motivo l’offerta di sicurezza, cercavano l’appoggio dei politici; poi alcuni degli stessi capi delle milizie si sono candidati come consiglieri comunali, e uno, nel 2006, è stato eletto deputato».

Le milicias, spiega Marcelo Freixo, dominano militarmente ed economicamente duecento territori di Rio de Janeiro, non solo le favelas. In genere vampirizzano le aree più povere (non certo quelle turistiche), ad esempio monopolizzando il trasporto alternativo (metro e autobus non sono molto efficienti in periferia), gestendo la rete di furgoncini e microbus usati dai poveracci per andare a lavorare. Grazie al solo trasporto alternativo fatturano ad esempio 60 mila euro al giorno. Ma controllano anche la tv via cavo e la distribuzione del gas in bombole. Senza contare il classico «pizzo», la tassa sulla sicurezza degli abitanti, che in Italia conosciamo fin troppo bene. La «milizia» più famosa, nel quartiere di Campo Grande (area Est di Rio de Janeiro), fattura quasi due milioni di euro al mese. Assegna posti negli enti pubblici, dalle scuole al commissariato. I guadagni, naturalmente, sono reinvestiti in armi, droga, nel finanziamento delle campagne politiche.

Un cancro per la democrazia che mira al controllo del territorio, dei voti, delle risorse economiche. Suona familiare, vero? «Sì – spiega Freixo – in Italia mi sono reso conto più che in altri Stati europei di essere capito. D’altra parte la mafia di Rio, come quella siciliana, come la corruzione a Teheran o in Cina o in Brasile non è solo un problema dei singoli Stati. Il Brasile, in ogni caso, ha gravissimi problemi di sviluppo proprio perché non risolve i problemi di giustizia e disuguaglianza sociale. Lula, in questi anni, non è riuscito a fare la riforma agraria. Mi sembra molto più vicino all’agro-business, a un modello di sviluppo sbagliato». E alla violenza della forza pubblica, piuttosto «tradizionale» in Brasile, si deve aggiungere quella – nelle aree rurali – contro i senza terra e le popolazioni indigene, costrette a sgomberi forzati da parte dei proprietari terrieri. Per inciso, chiediamo anche cosa pensa della vicenda Cesare Battisti: «Non deve essere estradato», dice, perché lo ritiene un perseguitato politico.

Il suo coraggio e la sua determinazione hanno indotto più persone ad ascoltarlo: «E’ triste – dice riferendosi al parlamento di Rio de Janeiro – che le nostre richieste siano state accolte solo nel giugno dell’anno scorso, dopo che erano stati torturati e uccisi due giornalisti del quotidiano “O dia” che stavano investigando sulle milicias. Solo allora la stampa ha cominciato a esigere dal governo più attenzione. Finché ad andarci di mezzo erano i poveri o la gente comune non se ne preoccupavano affatto».

Ora qualcosa si sta muovendo. E Freixo è in prima linea. Gli auguriamo buona fortuna, lui ci stringe la mano e sussurra: «Ce n’è bisogno».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/71701/

2 pensieri su “La guerra dei miliziani nelle favelas di Rio

  1. Purtroppo, anche queste parole confermano il fallimento del governo “progressista” di Lula e del PT (Partito del lavoro) al potere nelle riforme più importanti e nella redistribuzione del reddito in Brasile. Il movimento dei Sem Terra è stato abbandonato a se stesso (com’era del resto prima di Lula), ma ha comunque la forza per continuare la sua lotta e le sue occupazioni di terre. E Lula ha preferito rivolgere la sua attenzione al cosiddetto “agro-business”, schierandosi a favore dell'”agro-combustibile” (che qui da noi è stato impropriamente chiamato “bio-combustibile”), che sta aggravando il problema della fame e della distruzione delle foreste: per produrre agro-combustibile c’è bisogno di sempre nuovi territori agricoli oppure si destinano alla sua produzione territori prima coltivati per l’alimentazione umana. E’ la nuova follia del XXI secolo alimentare le macchine con del cibo.

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  2. Salve, ma mischiare la milizia di RIo de Janeiro con i problemi, i Sem Terra, e Lula (che tra l’altro disapprovo), non ha senso. La milizia é nata per volontá di tante persone, di classe media, che stanche di essere rapoinate, assaltate, da certi banditi (non dico di dove), assoldarono ex militari, ex poliziotti, e poliziotti in carriera. Poi i miliziani forti, si sono “associati” e quindi hanno anche loro formato una grande associazione a delinquere, dominando il mercato nero del gas, luce, servizi, sicurezza, automobili, prestiti (strozzini). Io ci vivo a Rio de Janeiro da moltissimi anni, quindi so bene cosa sia, Prendendo campo poi con i forti interessi in gioco, ha suscitato l’interesse di alcuni politici, che poi corrotti hanno dato seguito a questa organizzazione, che é nata non nella zona Est di Rio (Campo Grande, Santa Cruz, fino a Bangú), ma bensí nella zona di Jacarepaguá, precisamente Rio das Pedras, La milizia si sostituí ai poteri dello stato sia locale che federale, che mai é riuscito, o per volontá o per incapacitá, a difendere i cittadini. Rientrano poi in tutto questo la cocienza dell’ex dittatura militare. E un’analisi troppo lunga da descrivere in un post. Ma per l’amor di dio non mischiamo lle cose. L’immaginario collettivo che hanno le persone in Europa del Brasile, é l’ideale di una nazione che dovrebbe per forza vivere del lavoro della terra, e inerente a questo, parlando di Sem Terra, posso die soltanto che questi elementi non fuggono da semplici mercenari politici, ottimo strumento di propaganda che lo stesso Lula ha usato. Sarebbe meglio chiamarli Queremos uma casa de Graça, perché loro della terra non sanno cosa farsene, visto che non hanno mai coltivato nulla, e non hanno nemmeno voglia di farla. Utile sarebbe parlare con persone che vivono in Brasile, con persone che conoscono bene la realtá delle cose, e non soffermarci su racconti fantasiosi di viaggiatori sognatori. Il Brasile é un paese con potenziali enormi, ma sin dalla sua nascita, ha storia di corruzione, come tanti altri paesi del resto, ma qui piú che mai. Anche il Team di Lula, attualmente é coinvolto nel piú grosso scadalo conosciuto del BRasile, il Mensalão, che piano piano verrá alla luce, il nome di chi piú mai sia corrotto, COncludendo, la milizia é fortemente voluta da certe persone, ma non da chi si potrebbe pensare, e voluta dai commercianti, dai padri di famiglia, dai direttori delle scuole, e dai favelados, perché dove c’e la milizia, c’é un senso di pace, giusto o sbagliato, i poveri soffrono e vorrebbero cambiare. CHi vive nelle comunitá dominate dal traffico non ha futuro. CHi vive dove c’é la milizia perlomeno torn a casa la sera tranquill e senza sorprese. Per eliminare, sconfiggere la milizia sarebbe sufficient che la giustizia funzionasse, che certe persone facessero il suo dovere, che le associazioni umanitarie smettessero di vedere i trafficanti di droga come vittime della societá. Tutti hanno il diritto di crescere ricordatevelo, e per questo ogniuno usa i propri mezzi.

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