Provocazione in forma d’apologo 134

Chissà mai perché quel prepotente forzuto importuna il signore dall’aria timida e gentile, con occhiali e pancetta. Forse per nessun’altra ragione al mondo che appunto è un prepotente forzuto, e l’altro gli appare inoffensivo, bersaglio ideale per quelli come lui.

Quando, sbrigata la formalità di un breve preludio a base di male parole, il prepotente forzuto mette le mani addosso all’altro, questi, schermendosi, arriva appena a sfiorarlo, quindi cade sotto una gragnuola di colpi; al termine della quale si rialza a stento, e tenendosi al muro se ne va zoppicando.
Il prepotente forzuto non s’è neppure accorto d’essere stato sfiorato, e non sa, lui che lo segue con sguardo compiaciuto fino all’angolo, che l’altro, una volta fuori vista, si raddrizza e riprende la sua strada con andatura normale, anzi decisamente spedita.
E il giorno seguente, mentre si scola al bar con gli amici (prepotenti forzuti come lui) la sua consueta sambuca con la mosca, il prepotente forzuto cade stecchito di colpo. I medici legali dopo l’autopsia scuotendo la testa confessano: “Non ci capiamo nulla, dovremo cambiare mestiere. Emorragia interna imponente, organi spappolati come avesse sbattuto a cento all’ora. Ma secondo i testimoni fino al momento della morte pareva stare benissimo, e l’anamnesi ricostruibile in base alle dichiarazioni dei parenti e dei riscontri documentali è del tutto negativa; inoltre non risulta che nei giorni precedenti avesse subito traumi, dell’eventualità dei quali peraltro la salma, esternamente, non reca la minima traccia”.

19 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 134

  1. apologo marziano: piccoli invasori – giustizieri della notte – dilagano. attento, perché, di questi tempi frustranti, il racconto suscita un’adesione primaria entusiastica, solo in un secondo momento risucchiata, rattrappita, quasi con rimpianto, dalla ragione: ma che orrore! il cattivone è dunque il ras del quartiere, il bullaccio fatto e finito, o l’omino innocuo, occhialuto, grigio, poco rimarcabile? il male viene con le pompe o si insinua come serpe tra i fiori (purg. VIII, 97-102)?

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  2. Cara Lucy,
    ben detto: apologo marziano cioè sibillino, e che non vuole essere altro da quello che è.
    Inoltre (l’ho già detto altre volte) programmo i pezzi con largo anticipo, esercitando una notevole autocensura preventiva;
    ma una volta che il pezzo è programmato, salvo eventi eccezionali, non ci torno più sopra, il che può suscitare qualche frizione con la cronaca.
    Grazie per l’opportuna puntualizzazione e un saluto,
    Roberto

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  3. caro rob,
    guarda che io prendo i tuoi apologhi sempre come universali! a volte non mi viene un commento perché appaiono così limpidi e a se stessi bastevoli che mi pare superfluo dire la mia, altre mi vergogno un po’ delle mie approssimazioni. in questo caso dico appunto che i mala tempora potrebbono spingerci a dire un “tié!” di troppo, malmenati come siamo ogni giorno dai fatti di cronaca, mentre invece, forse, qui si può intravedere un’idea del male come qualcosa che si fa strada con forme insignificanti (la banalità…), rassicuranti, se non addirittura attraenti. visione extra-terrestre, e un po’ apocalittica. il tuo racconto ha il gelo chirurgico di certe scene di saramago, scrittore profondamente ironico e tragico.
    un abbraccio,
    lu

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  4. Cara Lucy,
    in effetti talvolta il chirurgo ha l’aria di badare più alla riuscita dell’operazione che alla sopravvivenza del paziente.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. L’Abito fa [ancora e sempre] il Monaco – checché se ne dica.
    E continuerò a sostenere fino alla fine del fiato quanto un Poeta bucolico sia decisamente più assetato di sangue e stragi di qualsiasi metallaro sul globo terracqueo!
    Tutto nello sguardo – ahimé: Tarantino ci provò con Kill Bill a spiegare questa semplice regola animale – ma tutto inutile. Non è una questione di massa/aspetto, ma di cattiveria/veleno.

    Nel grazie, Roberto, come sempre

    P.s. Un mio caro/vecchio/letale amico [il tutto concentrato in un filo d’erba arrabbiato] soleva ripetermi che più sono grossi [prepotenti/forzuti] più fanno rumore quando cascano… L’elefante e il topo, ça va sans dire

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  6. Cara Chiara,
    è inutile, mi smascheri perché mi conosci e sai a che famiglia appartengo. Famiglia di cui rappresento, ça va sans dire, un rametto stento e già quasi secco.
    Ciao,
    Roberto

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  7. Cara Nadia,
    non so se era un mago, certo non era un magro.
    Scherzi a parte, ovviamente ci sei andata vicino; colgo perciò l’occasione per dire qualcosa di più. Diciamo che il nostro personaggio è una specie di monaco guerriero, che dunque conosce e sa mettere in pratica certe cose. Noi siamo troppo sedotti dai miti della conoscenza, e ci sfugge a volte che di pari passo andrebbe affinato il controllo sulla volontà. Il Nostro sa e sa fare, ma o eccede volontariamente o gli scappa la pazienza. In entrambi i casi esagera, e lasciamo ai giuristi le sfumature sulle conseguenze del suo gesto in un caso e nell’altro.
    Questo è un lato del mio quadretto, quadretto magari poco idilliaco.
    C’è poi un altro lato cui voglio accennare ancor più rapidamente.
    Non tutto, anzi quasi nulla, è come appare. Se i forti e i potenti se ne ricordassero sempre forse le cose andrebbero meno di schifo. Dubito però che costoro arrivino spontaneamente a certe consapevolezze solo meditando i filosofi e ruminando le Scritture: a quanto si è sempre visto, per giungere alle delizie della mitezza avrebbero bisogno di passare per qualche sano spavento, che di quando gli soffiasse all’orecchio che anche loro devono morire, nella stessa maniera di tutti.
    Mi scuso per l’ovvietà di quanto precede, ma come appunto dicevo è proprio l’ovvio che più rischia l’oblio, e ogni tanto ripeterlo non può fare gran male e magari giova.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  8. In ” Mistici e maghi del Tibet” Alexandra David-Neel descrive un episodio che vede in azione un monaco-mago (che però modera la forza e scoraggia lo scocciatore senza danni) e che mi è tornato in mente leggendo l’apologo.

    Un saluto

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  9. Cara Nadia,
    non conosco il libro che citi, ma episodi del genere mi sono noti da altre fonti.
    Il fatto è che il mio personaggio è uno che probabilmente ha fatto le cose da sé, alla brava, e i risultati si vedono.
    I problemi, concomitanti, sono due: oggi i maestri sembrano essere sempre di meno, anche perché giustamente non si mostrano dove magari li si cerca; e comunque è sempre minore la nostra reale disponibilità a seguirli – a meno che, ovviamente, non siano cattivi anzi pessimi.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  10. ah, roberto, il mago sei tu:
    oggi i maestri sembrano essere sempre di meno, anche perché giustamente non si mostrano dove magari li si cerca; e comunque è sempre minore la nostra reale disponibilità a seguirli – a meno che, ovviamente, non siano cattivi anzi pessimi.

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  11. Cara Lucy,
    prima di ringraziarti dell’eventuale (e, nel caso, immeritato)complimento, vorrei capire in che senso io sarei un mago.
    Ciao,
    Roberto

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  12. La forza inaspettata dei fragili e/o la vendetta a freddo del destino. O nessuna delle due, nascostamente soddisfatti, comunque, dell’epilogo:)
    Ciao, Roberto
    Giovanni

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  13. Cara Lucy,
    prima di ringraziarti dell’eventuale (e, nel caso, immeritato)complimento, vorrei capire in che senso io sarei un mago.
    Ciao,
    Roberto

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  14. Caro Giovanni,
    già, alla vendetta a freddo del destino non ci aveva pensato nessuno. Da quando l’uomo è diventato fabbro della propria fortuna il destino è passato di moda.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  15. In alcune comunità interne della Sardegna, Roberto, quando qualcuno di loro – particolarmente violento e fuori dalle “regole” comunitarie – viene ucciso si sente spesso dire che “se è morto, vuol dire che doveva morire”.
    Certo, qualcosa di più di un destino…
    Giovanni

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  16. Caro Giovanni,
    in effetti ho sentito parlare anch’io di acabadore, di risa sardoniche e di altro avente corso altrove: dal momento che tutto il mondo è paese, specialmente in queste cose.
    Riciao,
    Roberto

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