Vivalascuola. La pelle giusta. Bambini. Di Paola Tabet

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(Foto di gruppo)

Questa puntata di vivalascuola è curata da Nadia Agustoni, che ringrazio per questo contributo prezioso e molto istruttivo. Intanto la scuola si prepara allo sciopero del 23 ottobre contro i tagli all’istruzione.

Premessa. Il razzismo si è appreso e si può disimparare
di Nadia Agustoni

Nel 1997 per Einaudi uscì La pelle giusta (1) di Paola Tabet. Il libro è il risultato di una ricerca fatta nelle scuole elementari e medie di tutto il territorio italiano “sul pensiero razzista tra i ragazzi” (2). Il documento che ne è risultato ci ha edotti su una mentalità che, a dodici anni di distanza, molti italiani/e, adulti e ragazzi, palesano senza vergogna. Le leggi sulla “sicurezza” hanno alle spalle un contesto di paura e ignoranza che l’antropologa Paola Tabet riuscì a indicare già allora, quando forse non era troppo tardi per intervenire con scelte culturali attente a demistificare stereotipi e cattiva informazione. A un altro libro, Io non sono razzista maStrumenti per disimparare il razzismo (3), purtroppo quasi introvabile, a cura della stessa Tabet e di Silvana Di Bella, il compito di raccontare il lavoro concreto fatto in varie scuole italiane con gruppi di insegnanti che hanno intrapreso un percorso con i ragazzi e i bambini con l’intento di cambiare le cose e non arrendersi al razzismo.

Il razzismo è appreso e si può disimparare. Il razzismo, quando parla con le parole dei bambini, ferisce profondamente chi legge e chi ascolta, proprio perché si incontrano nei più piccoli paura, disorientamento e una profonda angoscia. I materiali raccolti in La pelle giusta sono lo specchio in cui si vedono gli effetti dell’educazione alla paura e al rigetto dell’altro e la mancanza di rispetto per chi è percepito non solo della pelle non giusta, ma povero e analfabeta in quanto “nero” e in quanto “nero” immaginato con un comportamento più vicino all’animale che all’essere umano. Propongo, con la parte iniziale dell’introduzione di Paola Tabet, alcuni stralci del libro con le risposte dei bambini. Sembrano lettere con tante piccole grida e nessun vero destinatario. Ma siamo noi ad avere il dovere e ora più che mai, di capire. Le piccole grida sono gli effetti del terrore di essere discriminati ed esclusi se “i miei genitori fossero neri” e quindi diversi, perché solo la pelle del colore giusto permette di vivere veramente. Tutto il resto, a parte i soldi, non vale niente. Lo dicono in modo chiaro.

Comprendere la paura, cosa è e da dove viene, è essenziale per ricreare un legame di parola e di affetti con chi non può essere abbandonato al peggio che questo paese sta producendo. Anche se queste voci di bambini stridono e non sono simpatiche o suscitano un desiderio, altrettanto forte della loro paura, di allontanarle. Ma senza capire non si va lontano, perché il futuro è adesso. O dovrebbe essere così, se ci interessa. E non basta: è bene tornare a occuparci di come certe rappresentazioni e certi discorsi vengono costruiti. Paola Tabet ci dice che il razzismo non è solo ideologia, ma “un rapporto sociale”, ed è complesso. Non è facile seguirne il tracciato.

I temi di questi bambini, le loro risposte, l’angoscia e lo sgomento che trasudano, a distanza di anni, mi fanno la stessa impressione che ho avuto leggendo dei ragazzini delle periferie napoletane che Roberto Saviano ci ha raccontato in Gomorra. Ho provato in entrambi i casi un profondo, bruciante senso di vergogna e per l’incapacità degli adulti e per abitare un mondo che consente il sacrificio dei più piccoli, ma lo fa pretendendo di amarli e risparmiarli.

Gli stereotipi hanno sempre avuto lo scopo di nascondere i reali interessi del potere veicolando informazioni e manipolandole in modo che sembrino senso comune o, per dirla com’è, perché lo status quo sembri immutabile. Eppure il buon senso dovrebbe dirci che chi vuole farci credere che le cose non cambiano, sa molto bene invece che possono cambiare. Alla scuola Asinitas nel quartiere romano di Torpignattara sembrano convinti che il cambiamento è possibile.

I bambini di questa scuola romana, immigrati da vari paesi, nelle lezioni imparano anche la storia dell’emigrazione degli italiani. Con un certo stupore leggono i racconti di chi lasciava queste terre, guardano le immagini di una miseria antica e ritrovano nella “nostra” storia una storia comune. Che sia di buon auspicio?

_.-°*°-. _

Dall’introduzione di Paola Tabet. *

Un sistema di lunga costruzione.

Un motore di automobile può essere spento, può essere in folle, può andare a 5.000 giri. Ma anche spento è un insieme coordinato, gli elementi messi a punto e collegati tra loro e, con un’opportuna manutenzione, pronti a entrare in movimento quando la macchina viene accesa. Il sistema di pensiero razzista che fa parte della cultura della nostra società è come questo motore, costruito, messo a punto e non sempre in moto né spinto alla velocità massima. Il suo ronzio può essere quasi impercettibile, come quello di un buon motore in folle. Può al momento buono, in un momento di crisi, partire. In ogni caso, in modo e misura diversi, consuma informazione, materiali, vite.

Con l’arrivo in Italia degli immigrati dai paesi del “terzo mondo”, in particolare dalla metà degli anni ’80, questo sistema viene registrato e messo in moto, subisce un’accelerazione e si pone in modo più scoperto. Il suo rumore allora, da rumore di fondo, intermittente e a volte quasi non percepibile, specie a un orecchio non avvertito o meglio semplicemente assuefatto, diviene costante. Il discorso razzista diventa quotidiano, invadente, circola veloce, pressoché ovunque, in una forma o nell’altra, che siano battute, barzellette o scambi di opinioni, come discorso della gente o dei media. Circola tra gli adulti e circola in maniera costante anche tra i bambini.

Questo sistema non nasce a un tratto quando arrivano in Italia gli immigrati. Come se essi, le loro persone, fossero necessarie per far nascere delle rappresentazioni razziste, o quasi che tali idee fossero causate da loro. No, questo sistema di pensiero si è formato ben prima, è un sistema di lunga costruzione, che ha subito revisioni e mutamenti, capace di integrare elementi di ricambio. Nei discorsi quotidiani si sente spesso dire: “ Noi italiani non siamo razzisti, mica avevamo contatto con loro! mica li conoscevamo, è solo poco che si vedono qua… che vuoi… uno non li conosceva…”.

Vi sbagliate, amici razzisti, – come nota M. A. Garcia, (**) – ci avevate nella vostra immaginazione prima ancora di averci accanto alle fermate dell’autobus. E non è una immaginazione nata nel vuoto, così a caso, ma in una storia assolutamente reale, nei contatti o piuttosto negli scontri, nei massacri e nella spoliazione in cui si è attuata, dall’America all’Africa, all’Asia, all’Oceania, una presa di possesso, una invasione di terre, fino ad allora forse non conosciute, non “scoperte” dalle potenze europee, ma conosciute e abitate da altre popolazioni. Ciò che taluni preferiscono definire il “processo di unificazione del mondo per opera degli stati europei, con la loro forza ma anche con il loro concetto di produzione, e quindi con i loro valori e la loro cultura”. (***)

Una immaginazione, infine, che coinvolge molti aspetti, frutto di rapporti storici ed economici specifici e concreti, la schiavitù e il colonialismo, e necessaria a interpretarli e legittimarli. Giacché il razzismo prima che ideologia, senso comune e teoria, è un rapporto sociale.

* Paola Tabet è stata docente di antropologia all’Università di Calabria e ha insegnato all’Università di Siena. Si è occupata di tradizioni popolari, pubblicando il volume C’era una volta (Guaraldi). Il suo lavoro di etnologa è stato a lungo dedicato all’analisi della costruzione sociale delle differenze tra i sessi. Molti i suoi saggi su questo argomento pubblicati in Francia e in Italia. Per l’editore Rubbettino è uscito nel 2004 La grande beffa.

** Borderline: Synergon, Bologna s.d.

*** Calchi Novati 1979, p. 26

Note

1) Paola Tabet, La pelle giusta, Einaudi 1997

2) ibidem pag. XIX

3) Paola Tabet e Silvana Di Bella, Io non sono razzista ma… Strumenti per disimparare il razzismo, Anicia edizioni 1998.

[Le note con asterisco sono nell’introduzione di Paola Tabet. Quelle con i numeri mie.]

_.-°*°-. _

Da La pelle giusta. I temi dei bambini*

Sezione: paura-ossessione

Io, se i mie genitori fossero neri, avrei paura per sempre.
Bucine, Arezzo. I elementare

Se i miei genitori fossero neri non so se li voglio dentro la mia casa perché mi fanno paura, e alla notte non dormo mai perché mi fanno paura, tanta paura.
Canino, Viterbo. II elementare

Se i miei genitori fossero neri io mi impressionerei e mi sembrerebbero due ladri mascherati oppure due spiriti maligni mandati dal diavolo per portare via i bambini cattivi e bugiardi e poi farli bruciare nel fuoco limpido e scottante, farli diventare due spiriti maligni. Mi sembrerebbero anche negri che vanno a rubare nelle case e che prendono le borse degli altri.
Lavagna, Genova. II elementare

Se la mia mamma fosse nera la mia vita non esisterebbe perché mi farebbe paura essere nera. Perché essere veramente tutta nera fosse veramente molto terribile. Se anche mio padre fosse nero come gli africani la casa crollerebbe. vorei che i miei genitori fosero dinuovo bianchi.
Torino. III elementare

Se i miei genitori fossero neri io griderei fino in fondo e non smetterei mai, piangerei tantissimo e scapperei per andare via in un’altra casa.

Mi nasconderei così non mi troverebbero o mi chiuderei in una stanza e non riuscirebbero a aprire.

Non mi piacciono i genitori neri, mi fanno schifo e li butterei via.

Mi garbano bianchi e non neri come cenere, come inchiostro o come alberi bruciati, non mi garbano, poi somigliano al carbone, alla cenere, a delle macchie nere e al pennarello nero.

Io non voglio i genitori neri, li voglio bianchi, perché mi piacciono con quel colore bianco.
Certaldo, Firenze. III elementare

Se io avrei i genitori neri avrei tanta paura che mi portassero via in un altro posto a vivere più male. Penserei che fosse uno zingaro e un marocchino che mi volesse prendere e mi mise dentro un sacco.

Io ho sempre pensato quando avevo tre anni di non avere mai un papà o una mamma negra.
Montecchio Maggiore, Vicenza. II elementare

Sezione: schifo-vergogna

Se i miei genitori fossero neri io proverei un calore dentro come se fossi tutto infuocato; se li toccassi mi sentirei imbarazzato perché non ho mai toccato un negro. io con un negro mi troverei bene; solo se andassi in giro con questa gente mi scanzerei da loro perché farei brutta figura. Se io chiedessi qualcosa da bere a mia madre e lei mentre lo porta con qualche parte del suo corpo lo toccasse, io no lo berrei perché se uno è negro non posso distinguere se è sporco o no.
Fiumicino, Roma. III elementare

Se i miei genitori fossero neri avrei paura perché la notte non si vedono e certe volte gli direi: “ Andate in Africa!” e li chiamerei “Uba Uba” e non ci dormirei accanto perché gli africani non mi piacciono e poi perché di notte gli africani dormono male e parlano un’altra lingua e siccome io sono italiano non capisco l’africano e se no mi sporcherebbero la casa mia.
Roma. II elementare

Se i miei genitori fossero neri sarebbe disgustoso stare vicino a loro.

Io penso che i negri non siano uguali a noi, ne per il colore della pelle, ne per la lingua, ne per le loro capacità. Se i miei genitori fossero davvero negri, andrei ad abitare da mia nonna, perché i negri non mi piacciono. Quando ritornerei a casa li caccerei, perché puzzano.
Fano, Pesaro. III elementare

Se i miei genitori fossero neri, mi vergognerei di loro e avrei paura di essere stato adottato. Io starei sempre con gli amici bianchi.

Parlerei poco con i miei genitori neri perché non mi fiderei di avere genitori neri.

Se dovessi andare fuori starei sempre dietro di loro di qualche metro, o starei in macchina ad aspettarli.

Se i miei genitori mi dicessero di fare una cosa io farei sempre l’esatto contrario e cercherei di farli emigrare in un altro paese.

Infatti tenterei anche di cambiare famiglia, sperando di non avere più genitori neri.

A me i genitori neri non piacciono perché mi danno un’espressione di razzismo.
Certaldo, Firenze. I media

Se i miei genitori fossero neri sarebbero brutti e non simpatici.

Li odierebbero tutti e loro sarebbero costretti a stare in casa.

Mio padre si vergognerebbe ad andare al lavoro e mia madre di andare in bottega.

Qualche volta sporcherebbero il letto perché sono quasi sempre umidi e mia mamma se ha la pelle umida sporcherebbe anche il mangiare.
Ambra, Arezzo. II elementare

Sezione: rifiuto

Se i miei genitori fossero neri io non sarei soddisfatto cioè non sarei contento di avere dei genitori neri. Se avessi dei genitori neri io non li rispetterei io non li vorrei tanto bene.
Serradifalco Caltanissetta. III elementare

Se i miei genitori fossero neri io non li vorrei perché sono neri e perché sono dell’Africa.

Io mi metterei a piangere.
Serradifalco Caltanissetta. I elementare

Se i miei genitori fossero neri io starei molto, molto lontana, perché avrebbero la pelle scura, che a me non piace. Non saprei più come fare. Non parlerei con loro, perché a me piacciono gli umani con la pelle bianca.

io non sarei contenta di avere i genitori neri.
Ferrara. II elementare

Vicino a casa mia abitano due famiglie di negri che non hanno lavoro, e non si lavano mai e puzzano. il loro lavoro è di lavare i vetri alle macchine. A me mi fanno pena perché non hanno soldi non farò mai amicizia con questi maniaci perché non mi piacciono perché sono neri.
Torino. V elementare

Se i miei genitori fossero neri li butterei fuori di casa perché sono troppo brutti.

Fossi nero mi ammazzerei.
Vico D’Elsa, Firenze. I elementare

Se i miei genitori fossero neri io non sarei contenta perché sarebbero di un’altra razza come i cani che non sono tutti uguali. A me non piacerebbe essere neri perché il colore nero non mi piace.

Però per me la pelle nera non è nera ma marrone.

Forse invece di essere neri è meglio essere dinosauri.
Tamara, Ferrara. I elementare

Sezione: Come evitare i genitori neri. Soluzioni.

Fuggire

Se i miei genitori fossero negri li confonderei con un pantera nera. Se fossero negri i miei genitori, scapperei da casa e andrei a piedi a casa di mia nonna, perché i negri non mi piacciono.
Oristano. II elementare

Se i miei genitori fossero neri, io prenderei uno spavento, perché non sono abituato ad avere genitori con la pelle nera.

Crederei anche, che non saprebbero fare le cose come ero abituato prima: non saprebbero mettermi a letto e non sapere cos’è, non saprebbero darmi da mangiare come i miei genitori di pelle bianca.

E direi anche, se stessi con loro mi stuferei, scapperei da casa e se avessi dei genitori con la pelle nera, preferirei stare senza genitori o si no va a finire che loro mi portano in un paese dell’Africa, per esempio il Camerun.
Tamara, Ferrara. III elementare

Cacciarli

Se i miei genitori fossero negri, se fossimo a casa mia le prenderei le chiavi della porta e gli manderei via. mi guarderei la tv, accenderei la radio a tutto volume. se rimangono dietro la porta slego i miei cani una e di razza pastore tedesco e laltro anche se è un cucciolo nella lotta vince un toro.

mi divertirei a fare come Pipi calzelunghe.

dopo cinque anni gli ritroverei e diventeremo di carnagione chiara.
Oristano. III elementare

Se i miei genitori fossero neri li butterei fuori da casa a calci nel culo perché sono neri.
Roma. II elementare

Imbiancarli

Se i miei genitori fossero neri, io penserei che sarebbero arrivati dall’Africa. oppure li metterei in lavatrice con Dasch, Dasch Ultra, Omino Bianco, Atlas, Ace detersivo, Ava, Dixan 2000, Coccolino, Aiax, così sarei sicuro che ritornerebbero normali. Oppure prenderei il pennello e gli pitturerei la faccia di bianco e di rosa. Tutte queste cose, le farei, per non fare notare alle altre persone che i miei genitori sono neri.
Montecchio Maggiore. IV elementare

Se i miei genitori fossero neri… io proverei a dipingerli con un colore chiaro come il rosa e almeno diventerebbero di pelle italiana.
Ambra, Arezzo. II elementare

Ucciderli

Avevo i genitori neri, una sera di luna piena mi svegliai e decisi di vedere il loro sangue, presi un pugnale lentamente e senza fare rumore gli tagliai la testa. Al mattino mi svegliai presto per andare all’orfanatrofio. Le maestre decisero di farci andare a New yorka per farci visitare la statua della Libertà e anche là c’era un posto dove c’erano genitori che volevano dei figli, allora là mi adottò Busk e così là vivrò per sempre.
Treviso. III elementare

Sezione: Prospettiva apartheid

Se i miei genitori fossero neri io mi sentirei molto scontenta e dentro amara nel senso che dentro il mio cuore non batterebbe più; i miei occhi sarebbero pieni di lacrime. Mi sentirai come in Africa e starei tutto il giorno con i miei compagni a giocare perché non vorrei uscire con loro. la mia bocca diventerebbe imbronciata mi sembrerebbe di impazzire perché non vorrei diventare di colore come loro perché sono di diversa razza e non mi andrebbe di stare con loro.
Fiumicino, Roma. III elementare

Io non vorrei che i miei genitori fossero negri anche se fossero ricchi o poveri, io in famiglia non vorrei avere negri anche se fossero miei genitori o miei zii.

Vorrei avere solo genitori bianchi, io vorrei avere tutta la famiglia bianca.
Lavagna, Genova. III elementare

Se i miei genitori fossero neri direi che fossero di un’altra nazionalità, ma io vorrei che i miei genitori fossero uguale a me, e io ci vorrei meno bene. Perché se fossero di un’altra razza non li vorrei in casa mia ed se i mie genitori fossero di una altra razza non li rispetterei come i genitori di carnagione uguale alla mia.
Ferrara. II elementare

Sezione: Ma di che colore è un nero?

Definizioni

Io figlio di negri non ci vorrei essere mai perché i negri non li accetta nessuno e sono inferiori.

La vita dei negri è bruttissima perché già a vederli sono poveri. Io un negro non saprei definirlo ma la pelle negra non mi è piaciuta mai e non mi piacerà mai. I negri nascono in Sud America, Irak, Marocche, Albania ecc.

I negri a scuola non li accettano e li buttano via e io non vorrei restare fuori da solo.

Io conosco un bambino negro al mare ed è entrato insieme a me nel bar e delle persone l’hanno buttato via a calci.

Un genitore negro a me non piace e io me ne scapperei lontano da lui.

I negri non mangiano carne di maiale perché il suo dio è il maiale.

Alcuni medici rifiutano di curare i negri e li cacciano dagli ospedali o da dove li curano.

I negri nascono di tre razze di pelle nera, gialla e bianca.
Caccuri, Catanzaro. IV elementare

Se i miei genitori fossero neri anch’io sarei nera. Non lo siamo, perché quella è un’altra razza nera ma è diversa da noi, perché noi siamo bianchi bianchi, e soprattutto perché parliamo italiano, ma perché alcuni di loro abitano in una foresta.
Fiumicino, Roma. II elementare

Se i miei genitori fossero neri, anch’io sarei nero, e quasi quasi mi metterei a piangere a vedere i miei genitori tutti neri e spogli. Se io e i miei genitori viviamo in Bosnia mangeremo dei cibi tipo lombrichi che vicono nel sottosuolo, cioè sotto terra.
Ferrara. III elementare

* La trascrizione è come nell’edizione del libro. Gli errori presenti nei temi sono stati lasciati dalla ricercatrice per seguire con fedeltà la scrittura dei bambini. La scelta dei temi qui proposti è stata fatta da varie sezioni del libro (non tutte).

** Ringrazio la Signora Paola Tabet per avermi gentilmente concesso di pubblicare questi stralci dal suo libro.

* * *

Un appello di docenti per la scuola pubblica.

* * *

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

La mappa della protesta qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

13 pensieri su “Vivalascuola. La pelle giusta. Bambini. Di Paola Tabet

  1. Un libro di notevole interesse. Molti di quei bambini oggetto dell’indagine sono adesso degli adulti che contribuiscono direttamente alla creazione della realtà sociale attuale – questa disgraziata realtà sociale italiana. Se la reazione verso “l’uomo nero” era così negativa dodici o tredici anni fa, possiamo immaginare oggi, con l’imperversare della lugubre cultura leghista, ormai radicata da un paio di decenni in molti territori del Nord, che ha infestato di stereotipi l’intera nazione, e con la diffusione capillare della catastrofe berlusconiana.
    *
    Ho sentito negli ultimi anni, più volte, diversi bambini italiani, durante un litigio, utilizzare come offesa il termine “marocchino”. Ho sentito poche settimane fa, durante un litigio tra due bambine, amiche tra di loro – una italiana e una rumena – la prima offendere l’altra con questa frase feroce:
    “Rumena di merda, zingara, torna a casa tua!”
    *
    Sì, è possibile disimparare il razzismo, ma è come curare la radice infetta d’una pianta, la quale ha già dato frutti velenosi: un lavoro arduo, lungo, a cui devolvere con passione forse l’intera vita. Ognuno di noi sa quanto difficile sia, per proprio conto, per i propri condizionamenti individuali profondi, operare anche soltanto un pur minimo cambiamento.
    Speriamo, con fiducia e tenacia.

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  2. La vedo durissima. Grande intervento di Nadia, grazie. Anch’io come Subhaga penso purtroppo che ormai i frutti siano infetti. Vorrei comunque tentare di imparare a memoria la frase “Gli stereotipi hanno sempre avuto lo scopo di nascondere i reali interessi del potere veicolando informazioni e manipolandole in modo che sembrino senso comune o, per dirla com’è, perché lo status quo sembri immutabile” e diffonderla, perché, come direbbe un bambino di questi dei temi, “lo sapevo già ma non sapevo dirlo”.

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  3. Un documento di triste efficacia. E’ dolente constatare che su certi temi l’Italia è davvero unita, dal nord al sud alle isole. Grazie per il prezioso lavoro.

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  4. “I negri nascono di tre razze di pelle nera, gialla e bianca.”
    Caccuri, Catanzaro. IV elementare

    Questo ha capito tutto.
    Grazie anche per la segnalazione del sito di Asinitas, bellissimo anche se ancora incompleto.
    Un saluto,
    Roberto

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  5. credo che il delirio cognitivo e linguistico in cui versano questi bambini sia figlio del delirio etico in cui passano la maggior parte del loro tempo. mi chiedo se operando sulla “ragione”: spingerli a ragionare secondo logica, stimolare la loro fantasia, sottrarli all’imperio della play station, non potrebbe condurre l’attuale spaventosa situazione di analfabetismo dei sentimenti e di quasi analfabetismo tout-court, ad un grado di alfabetizzazione sufficiente su cui impostare un dialogo sulla differenza. non ci sono parole sufficienti in questi bambini per rappresentare le loro tremende percezioni. le percezioni devianti e devastate che esprimono sono anche il frutto anche di scarsa capacità di rappresentazione: un adeguamento complessivo verso il basso (tranquilli: non dò un nome al “basso”).
    il fatto che questa crudeltà e crudezza di sentimenti sia così diffusa da nord a sud, mi impone di chiedermi quanto dura battaglia sarà mai la nostra contro il muro costituito da genitori che dentro le mura di casa esprimono sentimenti di ripugnanza e rifiuto per chi non è “come” *noi*.
    quando questi bambini saranno grandicelli mostreranno abilmente due facce: una per l’insegnante (poveretto, bisogna farlo contento, digli di sì) e una tra di loro: spiccia, bullesca, violenta o indifferente. scriveranno delle belle cosine sui “neri”… salvo poi sprofondare in gaffe colossali come quella che occorse ad una mia alunna che, in un tema di maturità, dopo una bella sviolinata ad usum magistri, finì per dire che i “negri” subiscono violenze “anche quando non è giusto”! eppure s’era lavorato e riflettuto parecchio sulle tematiche dell’accoglienza… ma che ne so io di quello che succede a casa del sig. rossi?
    (qualche collega mi dice che prima o poi i geniori mi faranno un coso così o qualche figuro con impermeabile nero mi verrà a pigliare per quello che dico…mala tempora…)

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  6. Bel post, pieno di rinvii ad approfondimenti e all’esigenza di superare la *paura* del diverso, quella dell’*uomo nero* (che per il bambino nero forse è l’uoo bianco) che anima ogni ifanzia:l’apertura prima di tutto mentale è l’unica ricetta contro ogni paura..grazie Nadia, V.

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  7. Gli interventi colgono ognuno un aspetto della questione.
    devo comunque dire che l’unica persona che dobbiamo ringraziare per questo lavoro è la signora Paola Tabet grazie alla cui cortesia possiamo leggerne stralci in questo sito.

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  8. Beh, mi son fatto delle risate come non mi capitava da tempo… Lo so è qualunquistico, magari un po’ crudele, ma davvero alcune sono esilaranti come quella che i genitori neri “danno un’espressione di razzismo”, oppure che è meglio essere dinosauri che neri o anche quella terribile che “lo sporco sui neri non si vede”. Ok…il minimo che si possa dire è che siamo un pezzo avanti e non basteranno i buoni sentimenti a cambiare lo stato dei fatti né le chiacchiere pietose dei tanti progetti sulla multiculturalità (parola buona per tutte le occasioni). Bisogna tornare all’Illuminismo altroché. Ma la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che ha più di duecento anni è cosa ormai dimenticata e seppellita. Non se la fila più nessuno. A riprova che lo sviluppo non è quasi mai il progressso. Però in fondo non mi sorprende che si sia arrivati a tanto. In Germania dopo il 1935 l’atmosfera per gli Ebrei non era diversa. Si iniziò con la persecuzione giuridica per finire come sappiamo. La storia si ripete. E noi dimentichiamo spesso, l’uomo occidentale ha un solo demone:l’oblio

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  9. Grazie, Nadia, per aver riportato stralci da una pubblicazione di Paola Tabet e per aver indicato le case principali di razzismo ed esclusione: paura e ignoranza. Ne discuterò con gli studenti, le ‘provocazioni’ dei bambini sapranno far emergere molto più di quanto possano farlo retorica a vuoto e dichiarazioni di accademia.

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  10. Nadia carissima, grazie anzitutto per questo contributo su un argomento spinoso quale il razzismo. Un plauso al lavoro di Paola Tabet.

    E’ vero, quando sono i bambini a pronunciare certe frasi infelici, lo sgomento cresce e vedere una luce sembra impresa impossibile.
    Ma i bambini, si sa, qualcuno prima lo ha detto, sono ciò che gli adulti vogliono che siano, adulti di famiglia che trasmettono assieme al DNA il loro essere razzisti. I bambini sono spugne infettate da questo odio razziale. Riusciranno, col tempo, ad avere idee proprie sull’argomento? non lo so. E parlare delle eccezioni, perchè ci sono, non sposta di molto il problema.

    Mi auguro che l’impegno degli insegnanti possa dare buoni frutti ma nel clima social-politico che stiamo vivendo bisognerà proprio arrampicarsi sugli specchi. Ma non demordere, mai!

    un abbraccione a te e a Giorgio
    jolanda

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  11. Grazie agli intervenuti e ai lettori, e grazie al prezioso contributo di Nadia Agustoni, che ha curato questa puntata di vivalascuola. E grazie a Paola Tabet autrice di questa ricerca di una rara durezza.

    Certo, il razzismo si può disimparare, ma bisogna coglierne i segnali, non dare fuoco alle polveri…

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  12. Il mio sogno è che i miei quattro bambini potranno vivere un giorno in una nazione dove non saranno giudicati dal colore della loro pelle ma dal contenuto del loro carattere.
    [Martin Luther King]

    E nel ringraziare Nadia e Giorgio e le preziose testimonianze di Paola Tabet, credo si debba davvero rieducare [bambini e adulti con ancora qualche barlume di neurone] al *Diverso* in generale. Diverso per pelle, per credo, per gusti, per stato… Ho visto un bambino piangere, disperato, perché i suoi genitori NON erano divorziati ed era diverso/emarginato/discriminato dagli altri… e questo è solo uno dai tanti tristi esempi che chiudono la società in cellule/caste chiuse e piene di paura….

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  13. Pingback: Femminismo. Capire una parola- Nadia Agustoni | CARTESENSIBILI

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