Vivalascuola. Scuole serali addio?

Proteste delle scuole serali a Genova, a Bologna, a Milano, a Venezia, a Savona… Succede che il governo sta cancellando i corsi serali delle scuole pubbliche civiche e statali, che saranno trasformate in CPIA (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti), i quali presentano un’offerta formativa molto ridotta.

Per farla finita coi rami secchi (fatiche e ardori di una grande giardiniera)
di Alessandro Cartoni

E’ ormai fuor di dubbio che il ministro Gelmini passerà alla storia per i suoi indiscussi meriti di “grande giardiniera”. Con tale definizione non si intende ovviamente una metaforica attenzione agli aspetti più importanti della pedagogia moderna ma il più pedestre “furor” economico volto alla liquidazione degli innumerevoli rami secchi della scuola (e della università) italiana. Tant’è che alla fine apparirà ben chiaro come l’intero sistema scolastico del paese non sia per lei nulla più che una grande metastasi vegetale degna di una robustissima sfrondata.

Lo si è detto più volte, ciò che non crea valore economico immediato, non solo non è utile agli occhi della giardiniera, ma è tarato dal vizio di fondo di una immoralità originaria. Avvalora questa lettura il recente discorso del “teorico” Brunetta, il quale discrimina tra buoni dipendenti (obbedienti, zelanti e silenziosi) e fannulloni viziati dal “culturame” post giacobino degli anni ‘70. Noi insegnanti, per vocazione e studi, saremmo allora pericolosamente vicini ai nemici pubblici dell’efficienza e della virtù. Non è lontano il giorno in cui la faccia sventurata di qualche collega sarà ostentata in giro per l’Italia corredata da una eloquente didascalia che recita “culturame degenerato”.

Tutto il personale della scuola dunque, stabilizzato o meno, impari fin da adesso a convivere col terrore, dormendo, se possibile, con un occhio solo: potranno sempre toglierti la sedia da sotto il culo e dirti che da domani il tuo posto non c’è più, ma se farai il bravo (cioè se leccherai il di dietro ai dirigenti e ai sindacati) potranno sempre trovarti un contratto di collaborazione con qualche istituzione scolastica ad almeno quaranta chilometri da casa tua. Va bene, si dirà, però almeno potrò continuare ad insegnare. Neanche per idea, diventerai “socialmente utile” e quindi sarai “utilizzato” per accompagnare i ragazzini in mensa, per svolgere funzioni varie di sostegno all’organizzazione scolastica e altri eufemismi del genere. Di fatto le tue competenze da domani si riveleranno un pugno di mosche e ti troverai a domandarti perché non hai pensato prima a fondare coi tuoi colleghi squattrinati una cooperativa di servizi. Questo, più o meno, è lo stato della situazione per chi ha anni e anni di precariato alle spalle.

Ma se la falce dei tagli è crudele e ingiustificata per chi lavora dentro la scuola diventa addirittura intollerabile per chi ne è utente. Un esempio di cui si parla poco è quello dei corsi serali che da sempre, in Italia e in Europa, sono uno degli strumenti sociali di recupero, formazione e reinserimento lavorativo delle persone.

Attraverso questa seconda via al diploma si restituisce valore sociale a ex studenti (fuoriusciti dalla formazione), lavoratori extracomunitari (senza titoli o con titoli non convalidabili nell’UE), disoccupati, donne e altre categorie deboli. Chi lavora nei serali sa quanto sia variegata questa fascia d’utenza e come sia importante che l’istituzione si prenda carico di essa trasformandola da manodopera dequalificata o obsoleta in un insieme di cittadini con competenze nuove e spendibili sul mercato del lavoro. C’è da aggiungere che la scuola pubblica fa di più, non limitandosi ad uno specifico addestramento professionale rende possibile il mantenimento degli standard conoscitivi, culturali, disciplinari e di civiltà che si riassumono nel diploma finale, il quale conserva lo stesso valore giuridico di un diploma conseguito nei corsi diurni.

I corsi serali sono un’opportunità sociale e culturale (non solo per chi ne usufruisce ma anche per chi li organizza) la cui esistenza discrimina il grado di civiltà di uno stato dal suo contrario. E’ anche attraverso di loro che si misura la mobilità sociale di una nazione o la sua staticità. Del resto un paese che permette agli studenti lavoratori di continuare a formarsi dando loro chances di riscatto sociale è un paese moderno, un paese che non lo permette è arretrato e immobile.

Tuttavia nell’ottica economicistica dei nostri governanti queste sono solo belle parole in quanto l’efficacia di una ristrutturazione come quella in atto è data dal paradigma (francamente abominevole) del “meno spese e più risultati”, di conseguenza i corsi serali vengono chiusi per primi come pericolose isole di inefficienza e spreco.

E’ quello che è successo quest’anno un po’ dappertutto, anche a due giorni dall’inizio delle lezioni (è capitato anche al sottoscritto), senza uno straccio di atto legislativo, falcidiando classi e corsi, rifiutando iscrizioni già accettate in precedenza, tentando di non autorizzare nemmeno le 5e classi in uscita. Anche prescindendo dal disagio creato al personale, quello che salta agli occhi è il significato politico di una scelta del genere. Non solo siamo di fronte allo smantellamento di un sistema scuola che è stato la base della costruzione dell’Italia repubblicana, ma il disegno sociale che si rivela dietro la ristrutturazione è quello di un paese in preda al liberismo selvaggio, alla privatizzazione sfrenata dove poche oligarchie economico-politico-finanzarie reggono e dirigono le sorti della nazione.

Agli altri quasi-cittadini di questa democrazia post-totalitaria non rimarrà che dedicarsi al proprio mestiere (se ne hanno uno), divertirsi esercitando compulsivamente il diritto al voto (così come si esercita la minzione quotidiana), godersi i format e le partite delle televisioni statali e private, fare spesa nei centri commerciali e infine divorare pizza o hamburger nei fast food. Esecutori e consumatori per sempre, a questi quasi-umani sarà data la minima istruzione per riconoscere e intonare l’inno di Mameli, giocare al Superenalotto e calcolare la rata del mutuo o dell’affitto da pagare.

Chi rivendicherà un’altra vita o un altro modello di sviluppo o semplicemente un’opportunità diversa per la propria esistenza, sarà accusato di minare le basi della convivenza democratica. Poiché dunque l’era dell’efficienza illuminata è già tra noi la scuola come covo di “potenziali eversori” è diventata giustamente sospetta.

Con l’euforico ardore che si addice ai giovani la grande giardiniera ha cominciato a sgomberare il terreno dalla gramigna nociva.

* * *

Appunti critici al Regolamento per l’assetto organizzativo dei CPIA

Il regolamento recante norme generali concernenti la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri Provinciali d’Istruzione per gli Adulti (CPIA), nella versione approvata, il 09/06/2009, in prima lettura dal Consiglio dei Ministri in carica, mentre precisa e dettaglia alcuni aspetti che venivano ignorati, sottaciuti o trattati fumosamente nei precedenti documenti, appare, tuttavia, ancora lacunoso e lascia fortemente perplessi su alcuni punti tanto da indurre grosse preoccupazioni sulla validità delle scelte proposte con particolare riferimento agli obiettivi di vera qualità che, a parole, si dice di voler perseguire.

Riflettiamo su alcuni aspetti, articolo per articolo di tale regolamento:

Art. 1 comma 1 (LE INTENZIONI!): “Il presente regolamento detta le norme generali per la ridefinizione, a partire dall’a.s. 2010/2011, dell’assetto organizzativo e didattico dei Centri per l’Istruzione degli Adulti… al fine di una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumenti disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico.

Abbiamo voluto riscrivere i punti salienti di questo comma, in cui si dichiarano le intenzioni dell’azione normativa, perché ci restino bene in mente gli annunciati obiettivi di efficacia ed efficienza, attraverso la ragione (o razionalizzazione) e come essi contrastino fortemente con quanto appare nel resto del documento, dove al posto di RAZIONALIZZARE risorse e strumenti si è voluto solo RAZIONARE gli stessi, con il concreto pericolo di rendere proibitivo il benché minimo livello qualitativo.

Art. 1 comma 2 (IL NOME!): “… Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti…

Nessuno può disconoscere che quando si vuole far nascere una nuova entità che offra beni o servizi, la prima importantissima e decisiva scelta di marketing è proprio quella del nome. Allora, perché chiamarli Centri Provinciali, entrambi appellativi che implicano un senso di riduzione sia della struttura organizzativa che dell’ambito territoriale di appartenenza. Già oggi, a sproposito ed in modo del tutto ingiustificato, come abbiamo più volte dimostrato nei fatti, quando si vuole sminuire il suo valore all’adulto si dice “… tu che scuole serali hai frequentato!” domani si direbbe: “… dove ti sei diplomato!, al centro provinciale!?”. Si ravvisa già nel nome il pericolo, sia pure involontario, di un discrimine e di una possibile ghettizzazione dell’utenza adulta.

Non esiste nel campo educativo una sola istituzione privata che non si fregi dell’appellativo di “scuola” o di “istituto scolastico”, sia che siano o no riconosciute dallo Stato. Il motivo è semplice: tale titolo è essenziale per riconoscere lo scopo sociale dell’istituzione e per sgombrare il campo da possibili equivoci.

Se veramente si vogliono perseguire i più alti obiettivi formativi e di istruzione allora sarebbe molto meglio ridefinire il nome alle future autonomie scolastiche chiamandole ad esempio: ISIA cioè Istituto Statale per l’Istruzione degli Adulti.

Se poi, nel settore educativo degli adulti, lo scopo sottinteso alla scelta del nome è favorire l’espansione degli istituti privati (che continueranno a chiamarsi “scuole” anche se, come noi, si occupano di istruzione degli adulti), questi ultimi non potranno far altro che ringraziare lo Stato per avergli indirettamente liberato il campo da ogni forma di concorrenza, come la nostra che è pubblica.

Art. 2 comma 2 (LE LIMITAZIONI!): “I Centri realizzano un’offerta formativa… in relazione ai percorsi degli Istituti Tecnici, degli Istituti Professionali e dei Licei Artistici

Ci chiediamo quale logica si celi dietro la pretesa di restringere l’offerta formativa solo a queste tre tipologie? Forse che l’adulto non possa aspirare naturalmente al Liceo Scientifico o ad ogni altro tipo di istruzione aspirando magari alle più alte vette della formazione Universitaria? Perché porre a priori delle barriere culturali e non lasciarsi invece campo libero pronti a soddisfare le richieste del territorio, qualunque esse siano e comunque essendo, evidentemente, necessità del territorio?

Il resto dell’articolo 2 enfatizza l’autonomia didattica ed amministrativa dei Centri per la quale si apre un problema pratico e economico di attuazione, di enorme portata, che non viene sufficientemente e risolutamente affrontato nel resto del regolamento lasciando, ancora una volta, il senso del vago e dell’approssimativo sicuri antesignani del fallimento!

Art. 3 comma 1 (L’INCOSTITUZIONALITÁ E LA CHIUSURA AGLI STRANIERI!): “Ai Centri possono iscriversi gli adulti in età lavorativa, anche stranieri, che non hanno assolto all’obbligo di istruzione o che non sono in possesso di titoli di studio di scuola superiore.

Ancora ci domandiamo: perché l’adulto già in possesso di un diploma di scuola superiore non debba potersi iscrivere ad un Centro per riqualificare la sua formazione? Perché rifiutare, di fatto, l’iscrizione a tutti gli immigrati che sono sicuramente già in possesso di titoli? Appare questo, un articolo che innanzi tutto contrasta con il più elementare diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione e, inoltre, impedisce ogni seria possibilità di integrazione culturale a chi, straniero, nonavrebbe alcun altro mezzo.

Se anziché pensare ad una svista del legislatore dovessimo pensare ad una cosa voluta ciò sarebbe grave o coerente con gli ultimi interventi legislativi in materia di immigrazione?

Art. 4 commi 1, 2 e 3 (L’ASSETTO DIDATTICO!)

In questi 3 commi dell’articolo 4 si pianifica l’intero assetto didattico dei futuri Centri dividendolo in due livelli (comma 1):

“a) I livello finalizzato al conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo d’istruzione (diploma di licenza media) e della certificazione riguardante all’acquisizione dei saperi e dellecompetenze relative all’obbligo d’istruzione (biennio di scuola superiore)… In questo ambito sono ricondotti anche i corsi di alfabetizzazione in lingua italiana destinati agli adulti stranieri.”

“b) II livello: percorsi di istruzione finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione tecnica, professionale e artistica.”

Noi fin dal primo momento siamo stati contrari, e continuiamo ad esserlo, verso la scelta di aver ammucchiato in un unico ambiente scolastico la scuola media e la scuola superiore. Ribadiamo che si tratta di tipologie diverse con finalità ed esigenze profondamente diverse e che richiedono perfino strutture diverse! Basti pensare alla necessità di costosi laboratori specialistici per la scuola superiore, affinché possa dare vera istruzione tecnica o professionale (e questo pone un altro problema pratico ed economico abbastanza serio, salvo che non si sia pensato di abolire l’attività di laboratorio nei CPIA!)

Nei successivi commi 2 e 3 si dividono i livelli in periodi didattici (2 per il I livello e 3 per il II livello) le cui consistenze temporali vengono specificate nei successivi commi 4 e 5 in particolare viene previsto il raccordo tra I e II livello collocando in un unico blocco temporale il secondo periodo del primo livello ed il primo periodo del secondo assegnando al primo il compito dell’istruzione e al secondo quello della certificazione. Fumoso e senza ulteriori, necessarie, precisazioni appare questa importantissima fase di raccordo!

Art. 4 commi 4, 5 e 7 (I TEMPI!)

Al comma 4 si scrive: “I percorsi, di cui al comma 2, lettera a) hanno un orario complessivo di 400 ore destinato allo svolgimento di attività ed insegnamenti obbligatori relativi ai saperi e alle competenze attesi in esito ai percorsi della scuola secondaria di primo grado (diploma di licenza media)… In assenza della certificazione conclusiva della scuola primaria (licenza elementare), l’orario complessivo può essere incrementato fino ad un massimo di ulteriori 200 ore,… Tale quota può essere utilizzata anche ai fini dell’alfabetizzazione in lingua italiana degli adulti stranieri.

Appare chiarissima la pretesa che in 400 ore (100 giorni) si devono fare i tre anni di scuola media e, se poi l’adulto è analfabeta (non è mai andato a scuola) o è straniero (ignora la lingua italiana) allora gli possiamo dare il diploma di licenza media in 600 ore (150 giorni). Francamente ci sembra ridicolo continuare a parlare di scuola di qualità quando si pretende di concentrare 8 anni scolastici in 600 ore!

Ma ancora più arduo e insostenibile appare quanto si scrive al successivo comma 5: “I percorsi di cui al comma 2, lettera b), e quelli di cui al comma 3, lettere a), b) e c) hanno un orario complessivo obbligatorio pari al 70% di quello previsto dai corrispondenti ordinamenti degli Istituti tecnici o professionali relativi alle singole aree di indirizzo.

Si propone una riduzione pesante ed inaccettabile dell’orario, se si considera che già attualmente nei corsi serali si ha un orario ridotto rispetto al diurno (negli ITIS 28/29 ore settimanali contro le 36 del diurno) e ciò comporta ogni anno la corsa affannosa per cercare di dare completezza ai contenuti programmati nelle singole discipline, corsa per altro necessaria visto che, giustamente, a parità di titolo deve corrispondere parità di contenuti! Ridurre al 70% dei nuovi orari dei diurni che verranno ridotti a loro volta a 32 ore settimanali significa proporre, per gli adulti, un orario di appena 23 ore settimanali, TROPPO POCHE per parlare di serietà e di qualità dell’istruzione degli adulti!

Con ciò viene definitivamente smascherata la pura manovra riduttiva e appare chiara la nostra riflessione a proposito di RAZIONALIZZARE e RAZIONARE di cui all’inizio di questi appunti. Con il successivo comma 7 ci si illude di “… rendere sostenibili, per lo studente, i carichi orari…” attraverso: “a) il riconoscimento dei crediti…; b) la personalizzazione del percorso…; c) la fruizione a distanza di una parte del percorso… non più del 20%…; d) la realizzazione di attività di accoglienza e orientamento… per non più del 10%…”, tutte belle cose che “lasciano il tempo che trovano!” e, in qualche caso, riducono ulteriormente quel tempo scuola con cui, infine, bisogna fare i conti.

Qui si trae lo spunto per la riflessione più importante che ci sentiamo di fare. Riteniamo legittimo pensare di accreditare all’adulto la sua esperienza e qualche elemento di conoscenza e competenza maturata con il lavoro se attinente ai contenuti dell’indirizzo di studi scelto (questo lo si fa già oggi nei corsi serali progetto SIRIO ed ALIFORTI); possiamo pure ammettere che l’adulto rientrante a scuola è fortemente motivato e mostra maggior impegno ed interesse rispetto allo studente del corso diurno. Va però indubbiamente considerata la maggiore difficoltà di apprendimento dell’adulto che non è più abituato ai processi didattici, che ha meno tempo da dedicare allo studio ed all’approfondimento. Questi ultimi fattori, che ci sembrano del tutto ignorati dal nostro legislatore, finiscono per colmare i vantaggi precedenti e pertanto risulta del tutto improponibile una ulteriore riduzione d’orario per lo studente adulto.

C’è da domandarsi, a questo punto, quanti saranno gli adulti disposti a fidarsi della qualità dell’offerta formativa dei CPIA. Già sarà complicato spiegare le ragioni che hanno indotto il legislatore a decretare la nascita dei CPIA (e di riflesso la morte dei Corsi Serali), di gran lunga maggiore lo sarà spiegare l’articolazione della didattica (basata su livelli di apprendimento). Il risultato finale? Gli adulti o si rivolgeranno alle scuole private (pagandosi gli studi!?) o rinunceranno definitivamente ad essi (con buona pace degli obiettivi fissati nella conferenza di Lisbona del 2000).

Art. 5 (ASSETTO ORGANIZZATIVO!)

La forte riduzione d’orario proposta, inoltre, mal si concorda (senza il rischio di portare nel caos l’intero sistema) con i propositi ed i criteri dettati nell’articolo 5. In questo infatti, mentre non presenta alcun problema la didattica modulare, di cui al comma 1 lettera c), già ampiamente adottata nei corsi serali progetto Sirio ed Aliforti, suscita forti dubbi la concreta possibilità di gestire, efficacemente, nello stesso gruppo classe una molteplicità di “percorsi personalizzati” in relazione ad altrettanti “patti formativi individuali” (comma 1 lettere d) ed e)).

Potrebbero risultare particolarmente impegnative e onerose le incombenze dei docenti nelle Commissioni per la definizione dei Patti formativi individuali (di cui al comma 2) e per l’accertamento delle competenze e conoscenze già possedute (di cui al comma 3), soprattutto alla luce del fatto che tali commissioni potrebbero doversi riunire più volte per venire incontro alle esigenze di una utenza che spesso chiede l’iscrizione ai corsi in tempi diversi. Tali maggiori oneri dovrebbero, quantomeno, essere riconosciuti in sede contrattuale.

Art. 6 (VALUTAZIONI E CERTIFICAZIONI!)

Tutto quello che possiamo osservare a proposito di questo articolo è che non viene fatto alcuno sconto sul livello qualitativo della preparazione da raggiungere. Gli esami di Stato conclusivi dei due livelli sono gli stessi dei corsi ordinari. Noi siamo perfettamente d’accordo con questo e, anzi, è l’articolo che ci piace di più. Solo ci appare misterioso, e per questo chiediamo una spiegazione, su come si possa soddisfarlo nonostante i TAGLI previsti!

Gli altri Artt.

Tralasciamo, per ora, le riflessioni sui restanti articoli del regolamento, in particolare gli articoli 8 e 9, che pongono non pochi problemi sull’assegnazione del personale e delle destinazioni, nonché sulle sedi operative.

CONCLUSIONI

Questi appunti rappresentano una piccola sintesi degli interrogativi, delle perplessità, delle incongruenze, delle preoccupazioni, ecc., sollevate dagli addetti ai lavori. Abbiamo un anno di tempo affinché dilaghi il dibattito e si affermi il concorso di idee per far si che si risponda con serietà e da Paese Civile alle esigenze di una utenza debole e, per questo, meritevole del MEGLIO! Siamo dell’opinione che i CPIA non sono ancora la soluzione auspicata per ottenere la diminuzione degli abbandoni precoci e l’aumento dei giovani che completano gli studi secondari superiori. I corsi serali Sirio e Aliforti, così come sono organizzati, danno risposte talmente adeguate alla domanda d’istruzione degli adulti che ci appare assurda una “rivoluzione” che contrariamente a ciò che si potrebbe pensare servirà soltanto a far arretrare l’educazione degli adulti in Italia.

NOI LOTTEREMO FINO ALL’ULTIMO PERCHE’ QUESTO NON ACCADA!

La Direzione del Coordinamento Nazionale per la Difesa e la Promozione delle Scuole Serali Pubbliche

* * *

E come se non bastasse…

Una direttiva ministeriale, organica al progetto di “riforma” Gelmini, prevede che le iscrizioni alle scuole serali si chiudano il 28 febbraio. Negli anni scorsi le iscrizioni alle scuole serali erano aperte fino al giorno stesso in cui iniziano le lezioni. E questo è naturale, perché un lavoratore non può sapere con anticipo di sei mesi se in ottobre potrà o non potrà seguire i corsi di una scuola, e perché spesso le informazioni necessarie per iscriversi a una scuola sono complicate da trovare, soprattutto quando il lavoratore è straniero.

Ecco perché quest’anno a settembre ci sono state poche iscrizioni alle scuole serali, calcolate secondo i dati del 28 ottobre… ma siccome era possibile continuare ad accettare iscrizioni, le scuole le hanno accettate: e allora andate a vedere adesso: ci sono classi di 40 e più studenti.

* * *

Una sintesi del percorso di smantellamento delle scuole pubbliche serali qui.

Un sito per la difesa e la promozione delle scuole serali pubbliche qui.

Un articolo di Francesco Berardi qui.

Un appello per il liceo civico serale Gandhi di Milano qui.

Un intervento di studenti del liceo serale Gandhi qui.

Schema di regolamento recante “Norme generali per il ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133” qui.

Il giudizio del sindacato qui.

* * *

Un appello di docenti per la scuola pubblica.

* * *

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

La mappa della protesta qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

9 pensieri su “Vivalascuola. Scuole serali addio?

  1. Avendo inegnato per molti anni nei corsi pomeridiano-serali, tra cui le “mitiche” 150 ore (all’epoca d’oro), la notizia del definitivo strangolamento di queste esperienze dopo la loro lenta agonia, non può che farmi dispiacere. Soprattutto quando la “grande giardiniera” sembra non sappia potare nemmeno un arbusto, di sua porpria capacità. Difatti, sembra che:

    “Nel mese di marzo dell’anno 2000 una signora, presidente del consiglio
    comunale del Comune di Desenzano sul Garda per Forza Italia, fu espulsa dal
    consiglio, su mozione del suo partito, con la seguente motivazione [Delibera
    del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000]: *”manifesta incapacità ed
    improduttività politica ed organizzativa”.* Questo consigliere comunale si
    chiamava Maria Stella Gelmini.
    Organo Consiglio
    Numero e Data Atto
    33 del 31/03/2000
    Oggetto
    MOZIONE DI SFIDUCIA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE PRESENTATA
    DAI CONSIGLIERI DI MINORANZA E RINVIO ELEZIONE NUOVO PRESIDENTE.
    Stato
    APPROVATA
    Tipo Approvazione
    APPROVATA CON PUBBLICAZIONE
    Nr.Proposta
    20561
    Proponenti :
    Ufficio Affari Generali/Segreteria
    Settore
    SEGRETERIA GENERALE

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  2. mi spiace rilevare che la scuola, per quello che vedono i miei occhi increduli e sentono le mie orecchie assordate (un po’ bolscevichi entrambi, dice il mio mico gianni, per quello sei prevenuta e maligna e non comprendi la grandezza degli eventi), la scuola – o almeno: l’aria che tira nella mia – è costellata di volonterosi collabora(tori)zionisti che credo si leccheranno, dopo essersi leccati i baffi – mors tua vita mea -, qualunque cosa verrà loro amman(n)ita: altro che “potenziali eversori”. ci sono docenti che tra le loro competenze ne hanno una, messa in naftalina in attesa di tempi più idonei, cioè questi, che va sotto il nome di arte della piaggeria traccheggiona. un colpo a te, cioè io, pezzo di storia, un colpo ai colleghi maneggioni, uno al dirigente. il pezzo di storia, qui, è alternativamente una collega con le palle, una dinosaura, una rompi. loro invece sono più bravi, più disponibili, più realisti (del re!).
    di che mi preoccupo? sono di ruolo, insegno lettere, mica perdo il posto! vorrei però segnalare che il posto lo rischiano anche i colleghi di ruolo della seconda lingua straniera, in particolare francese: che non serve, naturalmente, anzi, meglio cancellare dalla nostra cultura la lingua della patria della rivoluzione e dei diritti dell’uomo e del cittadino. “Chi rivendicherà un’altra vita o un altro modello di sviluppo o semplicemente un’opportunità diversa per la propria esistenza, sarà accusato di minare le basi della convivenza democratica”. anche studiare francese è chiedere un’opportunità diversa, non direttamente “utile”.
    al dirigente scoccia chiedere al territorio (la provincia! lo direste che essa ha potere in questioni di didattica?) di appoggiare la conservazione del patrimonio di lavoro e di studi sviluppato nel mio liceo da moltissimi anni. meglio indirizzarsi sul tecnologico (via anche il latino!) o sul “normale”. ma ai colleghi non colpiti direttamente dai tagli non importa un fico secco di tutto questo. eh, cosa non si fa per la pagnotta!
    alex: bellissimo post. ho stampato tutto e domani fotocopie. ci sono cose che non sapevo: grazie!!!

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  3. chiosa per Lucy: parole sacrosante, le tue, su (certi) colleghi. Quando insegnavo francese, e il francese era la pecora nera perché non portava iscrizioni, ero visto come una sorta di nemico o cmq di essere infausto, e attribuivano alla “mia” materia tutti i mali dell’Istituto

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  4. Grazie Lucy, ma l’analisi dei decreti di riorganizzazione (che eufemismo…) è di Giorgio che è documentatissimo. Il lavorone di informazione vera è tutto suo. Io mi sono limitato a fare delle considerazioni cattive come è mio solito. Ma finiremo tutti all’inferno, stanne certa, tra il giubilo degli zelanti…
    Grazie anche a Roberto perché conoscevo “da voci di corridoio” la storia della problematica carriera di consigliere comunale della signora Gelmini…Adesso ne abbiamo la prova. Il lavoro paga in Italia, per non dire che rende liberi.

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  5. Grazie a Lucy e a Roberto, e grazie ad Alex: vivalascuola esiste grazie alla collaborazione di tanti, che ringrazio di cuore. Collaborazione che purtroppo, come dice Lucy, non è frequente nelle scuole, soprattutto alle superiori: e questo è uno dei mali della scuola italiana.

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  6. che energia, alex, grande forza in questo pezzo – e bravissimo, come sempre, anche giorgio.
    grazie per la vostra passione,
    r

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  7. Grazie per l’apprezzamento Renata, ci fa sentire davvero meno soli…purtroppo le cose vanno sempre peggio. Ma venderemo cara la pellaccia.

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  8. Sono l’autore degli “Appunti critici al Regolamento per l’assetto organizzativo dei CPIA” nonchè presidente del Comitato per la difesa e la promozione della scuola serale pubblica. Voglio manifestare la mia riconoscenza ad Alessandro Cartoni per la citazione ma soprattutto per i pensieri da lui espressi e che, noi del comitato, condividiamo all’unanimità.
    Gli chiedo un riferimento personale allo scopo di poterlo contattare.

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