IL BUON ÀUGURE CELEBRA L’AUGURIO COL BUON WHISKY

a cura di antonio sparzani
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Il 30 giugno 1953 Carlo Emilio Gadda e Giuseppe Ungaretti partirono da Genova sulla motonave Augustus, per recarsi a Barcellona, e di lì a Salamanca la cui Università li aveva invitati per un periodo di 20 giorni. Scrive Giulio Cattaneo (Il gran lombardo, Garzanti, Milano 1973, p. 40): «fu un viaggio di cui tutti e due si ricordarono sempre volentieri […] Girarono un po’ dappertutto; Gadda si arrangiava con lo spagnolo e Ungaretti parlava il portoghese come Paganel fra i patagoni, lasciando interdetti tassinari e camerieri alle sue domande concitate. Al Prado Gadda non poté vedere Rubens perché trascinato via da Ungaretti che urlava raddoppiando la erre: “È barrocco! È barrocco!” Gadda commentava l’episodio con un certo rammarico: “Erano dei bei chilometri di ciccia!” Quanto a Ungaretti, era rimasto sbalordito dalla quantità di piatti che l’altro si faceva servire: “Mangiava dodici uova!” E insisteva sulla tavolozza delle uova ammannite con una sontuosa, coloritissima varietà di salse, ogni volta aumentandone il numero: “Mangiava diciotto uova!” ».

Questo il ricordo che ci lascia Gadda in La Fiera letteraria, a. VIII, n.2 (1 novembre 1953), p. 4, poi pubblicato in C.E.G. Il tempo e le opere, Adelphi, Milano 1982, pp. 209-10 e in Opere di Carlo Emilio Gadda, a c. di Dante Isella (come il precedente), vol.III, I, Saggi, giornali, favole, Garzanti, Milano 1991, pp. 1078-79.

IL BUON ÀUGURE CELEBRA L’AUGURIO COL BUON WHISKY

Viaggiatore e osservatore imperterrito, quello che non conosce fatica e non si concede riposo: pregiatore e cercatore, d’altronde, degli agi legittimi e dei conforti indispensabili a riparare la fatica: buongustaio all’assaggio delle buone immagini senza premeditati schiocchi di lingua, nel praticare ogni attenta ricerca, investigazione, esplorazione, analisi.
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Tale Ungaretti nel viaggio che lo condusse attraverso la Spagna quest’anno, di primo luglio (ch’è il tempo meno turisticamen¬te atto a ibereggiare), per invito della Università di Salamanca. Compagno generosissimo e buono, colmo di soccorrevoli intuiti dietro le sue iridi ferme, color pervinca, da parer quelle d’un matematico o di un denegante contabile, mentre la contabilità e la denegazione sono sconosciuta disciplina al suo cuore e ignota prassi per un portafoglio sincrètico e a un tempo idealmente scucito; egli ebbe la rara sfortuna di avermi seguace nel viaggio e l’eroica gentilezza di fingere non avvedersi del mio nullo eroismo. La Spagna fu tale visione da compensarlo di ciò nel più largo modo: la Mancha, Toledo, la Catalogna. I signori che lo accolsero (ci accolsero, senza mio titolo) ebbero così sùbita la percezione della sua vivezza a sentire e della sua sicurezza a giudicare, a discriminare (come di un diapason di fronte alla nota eccitatrice), da ridurre il suo viaggio a España un fenomeno di pura, di esatta risonanza. La somma dei colori e dei segni, la folla delle immagini richiede speciale attitudine a poterle registrare, cioè memoria e resistenza psichica: il fulgore delle immagini spagnole raggiunge tali timbri, tale sfolgorante lucidezza da opprimerci quasi nel dubbio, nell’ angoscia di poterle mai rievocare o ri¬vivere. Davanti a tutte le «incidenze» del memorabile viaggio, Ungaretti reagì con la pronta cognitiva di chi avesse presagito un mondo prima ancora di raggiungerlo e di attraversarlo. Non gli avrei mai sospettato la memoria che ha, non credevo che il poeta fosse per andare lungo le vie di codesto mondo in una peregrinazione così lucida, redimito il capo di viventi raffronti, come il Bacco de’ suoi pampini, de’ suoi grappoli.

Ci portò da Genova a Barcellona l’Augustus, la bellissima turbonave della compagnia di navigazione Italia. Poiché il whisky veniva erogato dal barman a fronte d’un conto dolla¬ri, Ungaretti non esitò a transliterare issofatto in conto dollari il conto lire di che andava provveduta la sua nozione dell’Augustus, per invitarmi a celebrare l’augurio: di felice viaggio e forse di felice qualchecos’altro prima che l’estate piena maturasse. L’augurio divenne auspicio: l’auspicio si avverò.

2 pensieri su “IL BUON ÀUGURE CELEBRA L’AUGURIO COL BUON WHISKY

  1. Da quanto si legge, il Gaddus mi pare un po’ paraculo (id est più riconoscente per l’insperata quota aggratis di whisky), più insofferente nella sua bisbetica spontaneità invece l’Ungaretti. Cosa dev’essere stato quel viaggio, che ha messo insieme due scritori di cui stento a cogliere la pur minima affinità!

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