INSULA EUROPEA: doppio sogno tra Europa e Letteratura

insula-europeaGiorno 30 ottobre ho avuto l’onore e il piacere di partecipare alla cerimonia conclusiva della prima edizione di un premio letterario molto particolare che – a mio avviso – merita di essere promosso: l’Insula Europea, un premio nato per valorizzare le opere di autori europei (non italiani) under 35, non ancora edite in Italia.
Per il presidente del premio, prof. Carlo Pulsoni, “il desiderio dei creatori di Insula europea è quello di contribuire alla formazione d’una comune coscienza culturale europea. Come dimostra infatti il recente passato di varie nazioni del nostro continente (Germania, Romania, e soprattutto Italia durante il Risorgimento), la letteratura è stata uno degli elementi unificanti nella costituzione di un’identità nazionale”.
Ecco. Io credo che già da queste frasi si intuisca quello che, nel corso di un mio intervento, ho definito come doppio sogno.
Sono sempre stato convinto del fatto che la grande letteratura è quella che ha la capacità e la forza di reinterpretare la vita (di spiegarla, di farla comprendere, di guardarla dal di dentro)… non semplicemente di raccontarla. Reinterpretarla, dunque… posando lo sguardo sull’uomo e sulla sua vita; sulle sue abitudini, sulle sue qualità, sulle sue miserie, sulle sue gioie, sui suoi dolori.
Sui suoi incubi. Sui suoi sogni.
Laddove riusciamo a dare un valore così alto alla letteratura, nel momento in cui – attraverso la scrittura – lo sguardo di uno diventa lo sguardo di tanti… di moltitudini intere… ecco, a quel punto la letteratura unisce. A quel punto la letteratura diventa sogno.
La letteratura è sogno.
E attraverso questo premio, la letteratura adempie al suo essere sogno incrociandone un altro: quello dei grandi padri fondatori di questa nostra Europa (Robert Schuman, Jean Monnet, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi) i quali, dalle macerie ancora fumanti della seconda guerra mondiale, sognarono un’Europa unita capace di lasciarsi alle spalle una storia pregna di guerre e lotte intestine tra popoli e nazioni. Un grande sogno. Un percorso difficile, ad ostacoli, caratterizzato da passi avanti e passi indietro. Da successi e fallimenti. Un percorso che, tuttavia, non si è mai interrotto nel corso degli anni. Perché le difficoltà possono essere superate. Come diceva Schuman: “Gli alberi non devono impedirci di vedere la foresta”.
Ed è stato particolarmente emozionante aver avuto la possibilità di sentire la voce e le parole dei vincitori di questa prima edizione del premio.
Per il romeno Adrian Chivu “come ogni arte, la letteratura è un martello che dà forma al mondo, crea universi costituiti di piccoli e grandi dettagli della vita vissuta. La letteratura distrugge le barriere ideologiche, sociali, culturali e costruisce ponti, realizzando l’unità partendo dalla diversità e consolidando una coscienza europea che accetta l’idea della varietà culturale, sociale, morale”.
L’olandese Christiaan Weijts ha dichiarato quanto segue: “Nel mio lavoro mi rifaccio costantemente alla letteratura e all’arte europea, da Dante a Shakespeare, da Tiziano a Modigliani, e dunque vedo l’Europa come un’unica identità culturale. D’altro canto, nel mio libro Via Cappello 23, esprimo anche le preoccupazione che avverto per la ‘vecchia Europa’ minacciata dalla globalizzazione, il turismo, la superficialità, il consumismo e così via. La metafora che uso è la città di Venezia, che sprofonda nel mare. Mi riferisco a un gondoliere che muore nel libro come il ‘Caronte della vecchia Europa’. ”
Parole importanti, le loro… che, tra speranze e preoccupazioni, contribuiscono a portare avanti un sogno di comunitaria condivisione.
Questo premio, peraltro, dimostra che anche le differenze linguistiche possono trasformarsi in opportunità. In questo caso – infatti – la diversità della lingua, anziché barriera, diventa pretesto, occasione, per portare avanti un’esperienza di condivisione e integrazione.
Auguro lunghissima vita al Premio Insula Europea. E tanto successo, anche nell’ottica di contribuire a creare un’identità culturale comune degli abitanti di questa nostra vecchia terra chiamata Europa… con la speranza, infine, che gli editori italiani possano guardare con interesse alla opere di questi giovani autori europei per una possibile pubblicazione nella nostra lingua.
Massimo Maugeri

P.s. Segue l’articolo inviatomi dal prof. Carlo Pulsoni: presidente del premio e docente di Filologia romanza presso l’Università degli Studi di Perugia

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Sulla prima edizione del premio letterario Insula Europea
di Carlo Pulsoni

Con la cerimonia di premiazione dei vincitori, Adrian Chivu (Romania) e Christiaan Weijts (Olanda), si è chiusa, venerdì 30 ottobre, la prima edizione del premio letterario Insula europea. Prima di passare ai bilanci, ci pare doveroso ringraziare tutti i giovani studiosi (dottorandi, assegnisti, cultori della materia) che con il massimo impegno hanno letto i romanzi pervenuti, approntato schede valutative e soprattutto fornito alla giuria i primi abbozzi di traduzione dei testi. Senza di loro (in primis l’Associazione culturale Nube), il premio non sarebbe mai esistito. Venendo alle considerazioni che possiamo trarre da questa prima esperienza, nelle more delle pastoie burocratiche di Bruxelles e nel crescente euroscettismo di alcuni paesi, c’è bisogno, a nostro avviso, di pensare a qualcosa che unisca i popoli in attesa della costruzione dell’Europa politica. E questo qualcosa può essere rappresentato, nel suo piccolo, anche dal premio perugino Insula europea, nato proprio con l’obiettivo di contribuire alla formazione d’una comune identità culturale europea. Siamo ben consapevoli che si tratta per il momento di un sogno, come ha tenuto a rimarcare il critico letterario Massimo Maugeri, ma non per questo non va perseguito. Il nostro sogno è che un domani un qualsiasi cittadino della UE possa sentire come propri non solo i classici del passato già entrati nel canone occidentale (Omero, Dante, Shakespeare, Cervantes, Goethe e così via), ma anche gli autori delle generazioni successive, a prescindere dalle differenze linguistiche. Come ci ha insegnato il recente passato, sono anche i libri a forgiare le identità nazionali, e ci auguriamo quindi un domani anche quella europea. Non abbiamo certo l’ambizione d’affermare che i libri giunti al concorso sono quelli che formeranno il canone europeo, né sappiamo quanti di essi avranno la fortuna di essere tradotti in italiano: habent sua fata libelli. Su questo interverranno le case editrici e le loro politiche culturali. Ci piace però pensare che grazie all’inserimento online di tutti i titoli pervenuti (cosa rarissima, a nostra conoscenza, nei premi letterari), unitamente alla pubblicazione delle quarte di copertina, che, se assenti negli originali, sono state create ad hoc dai nostri collaboratori (compito non facile, come sa chi si intende di editoria), avremo fornito ai libri una visibilità tale, che potrebbe permettere loro una seconda vita nel nostro idioma. Non poco insomma per un mercato editoriale, sempre più dominato dalle multinazionali – come ha sottolineato la madrina della manifestazione Birgit Vanderbeke -, che concede ai libri una durata massima di tre o sei mesi, prima di mandarli al macero. E che il premio abbia riscosso un buon esito ce lo dimostra il numero notevole di accessi al sito http://www.insulaeuropea.eu/. Solo nel mese di ottobre si sono avuti quasi ottomila contatti, ripartiti non solo tra le nazioni che hanno visto autori in gara (Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Repubblica Ceca e Romania), ma anche tra paesi privi di partecipanti: Regno Unito, Danimarca, Germania e così via. Anzi è per noi motivo d’orgoglio riscontrare che molti accessi al sito provengano da stati esterni alla UE, quali la Norvegia, la Svizzera e la Federazione Russa: un’Europa letteraria virtuale insomma molto più ampia di quella politica, che pare riflettere quella “Casa comune europea dall’Atlantico agli Urali”, di cui parlò l’allora presidente dell’URSS, Gorbaciov, all’inizio degli anni ’90. Nello stesso modo in cui un atleta alla fine di una competizione faticosa come la maratona, ha già in mente la successiva gara, gli organizzatori di Insula europea fervono di idee per la seconda edizione del premio, confortati in ciò da mail di più autori francesi che chiedevano, ancora prima della cerimonia di premiazione del 30 ottobre, “comment parteciper au prix Insula europea 2010?”.

Carlo Pulsoni
(docente di Filologia romanza – Università degli Studi di Perugia)

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