L’inchiesta: Islam, tracce d’Oriente in Occidente

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

I Paesi islamici vanno dal Marocco alla Malesya. In India i musulmani hanno raggiunto l’11% della popolazione e l’islamismo è presente in ben 163 paesi nel mondo. E’ dopo il cattolicesimo la religione più diffusa. Presenze significative anche negli Stati Uniti e in Europa soprattutto in Italia.

Parlando di Islam

La tematica islamica. E’ stata fino a un paio di anni fa una realtà lontana ed estranea a molti ma dopo i fatti dell’11 settembre non c’è stato ambiente sociale dove questa presenza non sia stata almeno una volta richiamata. Nel mondo dell’informazione e negli ambienti accademici i dibattiti teorici sull’Islam si sono intensificati e autorevoli studiosi ne hanno riscritto, in un certo senso, la storia. La complessità consiste nel fare un quadro completo ed obiettivo di un argomento tanto vasto, plurale e discusso poiché, sembra, che nel vecchio continente i musulmani di seconda generazione si trovino, attualmente, di fronte ad un bivio. Continua a leggere

Venire al mondo

da qui

Piace di più, a qualcuno, le perversioni sono senza limiti. O forse non era evidente, una pura coincidenza. La creaturina subiva in ogni caso, poteva scegliere meno della madre, schiava di qualche meccanismo, questo sì, perverso senza dubbio. In due, e per questo in quattro. Esseri umani sospinti da opposte inclinazioni, imbottigliati in destini quanto meno tristi, se non proprio disperati. O forse solo il gioco di un momento, la folle euforia di una carnevalata novembrina, tra compagni mattacchioni. Poi, l’imprevedibile. Perché succede qualcosa, prima o poi, il laccio del cacciatore scatta quando meno te lo aspetti. E’ inutile fuggire, amico mio, lasciare sull’asfalto la mamma col segreto di carne, condannato a morte prima ancora di avere perpetrato il reato scandaloso di venire al mondo.

Vivalascuola. Ricerca e precarietà

“Per uscire dalla crisi in condizioni migliori è fondamentale investire in innovazione e ricerca… è una necessità che non dovrebbe avere molto bisogno di essere sottolineata, tanto è evidente il fatto che qui ci giochiamo il nostro futuro… il riconoscimento non lo negherà nessuno sul piano delle enunciazioni… Ma poi, fra le parole e i fatti, c’è una differenza notevole: quindi, bisogna insistere” (Giorgio Napolitano, 23 novembre 2009). Anche per questo l’11 dicembre scioperano la scuola e i lavoratori della conoscenza.

Stretto ai giovani
di Renata Morresi

Il progetto di riforma dell’Università che sta per arrivare in Parlamento dà molto da pensare.

In rete e sui media cartacei circola molta informazione, tra documenti, proposte, approfondimenti, critiche e pseudo-notizie. Non è facile districarsi. Continua a leggere

José Emilio Pacheco : Memoria

 

Memoria

No tomes muy en serio
lo que te dice la memoria.

A lo mejor no hubo esa tarde.
Quizá todo fue autoengaño.
La gran pasión
sólo existió en tu deseo.

Quién te dice que no te está contando ficciones
para alargar la prórroga del fin
y sugerir que todo esto
tuvo al menos algún sentido. Continua a leggere

Augusto Benemeglio: la verità del ritratto*

di Antonio Imbò

Ringrazio l’amico Elio Scarciglia che ha voluto che io partecipassi alla presentazione di questo libro di Augusto Benemeglio. Al volume, edito dall’Associazione Culturale “Terra d’ulivi”, è stato dato il nome Ritratti e ha per oggetto un “affresco delle persone più diverse”, com’è stato definito da Ugo Apollonio nella sua breve ma puntualissima prefazione.
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Da parte a parte (stazione De Angeli)

da qui

Devo dirlo ad Aldo, a Vladimiro, a Miguel, ai condòmini che affollano il portico e non se ne andrebbero neanche con le cannonate. Vogliono stare là, è casa loro, il mondo. Verrà un giorno in cui non ci sarà più tuo né mio, lo spazio e il tempo saranno il luogo libero di un’energia felice. Forse, in paradiso, avremo una sola nostalgia: la puzza di vino, le mosche, le pagine di giornale accartocciate per la notte. Ma Aldo dovrà farci l’abitudine, dovrà adattarsi a quella luce che attraversa ogni muro, passando da parte a parte anche il cuore più indurito.

Biagio Cepollaro, “Nel fuoco della scrittura” a Milano

(clicca sulla locandina per ingrandire)

Biagio Cepollaro, Nel fuoco della scrittura a Milano
ARCHI GALLERY
via Friuli 15 Milano
1-4 Dicembre 2009
Inaugurazione il 1 Dicembre, ore 18.30

 

 Nel fuoco della scrittura è una mostra nata a Roma, presso La Camera verde, nel 2008, dando vita anche all’omonimo libro che raccoglie testi poetici e immagini del poeta-artista visivo. La mostra da Roma si è trasferita a Napoli (Il filo di Partenope, 2009) e poi a Piacenza (Laboratorio delle Arti,2009) arricchendosi e cambiando, fino all’attuale fisionomia che prevede opere dipinte su legno, su carta e ‘ibridi’ digitali: stampe su tela, lavorate poi a mano. Queste opere appaiono nella mostra di Milano accanto a molte altre che non sono qui documentate.
Il nucleo generativo della mostra è rimasto immutato: la scrittura e il suo rapporto con i supporti e con i materiali della pittura.

 

I cataloghi delle opere visive

Tutte le domande meritano risposta.

Nasrudin(Nasrudin)

Tutte le domande meritano risposta

Un uomo che aveva passato la sua vita sui libri provava gelosia per Nasreddin che gli sembrava usurpare la sua posizione di sapiente. Per metterlo alla prova, gli invia una lista di quaranta domande in cui già il solo enunciato presuppone grandi conoscenze. In una lettera di accompagnamento egli prega Nasreddin di rispondere a ciascuna di esse. Continua a leggere

Ecco l’uomo che firmò la Sindone

di Michele Smargiassi

Nessun Vangelo, neppure gli apocrifi, parla di lui, lo scriba dell’ atto di sepoltura di Gesù.I grandi libri della fede preferiscono i personaggi grandiosi agli sbiaditi comprimari rimasti al di qua del bene e del male. Eppure eccolo riemergere da duemila anni di oblio, così stagliato che par di vederlo. Un funzionario dell’ Impero romano, un anziano impiegato ebreo della morgue di Gerusalemme, mano tremolante, parsimonioso, sbrigativo ma accurato. In una Deposizione barocca potremmo immaginarlo un po’ in disparte, intento a stilare i documenti richiesti dalla minuziosa burocrazia imperiale per il rilascio del cadavere di un giustiziato. Non sappiamo il suo nome. Ma quello scritto, che per lui era solo l’ incombenza quotidiana di un poco gratificante mestiere, ora lo possediamo. Forse per gli anni passati a inseguirlo, forse per la familiarità coi misteri che deve avere una Ufficiale degli Archivi segreti del Vaticano, Barbara Frale non sembra emozionata nel confermarci quello che potrebbe essere uno dei ritrovamenti più sorprendenti dell’ era cristiana: «Sì, penso di essere riuscita a leggere il certificato di sepoltura di Gesù il Nazareno». E quel che pare esservi scritto non solo accredita, ma arricchisce il racconto degli evangelisti. Continua a leggere

Urla dal silenzio

da qui

Avete mai sognato di stare in una stanza buia e non poterne uscire in alcun modo? L’angoscia è grande, un senso d’impotenza s’insinua in ogni cellula, diventa sudore, agitazione, urlo. Ma quanto può durare? E’ una questione di minuti, forse di secondi. Ventitré anni sono tanti. Ventitré anni di urla inascoltate. Perfino da me stesso.

“Poesie plastiche” di Alessandro NARDUZZO

Le strade di Padova, nottetempo, respiri
Edifici e pietre respirano – attraversano;
l’aria tardo autunnale delle strade
cittadine – umidità affuligginata.

Sotto i colonnati portici e sulla
piazza di qua e là irregolari
sampietrini – frettolosa quiete, fin
sulla gradinata – ed inquietudine.

Compagnia fluida e fusa di
gangli ed entangli, leggére
menti – alta piena ebbrezza.
Comunanza di vedute, ironia.
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Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori

I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – La bellezza e l’inferno, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto La bellezza e l’inferno un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei media? Continua a leggere

Disordinati rigurgiti d’anima

di Nicoletta Solinas

Nota di Franz Krauspenhaar.

Questa composizione a “stazioni” della genovese Nicoletta Solinas è un tentativo di mettere insieme, in un linguaggio anarchico che sta tra la poesia “beat” e il linguaggio della canzone, specie quella rock, un’espressività diversa, diretta e allo stesso tempo camuffata. La Solinas, sorta di “strega cittadina” (è nata e vive a Genova, la città dei cantautori italiani più profondi e incisivi) grida le sue invocazioni meticciate: spesso si tratta di considerazioni fatte a voce alterata di una condizione di difficoltà, spesso si tratta di urli fatti contro la luna, simbolo di vitalità nel dolore e nella protesta. Questi “rigurgiti” sono solo apparentemente disordinati: in realtà la composizione ha una sua unità di intenti, una specie di testimonianza, originale e a tratti dirompente. Continua a leggere

Punti di vista?

In una scena del film Indipendence Day si vede bene la dinamica: mentre gli alieni bombardano e radono al suolo palazzi, sul terrazzo di un grattacielo un gruppo di persone balla, canta, fa festa, saluta gli invasori, prima di essere spazzato via.
Anche in occasione dello scoppio della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi iniziarono le invasioni, gruppi di persone identificabili come “pacifisti” sostenevano che bisognava accoglierli, non fare resistenza armata, arrivare a un dialogo.

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Zajedno

da qui

Il primo impatto è disastroso: antichi pregiudizi si sommano a sensazioni epidermiche di fastidio e rifiuto. L’istinto è andarsene, girare al largo, toccare il portafoglio per vedere se c’è ancora. Che tristezza: possibile non ci sia un’alternativa, che il pensiero non possa dirigersi altrimenti? Non c’è speranza per una civiltà, per una una cultura ancora viva? Perché non crederci? Perché non guardare al di là del proprio naso?

Dio un’assenza che si fa musica

di Adelio Valsecchi

Milano ha accolto sui lidi dei Navigli tanti poeti che della città meneghina hanno fatto la loro dimora. Fra le donne che rappresentano la poesia al femminile possiamo menzionare Alda Merini, Vivian Lamarque, Donatella Bisutti, Gabriella Fantato, Maria Pia Quintavalla, Patrizia Valduga, Daria Menicanti.
Nell’ambito delle promesse emergenti, una in particolare ha convinto la critica, ma ancor più gli amanti della poesia che scuote e lascia riverberi e risonanze interiori: Adele Desideri.
Il suo carisma, esce dai paradigmi usuali del “far poesia”. Il ritmo dei versi, lo stile, le rappresentazioni autobiografiche, i volti, i gesti di chi condivide con lei la vita e le emozioni, non si possono avvicinare a modelli che abbiamo ereditato dal passato. Continua a leggere

Le parole giuste (Wikileaks)

da qui

Da tempo sapevamo che qualunque cosa si comunichi tra umani, per mezzo o nelle vicinanze di uno strumento tecnologico appropriato, viene raccolto in tabulati consultabili con il minimo sforzo. Telefonare, confidarsi in una mail, è come gridare sulla pubblica piazza. Devi trovare le parole giuste per parlare al tuo nemico anche nel momento in cui ti sfoghi con l’amico del cuore. Nemmeno al centro della catastrofe più inimmaginabile puoi trasmettere un messaggio personale, forse l’ultimo.

“Contro il giorno” di Thomas Pynchon. Recensione di Amedeo Buonanno

di Amedeo Buonanno

 

Thomas Pynchon, Contro il giorno, Rizzoli, 2009, 1136 pp.

Thomas R. Pynchon è sicuramente uno degli autori americani più interessanti della letteratura contemporanea. La sua riservatezza, diventata leggendaria tanto da farne lo scrittore recluso per antonomasia, insieme ad alcune sue particolarità, come l’invio del comico Irwin Corey a ritirare per lui il prestigioso National Book Award nel 1974 per Gravity’s Rainbow o come il rifiuto della Howells Medal dell’American Academy, sempre per Gravity’s Rainbow, dovuto ad una mancata assegnazione del premio Pulitzer per lo stesso libro, ne fanno un personaggio sui generis ed interessante. Il nostro interesse qui, però, non è rivolto al personaggio Pynchon ma al suo penultimo romanzo, Contro il giorno, pubblicato negli Stati Uniti nel 2006 ma che solo quest’anno, dopo tre anni di lavoro, viene pubblicato da Rizzoli nella traduzione di Massimo Bocchiola. Il libro si presenta imponente già a prima vista con le sue 1127 pagine che rappresentano un deterrente per molti lettori e uno stimolo per gli appassionati. Nella sua mastodontica mole è racchiusa un’infinità di storie e di personaggi che, come spesso capita nei romanzi di Pynchon, sono uniti da fili conduttori che solo durante la lettura vengono man mano messi a fuoco e non necessariamente in modo definitivo.

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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.18: La padronanza ermetica della parola. Maria Grazia Maramotti, “Alchimie d’amore”

Maria Grazia Maramotti, Alchimie d’amoreIl titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

 

di Giuseppe Panella

 

La padronanza ermetica della parola. Maria Grazia Maramotti, Alchimie d’amore, Introduzione di Emerico Giachery, trad. inglese di Alberto Sighele, Pasian di Prato (UD), Campanotto, 2005

La maggiore peculiarità (ma tra le altre, sia chiaro in linea di principio) di questo ultimo volumetto di poesie di Maria Grazia Marmotti è quello della doppia lingua in cui si può leggere. La traduzione inglese delle liriche, a cura di Alberto Sighele, ha il compito di esplicitare in misura più articolata e più netta la dimensione assoluta in cui i testi vogliono collocarsi rendendoli comprensibili anche a non italiani. Ma forse ci sono anche altre ragioni per questo sulle quali sarà meglio soffermarsi in seguito. La dimensione cosmopolitica del testo non stupisce anche in ragione della dedica a Tullio Grado de Petris von Herrenstein sulla cui natura più intima, però, non mi sembra il caso di soffermarsi (essa attiene, infatti, alla sfera personale della vita dell’autrice).

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Signore Allah Padre Dio Adonai

di Mauro Pesce

Signore Allah Padre Dio Adonai

Zeus Elohim nulla silenzioso.

Non tu, ma il Salmo ventidue riposo

diede al perché della morte che grida.

Il tuo stupendo meccanismo guida

con razionalità imperfetta il cosmo

disordinato e ogni tua creatura

tragicamente può disfarsi a caso.

Ingegnoso e fragile universo

tiene il tuo vento in bilico sul vuoto.