Lara Lucaccioni, E i seni azzurri

 figura de convite varejao

 

Si stringe la schiera delle domande
che non ti faccio che muoiono dentro
non sapere è la risposta più adatta
per sopravviverci e trasfigurare

Solo la meraviglia ci consola
della sospensione cieca di noi
lo stare di un respiro solo nostro
la mano che mi sfiora e si ritrae

me ne resto discreta a sorvegliarti
gli occhi a proteggerti senza pregare
tra la terra che pesa e ci sprofonda

noi galleggiamo lo stesso nell’aria
vinciamo i sorteggi col tempo ingordo
superstiti che contano le ore.

 

 

da Lara Lucaccioni, E i seni azzurri, Perrone, Roma, 2009

*

Dalla prefazione:

“Della trovatora Na Tibors di Sarenom si diceva: ‘Cortesa fo et enseignada, avinens et fort maistra; e saup trobar’ – era cortese, colta, avvenente e saggia e sapeva far poesia, così come s’addiceva alle trobairitz del basso Medioevo, versate nell’arte del canto e del far volare il falco, del giocare a scacchi e comporre novelle. A lungo dimenticate maestre del linguaggio le trobairitz affermavano potentemente una etica relazionale, modellando la comunità pubblica secondo le forme del rapporto d’amore, in una condivisione di pienezza e libertà dove si compenetravano quelle che in epoca moderna divennero le sfere separate del pubblico e del privato. Quale novella jonglaressa Lucaccioni ci mostra la spaccatura tra i due ambiti, quello dell’amore sentimentale, quello dell’incontro con gli altri, come una crepa lunga e continua che finisce per squarciare entrambi. L’io poetico ricerca l’interezza, per rimarginare ‘la spaccatura al tempo’, riunire ‘le parti dell’intero’, ‘i pezzi di me’, rimediare ai ‘crolli’; e lo fa affermando il suo slancio vitale, un femminile libero e istrionico, la potenza di un linguaggio ritmico-estatico.

[…] Il luogo della sua poesia non è storico, ma interiore: è la stanza che sta tra la ‘pura mente’  ‘e il sonno sotto’, tra l’eccesso di razionalità e di tecnologia e l’intorpidimento di chi vive inconsapevole. È il posto viscerale dove l’evento quotidiano di incontrarsi e cercarsi viene analizzato e drammatizzato. Anche nei suoi momenti più dolorosi la parola è impastata di passione, mai reticente a darsi.”

*

E i seni azzurri sarà presentato a Roma, venerdì 6 novembre 2009, ore 19.30, al Caffè letterario Simposio, via dei Latini 11 – angolo via degli Ernici 1-5, San Lorenzo.

Introduce Manuel Cohen, critico letterario. Intervengono Renata Morresi, che ha curato l’introduzione, e Giulio Perrone, l’editore. Segue una performance dell’autrice.

*

L’immagine è dell’artista brasiliana Adriana Varejão, “Figura de convite”, 1997 (olio su tela).

18 pensieri su “Lara Lucaccioni, E i seni azzurri

  1. Per una volta, un’introduzione veramente bella! Ma Renata è Renata… 🙂
    E con mio grande godimento vedo che Lara è sempre più una poetessa esoterica. Anzi una jonglaressa. Complimenti a tutti, anche alla piastrellista psichedelica Varejão.

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  2. Caspita, sono diventata anche moderna Salomè!
    Un grazie ad Anna (il libro è in arrivo) e un grazie a Renata, ovviamente, interprete ed esegeta perfetta dei miei versi.
    Vi aspetto domani al Simposio di Roma!

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  3. La “sospensione cieca di noi”: se non l’avesse scritto Lara, questo verso potrebbe appartenere alla metà dei poeti moderni che mi è capitato di leggere in questi anni. C’è dentro tutto: il terrore del cieco che non sa estraniarsi da se stesso, nonostante il suo bisogno, cieco anch’esso, di farlo; l’accavallarsi delle domande dentro lo smarrimento delle risposte; una pacata rassegnazione che non preclude una possibile rinascita, uno stato euforico dello spirito. Il verso è risolutivo, è centrale nel testo ed è, probabilmente, la migliore rappresentazione della poetica de “E i seni azzurri”, di questo esordio e di questo moemento dell’esistenza e della creatività dell’autrice. Il resto penso che sia stato detto, con dottrina e passione, da Renata, e sarà detto da voi che leggerete il post. Grazie Lara per i tuoi versi e un saluto e un augurio per questo tuo inizio. Un caro saluto anche a Renata.

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  4. Ciao Laura 😉 Sono Roberto….Cicladi al sacco….Agosto 2008….ricordi ? Esatto 🙂 il coordinatore 🙂 I luoghi dove leggi le tue bellissime poesie, sono per me troppo distanti, ma seguo con piacere la tua evoluzione. Complimenti ancora e quando puoi comunicami i tuoi eventi, così rimango aggiornato 🙂
    Un saluto
    Roberto

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  5. Carissima Lara,
    la prima presentazione maceratese del tuo libro è stata davvero un successo..spero che anche questa andrà alla grande!! In bocca al lupo!! S

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  6. Cara Lara,

    un carissimo augurio per domani, e davvero complimenti! Ti prego di salutare anche, da parte mia, gli amici Renata Morresi e Manuel Cohen. Grazie.
    Auguri di cuore, e un saluto da Mariella Bettarini

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  7. Grazie a tutti quanti per il supporto e l’incoraggiamento! Se ne ha bisogno, cari.
    Un saluto speciale a Stelvio, che ha fatto un’appassionata analisi di quel mio verso, così centrale e così rappresentativo di me.
    E un saluto caro a Mariella, che non conosco di persona, ma che spero di incontrare presto. Ti saluto senz’altro entrambi!
    E gli altri amici li ringrazierò anche di persona molto presto.

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  8. Mariella, è bello che tu sia qui, grazie.

    Stelvio, che lettore formidabile, hai davvero ragione: in quell’unico verso si rintracciano l’invalidità e la paura e il tenace vitalismo di una generazione cui sono state strappate sia la memoria storica che il poco futuro possibile. Non so quanto Lara voglia volontariamente farsi interprete di questo, so che la sua forza sta nella ricerca di una alternativa sostenibile, cosa di cui ho molto rispetto. Grazie (e a presto, lo sai).

    Anna, grazie, sei generosa come sempre.

    Un saluto caro anche a Francesco, Serena, Roberto Brodesco, e a chi vorrà passare di qua,

    r

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  9. Io passo di qua, cara Renata!
    Per me non è una sorpresa l’evoluzione di Lara. Già ne parlai un anno fa di questo suo percorso felicemente in verticale; frutto di studio, laboratorio, anni di lavoro.
    Questa è la poesia: ciò che la poesia e la scrittura pretende da “noi”. Quasi sempre è lei a bussare alla porta: e mai trascurare quel rumore possente: tu apri, lei entra.
    Direi che la Poesia si è impossessata della nostra amica:-) Aggiungo che l’apparente armonioso andare dei versi di Lara, ben nasconde una profondità che tu, Renata, hai esaltato brillantemente nella splendida introduzione.
    C’è la delicatezza, un certo esoterismo – convengo con la Bocconi – ma anche aspetti tendenzialmente archetipici. Questo nel gusto sapientemente raffinato e colto che arieggia oltre il suo novellare.

    E’ probabilmente una realtà inconsapevole, ma secondo me una dimensione che tenderà – nel tempo – a diventare concretezza nel suo profondo. In assonanza “moderato cantabile”.
    Nessuna tendenza verso una lettura di questo tipo, ma non trascurerei che Lara proceda anche in questa direzione. “Sola la meraviglia ci consola”, è proprio vero. Ma in quella carezza che si porge e si ritrae, vige il gesto plastico della poesia.

    Bravissima, Lara. Potente, Renata.
    Un abbraccio caro…

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  10. RESTARE

    Inizia con la dedica alla madre “E i seni azzurri”, e poi ritornerà, la madre, quasi in chiusura.
    E appena dopo la dedica c’è l’epigrafe da Patrizia Valduga: “Sa sedurre la carne la parola/ prepara il gesto, produce destini.” Funziona così; a volte va benissimo, a volte bene, a volte meno bene, a volte è solo dolore.
    Ma circa a metà della prima parte chi legge riconosce fra le parole un trasalimento – un ravvedimento. Si è ancora nel centro della seduzione, della passione, ma qualcosa prende a non andare più come dovrebbe, e allora Lara scrive: “ridammi la pelle”.
    Che è successo?
    L’altro, con i suoi “desideri imperanti”, si stava prendendo tutto; anche la pelle se avesse potuto, e anche quando l’unica cosa che davvero gli si chiedeva era una “ninna nanna”.
    La passione che domina la prima parte viene mostrata sin dal primo verso: “Anagrammo il tuo nome,/ ne faccio combinazione, preghiera”; ma una passione che parte così tanto forte (anagrammando il nome di chi si ama per “pregarlo”) ha bisogno poi che le parole necessarie siano dette tutte, e tutte vere, e tutti i gesti necessari siano compiuti. Diversamente “il non detto” e il non compiuto inizierà a pesare moltissimo, a farsi esso “verità” e, insieme, “semina senza seme”.
    Nel dettaglio Lara ci racconta tutti i passaggi, dall’inizio anagrammante a quell’avvertimento di mezzo, all’epilogo, quando “verso per verso persa nel mio andare” diventa come “vedova del passo che non risuona.”
    La seconda parte inizia con una lunga catena di “e… e… e…“ ma, di nuovo circa a metà, c’è un altro trasalimento: “Sento il passo deciso di chi sa/ dove andare e ci va, senza fiatare,/ io no. Io resto ferma e forse arranco”.
    Poi ne vengono altri di trasalimenti-ravvedimenti, e di ravvedersi in ravvedersi si arriva fin quasi alla chiusura, ma qui accade qualcosa di centrale, perché in chiusura riappare la se stessa, che ora sta scrivendo, da piccola, mentre si vedeva all’età di sua madre quando la “generò”.
    E ora chi scrive ci dice proprio della madre: “era sicura// del suo mondo perfetto, dei ritorni/ del cerchio che si chiude, del restare.”
    Tutto quanto è accaduto si è mostrato dolorosamente per ciò che era. Altra cosa questa “perfezione” di cui viene detto in chiusura.
    Quella del “cerchio che si chiude”.
    Quella del RESTARE.

    Congratulazioni Lara, auguri per tutto quanto

    Adelelmo

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  11. Una lingua fantasiosa e pur aderente alla realtà… la sincerità di mettersi a nudo per quello che si è… vedere nella vita tutta la carica di mistero, forza, lacrime e speranza di cui è capace… Questo per me è il libro “i seni azzurri”, un’esperienza diretta, suggestiva magica. La scrittura di Lara sa di Kafka, di magico -quasi stregonesco-, di amore, in un Macerata fatta di notti, caffé e sigarette, in n’atmosfera materica e nello stesso tempo soffusa.
    Sono rimasta davvero colpita.

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  12. Ringrazio e saluto Mariella Bettarini, mia carissima maestra-amica: Cara Mariella, spero proprio che si creino le condizioni per stare insieme, nel nome del ‘fare’! un abbraccio.

    Trovo molto centrati e affettuosi tutti i commenti. In particolare mi piace sottolineare le parole congrue di Stelvio Di Spigno e l’argomentare raffinatissimo di Adelelmo Ruggieri.

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  13. Cosa aggiungere alla pref di Renata? Nulla, perché sembra davvero aver colto “per sempre” il senso della poesia di Lara. E tuttavia quando senti “lei” recitare i suoi versi ti accorgi dell’evoluzione continua, della trasformazione in fieri, della novità imprendibile della parola che attraversa la carne e lo spirito sempre di nuovo… insomma: una panoplia di parole per dire che quando l’ho sentita ad Ancona, alla Galleria Dorica, era ancora una volta “un’altra Lara”…Il ritmo del recitare, del soffio, era cambiato, la cadenza notturna e delirante del suo verso (che io amo) aveva lasciato il posto ad un canto vero e proprio. Insomma, se non l’avessi sentita non ci crederei, Lara cantava…Non so, solitamente sono i cantanti che evolvono in poeti, qui invece si va all’indietro come se Lara attraversasse con la sua poesia, in un cammino al contrario verso l’origine, i gradi che la specie umana ha fatto per raggiungere il linguaggio. Quella parola che cosa era all’inizio? Urlo, invocazione gesto, trepidazione, soffio, canto, estasi, dolore? Cosa?
    Nella parola di Lara c’è un’altra origine che si mostra e si nasconde. E’ un’esperienza interiore “quella” parola.

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  14. è bello vedere che diventa libro, che si fa carta, un cammino deciso, un lavoro. Ho avuto la fortuna di condividere, con la lettura, alcuni momenti della preparazione di questo libro e ore sono molto contento per Lara che lo sia diventato. Lo consiglio

    ps: bel post rena

    gianni

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  15. Ieri è stata una giornata davvero molto bella ed intensa. La presentazione che mi ha fatto Manuel, brillantissima, molto dettagliata e centratissima, ha colto al meglio la valenza dell’aspetto formale del mio libro e di come certe scelte stilistiche siano un tutt’uno con quello che ho da dire. Si è parlato moltissimo del sonetto, anche attraverso un excursus storico e critico, e sono molto grata a Manuel per questo, perché la mia ricerca sul metro e sul ritmo è assolutamente centrale nel mio percorso. Ed è bello osservare come qualcuno, che poco prima non conoscevi affatto, attraverso qualcosa che da intimo diventa pubblico, come un libro, riesca a leggerti dentro alla perfezione.
    E Renata ha marcato ancora una volta gli aspetti già esaminati nella splendida prefazione, come solo lei sa fare. Li ringrazio tantissimo, sono stati semplicemente perfetti, e vi porto i loro saluti.

    E ringrazio pure tutti quelli che sono passati di qua, sia che abbiano letto solamente, sia, ancor di più, se hanno voluto condividere il loro pensiero e il loro incoraggiamento.

    Un grazie particolare a Nina, per le sue parole d’affetto e per come ha seguito sempre con attenzione il mio percorso. Sento che spesso vibrano le stesse corde, che c’è comunione, seppure a distanza.

    @Carmine: mi rende molto felice che passare per questo post ti abbia almeno un po’ alleggerito da una giornata che ho immaginato molto difficile. Grazie per le tue parole.

    @Adelelmo: il commento che ha scritto Adelelmo è una riduzione di una lettera privata che mi ha inviato appena dopo la lettura del libro. La sua lettera è una totale messa a nudo delle motivazioni profonde che ci sono dietro al libro e ogni volta che la leggo mi commuovo e così è stato anche per questo commento. Adelelmo ha saputo individuare il nodo fondamentale del rapporto con mia madre e della forte contrapposizione tra il “restare” e l'”andare”, che significa anche mettersi alla prova, tentare, ricercare nuove vie e nuovi percorsi, anche fisicamente (ma non solo).
    Ecco, lo ringrazio davvero tantissimo per aver voluto condividere quelle parole private.

    @Cate: ringrazio tantissimo l’entusiasmo con cui hai accolto il mio libro, davvero. So che pensi che abbiamo un codice simile e che ti ritrovi molto nei miei versi e questo è un riscontro molto importante per me.

    @Alex: grazie per l’attenzione continua al mio lavoro. Il tuo punto di vista è fondamentale, perché mi segui dall’inizio, hai assistito alla mia evoluzione anche performativa e sono molto felice che ne hai apprezzato i cambiamenti.

    @Pino: viva!

    @Gianni: grazie per la stima, caro!

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