Havel havelim

da qui

La prima volta che ascoltai Branduardi mi provocò un effetto strano, come la Trilogia fantastica di Italo Calvino: catapultato in altri tempi, un medioevo improbabile ma suggestivo. La tentazione di fuggire è la più forte, altro che le tentazioni della carne. Un tempo alternativo, un’altra vita. Domenica, nell’omelia, parlavo della domanda di Gesù al cieco Bartimeo: Cosa vuoi che io ti faccia? La medesima domanda rivolta a Giacomo e Giovanni la settimana prima: Cosa volete che io vi faccia? La stessa che il genio rivolge ad Aladino: Cosa vuoi che io ti faccia? Che possa per un attimo vedere il mondo dall’alto, contemplare l’inizio e la fine: Bereshit bara’ Elohim et ashamaim veet haaretz. Scoprire che ogni cosa è vanità, havel havelim, tutto è fumo, fumo di fumi, dice Qoelet.

8 pensieri su “Havel havelim

  1. Sì, una domanda che spiazza, sorprende e lascia senza fiato.
    Difficile rispondere così su due piedi, ben sapendo che quel che risponderai sarà fatto e non potrai tornare indietro. La posta è alta, come in una partita a scacchi solo lo scacco matto vince senza replica.
    Anche nella versione che a me piace di più e rivolgo da sempre, spesso lascia senza risposta, sorpreso e meravigliato colui al quale viene rivolta: “C’è qualcosa che posso fare per te?” Difficile e fondamentale rispondere, come se ti si presentasse la più grande e irripetibile occasione della tua vita e tu non fossi in grado di afferrarla. Siamo troppo abituati a gente che chiede per poter rispondere a chi vuol dare senza riserve e gratuitamente.
    Però è una domanda meravigliosa che dovremmo rivolgere più spesso e anche sentire più spesso, fa bene al cuore.
    vi abbraccio
    Stella

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  2. L’accostamento delle domande di Gesù a quella del Genio di Aladino è stata, domenica, la più spiazzante per chi ascoltava. Che insolita presenza, quella lampada, accanto ai piccoli ceri accesi in chiesa e con cui a volte giocano i nostri bimbetti.
    Curiosamente in questi giorni mi era venuto in mente proprio il racconto che Fabrizio ha citato; stavo riflettendo sulla situazione attuale, sulla crisi, sulle situazioni delle famiglie, sul fatto che è sempre più difficile spronare i giovani verso i cosiddetti doveri perché, appunto, la costruzione del futuro non dipende solo dalla buona volontà e dall’impegno: cosa possiamo dire (mi chiedevo) ai giovani sollecitati e affabulati come ben sappiamo? “Studia,impegnati così otterrai” … cosa? Così diventerai presidente??
    A uno capita la lampada di Aladino (mi dicevo) ma a tutti gli altri?
    E, sempre in questi giorni, mi capitava di venire in contatto con un altro pensiero più serio del mio: un filosofo (semmai poi ne rintraccio il nome) che in un convegno in Campidoglio faceva notare come tutti possiamo fare scelte nella nostra vita, ma non possiamo fare quelle fondamentali: se nascere, dove e in quale situazione. La lotteria della nascita, diceva estrae casualmente, per ogni creatura se nascerà dove c’è la guerra e la carestia o no, se nascere bambino o bambina e così via: come allora decidere per legge chi potrà vivere accanto a noi e chi non vogliamo? Ovviamente si parlava di migrazione e migranti.
    Tornando alle domande “cosa volete? cosa vuoi?” la mia risposta è davvero banale: se ci bastasse la lampada e se potessimo averla, forse avremmo risolto almeno il cinquanta per cento.
    O anche no. Non riusciremmo ancora a vedere e ci troveremmo a chiedere : “che io veda!”.
    Tuttavia in una dimensione meno spirituale, della quale mi dichiaro davvero apprendista, vorrei chiedervi se sia umanamente possibile distinguere tra ciò che si potrebbe risolvere la lampada del Genio o dell’impegno (anche politico), e ciò che dobbiamo sperare risolvere con l’aiuto della fede.
    Concludo. La visione dall’altro è meravigliosa speranza o argomento di fede?

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  3. Ciao Mariaserena,
    sebbene non degna, provo a darti la mia risposta.
    La fede è quella forza che non ci fa sentire soli e ci fa procedere contro ogni avversità. Ci fa guardare lontano perchè spesso non siamo prorpio ciechi ma con forte miopia.
    Certi di questa forza, possiamo risolvere molti problemi con il nostro impegno partendo proprio dalla nostra quotidianità. Il compito è gravoso e non è detto che in una vita intera si riesca ma anche un solo piccolo passo può essere un grande risultato. Non ti nego che lo scoramento è dietro l’angolo ma la fede serve a questo, a non mollare, se il fine è giusto e i mezzi sono leciti.
    Credo che la tua domanda sia la visione dall’alto, secondo me sono vere entrambe le cose che dici. Anche qui, si riesce a vedere dall’alto quando ci si spoglia del proprio ego, quando si esce dal qualunquismo e dal conformismo. dico questo perchè alto è un vocabolo “stranamente” simile ad altro, manca una consonante. Quando si riesce a vedere l’altro, comprenderlo e adoperarsi per il suo bene, di riflesso si opera anche per il proprio e della comunità. La fede anche qui aiuta, perchè se si cerca di mettere in pratica anche solo una parte di ciò che Gesù insegna, allora la speranza di oggi diviene probabile certezza di domani e si torna al punto di prima, fede come certezza per risolvere tanti problemi. Naturalmente i tempi sono lunghi, pensa che in 2000 anni i passi in avanti sono stati pochi ma essenziali.
    Non ci rimane che operare in prima persona e … sperare in un aiuto dall’Alto per abbreviare i tempi.
    Spero che tu possa avere una risposta più qualificata della mia, nel frattempo il mio modesto pensiero.
    SM

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  4. Ma a noi in concreto cosa ci serve per vivere? Se si riflette su questo si capisce che tutto quello che ci circonda è vanità, siamo circondati da oggetti e ci affanniamo chissà per cosa.
    Come hai detto una volta tu Fabry l’oggetto della nostra attenzione deve concentrarsi sulle persone e non sulle cose.

    Un abbraccio

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