argo

argo__prima_di_copertina__al_vivoFare una rivista letteraria oggi significa gettarsi in un’impresa senz’altro temeraria ed azzardata, schiacciata fra due pietre di paragone che vengono continuamente evocate ( ed ogni tanto anche a sproposito): da una parte il confronto con la nobilissima tradizione italiana delle riviste letterarie d’antan e dall’altra il profluvio di pubblicazioni che, indipendentemente dalla loro oggettiva qualità, si caratterizzano per un’ esistenza di breve durata e spesso anche tribolata. La rivista di esplorazione «Argo», che compie 16 anni, è invece pubblicazione senz’altro non effimera e ‘resistente’; superate le difficoltà ed i patimenti tipici dell’età adolescenziale, dimostra con ogni suo numero di essere una delle realtà più interessanti e degne di attenzione della scena letteraria.
Ho intervistato il direttore responsabile della rivista, Valerio Cuccaroni.

1) Sai spiegarci la genesi e i cambiamenti attraversati da questa “rivista di esplorazione”, fondata nel 2000 ed arrivata al suo numero 16?

«Argo» è nata a Bologna, fra il 1999 e il 2000, da un gruppo di studenti, all’epoca poco più che ventenni, del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna, fra cui c’ero anch’io. Eravamo quasi tutti allievi di Guido Guglielmi, allora docente di Letteratura italiana contemporanea e grande critico.

Io e altri del gruppo venivamo da un’esperienza di giornalismo partecipativo: nel 1998 e nel 1999 avevamo curato infatti l’edizione bolognese del mensile indipendente «Urlo» di Ancona http://www.urloline.it

Questa esperienza, gli insegnamenti di Guglielmi, ma soprattutto il desiderio di applicare a modo nostro conoscenze e strumenti critici, acquisiti fino a quel momento durante gli esami universitari, opponendoci così alla logica dell’esamificio, ci spinsero a creare una rivista tutta nostra: l’amore fisico che provavamo per la letteratura, la filosofia, la storia non poteva esaurirsi nel coito dell’esame, doveva dare vita a nuove creature.

Iniziò così una serie di interminabili e indimenticabili riunioni, in vari bar e osterie bolognesi, per decidere cosa come e perché, insomma, la linea editoriale.

Per non rischiare di cadere nella masturbazione mentale fine a se stessa, scegliemmo di dare alla rivista un carattere monografico: questo ci avrebbe obbligato a dialogare e riflettere su un’unica problematica, vincolandoci ad essa. Persino racconti, poesie ed eventuali altri contributi creativi avrebbero dovuto contribuire ad arricchire la monografia, rappresentando allo stesso tempo spazi di libera ricreazione e alternativi spunti di analisi.

2) Quali sono le sue particolarità e le sue felici anomalie all’interno dell’editoria italiana?

Innanzitutto bisogna precisare che dal 2000 al 2005 siamo rimasti nell’underground totale. All’inizio ci occupavamo solo di letteratura, come tante fanzine letterarie analoghe: i primi due numeri pubblicati furono dedicati rispettivamente a “Poesia e musica” e “Letteratura e altri linguaggi” [http://www.argonline.it/ ]. Man mano che il gruppo redazionale cresceva, crescevano però anche gli interessi e le prospettive disciplinari: alla monograficità si aggiunse così l’interdisciplinarità (non solo letteratura, insomma, ma anche filosofia, sociologia, cinema, fumetto, teatro).

A un certo punto, fondatori e redattori cominciarono a lasciare Bologna, dapprima per l’Erasmus, quindi per trovare lavori adeguati alla propria formazione (uno dei fondatori, per capirci, è andato a insegnare Francese antico all’Università di Bruxelles; una redattrice è diventata professore di Italiano all’Università di Kyoto). Abbiamo rischiato di chiudere, allora, come tante riviste nate prima o dopo di noi e poi scomparse. Invece, abbiamo deciso di continuare lo stesso e, anzi, approfittarne perché «Argo» si aprisse a collaborazioni internazionali.

Inoltre, cercavamo di allargare la rete dei collaboratori anche all’interno dell’Italia: ne abbiamo trovate soprattutto a Roma, dove è nata una redazione, tuttora attiva, coordinata da Fabio Orecchini: fabio.orecchini@argonline.it.

Nel mondo dell’editoria vera e propria siamo entrati nel 2005, quando abbiamo iniziato a collaborare con la casa editrice Pendragon, che ci ha portato alla distribuzione in libreria. Raggiunto il massimo di ciò che la Pendragon poteva offrirci, nel 2009 abbiamo deciso di cambiare editore: a partire dal n. 16, Oscenità, attualmente in libreria, «Argo» verrà distribuito da Cattedrale [PUOI LINKARE “Cattedrale”: http://www.cattedralelibri.it] di Massimo Canalini.

Rispetto alle altre riviste culturali italiane, oltre alle caratteristiche già descritte, abbiamo deciso di sviluppare, da una parte, un’impostazione giornalistica, d’inchiesta e, dall’altra, una struttura “narrativa” sperimentale, aperta alla contaminazione dei linguaggi e dei generi (gli ultimi numeri, in particolare Oscenità, sono stati pensati come “romanzi collettivi di inchiesta”, o, per usare un termine coniato da Wu Ming, “oggetti narrativi non identificati”, composti da micro-saggi, recensioni, interviste, racconti, poesie, illustrazioni, fumetti, fotografie).

3) Che cosa significa letteralmente “fare” una rivista “militante” – se mi passi l’aggettivo – oggi?

Non sei il primo che ci definisce una rivista “militante”: anche Ilaria Venturi, una giornalista dell’edizione bolognese di «Repubblica», ha usato questa etichetta Personalmente, l’ho  amata fino a qualche anno fa, quindi te la passo volentieri. Però, lasciato alle spalle il Ventesimo secolo e ormai immersi come siamo nel Ventunesimo, sento che quel termine, a conti fatti, non vuol dire più nulla. O meglio, il significato resta chiaro, ma il termine andrebbe aggiornato. Così come il termine “comunismo”. Allora, come oggi, capisco a cosa alluda chi li usa, ma non li sento più vivi né comunicativi. Non solo perché sono logori, ma anche e soprattutto per quel loro alone militaresco inaccettabile (già Baudealire a metà Ottocento ironizzava sulla letteratura “militante”). Rivista “impegnata” non è certo un’espressione nuovissima, ma credo sia più appropriata. Ecco, direi che il nostro impegno consiste nel mantenere lo sguardo fisso sulla realtà e i suoi aspetti più critici, “emergenziali”, chiedendo a studiosi, scrittori e artisti vari di partecipare alla loro analisi, usando la letteratura, la storia, la filosofia, racconti, fumetti e illustrazioni per sondare tutti gli aspetti del fenomeno indagati, dai più antichi e dimenticati ai più moderni e oscuri. Non è un lavoro così solitario, come si crede, del resto. Ci sono tante altre riviste “impegnate”, a cui ci sentiamo legati: dalle più grandi, come «Lo straniero», «Il primo amore» e la neonata «Letteraria», diretta da Stefano Tassinari, a quelle più underground, come «Tabard» e tante altre, spuntate come funghi negli ultimi anni. Con alcune di esse abbiamo collaborato e continueremo a collaborare.

4) Le metafore di natura marinaresca non s’accampano solo nell’avantesto (“equipaggio” al posto di “redazione”, esplorazione, etc.) ma attraversano tutta la pubblicazione: l’indice è il “diario di bordo”, gli abbonamenti “crociere”, etc. C’entra qualcosa la città marinaresca da cui provieni (Ancona) o c’è anche dell’altro?

Il nome «Argo» sono stato io a proporlo e nel farlo sarò stato sicuramente influenzato, per lo meno inconsciamente, dalla mia provenienza: a Bologna, del resto, ho sempre sofferto e continuo a soffrire per la mancanza del mare. Ma non pensavo assolutamente ad Ancona quando l’ho proposto agli altri: avevo in mente, piuttosto, il mito degli Argonauti, il loro essere un collettivo, nonché simbolo storico – pare – di quei navigatori greci che per primi abbandonarono la navigazione costiera per spingersi in mare aperto. È questo aspetto che ha convinto gli altri fondatori ad adottarlo. Ci sentivamo e ci sentiamo ancora tutti gettati in mare aperto, in una situazione di passaggio, ma con la voglia di non affondare, anzi, di raggiungere vecchi e nuovi territori ed esplorarli. Il nome di una nave parlante, com’era Argo secondo il mito, ci è sembrato il migliore per esprimere la nostra idea di rivista.

5) Nell’ultimo numero della rivista, in maniera felicemente anarchica, gli interventi di intellettuali e di celebrità (Paolo Rossi, Fabrizio Gatti, Jack Hirschmann, Massimo Raffaeli, Edoardo Zuccato, Massimo Zamboni, …) si alternano a quelli di sconosciuti outsiders. Mi pare una scelta non casuale, vero?

Infatti, non è affatto casuale: sin dal primo numero, abbiamo deciso di affiancare autori esordienti ad altri affermati, con pari dignità, senza indicare in nota titoli e galloni, proprio per non discriminare. Non abbiamo timori reverenziali, nessuno deve averne. Quando ci guardiamo da vicino, siamo tutti uguali: tutti abbiamo occhi bocca mani cuore e cervello, gli unici attributi indispensabili per scrivere, oltre al doveroso senso critico, alla necessaria preparazione e sensibilità. Quanto all’anarchia, hai colto perfettamente nel segno: fra i nostri autori più amati ci sono surrealisti, dadaisti e patafisici.

6) Oltre alla potenza di alcuni contributi, molta attenzione viene anche data all’aspetto grafico: «Argo» sembra un omaggio a certa pubblicistica militante degli anni ’70, ma con un occhio ben aperto sul futuro che è già qui…

Come dicevo, cerchiamo di elaborare un linguaggio che trascenda le tradizionali divisioni (parole, immagini, ecc.), in linea del resto con acquisizioni ormai di lungo corso. La linea grafica è stata elaborata proprio per ottenere questo obiettivo, da Mattia Santini, il direttore artistico di «Argo», fotografo e pittore, con noi dal 2007, e Giulia Ferrandi, responsabile dell’impaginazione, redattrice storica, entrata come illustratrice, ai tempi dell’università, e divenuta nel frattempo grafica di professione.

7) Vuoi parlarci di che cosa si occuperanno i prossimi numeri?

Il prossimo numero si occuperà della formazione e della trasformazione dell’Identità, con particolare attenzione ai rapporti tra individuo e collettività. Vogliamo capire come l’uomo  stia mutando, si stia trasformando, in un’epoca segnata dall’apoteosi dell’individualismo narcisistico e, allo stesso tempo, da esperienze di collettivismo radicale, che oggi si possono ritrovare nelle comunità neorurali, nelle battaglie dei gay per affermare la propria identità e i propri diritti, nei fenomeni legati alle migrazioni. Chiunque abbia proposte per articoli, interviste, ma anche racconti e poesie, può scriverci a argo@argonline.it

5 pensieri su “argo

  1. Bellissima intervista! esprime davvero bene lo spirito del lavoro argonautico.
    Bravo Vale! e bravo Linnio Accorroni a cogliere gli aspetti salienti della questione.

    Mi piace

  2. Mea culpa,mea maxima culpa.
    ‘Argo’ compie 10 anni e non 16, come si evince facilmente anche dalle risposte di Valerio Cuccaroni.

    Mi piace

  3. Una rivista letteraria con tutti i crismi! Mi dispiace solo di non esserci! Scherzo, ovviamente. Ho avuto occasione di conoscere Valerio Cuccaroni in un bellissimo incontro a Marsala, promosso dal caro Nino Contiliano e sono certa che la mia timidezza mi abbia impedito di dargli i miei libri. Pazienza. Intanto ancora le mie felicitazioni a tutti per il magnifico esito del vostro comune lavoro.
    Flora Restivo

    Mi piace

  4. ho dato da leggere argo ai miei 45 operai (ricordo che ho una fabbrica di assi da stiro nei pressi di aosta e sono un ex operaio) e speriamo che se la cavino.

    Mi piace

  5. non so se sia vero, ma se lo fosse, sarei davvero curioso di sapere cosa ne pensano gli operai!

    negli anni passati avevamo l’obiettivo di creare un linguaggio nutrito di esperienza e conoscenza ma popolare: dopo tanti numeri considerati “difficili da leggere” dai nostri lettori “medi”, ho perso in parte questa speranza…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.