Da dove cominciamo?

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In genere Alberoni non mi esalta: il banal grande, come talvolta è definito, è il rappresentante esemplare di quella disciplina, la sociologia, che qualcuno ha anagrammato così: ciò lo so già. Oggi, però, sono d’accordo con ciò che ha scritto nella sua rubrica forse secolare sul Corriere: la fine delle ideologie porta allo scatenarsi dell’avidità, con l’unico obbiettivo del denaro e del potere. E’ triste notare che è quello che succede intorno a noi e forse anche dentro di noi. Ma, scrive Alberoni, a un certo punto la gente si ribella, cerca nuove guide, ricomincia a sperare e a costruire. Da dove cominciamo?

46 pensieri su “Da dove cominciamo?

  1. mi viene da dire: non lo so, non lo so proprio.

    ti ringrazio, però, per la domanda. forse proprio qui sta il segreto: nella domanda fatta a bruciapelo, in una domanda che ci costringa a rallentare, a riflettere, a fermare la corsa verso il nulla, a non dare risposte scontate, artefatte, a metterci in gioco perché la risposta non sia un’idea astratta, per quanto buona e giusta, ma un nuovo modo di esistere e di agire nel mondo. se la parola non si fa azione, se il progetto rimane sulla carta allora meglio non rispondere, meglio tacere. ma quant’è difficile!

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Ma perché, qunado “c’erano le ideologie”, non esistevano forse ugualmente l’avidità e la sete di potere?
    Frasi a effetto, tutte frasi a effetto… Alberoni, vattene, dài!
    Bando ai luoghi comuni, e non si tratta di cominciare, ma di continuare. Da parte mia, i valori che potrebbero salvarci sono autenticità, coraggio, bontà, intelligenza, umiltà, impegno e un cicinin di cultura.

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  3. La domanda è bellissima.
    Io comincerei dal rispetto, per noi stessi e per tutto quello che ci circonda. Rispetto per il nostro corpo, un abito che abbiamo in prestito e di cui è necessario avere cura. Rispetto per i nostri simili, compagni di viaggio sulla nave Terra. Rispetto per i dissimili, ma non troppo, gli animali, al pari di noi abitanti di questo pianeta e nostri fratelli minori.
    Rispetto per la natura e le sue meraviglie.

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  4. si stava meglio quando si stava peggio? quell’orribile muro che è venuto giù 20 anni fa – avevo la mia piccolina appena capace di fare due passettini e la guardavo speranzosa – andrebbe ricostruito da qualche parte per costringerci a vedere le differenze, le ingiustizie, per imparare di nuovo che cos’è democrazia. così è tutto un calderone, tutti nel giusto, tutti ladri, tutti con segreti inconfessabili, tutti santi. la gente comune – io, per esempio – non sa dove rivolgere lo sguardo, a chi chiedere “da dove ri-cominciamo o proseguiamo”. provo la sensazione orrenda di una distanza abissale dai miei simili: di questo non posso perdonare gli eventi più recenti: di aver cavato il peggio da tutti noi. da me hanno tratto una sfiducia, un senso di angoscia come di morte incombente che non ho mai provato. dicono che è l’età…o *questa* età? non so da dove sbucherà fuori la prossima fregatura. forse è meglio ibernarsi.

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  5. Alberoni non ha capito nulla, come suo solito: non siamo mai stati così pregni di ideologie come in questo periodo. No, l’avidità non c’entra nulla e la ribellione, se mai ci sarà, rafforzerà guide che già esistono; purtroppo.

    Blackjack.

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  6. grazie a tutti.
    Black, stavolta non hai capito niente tu.
    oggi c’è una sola ideologia, che si è mangiata tutte le altre: quella che ha ridotto il popolo a una massa di amebe incapaci di partecipare alla vita politica e in grado solo di bersi la materia cerebrale davanti al grande fratello.
    il resto sono squali che si divorano l’un l’altro.

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  7. Riprovo. Uno dei principali canali di “investimento” di chi gestisce il potere è stato finalizzato, negli ultimi 100 anni, alla creazione di “fondazioni benefiche”. Fondazioni che orientano la loro attività finanziaria all’interno di associazioni “culturali” vecchie o nuove. Le coccolano, le sponsorizzano, le alimentano, restituiscono visibilità. Praticamente tutti i movimenti d’opinione e ideologici degli ultimi cento anni sono stati “creati” e “alimentati” ad arte. Inutile fare i nomi: li conoscete tutti e non se n’è salva nemmeno uno.
    Ci siamo così ritrovati, negli ultimi venti anni, con una concentrazione altissima di ideologie “alternative”: tutte portatrici di un pezzo di verità, almeno apparente, ma nessuna utilizzabile realmente per consolidare la società.
    Anzi, succede esattamente il contrario e ognuna di queste ideologie non fa altro che aumentare il conflitto, dialettico, sociale, anche fisico, generando confusione e indecisione. Persino la religione tradizionale per eccellenza (leggi cristianesimo, che per l’islam è un’altra storia) ha subito il colpo e, dopo il lampo del Concilio Vaticano II, ha intrapreso la stessa via delle “nuove ideologie” per tentare di non perdere il passo: la gerarchia ecclesiastica ha alzato il livello del conflitto tentando, in questo modo – vedi, su un lato, le dichiarazioni di Bagnasco sulla New Age e sull’altro il ritorno al latino e alla messa celebrata di spalle – di recuperare spazio. Percorrono una via senza uscita.
    Alberoni SBAGLIA clamorosamente, come sempre, quando afferma che non esistono più ideologie. Ciò che non esiste più in occidente, a differenza del mondo islamico, è un’ideologia (leggi sempre cristianesimo) in grado di catalizzare il “pensiero intimo” e condizionare, indipendentemente dalle ideologie di consumo e politiche (leggi comunismo e/o socialismo), la vita delle persone.
    Oggi uno può essere cristiano e vegano, cristiano e comunista, cristiano e newagetico, cristiano e ciò che vuoi. Idem per i non credenti, ma quelli, non avendo una struttura di potere in grado di incidere sugli schemi sociali, sono meno interessanti per il potere.

    Ora, Fabrizio, tu sostieni che le persone sono diventate delle “amebe incapaci di partecipare alla vita politica e in grado solo di bersi la materia cerebrale davanti al grande fratello” e potrei anche essere d’accordo, ma, a mio modestissimo parere, con questa affermazione generalista, non fai altro che rientrare all’interno dello stesso gioco: ti ergi sulla barricata della tua ideologia e sentenzi, classifichi, alzi il livello di scontro. Ti rendi incomprensibile.

    Tu e Alberoni, con questo atteggiamento, vi ponete entrambi allo stesso livello: sopra gli altri. Entrambi, ricorrendo ad artifizi verbali diversi, raggiungete lo stesso obiettivo: diversificarvi. Sicuramente autoappagante; epperò, senza i bistrattati, amebici e coglioni “altri” non andate da nessuna parte: né tu, né Alberoni. Senza gli “altri” Alberoni non avrebbe nessuno che lo legge, sentenziando la sua grandezza; senza gli “altri” tu non avresti nessuno da salvare.

    Forse, in tutto questo, manca un elemento, il più importante: NOI siamo gli “altri”.

    Blackjack.

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  8. Black, non mi mancano gli altri, mi manca il tempo: ora per esempio, devo correre da un altro, da un malato grave, e posso risponderti solo in fretta e furia.
    sai meglio di me come stanno le cose.
    rileggiti (se puoi: io non lo trovo, ma so di cosa parla) The crisis of democracy o tutto ciò che riguarda gli intendimenti della destra internazionale, che ha svuotato le menti, comprese quelle dei sindacati, per affermare il verbo capitalista. i discepoli di Cristo seguono altre vie, e non parlo delle vie istituzionali, ma di quelle dell’altro concreto, che aspetta un fratello e non uno che gli stia sopra la testa, come auspicato dall’ideologia unica di cui sopra.
    a più tardi (appena ho un momento libero).

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  9. Fabrizio, rapido pure io che ho un treno da prendere. Conosco bene quel testo, persino troppo; ha un unico difetto: troppe parole. Ciò non toglie che, indipendentemente dagli atti personali (che sono visibili solo a chi li fa e a chi li riceve e che nessuno mette in discussione), le parole continuano ad avere un peso, le idee continuano ad avere un peso e, nel momento in cui scrivi ciò che hai scritto, ed emetti un giudizio, non stai facendo altro che appoggiare quel disegno.
    Il primo e unico passo efficace, per combattere quel disegno, è smontarne l’idea di base e l’unica via è smontare la conflittualità fra di NOI: a qualunque livello e a qualunque costo. Senza questo passaggio non esisterà MAI una base di consenso sufficiente per combattere quel disegno che, ribadisco, conosco persino troppo bene.

    Blackjack.

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  10. “Banal grande” mi mancava. E’ perfetto, riferito al nostro. D’altro canto se oggi uno non è un banal grande non credo possa fare l’opinion maker, qui nel Sultanato Italiano.

    Il problema mi sembra la ricerca di “nuove guide”. In questo sistema temo sia impossibile. Il recente caso Marrazzo dimostra come ormai regni una casta di ultraprivelegiati che guadagnano quantità inverosimili di denaro da “sputtanare” come meglio credono, e tutto ormai si configura come orgia del potere. Come può emergere una nuova guida?

    L’unica salvezza, forse, sarebbe non andare più a votare. Partecipazione alle urne: zero. A quel punto farebbero il regime. Ma almeno faremmo resistenza, una nuova resistenza.

    Non so, forse è fantascienza apocalittica e gioco dell’assurdo, ma in questa cloaca del Sultanato Italiano tutto ciò che riusciamo a produrre sono i politici che ci ritroviamo. Sarebbe meglio perdererli, per sempre.

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  11. Leggendovi mi vengono in mente frasi del tipo “la notte in cui tutte le vacche sono nere…”oppure “buttare l’acqua sporca col bambino..”Cioè :fanno tuttti schifo, siamo in una melassa indistinta,pensiamo al nostro “particulare”,anche nel bene che possiamo fare agli altri,molto personale.Non possiamo fidarci di nessuno,non andiamo più a votare…Così il sultanato diverrà effettivo.Da dove cominciare? dal pensare, semplicemente che ci sarà da qualche parte chi ha più ragione,più onestà,più pulizia degli altri!La corruzione,che il potere porta sempre con sè, non intacca tutti gli uomini pubblici,spero. Proviamo a credere in chi ci dà fiducia,pur sapendo che potremmo rimanere delusi.

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  12. Annamaria, mi fa piacere che ci sia qualcuno che dice le cose che dici tu. Perché solo dalla fiducia può nascere una speranza di salvezza.

    Però bisogna prendere atto, purtroppo, che il sistema è corrotto a un punto tale che temo non vi possa essere ritorno. I nostri parlamentari, gli amministratori locali, credo siano tra i più pagati al mondo, se non i più pagati in assoluto. E’ una divisione della società in caste, come l’antica India. Non ci fidavamo di quel Marrazzo? Che discorsi che faceva. Che amplomb che aveva. Che interviste che rilasciava. Invece a quanto pare andava agli incontri con l’auto di servizio. E sborsava migliaia di euro per prestazioni, soldi pubblici, i nostri, che gli paghiamo lo stipendio di platino. E si è anche sottoposto a ricatti.

    E gli altri? Insomma, è un’orgia del potere ormai. Io ancora non ce la faccio a non andare a votare, però comincio a non poterne più. Vorrei delegittimarli, perché non cambiano.

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  13. Fabrizio, hai ragione: stavamo dicendo la stessa cosa (a me pareva chiaro fin dall’inizio). C’è solo un punto che ti contesto e che, se ricordi, ho sempre contestato: le definizioni generiche che trasformano, di volta in volta e indistintamente, le persone in “popolo bue” o “amebe” o “quello che vuoi”. Non servono a nulla e sono addirittura dannose. Passo oltre.

    La strategia alla base della destra (che definirla destra è sbagliato, ma allargherei troppo e ci sarà tempo e modo), solo parzialmente descritta in quel testo, è quanto di più semplice esista. E’ partita da una constatazione: la sinistra, a livello mondiale e negli anni ’60/’70, stava diffondendo idee che contrastavano pesantemente ciò che aveva in testa la “Gerarchia” (scusami se utilizzo la maiuscola, ma qui si parla di gerarchia vera, non quella finta).
    La constatazione ha generato un piano: demolire quell’insieme di ideologie. Come? Semplice: inventandone altre. Obiettivo intermedio: disgregare il fronte. Obiettivo finale: formare una nuova ideologia “latente”, che fosse presente in modo trasversale in tutte le altre ideologie, e che gli consentisse il controllo. Il vecchio, banale, semplicistico (apparentemente): dividi et impera.
    Se ripercorri gli ultimi 40 anni scoprirai un florilegio di “nuove ideologie”: TUTTE rigorosamente finanziate, sostenute e sponsorizzate dalla “Gerarchia”. Qualcuno mi darà del visionario? Non me ne frega nulla: non c’è una sola associazione, dalla New Age, ai Verdi, ai Vegani, ai movimenti Gay, al Buddhismo all’occidentale, a ciò che vuoi, che non sia stato utilizzato allo scopo.
    Una volta raggiunta la disgregazione degli “ideali” (ognuno di questi è più importante dell’altro, per chi vi aderisce), è iniziata la somministrazione degli ideali trasversali: globalizzazione e liberismo su tutti. Senza colpo ferire digeriti sia dalla destra, sia dalla sinistra; erano il cavallo vincente.
    Aggiungi, a questi passaggi, gli investimenti da capogiro per il controllo della comunicazione, che ha consentito di censurare alcune tipologie di informazioni a scapito di altre, e hai completato il quadro.
    No, la gente non si è rincretinita: semplicemnte non sa più a chi credere.

    Il passaggio da fare ora, COMPLICATISSIMO, è uno solo: buttare a mare tutte quelle merdose ideologie che ci sono state cucite addosso e arrivare all’unica vera ideologia che ancora, forse, può produrre risultati. NOI!
    E’ complicatissimo, e qui ne abbiamo un esempio nelle discussioni, importanti non lo nego, che vedono, di volta in volta, le persone scontrarsi, anche pesantemente, esattamente per difendere QUELLE ideologie farlocche. Si discute del sesso degli angeli e le informazioni IMPORTANTI sono demandate sempre ad altri.
    Siamo ridotti a discutere di gossip. Siamo ridotti a fronteggiare qualunque argomento, con tutta la buonafede di questo mondo, sempre e solamente a fronte di una di quelle ideologie farlocche; e alla fine non sappiamo più scegliere.
    Un esempio eclatante sono le ultime elezioni primarie del PD (che dovrebbe essere l’ala progressita del mondo occidentale). Tre candidati, uno solo inattaccabile dal punto di vista morale e non coinvolto in nessuno dei giochi di palazzo (che tanto ci infastidiscono), ed era Marino, eppure ha raccolto un misero 12% e rotti. Perché?
    Questo è l’effetto delle “ideologie latenti” che ci sono state somministrate e su queste, e sulla nostra disgregazione, le caste “di mezzo”, poggiano e perpetuano il loro potere togliendoci visibilità, capacità critica, informazioni.

    Continueranno a farlo e continueranno a vincere (hanno già stravinto ed è inutile negarlo) fino a quando NOI continueremo a litigare per il gossip: da qualunque parte provenga. Continueranno a farlo fino a quando non capiremo che non esiste una destra o una sinistra, ma esistiamo NOI! Fino a quando non capiremo che non esistono le ideologie, ma esistiamo NOI!

    Blackjack.

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  14. ringrazio Mauro e Annamaria.
    Black, continuo a dire che stiamo dicendo la stessa cosa.
    cominciamo da noi, siamo gli unici che – senza ombra di dubbio – vogliono cambiare (degli altri non possiamo dire nulla di sicuro).

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  15. A tutti viene voglia di delegittimarli,ma l’unica arma è il voto,o la protesta di piazza. Però le proposte di Marino (quasi al 14%)sono state ascoltate e forse potrebbero essere attuate. La speranza è l’ultima a morire.Non mi risulta poi che gli altri due candidati siano attaccabili sotto il profilo morale,a parte i veramente troppo lauti stipendi,che non credo però si possano ridurre da soli.Dopo la “Casta”di Rizzo e Stella pensavamo che i nostri deputati provassero vergogna,ma non è successo niente.Sarà per la prossima volta!
    Sono d’accordo sulla fine delle ideologie ,sul NOI,sulla trasversalità di un certo pensiero unico.Ma non ritoniamo all’indistinto:sono morte le ideologie ma non le idee,e per me tre sono fondamentali:uguaglianza, giustizia e libertà.

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  16. Annamaria, non ci siamo capiti oppure, molto più semplicemente, non mi sono spiegato. A me dei politici, non importa nulla; quello di Marino (ok quasi al 14%, ma sempre poco!) era solo un esempio. I politici, tutti, non decidono più nulla e, dopo il voto favorevole dell’Irlanda e la prossima firma del trattato di lisbona da parte del presidente ceko, conteranno ancora meno. Sono strumenti gestiti da lobbies che li portano, quasi sempre, nella direzione che loro preferiscono. Come può, un politico qualunque, anche importante, decidere alcunché se non ha alcuna leva economica per orientare le sue scelte? Con cosa lavora? Con i fichi secchi?
    Non so se è chiaro, e se non lo è, è ora di chiarirlo: senza il controllo della politica monetaria, la politica non conta NULLA e noi votiamo il NULLA! E allora di cosa ci lamentiamo? Che il nulla produca il nulla?
    La guerra per affrancarci, e poter scegliere finalmente i politici che ci aggradano (e non dei buffoni come TUTTI quelli attuali, che quando non sono buffoni conclamati, gli tocca diventarlo perché non hanno strumenti effettivi), non passa per la politica, ma per la demolizione radicale dell’attuale sistema di controllo del denaro in mano a PRIVATI che utilizzano questo immenso potere in modo DELINQUENZIALE!

    Tutto il resto, fino a quando non ci convinceremo, prima, che questo è il vero obiettivo e, dopo la convinzione, non chiederemo, con le buone o con le cattive, se necessario, di demolire questo sistema, è solo gossip. Uguaglianza, fraternità e libertà esistono solo se tutti partono alla pari. Ora, nessuno parte alla pari, tranne pochi: troppo pochi. Talmente pochi che, dovesse uscire il numero di questi “pochi”, mi prenderebbero per matto e mi internerebbero.

    Blackjack.

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  17. Blak, ti sei spiegato benissimo e in parte concordo con te.Questa devastante crisi economica avrebbe dovuto far riflettere sulle sue cause, che coincidono con quello che tu dici:che cosa ti sembra la grande finanza globale se non una gigantesca casta? Però io non concordo con la tua visione,scusami, devastante della politica. Per me,nonostante i Marrazzo e i Berlusconi, la politica è la vita della POLIS, cioè di quel NOI comunità che vuole scelte di giustizia e di uguaglianza,anche e soprattutto a livello mondiale. La bella scuola per stranieri che Fabrizio cita, credo sia in parte condotta da un giovane che cerca ,nella politica, di veder realizzare le sue idee. Altrimenti, da dove dobbiamo incominciare?Senza potere economico non si fa NULLA,affermi. Ma per fortuna nella storia talvolta la forza delle idee (spesso promuovendo rivoluzioni)ha cambiato il mondo.Vedi ,sbaglierò, ma credo che la forza delle idee,anche da sola e inerme, possa farcela ,se siamo in molti a sostenerla.Un saluto.
    Annamaria.

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  18. Annamaria, d’accordissimo su ciò che scrivi, ma forse dovremmo, tutti, ricollocare un attimo le priorità. Le mie coincidono con le tue, anche se, quasi sicuramente, con alcune visioni diverse, ma la considerazione AMARA, che mi tocca fare e che non posso ignorare, anche se “infastidisce” la mia idea di “uomo libero” (e io mi considero un uomo libero), è semplice e complicata al tempo stesso: non potrò considerarmi libero fino a quando [tramite chi mi governa e ho eletto] non sarò in grado di esercitare un controllo completo sulle risorse che il mio lavoro genera.
    Ora, in questo momento storico [da decenni, per la precisione], nessuna nazione ha il controllo diretto delle risorse finanziarie necessarie per MANTENERE la libertà. TUTTE le banche centrali sono in mano a pochi privati FED, BCE, persino la nostra banchettina d’Italia, e tutte le scelte economiche, così come la globalizzazione, passano sulla testa della politica e dei cittadini, senza colpo ferire.
    Con la promulgazione del Trattato di Lisbona, mentre noi sprecavamo energie e tempo, discutendo di cazzate come il lodo alfano, le domande di repubblica e ora la questione marrazzo, sono state, DI FATTO, abolite tutte le costituzioni nazionali e l’Europa, quando l’ultimo baluardo (il presidente della Repubblica Ceka) avrà firmato, sarà governata da una oligarchia che non ha eletto NESSUNO!

    Le idee, a volte, hanno cambiato il mondo e sono d’accordo, come potrei non esserlo? C’è però un’unica grande differenza fra le idee che hanno cambiato il mondo, qualche secolo fa, e ora: mai, in nessuna epoca, è stata presente una tale concentrazione di risorse economiche nelle mani di così poche persone. O riusciremo a stravolgere questo status quo oppure, oltre alla sconfitta (quella è una certezza e un dato di fatto inequivocabile: gli straricchi hanno stravinto), ci toccherà anche la strage.
    Dobbiamo rimettere le mani sul valore che produciamo, col nostro lavoro. Mi dispiace, ma non vedo altre vie.

    Fabrizio accennava alla moneta unica: è già nata, in sordina e senza che nessuno scrivesse nulla al di là di qualche inutile breve, ad opera del FMI che, circa tre mesi fa, ha BATTUTO MONETA per un importo compreso fra i 150 ei 400 miliardi di $. L’evoluzione dei vecchi FDR (di cui quasi nessuno conosceva l’esistenza, al di fuori degli addetti ai lavori), utilizzati da anni per regolamentare gli scambi internazionali (leggi petrolio) fra i vari paesi. La differenza è che ora, il FMI, non ha emesso gli FDR su richiesta di qualche paese, ma li ha STAMPATI autonomamente e senza chiedere il permesso a nessuno.

    Destra e sinistra politica non sono più importanti e toccherà a noi capirlo e, una volta compreso, pretendere chiarezza. Lo so, sono noioso, ma se non hai il controllo del valore che produci NON SEI LIBERO. Nessuno è libero: prima lo capiremo, meglio sarà.

    Blackjack.

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  19. Annamaria, la finanza non è una grandissima casta. E’ una casta PICCOLISSIMA nelle mani di pochi. Vuoi un esempio? Niente di più semplice: ti riporto l’elenco, ante crisi (a breve avrò anche quello attuale) degli azionisti della FED, la banca centrale statunitense. Eccoli:
    1. Rothschild Banks of London and Berlin.
    2. Lazard Brothers Banks of Paris.
    3. Israel Moses Seif Banks of Italy.
    4. Warburg Bank of Hamburg and Amsterdam.
    5. Lehman Brothers of NY (qui dovrò capire dove sono finite le quote, in parte, poche, a Nomura, in Giappone, in parte, quasi sicuramente, rientrate nel giro)
    6. Kuhn, Loeb Bank of NY (Now Shearson American Express).
    7. Goldman, Sachs of NY.
    8. National Bank of Commerce NY/Morgan Guaranty Trust (J. P. Morgan Bank – Equitable Life – Levi P. Morton are principal shareholders).
    9. Hanover Trust of NY (William and David Rockefeller & Chase National

    Questi signori, privati non eletti da NESSUNO, controllano la maggiore banca mondiale. Facciamo 15 persone? Ok, sono generoso oggi (non capita quasi mai…): facciamo 20.

    Blackjack.

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  20. D’accordo su tutto, Blackjak, ma, attualmente, non esiste un reale procedimento per cambiare le cose. Allora, perchè discutiamo? Siamo, come sempre, nelle sabbie mobili della storia. Tuttavia, ancora galleggiamo. E galleggeremo. Puoi scommetterci. Caso contrario, sarà finita per tutti e per sempre. E allora, cosa abbiamo perso, se l’epilogo era stato prestabilito dal principio?

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  21. Felice: il tuo ragionamento non fa una grinza. L’unica osservazione che posso fare è questa: fino a quando le persone normali hanno qualcosa da perdere, e ora tutti hanno qualcosa da perdere, cambierà poco. Si tratta di capire quanto tempo durerà ancora il “avere qualcosa da perdere”.
    Sui giornali certe notizie non passano (ci ritengono imbecilli, probabilmente), ma quasi tutti i “think tank” mondiali concordano sul fatto che, nei prossimi 5 anni (non secoli) esploderanno disordini popolari in alcuni paesi; anche occidentali. Se tanto mi dà tanto, vuol dire che abbiamo meno di 5 anni di tempo per costruire uno strato nuovo e, a quei disordini, indicare una direzione alternativa.

    Esiste anche un’altra motivazione per cui discutere: riuscire a comprendere, finalmente, che le ideologie in cui crediamo ci sono state cucite addosso, ma non sono funzionali a far star bene le persone, ma a controllarle. L’unico vero risultato che hanno raggiunto è quello di aver tolto capacità autonoma di giudizio: perennemente condizionata da posizioni di parte perentorie; per i “normali”.

    Blackjack.

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  22. un mio amico “veggente” (eh sì, ho un sacco di amici strani..) mi ha detto che tra qualche anno quelli che cominceranno ad avere fame daranno l’assalto a chi il pane ce l’avrà ancora.
    non è meglio cominciare a condividerlo?
    a domani
    fabry

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  23. Converrà sempre a chi ha tutto far sopravvivere chi non ha niente. Altrimenti è la fine principalmente di chi ha tutto per mano di chi non ha niente. La storia insegna.

    Poi, non c’è gusto ad aver tutto. Si va incontro solo alla noia. Basta vedere come gli industriali più danarosi si danno alla politica o ad altro, non certo per fare più soldi, che non sanno che farsene. C’è bisogno di fare un nome per tutti?

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  24. Mi sembra futile argomentare come se vi fossero due sole categorie dell’avere. Chi non ha pane verrà tenuto a bada da chi ne ha soltanto un po’ di più, e teme di perderlo attraverso il disordine. Parlo naturalmente di gruppi, non di individui.

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  25. Anche perché chi non ha niente lavora per chi ha tutto. Chi non ha niente è economicamente la servizio di chi ha tutto.
    Mi sembra che la discussione stia prendendo una piega molto ingenua…

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  26. Anna, sicuramente la discussione sfiora l’ingenuità, ma non è detto che sia uno svantaggio. Provo a spiegarmi. Questa crisi, unicamente finanziaria e unicamente per una parte del mondo (Cina, Brasile, India, Paesi Arabi non sono stati toccati in modo significativo da questa crisi), ha evidenziato in modo netto che c’è qualcosa che non funziona e ognuno ha detto la sua.

    Ciò che volevo rimarcare, semplicemente e ingenuamente, è che da questa crisi non usciremo come se nulla fosse. E’ in atto uno spostamento delle aree economiche di riferimento (anche se continuiamo a ignorarlo) che cambierà la struttura societaria ed economica così come la conosciamo ora ed è un cambiamento che sta avvenendo con tempi MOLTO rapidi e passa sulla testa delle persone senza alcuna possibilità di ottenere elementi di valutazione.
    E’ un cambiamento che, per quanto riguarda l’Europa, modificherà radicalmente le costituzioni di ogni stato (una volta che il presidente Ceko, avverrà entro fine anno, avrà siglato il Trattato di Lisbona) e il concetto di libertà. E’ un cambiamento che tutti i maggiori “think tank” prevedono avrà, a breve, risvolti molto pesanti, anche socialmente, per alcuni paesi (rivolte interne!). E’ un cambiamento pilotato da una elité ristrettissima che non ha NULLA a che vedere con la politica che è diventata il braccio utilizzato per nascondere la realtà. E’ un cambiamento che, sulla carta, tutti vorrebbero combattere, ma nessuno sa chi combattere.
    Sarà anche ingenuo, ma iniziare a fare i nomi delle organizzazioni e delle strutture che stanno pilotando questo cambiamento, è il primo inizio, a mio modestissimo parere, indispensabile passo da compiere.

    Chi sono per fare questi nomi? Io non sono nessuno, gioco solo a carte, ma hai mai visto, pubblicata da qualche parte, la lista delle società che controllano la FED? Non credo e sapere che non è la FED o Bernanke da contrastare, ma altri, sarà anche ingenuo, ma fa una grande differenza. Almeno per me.
    Hai mai sentito parlare del TABD? Difficile.
    E della BIS? Ancora più difficile.
    Forse del CFR? Può essere (Obama arriva da lì!)
    Del RIIA? Non ci credo.

    Sarà anche ingenuo, però non sono mai le idee complesse a raccogliere consensi: ma quelle semplici e ingenue!

    Blackjack.

    PS: personalmente ritengo MOLTO più ingenue tutte quelle analisi complicatissime che tentano, senza riuscirci, di spiegarci il come e il perché di questa crisi. Il lato divertente è che queste spiegazioni, complicatissime, provengono dagli STESSI attori che hanno causato questa crisi. Preferisco essere ingenuo.

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  27. Sottoscrivo:preferisco essere ingenuo anch’io. Con tutti i cocci. Da queste parti almeno si respira aria pulita.

    Fabrizio, chi poteva vietare a Berlusconi di godersi in santa pace i suoi tanti soldi, invece di fare sangue marcio in politica, come fanno in massima parte i ricconi, del resto? Non che voglia difenderlo o giustificare, solo per sostenere la mia tesi.

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  28. Fabrizio, a sentir lui, le sue vicissitudini giudiziarie sono venute tutte dopo essere entrato in politica. Ma non vedi come gongola quando si trova con i grandi della politica mondiale? E’ questo che principalmente andava cercando. E vuol diventare presidente della repubblica per lo stesso motivo: mettersi in mostra. Tutto il resto, esista o meno, è di secondo piano. O magari sul primo.

    Colgo l’occasione per ricordati di postare cortesemente due miei racconti dimenticati in sacrestia. Grazie e cari saluti.

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  29. Black, non intendevo te come ingenuo, ma l’utopia enunciata da Fabry di “cominciare a condividere il pane”, laddove il capitalismo HA BISOGNO delle differenze di classe e per come funziona produce disastri di povertà e di guerra.
    Ma sia chiaro che l’ingenuità non è mica una cosa brutta… 🙂

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  30. Anna, può essere che “cominciare a condividere il pane” sia utopico e ingenuo, ma da qualche parte si deve pur cominciare e, magari, si potrebbe iniziare a condividere il “pane” di una conoscenza migliore. Poi, ad ognuno il suo pane 🙂

    Felice, ma perché, da qualunque posizione si parta e a qualunque posizione si voglia arrivare, c’è sempre questa voglia di ruotare il cubo e mostrare sempre e solo una faccia? E’ un approccio che non porta da nessuna parte e non fa altro che aumentare la conflittualità, impedendo di scambiare idee, di lavorare assieme. Ragioniamo a senso unico: tutto ciò che proviene “da un’altra parte” è marcio. Non è così! Quando scrivo che tutte le ideologie attuali, TUTTE, sono state cucite sulla pelle della gente, con un paziente lavoro, sto proprio dicendo tutte. Allora smettiamola di parlare di “altro” e proviamo a capire se noi, proprio noi, siamo in grado di iniziare a ragionare non per preconcetti, ma per obiettivi di sostanza. Continuare ad alimentare questa contrapposizione destra/sinistra, non ha alcun senso: nella vita reale sono semplicemente uguali ed entrambe funzionali al mantenimento del sistema attuale!
    Sono solo le persone che, nella loro testa, continuano ad IMMAGINARE delle differenze che non esistono, e allora si accalorano e si scagliano contro il presunto nemico del momento; ottenendo l’unico risultato di portare la conflittualità sempre verso il basso e MAI verso l’alto.
    Esattamente ciò che serve per consentirgli di continuare a fare ciò che vogliono!

    Blackjack.

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  31. Felice, io con le tue invece, non concordo per nulla. Non sono né semplici, né ingenue: semplicemente a “riflesso condizionato”.

    Blackjack.

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  32. C’era una volta la lotta di classe:sfruttati e sfruttatori,il lavoro “alienato”,le ideologie come sovrastrutture apparentemente indipendenti,ma in sostanza prodotte dal fattore economico.Tesi-antitesi-sintesi.Ilmondo era più piccolo,i capitalisti riconoscibili,i proletari ancora più riconoscibili,le rivoluzioni(che poi non hanno prodotto niente di buono),fattibili.Ora abbiamo una Spectre (Finanza,Multinazionali,Banche….e tutte le sigle che volete)che ci passano sulla testa.In più,tanto per gradire, destra e sinistra hanno perso la loro identità,per cui è inutile cercare chi fa meno schifo. Io,inguaribile ottimista,in attesa di morire di fame,continuo a cercare la condivisione delle idee,o meglio,delle nostre istanze,e chi le possa realizzare.Vedi,Fabrizio,non ci sono solo amebe o squali, ma poveri cristi :i nostri giovani,come diceva Lucia OLini,hanno occhi svegli, e menti aperte,nonostante il grande fratello;hanno incredibili mezzi di comunicazione(Grillo dice che la Rete ci salverà),NOI stiamo dialogando da giorni.Forse ce la potremo fare.

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