Quanto vale quel simbolo

di Vito Mancuso

Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l’ infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all’ esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: “Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’ amore del prossimo.A lei lo invita il suo Dioe il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’ amore prevalse sul potere”. Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all’ amore universale, in particolare a quell’ amore che non teme di scontrarsi con l’ arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l’ amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l’ esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull’ amore. Così Natalia Ginzburg, anche lei distante dal cristianesimo, scriveva sull’ Unità del 22 marzo 1988 (riprendo la citazione dall’ Avvenire di ieri): “Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’ immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato edè morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo”. Sia nel caso di Scalfari sia nel caso della Ginzburg siamo in presenza di forti personalità non cristiane che vedono nel crocifisso un simbolo del più alto ideale che agli uomini sia possibile abbracciare, cioè quello dell’ impegno a favore del bene e della giustizia anche a rischio della perdita della vita fisica. E perché dovremmo privare i nostri ragazzi di questo richiamo? Il secondo motivoa favore del mantenimento del crocifisso nelle aule scolastiche consiste nel bisogno di simboli radicato nell’ anima umana fin dalle sue origini e che contraddistingue particolarmente la gioventù. Tutti siamo stati ragazzie tutti abbiamo avutoi nostri poster incollati con lo scotch sull’ armadio della camera, come oggi avviene con i nostri figli. Quali poster ideali è in grado la scuola italiana di presentare alla mente dei giovani? Quali esempi concreti di umanità, quali modelli esemplari di vita? È chiaro che Gesù di Nazaret non è il solo modello (per fortuna!), ma è altrettanto chiaro che è il principale individuato dalla nostra tradizione spirituale, culturale e civile lungo i suoi secoli di storia. E perché dovremmo privare i nostri ragazzi di questo simbolo concreto? Perché lasciare solo una parete bianca e vuota? Mi sento di aggiungere che anche chi non crede non ha nulla da perdere dal confronto con questo simbolo carico di storia e di pensiero, persino l’ ateismo ha da guadagnare nel confrontarsi con il simbolo della croce, come mostrano, per fare solo tre celebri esempi, Feuerbach con “L’ essenza del cristianesimo”, Nietzsche con “L’ anticristo” e Bloch con “Ateismo nel cristianesimo”. Perché ci sia negazione, ci deve essere qualcosa da negare, sennò c’ è solo il nulla, l’ afasia: le zucche vuote di Halloween di cui parla il cardinal Bertone Un terzo motivo riguarda il fatto che la croce è presente non solo nelle aule scolastiche ma in molti altri simboli e luoghi, nei quali non si vede perché debba rimanere se nelle aule scolastiche viene considerata una minaccia. Mi riferisco per esempio a numerose bandiere europee compresa quella della Finlandia (la nazione da cui viene la signora all’ origine del ricorso alla Corte di Strasburgo), mi riferisco a numerosi stemmi di città italiane (ora che scrivo mi vengono in mente Milano e Genova, e penso anche a Venezia col suo leone che regge un vangelo, pericoloso elemento conturbante da sostituire quanto prima con un codice di diritto), mi riferisco a migliaia di opere d’ arte e di croci presenti nelle città e sui monti italiani. E poi come si potrà leggere e studiare in classe la Divina Commedia senza turbare la libertà religiosa dei non cattolici? E quando si chiama un’ ambulanza come non urtare la sensibilità di qualcuno visto che si presenta la Croce Rossa? Duemila anni di storia, grazie ai quali nel bene e nel male siamo quelli che siamo, non si cancellano con una sentenza. Il diritto non può affermarsi astrattamente ignorando i contesti e le tradizioni dei popoli. Se lo fa, non è giustizia.

Repubblica 5 novembre 2009

72 pensieri su “Quanto vale quel simbolo

  1. Il crocifisso è una rappresentazione (la passione, la sofferenza, la morte di Cristo), ma è anche un simbolo: dietro c’è tutta la storia del cristianesimo dalle origini sino ad oggi. Se giudico negativamente quella storia (quante crociate, quanti roghi, quanti popoli massacrati in suo nome?), perché devo subire la sua presenza? Non mi importa se per alcuni quello è un simbolo di amore. Per me, e per molti altri, è ANCHE altro. Siccome siamo, sino a prova contraria, uno stato laico, perché chi non crede, o chi crede in un altro Dio, deve subire l’imposizione di un simbolo che non gli appartiene?

    ng

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  2. sai quante cose ci dobbiamo digerire in cui non crediamo? io per esempio sento come un’imposizione insopportabile questa destra. ma è stata eletta a maggioranza, vorrà pur dire qualcosa, no? beh, i cattolici in questo paese sono la maggioranza. per me che ci sia o non ci sia il crocefisso non è cosa determinante, ma faccio mio il sentire di molti, soprattutto quando le ragioni non sono di origine viscerale, ma pensate.

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  3. … e siccome la Pausini è la cantante più venduta, che facciamo? Costringiamo tutti ad ascoltarla? Ti ricordo, Lucy, che la sentenza ha stabilito che il crocifisso costituisce “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni”. Il sottoscritto, genitore non credente, la trova semplicemente logica (ed è logica a tal punto che nessuno degli intervenuti “contro” entra nel merito giuridico della questione). Se la scuola è di tutti, perché io, che cerco di educare i miei figli secondo parametri non rapportabili alla religione, devo subirne il condizionamento? Sono un cittadino inferiore?

    ng

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  4. @Ng
    E Agostino, Dante, Manzoni, che facciamo, togliamo anche quelli dai programmi della scuola pubblica? E perchè dovremmo studiare Platone e Aristotele che vivevano beatamente in una società schiavista? E Foscolo, che trattava le donne peggio di Berlusconi, e Baudelaire che si faceva le canne? E il moralismo d’accatto spacciato per equanimità, che porterebbe a radere al suolo tutto quello che urta la suscettibilità di qualcuno, lo capisci da te quanto è ridicolo o vuoi che te lo spieghi?

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  5. La faccenda della non esposizione del crocefisso nelle SCUOLE PUBBLICHE e in tutti gli spazi rappresentativi dell’autorità dello Stato è da farsi risalire alla fondazione dello Stato Moderno, all’epoca dell’Illuminismo. Alla fine di un lunghissimo periodo storico iniziato con Costantino e culminato con le Guerre di Religione europee e col conseguente “cuius regio eius religio”, ossia con l’mposizione della religione del Principe alle popolazioni sottomesse e/o conquistate, gli uomini dell’Illuminismo hanno deciso che MAI PIU’ si sarebbe usata la Religione per opprimere i popoli. In conseguenza di questa scelta, MAI PIU’ lo Stato avrebbe rappresentato la sua esistenza ed autorità utilizzando faziosità di ispirazione religiosa. Non più Cattolici verso Ebrei o Protestanti e viceversa. Lo Stato in quanto tale accettava di non coinvolgersi in posizioni politiche a sfondo religioso che tanti lutti e disgrazie avevano arrecato ai popoli europei. Abbiamo dimenticato le persecuzioni periodiche ed i pogrom contro gli Ebrei, le stragi degli Ugonotti, la eliminazione dei Catari, le persecuzioni dei Valdesi, le Crociate contro i musulmani ?
    Ma la Storia veramente non ci insegna nulla?
    Non si tratta di radici più o meno cristiane delle popolazioni, che le proprie radici le conoscono benissimo. Si tratta di garantire alle MINORANZE che non saranno oppresse dalla maggioranza per motivi religiosi, che è una situazione particolarmente odiosa e capace di suscitare e mantenere odi secolari fra credenti di diverse religioni. Ecco perchè la religione fa un passo indietro nella rappresentazione dell’autorità dello stato. Quella religiosa è una intossicazione degli animi particolarmente virulenta di cui i popoli europei hanno fatto fin troppo ampia esperienza.

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  6. “Quella religiosa è una intossicazione degli animi particolarmente virulenta”

    Solo questo?
    Aspetto di sapere da questi minculpop del politicamente corretto cosa rimarrà dei programmi d’arte e filosofia una volta espunti autori ed opere che sono centrati sull’ispirazione cristiana.
    Ma vedo che non mi si risponde.

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  7. Gentile Vbinaghi,
    quello che scrive, oltre che un livore fuori-luogo, denota scarsa conoscenza dei criteri che rendono importante uno scrittore. Per nostra fortuna non è”l’ispirazione cristiana” che rende Dante (e mille altri) un grande della letteratura di tutti i tempi, ma il lavoro sulla lingua. Questo lo fa grande. Tant’è che pure Lucrezio (e mille altri) è considerato grande, pur scagliandosi contro la religione “quale meschina invenzione umana”. Come credo lei sappia, inoltre, la nostra cultura è una miscela di diverse provenienze, e non tutte rapportabili al cristianesimo, dall’alfabeto, ai numeri arabi, al diritto romano, alla fisica galileiana, alle teorie socio-economiche di Marx, alla psicologia di Freud. Se una qualsiasi di queste sollecitazioni diventasse “di stato”, ossia imposta anche ai non seguaci, lei come reagirebbe? Se, tolto il crocifisso, al suo posto venisse issata una targa con incisa la frase di Freud “la religione è un’illusione”, lei non denuncerebbe l’imposizione? Forse agevolerebbe la discussione uscire dal proprio pensiero ristretto e abbracciare l’intero. Altrimenti vince, ancora una volta, il più forte.

    Nevio Gàmbula

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  8. caro Nevio, inutile dire che sottoscrivo parola per parola quello che scrivi qui. Io non aggiungerò nulla a quello che ho già scritto nei commenti al precedente post sull’argomento. Grazie e comunque tieni presente che non c’è peggior sordo…

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  9. Ng
    “scarsa conoscenza dei criteri che rendono importante uno scrittore. Per nostra fortuna non è”l’ispirazione cristiana” che rende Dante (e mille altri) un grande della letteratura di tutti i tempi, ma il lavoro sulla lingua”

    E si può estrapolare “il lavoro sulla lingua” dall’oggetto d’espressione? Cosa rimarrebbe di Dante o Manzoni senza la loro ispirazione cristiana, teologica e apostolica? Ma stiamo scherzando?
    Sempre più mi rendo conto che la sterilità di una cultura al tramonto (un razionalismo bolso e inconcludente) è il vero problema qui, non il cristianesimo.
    Il signor Sparzani ha comunque ragione (a parte che quelli che sottoscrivono “parola per parola” sono fotocopiatrici): non c’è peggior sordo…
    Addio.

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  10. Egregio Vbinaghi,
    il suo tono è indisponente. Esagero nel leggerci intolleranza nei confronti di chi non la pensa come lei? Comunque, rilievi stilistici a parte, mi piace rimarcare il fatto che lei, al pari di Mancuso e degli altri intervenuti nel dibattito (qui e altrove), non è entrato nel merito della questione posta dalla sentenza: È GIUSTO IMPORRE AGLI ALTRI I PROPRI SIMBOLI? Perché vede, egregio Vbinaghi, questa è la questione, e solo questa: se qualcuno possa o meno imporre ciò in cui crede agli altri, sia anche dal pulpito della maggioranza o del buonsenso. Lei, evidentemente, la pensa così, quindi ritiene giusta l’imposizione a tutti, me compreso, del crocifisso. Il sottoscritto, certamente fautore di una cultura fondata sulla reciproca libertà, non lo ritiene giusto. Tutto il resto, mi dispiace, ma in questa sede è aria fritta.

    Nevio Gàmbula

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  11. imporre un simbolo o sottrarre un simbolo non si equiparano come gesto “violento”? un’assenza è forse meno imbarazzante, preoccupante, fastidiosa, insopportabile, illiberale di una presenza? occhio non vede, cuore non duole? io non ho più figli tanto piccoli da “educare” di sana pianta attualmente, però mia figlia l’ho tirata su pur in presenza di immagini e fatti per me simbolo di illiberalità, miseria morale e intellettuale, da cui nessuna corte o tribunale dei diritti dell’uomo mi ha (ci ha) difeso. qualche anno fa ho avuto un collega di filosofia di religione ebraica, nient’affatto religioso, ma molto fanatico. nella mia povera terza volle rifare il programma di storia dal cristianesimo per poter spiegare la sua versione dei fatti sulla chiesa nel medioevo. disse un mucchio di …, qualcuno si lamentò, non successe nulla. chi aveva fede se la tenne, chi non era stato nemmeno battezzato si lamentò più degli altri: voleva essere informato correttamente sui fatti che riguardavano la storia tardoromana e medievale, cioè europea, in particolare perché i genitori li avevano esclusi da alcune conoscenze “catechistiche” che ritrovavano puntualmente in dante. ecco, per esempio: che facciamo, non studiamo più dante e san tommaso per sentirci più liberi?

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  12. Non sono un fanatico di Mannheimer, ma dal suo ultimo sondaggio risulta che l’84% degli italiani vuole il crocefisso. E’ vero che il volere di una maggioranza non dovrebbe essere imposto agli altri, ma questo è ciò che accade ogni giorno in democrazia. Altrimenti si verificherebbe l’assurdo: che il volere di una minoranza venga imposto a quello della maggioranza.

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  13. Beh, ma che c’entra… cosa pensano gli italiani del crocefisso non importa a nessuno, qui siamo di fronte a una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che a farla semplice c’insegna la buona educazione, a farla un po’ piu’ complicata ci ricorda che mostrare il crocefisso o un qualunque altro simbolo religioso nei luoghi pubblici e’ illegale. Se il ricorso sara’ rigettato, la sentenza diventera’ definitiva e dunque vincolante per i paesi dell’Unione europea. Ma niente paura. A quel punto potremo, a maggioranza, cambiare la Convenzione dei diritti dell’uomo e per conseguenza uscire dall’Europa. Oppure portarci un crocefisso in tasca in ogni luogo, perfino nella forma e nei materiali preferiti, allacciarcelo al collo con lo spago o tatuarcelo sulla pelle. Forse meglio la seconda.

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  14. Corte europea dei diritti dell’uomo.

    Eletta da chi?
    Vincolante chi?
    Diritto positivo o diritto presuntamente naturale (che esiste come esigenza ma per definizione non ha formule obbliganti)?
    E poi, l’equazione esposizione uguale imposizione, è così scontata?
    A me pare che quello che manchi qui non è il rispetto ma il pensiero, cioò la capacità di andare oltre le ovvietà presunta di un’ideologia più o meno condivisa (cioè il solito miscuglio di positivismo e giacobinismo di ritorno)

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  15. Sono d’accordo con Carlo Canella nei contenuti, e con Fabrizio nell’invito ai toni più rispettosi.
    Io concordo pienamente con la Corte Europea: il crocifisso è un simbolo che identifica in maniera assai precisa una fede ed una comunità. Da insegnante e da persona con un passato alle spalle di anni e anni di servizio in parrocchia dico che il crocifisso va tolto. Oggi sempre più la scuola è vissuta da persone di origini e confessioni differenti, finiremmo per imporre ciò che non si può imporre: il senso di appartenenza ad una confessione. Così, lungi anche dall’accettare il discorso becero che recita “siccome siamo in Italia, che gli stranieri si adattino”: assomiglia un po’ all’altro discorso, quello che si faceva da piccoli, e cioè “il pallone è mio e decido io che gioca”.
    La religione è un fatto personale e privato, la scuola una istituzione collettiva e pubblica, a meno che non si scelga in autonomia di frequentare una scuola cattolica.
    Dirò di più: invece di insegnare religione cattolica, che venga insegnata la storia delle religioni. Eviteremmo anche il terrore psicologico della Chiesa sulla vita privata dei docenti di religione (contratti non rinnovati ai separati…).
    Ai miei tempi, coloro che rinunciavano all’ora di religione erano additati come blasfemi, come lebbrosi, erano i figli dei comunisti, dei senza Dio. Erano pochi, uno o due al massimo per classe. Oggi per fortuna sono di più, per fortuna perchè essendo numericamente più consistenti non rischiano quella pratica che in provincia va tanto di moda: il giudicare alle spalle.

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  16. Tento, per l’ultima volta, di riposizionare il tiro al di fuori del solito ping pong, prendendo spunto dagli ultimi interventi di Cannella e Valter.

    Carlo scrive: “… cosa pensano gli italiani del crocefisso non importa a nessuno, qui siamo di fronte a una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo…”.

    Valter risponde: “Eletta da chi? Vincolante chi?”.

    Bene. Al di là del crocifisso, esposto o meno (questione che mi lascia indifferente), il punto è tutto nell’affermazione di Carlo e nelle domande di Valter. Lo ribadisco: con la firma del Trattato di Lisbona, da parte del Presidente Ceko, TUTTE le costituzioni dei paesi della UE (salvo qualche eccezione trattata in anticipo) e tutte le norme interne dei paesi della UE, diventeranno, dal 1° Dicembre 2009, poco più che carta straccia. Dobbiamo farci l’abitudine 🙂

    Valter la risposta alle tue domande è semplice: eletta da nessuno, vincolante per tutti dal 1° Dicembre 2009. Chi l’ha deciso? Cavolo, ma i nostri partiti, TUTTI, nel momento in cui hanno votato a favore del Trattato di Lisbona, senza spiegare a nessuno cosa voleva dire. Cioè, per transizione, li abbiamo votati noi!
    Leggerlo ora è tardi. Provare a capirlo, potrebbe essere un’idea.

    Carlo, ti dirò, se bastasse opporsi a questa sentenza della Corte Europea per uscire dalla UE, firmerei domani mattina qualunque carta in bianco. Lo so che sei scettico, ma ne riparliamo fra 5 anni 🙂

    Ciò che mi dispiace, a fronte di questa discussione, è che nessuno sembra voler capire questo dato di fatto: non i fisici, non gli scrittori, non gli insenganti, non gli intellettuali. Ognuno continua a parlare di ciò che conosce, ignorando il DATO DI FATTO: dal 1° Dicembre 2009, comanderanno le istituzioni europee e le varie nazioni dovranno adeguare, rapidamente, le loro normative e con scarse possibilità di cambiare alcunché, anche a fronte di maggioranze interne bulgare (siamo molto meno del 20% dei cittadini UE); come in questo caso.
    Sorridete e gustatevi l’antipasto finlandese; d’ora in poi solo cucina internazionale 😀

    Blackjack.

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  17. Capisco certe perplessità ma forse non tutti si sono resi conto che da tempo la croce è scomparsa dalle ambulanze tranne che da quelle gestite dalla croce rossa italiana……

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  18. Giocatore, l’idea del governo mondiale non e’ nuova. Sia la speculazione filosofica sia l’azione politica l’hanno ampiamente trattata. Paradossalmente potrebbe essere vista come una buona occasione per assicurare la pace e la convivenza fra i popoli. Di per se’ l’ipotesi non mi rattrista, ne’ mi preoccupa, non piu’ del fatto di dover essere governato.

    Quando pero’ dici che dal primo dicembre comanderanno le istituzioni europee non sono d’accordo. Continuera’ a comandare chi gia’ comanda, magari avvalendosi dei sofisticati strumenti offerti dal diritto, quella decina di societa’ transnazionali che detta l’agenda politica alle istituzioni di tutto il mondo. Ma d’altro canto lo hai appena detto. Hanno deciso gli eletti dal popolo, siamo stati noi. Forse il problema e’ la democrazia.

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  19. Che una corte detta “dei diritti dell’uomo” emani degli editti, “vincolanti per tutti”, anche quando questi vanno contro la volontà popolare, mette di fatto la democrazia in secondo piano rispetto ad un’istituzione e ai suoi tribunali speciali, e ritengo che se questa si pronuncia in modo categorico su qualcosa, sia diritto e dovere di ogni comunità ribellarsi.
    Ed è quello che succederà in questo paese di baciapile, atei e santi.

    @mulligan : “Alla fine di un lunghissimo periodo storico iniziato con Costantino e culminato con le Guerre di Religione europee e col conseguente “cuius regio eius religio”, ossia con l’mposizione della religione del Principe alle popolazioni sottomesse e/o conquistate”
    farebbe bene a leggersi l’editto di milano prima di attribuire a Costantino qualcosa che non ha mai scritto, l’illuminismo che ha tagliato più teste di quante ne abbia illuminate, non è una religione, e per quanto abbia ispirato le moderne costituzioni e la nascita di quel mostro che è la comunità europea, resta un punto di vista fra molti altri, anche se un profeta in fondo ce l’ha; Machiavelli.

    Che gli uomini dell’illuminismo abbiano deciso che MAI PIU’ si sarebbe oppresso un popolo con l’uso della religione mi trova pienamente d’accordo, ma allora quali sono i simboli e quale l’idea con cui i popoli sono stati ancora e in modo ben peggiore oppressi sfruttati e martoriati con guerre e terrorismi, forse i simboli della pace e della democrazia? forse è per questo che si stanno alacremente dando da fare per cancellare anche questi?

    Io penso che la decisione della corte europea sia iniqua benchè “giuridicamente corretta”, (d’altronde la correttezza di un decreto dipende dalle leggi che esso applica e non è detto che una legge sia buona o giusta), e che anche se applicata sarà ininfluente sulla fede di chi crede, ma credo anche che la dignità fondamentale dell’uomo sia quella di dissentire e, nell’eventualità, di ribellarsi a imposizioni che ritenga inique o che mettano in dubbio o in pericolo i suoi valori fondamentali.
    Mi rendo conto che in questo sono più americano che italiano, infatti la costituzione degli stati uniti, credo unico caso al mondo, prevede l’insurrezione come legittima scelta nel caso che il governo fosse trasformato in dittatura.

    Questo è solo un piccolo primo passo di quel superstato totalitario che ci stiamo crescendo in seno, per imporre l’azzeramento culturale e religioso, ma di assai più grande valore simbolico, anzi del più alto valore simbolico, in quanto, forse l’ho già detto, è proprio da quel simbolo che nacque la libertà religiosa e l’idea dell’illegittimità della persecuzione religiosa, quel simbolo è depositato nelle profondità dell’anima occidentale, e persino, come cita Mancuso, atei dichiarati non possono non sentirne la presenza e la necessità.

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  20. Carlo, dal governo europeo al governo mondiale: corri troppo. Rimaniamo in Europa che, con gli elementi che abbiamo, già facciamo fatica a comprendere ciò che succede qui. Non credi? No Carlo, sei fuori strada e una letta al Trattato di Lisbona (pesantissima e quasi impossibile per un umano) non farebbe male e, visto che io l’ho letto e tu no (e nessuno ne parla), prova a fidarti; non sono un giurista, ma nemmeno un pirla e l’unica considerazione che mi è venuta, dopo mesi spesi su quell’obbrobrio è stata: cazzarola, mica ce l’aveva raccontato nessuno che, con la firma di questo “coso” le nostre leggi e le nostre costituzioni andranno a patrasso.
    Quindi: le nostre leggi, diamo tempo al tempo, diventeranno carta straccia alla bisogna; costituzione compresa e con buona pace di tutti è già così.

    Che siamo stati noi, non ho alcun dubbio; mi piacerebbe capire come fare per evitare che succeda di peggio, in futuro. Vedi Carlo, tu puoi fare lo snob quanto vuoi, ma se fino al 30 novembre quello a cui accenni rimarrà solo un’ipotesi da complottisti, dal 1° dicembre sarà un dato di fatto. Non per nulla l’Olanda, il paese di furbetti nel quale vivi, se non ricordo male, ha chiesto e ottenuto, assieme ad altri, delle deroghe al Trattato 🙂

    @Pandiani, forse non ti è chiaro. L’Italia, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, non è PIU’ “tutti”, ma, se contiamo a spanne circa 500 milioni di cittadini europei, arriviamo a malapena al 12% dei votanti. Insomma: un partitino che può rompere le scatole, ma non decide. Le decisioni che contano, dal 1° dicembre, saranno quelle del parlamento e delle commissioni europee. Piaccia o no, politicamente e legislativamente parlando non siamo più Italia, ma Europa; è solo questione di tempo. Puoi arrabbiarti quanto vuoi, sollevare tutte le questioni morali che vuoi, ma sei una parte di un 12%. Non conti quasi NULLA! Se domani mattina, una signora Lituana, dovesse alzarsi e promuovere una causa, presso la corte europea (cito qualcosa che in passato hanno già tentato di fare) per l’abolizione dei forni a legna per la cottura della pizza, perché antiigienici, e la vincesse: noi avremmo giusto il tempo di prenderli e sostituirli. Capacità di opposizione? Praticamente prossima allo zero.
    E se pensi che stia esagerando, ne riparliamo fra cinque anni; sempre che nel frattempo non mi sia trasferito in qualche altro lido, magari senza connessione a internet, ma con i forni a legna per la pizza 😀

    Blackjack.

    PS: se qualcuno vuole farsi 4 risate, amare, vada a buttare un occhio alla “bilancia” dei conti economici e su come sono ripartiti e saranno ripartiti, in futuro, i proventi da versare alla UE e i vantaggi ricevuti in cambio. Sono pubblicati, paese per paese: buon divertimento.

    PPS: se qualcuno si arrabbia, dopo averli letti, mandi una mail al suo politico preferito e gli chieda perché nessuno ce l’ha raccontato prima. Volete la risposta? Nemmeno i politici, salvo un paio, forse tre, sanno come funziona e di cosa si sta parlando: l’Europa è buona per definizione 🙂

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  21. Il Crocifisso non è un simbolo di potere, ma rappresenta chi è stato vittima del potere.Perchè allora per molti viene sentito come un’imposizione,un’immagine ostile per la libertà individuale? Questa domanda se la dovrebbero porre le gerarchie della chiesa che troppo spesso si alleano con il potere politico,oggi come ai tempi del potere “temporale” dei Papi.Inoltre spesso “”essere cristiani”diventa un elemento identitario:noi Europei abbiamo radici cristiane….Ma Cristo era un ebreo che si rivolgeva a tutti gli uomini.Comunque,per me, chi ha Cristo nel cuore non ha certo bisogno di vederlo appeso ad un muro.

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  22. “Il Nostro Tempo ha ricordato che Piero Calamandrei — laico antifascista, intransigente nemico della legge truffa dei governi democristiani e centristi di allora— aveva proposto di affiggere, nei tribunali, il crocifisso non alle spalle ma davanti ai giudici, perché ricordasse loro le sofferenze e le ingiustizie inflitte ogni giorno a tanti innocenti.”

    Da Claudio Magris, http://tinyurl.com/ykkfuge

    Caro Black, non mi riferivo ad una vibrata protesta, o a una petizione web, mi riferivo ad una ribellione, a un sogno, praticamente.
    Quello che dici è purtroppo vero, il complotto diventa sempre più uno status quo, e i tribunali speciali della UE diventeranno gli inflessibili difensori del nichilismo finanziario e della purezza della razza degli illuminati.

    Come descrive una vignetta che gira in rete; nella prima immagine un cane finisce con la testa dentro una tagliola, la didascalia dice: c’è la crisi, nella seconda immagine una volpe si incula il cane prigioniero e la didascalia annuncia; il peggio è alle spalle.

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  23. Scrive Ferdinando Camon:

    “Dire che l’esposizione del crocifisso in classe “è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”, sembra voler attuare il principio-base della democrazia, e cioè che un diritto dev’essere condiviso dalla maggioranza. L’esposizione del Crocifisso non lo sarebbe. Ma è proprio così? Nelle due classi dove studiano i due figli di questa madre scandinava ci saranno, poniamo, sessanta alunni, i padri di questi alunni vogliono tutti, o a maggioranza, la rimozione del simbolo? A me risulta che la madre lotta da sola contro tutti. Anche contro i tribunali. Il Tar del Veneto il 17 marzo del 2005 aveva respinto il ricorso, sostenendo che quello “è il simbolo della storia e della cultura italiana, e di conseguenza dell’identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato”. La sentenza del Tar era stata confermata un anno dopo (2006) dal Consiglio di Stato. Mai nessun genitore s’è unito alla signora: dunque il Tribunale Europeo non parla in nome di una maggioranza di genitori, che vedono calpestati i propri desideri. Al contrario, sentenzia “contro” la maggioranza. Il che non significa che la sentenza, sui tempi lunghi, risulterà necessariamente sbagliata: non riusciamo a vedere il futuro che nascerà dal caos del presente, ma quella sentenza oggi è un atto di violenza, che semina dolore nei cristiani. I quali esistono. Ed esistevano anche nei secoli in cui le nazioni europee nascevano: la Francia si considera una nazione nata col battesimo di Carlo Magno, e non citare il Cristianesimo tra le sue radici non è un gesto laico o anti-cristiano, è un gesto incolto. Una volta impiantato il ragionamento su un’ipotesi sbagliata, il ragionamento non può che sbagliare le conclusioni: “L’esposizione obbligatoria di un simbolo di una data confessione in luoghi che sono utilizzati dalle autorità pubbliche, e specialmente in classe, limita il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le proprie convinzioni”. In realtà, nelle aule dove studiano i figli di questa signora, questa signora vedrà rispettate le proprie convinzioni, ma ci saranno una quarantina-sessantina di genitori che vedranno calpestate le loro. La soluzione del problema non è questa. Dove ci sono trenta alunni cristiani e uno ebreo, è giusto che i genitori ebrei chiedano l’esposizione anche di un loro simbolo. Dove ci sono 3-4 islamici, che venga esposta una sura del Corano. Non credo che una sura e il crocifisso abbiano la stessa valenza simbolica in Italia: tutto quello che s’insegna, da Dante a Mario Luzi, ha a che fare col Crocifisso, e non ha niente a che fare col Corano. Ma nella mente dei piccoli islamici quel simbolo significa molto. E dunque sia esposto. Togliere tutto, e far tabula rasa, è come dire che la scuola non insegna nulla, e che per essa tutto equivale a niente. Questo non è vero. Invece che un atto di rispetto per le altre civiltà e religioni, si preferisce un gesto di oltraggio al Cristianesimo. Come sempre.”

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  24. @Pandiani, non pensare che non abbia già messo in conto che qualcuno si arrabbi più del dovuto. Per ora stanno pensando su come applicare “tasse europee”, ma sicuramente hanno pensato, ben prima, su come fare per proteggerle.
    E ora vado a dormire.

    Blackjack.

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  25. Mi confermate l’illogicità delle vostre argomentazioni. Qui non è in gioco una presunta volontà popolare, per il semplice motivo che non c’è stata una libera espressione di voto. Tirare in ballo il fatto che la maggioranza dei genitori o dei cittadini non è d’accordo con la sentenza, non è un argomento credibile, poiché uno stato di diritto non funziona a soli colpi di maggioranza. Se il vostro ragionamento fosse vero, allora Berlusconi è innocente a prescindere. È banale, ma è bene ribadirlo. C’è, per altro, un’evidente disparità, a livello mediatico, tra lo spazio spropositato concesso a chi avversa la sentenza e quello ridicolo dato a chi la applaude. Ma non è questo il problema. Mi pare abbastanza ovvio che, all’apertura di un conflitto (la donna ricorrente contro lo stato italiano fautore del crocifisso in classe), entri in gioco un elemento terzo, il quale stabilisce, in base al diritto, chi ha ragione e chi ha torto. Anche questa è democrazia. Anzi, si chiama proprio gestione della giustizia. Potete fare tutti i voli pindarici che volete, ma l’essenza della questione è molto semplice: in base alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ratificata anche dall’Italia, la Corte ha stabilito in maniera inequivocabile che lo stato deve “astenersi dall’imporre, anche indirettamente, credenze nei luoghi dove le persone sono dipendenti dallo stato o anche nei posti in cui le persone possono essere particolarmente vulnerabili” (come la scuola, appunto). Forse, per precisare meglio il quadro, anche in relazione alla Costituzione italiana, potrebbe essere utile leggere la sentenza (qui la traduzione in italiano), dove bene sono esplicitati sia i principi di riferimento che la loro applicabilità. Comunque potete tranquillizzarvi; il crocifisso non verrà tolto dalle classi, almeno da qui ai prossimi decenni. Potete riporre le vostre armi e calmare i vostri sogni di rivolta anti-giacobina.

    @ Giocatore
    Ribadisco: hai ragione sul Trattato di Lisbona. E ti invito, e davvero con vivo interesse, a proporne un’analisi articolata. Altrimenti le tue rischiano di essere prese come boutade fuori-luogo, almeno nel tipo di discussione che qui si stava abbozzando, certamente parziale ma non credo meno importante. Da quanto m’è dato di capire, in base al Trattato l’Europa compie una virata di non poco conto verso la creazione di un grande e unificato competitor a livello internazionale, autoritario (perdita di valore dei parlamenti nazionali) e militarista (possibilità di intraprendere missioni militari offensive). Parlarne può solo fare bene.

    @ quelli che dicono che “il crocifisso è la nostra tradizione”
    Studiando la storia dell’Unità d’Italia si potrebbe scoprire, ad esempio, che la tradizione principale è fortemente laica e addirittura anticlericale. Anzi, visto che siamo in procinto di festeggiare l’evento, diciamola tutta: l’Unità d’Italia fu fatta contro la chiesa e il cattolicesimo italiano. Ma, davvero, voler limitare una cultura complessa come la nostra a un solo evento (cristianesimo, illuminismo, etc.) è sciocco.

    ng

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  26. La storia, i simboli e i divieti Se l’utopia cancella la libertà

    I giudici di Strasburgo hanno proibito l’esposizione del crocifisso nelle scuo­le. Alla Turchia proibirebbero la mezzalu­na e a Israele la stella di Davide. E già qualcuno chiede di sopprimere il Natale e, con la stessa logica, Yom Kippur e Ra­madan. Tutto nel nome della laicità dello Stato. Ma nel mondo moderno lo Stato non è solo quello centrale. Sono «Stato» anche le regioni, i comuni, le comunità autonome, le associazioni religiose e cul­turali a cui, per il principio di sussidia­rietà, sono delegate funzioni pubbliche. In un’Europa multietnica e multireligio­sa sono importantissime le vecchie nazio­ni e le formazioni che vivono attorno a valori, norme, simboli tradizionali. Proi­bire i loro simboli perché irritano, turba­no, danno fastidio a un individuo qualsi­asi, significa impedire a intere comunità di continuare a essere se stesse, negare il pluralismo.

    La storia ci dice che il pluralismo vie­ne negato da tutti coloro che vogliono di­struggere il passato per realizzare una utopia. Gli spagnoli hanno annientato le civiltà precolombiane, la Rivoluzione francese ha cambiato persino il nome agli anni e ai mesi. I comunisti sovietici hanno imposto l’ateismo. Negli Stati to­talitari islamisti vieni arrestato se mo­stri una Bibbia o un Vangelo. L’utopia porta al totalitarismo.

    Questo vuol dire che i filosofi, i giuri­sti dei diritti dell’individuo hanno una mentalità totalitaria ? Se vogliono realiz­zare l’utopia di impedire che qualsiasi in­dividuo possa essere turbato dal compor­tamento reale o simbolico di qualsiasi al­tro sì. Per accontentare tutti devono proi­bire tutto: gli usi, i costumi, i valori, per­fino le lingue degli altri popoli. Mentre i grandi imperi persiano, romano, inglese lasciavano vivere i culti, le tradizioni e le lingue locali, i nostri utopisti sono spieta­ti. Non solo sulle dimensioni dei piselli e delle arance, ma sui simboli religiosi e persino sul linguaggio. In certi Paesi non puoi dire «sesso» ma devi dire «genere» perché qualcuno si offende.

    Dopo un totalitarismo giacobino, marxista, nazista e musulmano potreb­be nascere un totalitarismo eurocratico. Sbandierando le sue promesse utopiche, distrugge le istituzioni del passato e im­pone il suo potere. Ammaestrati dalla storia, cerchiamo di impedire che acca­da, restiamo vigili e diffidenti. Siamo eu­ropei, ma per favore, conserviamo le no­stre tradizioni, il nostro linguaggio, sì, perfino le nostre debolezze, i nostri pre­giudizi. E se ci impongono a forza qualco­sa, diciamo di no.

    da qui

    http://www.corriere.it/editoriali/alberoni/09_novembre_09/alberoni-091109_eeb7c72a-ccf6-11de-b7a9-00144f02aabc.shtml

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  27. accantoneremo i simboli delle tradizioni religiose, depositarie di valori sui quali per millenni si è fondato il nostro senso di identità, riservandoli al “pittoresco”? Cancelleremo dal dizionario tutte le espressioni cristologiche? Non potremo più dire “povero Cristo”? Elimineremo dai cimiteri e dalle tombe tutti i segni delle religioni confessionali, per fare un solo immenso cimitero in cui ci possano stare tutti, senza sentirsi offesi, un bel cimitero modello aziendale? Anzi, poiché siamo un paese di artisti, ci aggiungeremo, che so, qualche affresco, magari ispirato al modello etrusco, egizio, greco… Il dio Anubi, Ade e Persefone, Tiresia che vaga cieco tra le anime ispirato dal dono profetico…

    Anche l’ateismo è una fede. Bisogna credere che Dio non esista. Attenzione che non sia la più intollerante di tutte. E che nel suo vuoto ontologico non si infili qualcosa di notturno, insidioso, estraneo.

    Buona giornata a tutti
    roberta

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  28. caro Nevio, nessuno risponde, come vedi, alle tue argomentazioni, tutti fanno i defensores fidei christianae e basta. Che qui non c’entra. Come se difendendo la democrazia si offendesse una qualche fede, mentre secondo me è proprio il contrario.

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  29. Grazie, Claudia, l’editoriale di Alberoni è veramente illuminante. Se infatti si difende la tradizione non totalitaria del cattolicesimo, chiamando, così come altri qui, alla vigilanza e all’azione, ecco che lo fa citando, tra le utopie illiberali colpevoli dell’oscurantismo anti-cristiano, quella che ha portato all’annientamento delle civiltà precolombiane. In ciò sta la comicità involontaria del buon Alberoni: nell’omettere il fatto che quell’invasione-massacro è stata finanziata dal vaticano e portata avanti col crocifisso sulle bandiere. Già, la logica è una scienza difficile, almeno quanto la pratica dell’intelligenza. Ma almeno Alberoni fa ridere.

    @ Sparz
    L’ho già detto: argomenti logici per avversare la sentenza non ce ne sono. Si sta nel campo dell’ideologia che taccia gli altri di ideologismo. E allora prendiamo questa discussione come un semplice esercizio di retorica.

    @ Roberta
    Io non credo che Dio non esista: ne sono certo. Tant’è che mai mi sono definito per negazione; non sono “ateo”, tanto per intenderci. Se lo fossi, riconoscerei quello che nego. Io mi definisco per virtù positiva: sono un uomo, e come tale senza Dio, in me e fuori di me. Come vedi, almeno per quel che mi riguarda, Dio non ha alcuna essenza. Ma qui si discute d’altro …

    ng

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  30. Trovo giustissime le parole di Magris,mi convincono le argomentazioni di Claudia,sono meno d’accordo con la motivazione “identitaria”di Roberta.Magris mette in evidenza quello che il Crocifisso rappresenta:la vittima innocente di ogni ingiustizia e di ogni potere.Ciò vale per noi Europei e per tutti gli uomini.Ovviamente diventa un simbolo identitario culturale -è innegabile che il cristianesimo abbia unificato l’ Europa- ma, amio avviso, questa identità lo limita e lo snatura. Esiste certamente il rischio di un’ eurocrazia che livelli e soffochi ogni tradizione e le culture locali,oltre ai pericoli ampiamente illustrati da Blak.J.Ma proprio per questo non sarebbe il caso di recuperare quello che VERAMENTE il Cristo rappresenta,accantonando quello che purtroppo per molti ,vuole significare? Avete sentito la difesa dell’on.SAntachè?

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  31. @Nevio: nessun problema nell’affrontare in modo analitico un MOSTRO di 300 pagine con altre 4.000 pagine di allegati (quelli che nascono più di tutto il resto le magagne) e provare a cavar sangue da una rapa, ma, please: non nei commenti. Qualcuno deciderà che l’argomento merita un approfondimento e spazi dedicati? Disponibile a investire tempo.
    Nei commenti, si fa quel che si può 🙂

    Sulla “tradizione” del crocifisso nelle scuole, ha ragione Nevio: è un’invenzione recente ad opera dello stato sabaudo e del loro gruppo di massoni che imposero (le date esatte le potete trovare su internet), nella seconda metà dell’800, l’esposizione sia del crocifisso, sia dell’effigie del re nei luoghi pubblici. Prima, niente. Una tradizione, imposta, quanto meno recente.

    Personalmente rimango convinto dell’idea che la discussione debba portare ad analizzare ben altri spazi e togliersi da questo inutile ping pong su chi è più bello o più bravo. Nessuno è bello, nessuno è bravo e, non so se l’avete capito, ma stanno mettendo tutti a 90: dagli Sparzani che vedono un’Europa egualitaristica e fraterna (sorrisino), ai Valter che vedono comparire un potere che non pensavano esistesse (altro sorrisino). Beh dai, per rovesciare i ruoli, dobbiamo solo attendere il giorno in cui vieteranno le magliette con l’immagine del Che 🙂

    Blackjack.

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  32. Premetto che non ho letto l’articolo di Mancuso e nemmeno tutti gli interventi. La mia esperienza lunga nella scuola, mi fa dire che il crocifisso nelle aule, ormai non c’è più da tempo (parlo di una città come Milano e della sua periferia). Credo che la sua presenza, costituirebbe (almeno in certi contesti) qualcosa di anacronistico. tutte queste reazioni al pronunciamento della Corte di Strasburgo, mi sembrano di alieni. Ma che “provincia” estrema siamo dell’ Europa? L’attaccamento profondo a certi valori, non dovrebbe impedire di capire sensibilità diverse e necessità nuove.

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  33. Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo il crocifisso nelle scuole lede la libertà religiosa e una violazione del del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni. Sentenza sorprendente non tanto per il verdetto quanto nelle sue motivazioni: io non ho mai visto una persona convertirsi al cristianesimo né modificare le proprie scelte educative per la sola presenza del crocifisso. Eppure secondo gli illuminati ( ma non illuministi) giudici europei quel pezzo di legno inanimato possiederebbe tali insidiose potenzialità paranormale. Vai a vedere che i primi a credere nelle doti soprannaturali del Cristo in croce sono proprio i burocrati europei. Quegli atei che in omaggio alla loro intolleranza, vorrebbero vedere ogni traccia di religione scomparire dalla faccia della terra, esultano e parlano di vittoria della libertà. Da che cosa si sentano liberati questi signori lo si può capire sentendo le parole della famiglia che ha proposto il ricorso, i coniugi Massimo Albertin e Soile Lautsi. Per il dottor Albertin quel crocefisso toglie autorità alle sue convinzioni presso i figli. Vien da dire che si tratta di una autorità ben fragile se viene vissuta come limitata da un crocifisso. E i germi dell’intolleranza non possono che propagarsi sui figli che dicono: ” In classe, alle medie, c’erano tre crocifis­si. Ovunque ti giravi, ti sentivi osservato”. Osservato da chi? Adesso si viene a sapere che il crocifisso intimorisce scrutando con il suo sguardo minaccioso i giovani miscredenti.
    La realtà è che questa sentenza si inserisce in un coerente filone che vede il Vecchio Continente negare le proprie radici in omaggio ad un vuoto laicismo che per fare tabula rasa di ogni richiamo alla fede nega l’evidente influsso che il cristianesimo ha avuto nella realizzazione del concetto stesso d’Europa. Dimenticandosi che è stata proprio quella dottrina vista come minaccia per la laicità ad aver introdotto il concetto del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Basterebbe questo a ricordare che il crocifisso simboleggia un identità millenaria non solo religiosa ma anche culturale. Il vero problema non è la religione, ma la pavidità con cui in Europa si cancella la propria storia e la propria cultura. Perché una società che non coltiva la memoria, si annulla e finisce per diventare amorfa, perdendo la capacità propulsiva che le permette di affrontare in maniera pro-attiva le sfide che gli si parano innanzi. E l’Europa proprio perché priva del necessario propellente datogli dalla consapevolezza di se, da tempo fatica a recitare un ruolo da protagonista sulla scena scena globale nei vari campi della politica, dell’economia delle scienze e della cultura.

    da qui

    http://socialeanimale.blogspot.com/2009/11/leuropa-fessa-contro-il-crocifisso-nele.html

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  34. Così si coltiva la memoria a senso unico, privilegiando aspetti che apparentemente, salvaguardano l’identità culturale faticosamente costruita nel tempo.
    Ma che identità culturale è quella che privilegia una sola lettura della Storia, della Religione, della Laicità?
    Quella croce catalizza anche emotività di ogni genere, mi pare.

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  35. fotocopio gli interventi di ng 🙂

    quanti sepolcri imbiancati irritati e offesi!
    fa nulla che in nome di quel cristo in croce si siano offese, denigrate, messe al bando,diffamate, arrostite, torturate una svalangata di persone
    e fra queste pure io, ma con me non hanno avuto ragione!
    mi fate molta rabbia e a fatica vi per dono
    baci
    la funambola

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  36. Io mi chiedo perché sorga proprio ora, Anno Domini 2009, questo “increscioso” problema, affiancato da una sentenza ineluttabile.
    La scelta della Corte europea cancella definitivamente la culla della civiltà cristiana – umiliandola nel profondo.
    Scelta non casuale, a mio avviso. Ma evito di esporre ulteriori congetture: troppe ne sono state scritte…

    Mi resta solo lo sdegno.
    E le parole ultime di Fabrizio riassumono tutto.

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  37. Non è da ora, ma da un paio di decenni (?) che periodicamente si riaffaccia la questione del crocefisso.
    Perchè bisognerebbe chiederlo a quanti (e sotto quali bandiere) si affannano a proporre la questione delle “radici cristiane dell’Europa”. come se ci fosse qualcosa da difendere dagli invasori. come se le radici fossero affidate in esclusiva a un segno, che come si sa ha molte valenze (e non tutte positive, per un sacco di gente).
    E’ vero che viene strumentalizzato per battaglie ideologiche, periodicamente recrudescenti da una parte e dall’altra.
    Però bisogna riconoscere che chiunque (anche se in minoranza e ci appare “strano” nel senso di “diverso” da noi, dal gruppo, anche dal gruppo di potere)) ha diritto di esercitare il dissenso e di vedere riconosciuti i propri diritti (prerogativa delle democrazie).
    Non scomodiamo, chi non si sdegnerebbe per un pezzo di legno, ma certamente per ben altro.

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  38. Di Fabrizio apprezzo sempre il tono accogliente.
    Non è da tutti, qui.

    Mia conclusione (parziale) in versi:

    «Pensiero fisso:
    il vero debellatore
    di Dio, è lui, il Crocifisso?»

    Giorgio Caproni

    PS: «a voi lo spirito / a me i corpi»

    ng

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  39. perché mai non tutti sono accoglienti qui? solo perché non accolgono con calorosi applausi una visione totalmente laica, ma sono possibilisti, aperti, veramente tolleranti in materia di religione? in un film ieri ho visto una scena interessante: un bambino inciampa e viene soccorso da un uomo. la madre come una furia si precipita urlando: “metta giù le mani da mio figlio!” ovviamente suggestionata dal terrore che la pedofilia suscita in ogni genitore. chiedo a ng quale interferenza, quale condizionamento possa costituire la presenza del crocifisso in classe nell’educazione laica che un genitore vuole impartire al proprio figlio. non è ipertrofica questa pretesa di laicità asettica, da laboratorio, in absentia? mi riferisco a queste parole: “Se la scuola è di tutti, perché io, che cerco di educare i miei figli secondo parametri non rapportabili alla religione, devo subirne il condizionamento?”. se si imbatte in un insegnante come me dovrebbe denunciarlo: parlo di cristianesimo e di valori cristiani, da perfetta miscredente e anticlericale: un vero obbrobrio, un’imposizione, una contraddizione vivente. vede: per avere una buona educazione “laica”, bisogna confrontarsi con l’avversario, non negarne l’esistenza.
    comunque son questioni di lana caprina: io il crocifisso in classe da studente l’ho visto fintanto che sono andata a scuola dalle suore, da docente mai. ho visto passare in compenso tutto il jet-set cinematografico e canterino mondiale su foto, manifesti e quant’altro. questi sono innocui, vero? non sono simboli. ma è probabile che non vadano a messa la domenica. e questo basta.
    laikamente…bau!
    😉
    lucia tosi

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  40. La scuola di tutti (e non di qualcuno) dovrebbe proporre un ambiente educativo, rispettoso di tutte le scelte, senza privilegiarne alcune, con l’esposizione di simboli particolari.
    Disturbava persino la bandiera della pace a scuola (nei rapporti con le autorità civili, infatti ora non si espone più (almeno nel contesto di cui faccio parte).
    Mi pareva valida e anche bella, l’esposizione del calendario multiculturale, con i simboli di tutte le religioni diffuse nel mondo. Ma forse anche questo non si usa più. A chi potrebbe dar fastidio?
    Il futuro potrebbe riservare condizionamenti a senso unico
    e chi ha una mentalità e dei comportamenti davvero fuori dalle parrocchie (di ogni genere) dovrebbe farlo capire un po’ di più.

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  41. @ Lucy
    è il tuo “bau” finale il sintomo dell’intolleranza, della non accoglienza. La lingua svela, cara Lucy, e rivela di noi più di quanto sospettiamo. Ma queste cadute di stile non mi interessano, lascio dire e passo oltre.

    Non ho mai scritto che i valori cristiani siano da rifiutare in toto, o che non bisogna parlarne. Un conto è però farli diventare materia di libero scambio comunicativo, un altro, se permetti, imporli (la sentenza parla proprio di imposizione). Ed è qui la differenza tra il mio pensiero e il tuo. Ed è esplicativa di questa diversità radicale proprio la carrellata finale che fai sulle immagini (“manifesti e quant’altro”). Ti chiedo: qualcuno le ha imposte? Un ministro, un direttore didattico, un professore? Del resto, ad aule vuote, a me non darebbe affatto fastidio se qualcuno decidesse di attaccarci un crocifisso o Sympathy for the devil; si tratterebbe di libera scelta (e per di più degli alunni!). Ecco: oggi, almeno per il crocifisso, non è così, e di questo dovresti preoccuparti.

    ng

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  42. scusami ng, ma non ho resistito. la parola laica mi fa pensare alla povera cagnolina perduta nello spazio, cosicché, un po’ perché è un vocabolo che sguscia fuori da tutte le parti e spesso abusato, mi capita di riderne. ne sono perfettamente consapevole, la mia lingua – ovviamente a penzoloni – non rivela niente di più di quello che penso. cose da cani, lo ammetto: penso a venticinque studenti su trenta che possono vivere benissimo senza croce in classe – altrove ho detto che, interpellato, forse cristo stesso direbbe di mettere via il crocefisso – ma che sono, nella media in veneto, 25/30 e “devono” farsi da parte per 5/30 che si sentirebbero offesi in presenza del crocefisso. pazienza per i venticinque, non si offenderanno. però i numeri restano. ma tant’è: la giustizia del diritto non è LA giustizia. possiamo almeno su questo convenire?
    lu

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  43. no cara luci
    così proprio non va
    il tuo argomentare è arrogante e irrispettoso e offensivo nei confronti delle “minoranze” quelle che ti spertichi a sostenere e difendere qui in questo blog
    non offende il crocefisso e tu lo sai benissimo, offende l’uso che si è fatto di questo simbolo, offende chi è stato offeso (le minoranze appunto) fino ai giorni nostri.
    e tu mi offendi perchè banalizzi una questione che per molte persone è stata fonde di discriminazione e problemi per sè e per i propri figli.
    di quale giustizia parli?
    auspicare una giustizia del diritto mi pare cosa buona giusta e auspicabile perchè la Giustizia non è di questa terra, convieni no!
    anche i ragazzi massacrati dalle forze dell’ordine durante il GIOTTO sono una minoranza, anche i reclusi suicidi in carcere sono una minoranza, anche gli anarchici perseguitati sono una minoranza, anche gli immigrati torturati nei cei sono una minoranza, anche i pestati a sangue per detenzione di pochi grammi di fumo sono una minoranza, MA CI INDIGNAMO SOLO ORA CHE ABBIAMO VISTO STEFANO CUCCHI, come un gesù deposto dalla croce, prima erano minoranze, prima erano pochi, prima facevamo finta di non vedere, di non sentire perchè chissenefrega del DIRITTO per pochi, per le minoranze! e così via cantando!
    di cosa cianci luci, di cosa vai cianciando
    la funambola

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  44. uno dei limiti dei frequentatori di lpels – che è e resta un luogo per me molto significativo di incontro – è quello di personalizzare l’*incontro*, trasformandolo in uno scontro. anch’io ci casco, a volte, perché sono fatta di (molta) carne e sangue. tuttavia, funambola, io ho parlato di una maggioranza, non di una minoranza. le altre minoranze a cui tu fai riferimento, col crocefisso hanno a che fare poco o nulla: a meno che non si voglia accusare il cattolicesimo anche dei misfatti del G8 etc. tornando al tema centrale, io sto solo cercando di capire, perché ci sono in mezzo per mestiere. io, funambola, non mi *spertico* quasi mai, tranne che per le cose che conosco direttamente e che, purtroppo, spesso divergono, e di molto, dalle opinioni molto ragionevoli e fondate e colte di cui leggo qui. tendo a contrastare soprattutto i tipi “ispirati”: come te, in questo momento, che ti arroghi il diritto di giudicarmi, definendomi arrogante e irrispettosa e offensiva: che cosa ho detto di irrispettoso e a chi, su che cosa? ribadisco che chi diverge qui (come in altri blog, ma per carità!), a volte viene iniustamente definito in tal modo. ritengo che pensarla laicamente, sulla ristretta materia del crocefisso si o no, sia molto più facile che provare a porsi dalla parte di chi, magari sentimentalmente, si sente in questa circostanza defraudato delle proprie radici. uso le espressioni correnti non amandole, sia chiaro. sto solo provando ad immaginare il sentire di molti, tutto qua. sto solo tentando di ragionare controfattualmente. può darsi che la matassa mi si imbrogli ancor di più: d’altra parte, anche se sembra il contrario, per la tempra e la passione che a volte metto nei miei interventi, non ho certezze quasi del tutto. anche le cose che amo e difendo le metto costantemente in crisi: le sovverto, talora, ridendo: immagino che questo ti abbia dato fastidio: mi dispiace, ma non posso farci niente. e comunque: io non *ciancio*, a proposito di rispetto.

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  45. tra una corsa e l’altra, mi permetto di invocare una tregua.
    è bello lottare per le proprie idee, qualcuno ha scritto L’elogio del conflitto,
    ma ogni tanto bisogna fermarsi, contemplare l’altra sponda, misurare la distanza con malinconia e speranza.
    baci
    fabry

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  46. “non offende il Crocifisso..ma l’uso che si è fatto di questo simbolo”Hai ragione,Funambola. Bisognerebbe dimenticare quello che i cristiani hanno fatto in nome della croce,tradendone il significato.Penso che se si tornasse al senso autentico di questo simbolo,saremmo tutti più tolleranti.Sapremmo riconoscere anche i tanti perseguitati e oppressi che tu giustamente ricordi-i tanti “poveri cristi” -vittime oggi,come ieri,dell’ingiustizia alleata col potere.

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  47. “provare a porsi dalla parte di chi, magari sentimentalmente, si sente in questa circostanza defraudato delle proprie radici”

    ANSA) – ROMA, 3 NOV – Quella di Strasburgo e’ una sentenza ‘assurda con motivazioni risibili’ per Carlo Giovanardi, senatore del Pdl e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
    ‘In Italia, per esempio – dice Giovanardi in una nota – in tutti gli edifici pubblici e’ esposta la foto del Capo dello Stato, simbolo dell’unita’ nazionale e questo vale per i repubblicani e per i monarchici, per chi l’ha eletto e chi no, per chi ha condiviso le sue idee politiche e chi le ha combattute’.
    ‘La vera prevaricazione – conclude – e’ di chi, potendo liberamente professare la sua religione in un paese libero come l’Italia, intende azzerare con una sentenza il simbolo della nostra storia, della nostra civilta’ e della nostra identita’ nazionale, che non c’entra nulla con il fatto di essere o non essere credente’.

    io, l’ispirata come tu mi definisci, provo a mettermi dalla parte dei giovanardi e poi, chiedo scusa al mio gatto e lo “prego” di perdonarci.

    più che inspirata sono inacazzata, sono indignata, sono di sperata sono in quei giorni in cui ” ti viene voglia di perpetrare un attentato contro i cinque continenti, senza riflettere neanche un attimo ai mezzi, quelle collere che vi strappano la pelle, le carni, e vi riducono come uno scheletro”
    e provo a mettermi nei “panni” delle madri degli stefani cucchi, e penso ai giovanardi, e penso a noi che permettiamo che dei giovanardi attaccati al crocefisso, strazino la nostra “carne” il nostro “miracolo” la nostra “speranza” “nostro figlio”
    nostro figlio in croce, crocefisso dagli stessi che lo “adorano”, che lo “usano”
    senza parole, sono senza parole, perchè il DOLORE non si può scrivere.

    “guardate la grinta di chi è arrivato
    di chi ha “faticato” in un campo qualsiasi
    non troverete traccia di pietà
    ha la stoffa di cui è fatto un “nemico”

    grazie annamaria, scusami fabrizio

    un bacio
    la funambola

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  48. funambola, attraverso quali paragoni tutti tuoi che non è dato sapere riesci finalmente ad essere offensiva. tiri in ballo uno dei politici più vuoti, banali, bigotti, squallidi in un panorama complessivo di miseria morale e intellettuale quale quello della politica italiana: figurati il livello del sunnominato. mettila la bomba, invece di fare la funambola sulla mia testa. e poi il dolore si può scrivere: se ne può scrivere. a soffrire non ci sei solo tu. a capire nemmeno.

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  49. ringrazio tutti, in particolare Lucy e la Fu, per essersi messe in gioco fino in fondo.
    Nevio, ricambio l’apprezzamento.
    Teilhard direbbe che lo spirito emerge dal corpo, dalla materia.
    abbracci
    fabry

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  50. Teilhard oggi sarebbe al parlamento europeo e sarebbe daccordo con il tribunale speciale dei diritti dell’uomo, ma ho deciso di non accettare la provocazione, carissimo Fabrizio, che mi darebbe agio di tirare qualche bomba, di versare un po’ di gas nervino nelle tubature esauste delle vene flaccide di questi cristiani da quattro soldi, di cui io sono il primo.

    Vorrei invece dire alla fu che il suo dolore è il mio, che i difensori del crocefisso, mi angosciano più di quei poveri mentecatti, schiavi e zombies che hanno decretato che è un’aggressione alla libertà di pensiero, che capisco la sua confusione e che non ho nessuna cura per quel dolore, che l’unica cosa da fare in certi dolori è di passarci dentro come un samurai.
    Il laido sinedrio è ovunque, entra nelle nostre case come il codice a barre del supermercato all’angolo, parla di libertà è vuole solo la sofferenza eterna e la schiavitù.

    E’ sbagliato togliere i crocefissi, è giusto togliere i crocefissi, come gli hindu dicono di Dio; ne questo ne quello, come la teologia apofatica di San Dionigi, la tenebra e l’ignoranza sono più vicine a Dio di ogni suo nome sublime.
    Io non guardo la televisione, ma le notizie mi cercano e mi trovano lo stesso, e mi mostrano con la loro evidenza che prendere posizione è follia, solo il gemito inesprimibile dello spirito è voce degna, che arriva da chi è insofferente e intollerante e furioso e vorrebbe distruggere tutto, e soffre, ma non distrugge che un po’ di se stesso, e lo dice agli amici, dal suo filo impossibile.
    La tua impossibilità è la mia, fu, fammi posto sul tuo filo.

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  51. Che discussione interessante, davvero.
    Anch’io penso che l’argomento della presenza del crocefisso nelle scuole, e tutto ciò che scatena a livello di parlantina – tanto più dopo la sentenza della Corte di Strasburgo, cioè a giochi fatti – sia uno dei grandi e periodici lanci di fumo negli occhi affinché tutti un po’ si sfoghino, un po’ si sentano vittime ed eroi (i cattolici repressi con la sindrome della persecuzione), e per distrarre il pollo. Pardon, il popolo.
    Stefano Cucchi.
    Giovanardi!
    Cosentino!!
    Le squadracce!!!

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  52. Caro Marco
    cosa o chi stabilisce il valore di un cristiano? Quando vale 4 soldi? E vale 4 soldi in quanto cristiano o in quanto uomo?
    ciao
    roberta

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  53. Rispondo non al posto di Marco, ma perché mi viene. E probabilmente vado anche fuori tema, ma: quattro lire di cristianesimo sono quelle di attaccarsi a un pezzo di legno o peggio di plastica, per sentirsi forti nel ruolo di perseguitati. Chiamasi orgoglio, quello che proprio Gesù insegnava a calpestare.

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  54. “Quattro lire di cristianesimo” non sono “quattro lire di cristiano”.
    Posso condividere, cara Lamberti-Bocconi, il tuo fastidio per un cristianesimo che si attacca al crocifisso come fosse neanche un stampella ma un bastone da passeggio o peggio una bandiera da sventolare. E tuttavia, come sempre, i problemi possono avere radici profonde e attraversare numerosi strati sotterranei prima di venire alla luce. Non è facile parlarne però attraverso dei semplici commenti su un post.
    La croce è un’immagine, un simbolo, (chiamala come vuoi) troppo importante per l’occidente, perché l’infinita quantità di domande, aspettative, e anche perplessità che essa trascina con sé possa ridursi a “crocefisso sì crocefisso no” nelle aule di scuola.

    Rimane sempre la mia domanda: può un cristiano valere quattro soldi? e forse è proprio la mia domanda ad essere fuori tema.

    roberta

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  55. “questi cristiani da quattro soldi, di cui io sono il primo.” sarebbe la frase completa, e si riferisce a due cose, la prima, che mi riguarda da vicino, è che il mio cammino sulle orme di Gesù è stentato, i miei peccati molti e reiterati, il mio amore egoista e la mia fede debole.
    la seconda si riferisce ai difensori plateali, come larussa e compagni, ma in generale anche a tutti quelli che difendono i valori cristiani e non li mettono in pratica nella loro vita.

    Comunque capisco il senso della tua domanda Roberta e te ne faccio un’altra; cosa fa di un cristiano un cristiano?
    Forse “essere” cristiano, per nascita, scelta, per famiglia o stato di appartenenza? perchè va a messa la domenica? perchè tiene una croce appesa?
    Io conosco un solo modo di essere cristiano ed è fare il cristiano, per questo il giudizio che do su di me è più severo.

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  56. Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Francesco Storace, Gianni Alemanno , Adolfo Urso, Gianfranco Fini……..
    per citarne alcuni, tutti difensori dei valori cristiani e grandi picchiatori in gioventù, tutti sdoganati dal grande capo, altro grande difensore dei valori cristiani.
    questa gente è stata votata, votata, votata, votata da migliaia di persone che, o non sanno quello che fanno o sono complici, complici dell’omicidio di stefano cucchi.
    ah già: il personale non è politico, il realismo politico,la libertà di opinione, la segretezza del voto, la delega, speriamo che siano onesti, sono tutti uguali, fini democratico, la politica è sporca, i vertici della Chiesa non sono la chiesa, errori di gioventù, compagni che sbagliano, mele marce, sistema che tiene, la giustizia farà il suo corso, i Poteri della magistratura, la democrazia è fallace, si stava meglio quando si stava peggio, l’indulto, le carceri, la droga, i caduti per la patria, i caduti nel pieno svolgimento dell’esportazione della democrazia, le alte cariche dello stato, la responsabilità civile di un paese, la sua tenuta, il pil, la sinistra moderata, l’italia dei valori, il crocefisso, saviano ci salverà
    il crocefisso si dimette da solo
    potremmo divertirci ad allungare la lista, è un modo per passare il tempo

    la vita di stefano cucchi quanto valeva?
    molti baci
    la funambola
    qualunquista

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  57. caro mario
    luci mi ha detto che è un limite personalizzare l'”incontro” trasformandolo in uno scontro.
    a me sembra un limite umano, come dire che ho due braccia due gambe e due occhi, non ci posso fare niente.
    io credo che sia un limite anche non personalizzare l'”incontro” e credo anche che sia il mio limite nel senso che io mi rivolgo proprio a te in questo momento della mia vita, momento inteso proprio come un tot di minuti che penso di pensare pensieri da condividere con te ( fra qualche ora personalizzerò con qualcun’altro o solo con me stessa, dipende)
    e questa cosa non rende meno vero quello che tento di essere, condividente, con un’entità, altro da me, ma della quale entità decido di “fidarmi”.
    lo scontro poi lo devi mettere in conto, basta che ti metta, anche, in conto la consapevolezza della paura e della diffidenza che ci abita in ogni momento.
    ma poi le parole sono solo pretesti per tentare di essere accolti, amati, desiderati, condivisi, per tentare di non aver paura.
    ti dico tutto questo perchè mi va, perchè in questo momento sono beata, perchè mi vedo attraverso voi

    questa te la dedico col cuore e so che ti farà bene, poi sulla fune si sta in solitario ma non è vietato intrecciare richiami e perderci in una luce ignorante

    bello è, nascosti, sentirsi cercare!
    più bello essere trovati,
    se è questo che vogliamo e della volpe
    è degno il cane

    bene è sapere e non dire,
    meglio sapere e dire,
    se puoi trovare quell’orecchio raro
    che ti comprende

    tanti cari baci
    la funambola

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  58. mi piacciono molto questi tuoi ultimi due commenti, funambola, soprattutto i versi finali.
    bene è sapere e non dire,
    meglio sapere e dire,
    se puoi trovare quell’orecchio raro
    che ti comprende

    grazie e un abbraccio.

    Mi piace

  59. non so.
    forse ci dovremmo ricordare che quella croce prima di essere un simbolo, un’immagine, pezzo di legno, pezzo di plastica, è uno strumento di morte e di tortura. ne hanno fatto un segno di vittoria, ma invece è un segno di sconfitta.
    e la sconfitta continua, a quanto pare, perchè di tutto si parla fuorchè di quello. eppure, forse, è proprio nella sconfitta la sua vera forza.
    e quello che ci sta appeso era, è stato, è un uomo, carne e ossa. e sangue. forse – è un dubbio, perchè non ho un gran che di certezze – non gradirebbe (non gradisce?) tutto questo gran parlare ancora una volta sulla sua pelle.

    cosa è che fa un cristiano? valori, tradizione, morale, nascita, famiglia, tutto e il contrario di tutto. Fare il cristiano, certo. Però manca qualcosa… alla base, alla radice, all’inizio..
    volergli bene, credo. almeno vorrei che così fosse.

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  60. fu, non l’ho detta A TE quella cosa lì dell’incontro-scontro. vedi che neanche tu sei ‘sto orecchio raro?
    😀

    meglio l’ignoranza
    il silenzio
    le domande,
    farsi piccoli,
    appallottolati,
    scavare dentro di sé
    se nessuno, fuori,
    vuole ascoltarti.
    se tutti gridano,
    tu ascolta.
    vattene piano,
    in punta di piedi.

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  61. Fu, Affrontare l’incontro in un modo o nell’altro ha riflessi sulle conseguenze, non sull’intenzione, certo che ognuno ha il suo modo incompleto e frammentario di reagire a qualcosa di cui non ha che impressioni confuse e contradditorie, questo lo facciamo tutti.
    Quello che cambia è ciò che ci resta dentro come risonanza, si può litigare e affrontarsi duramente lasciandosi senza covare rancori, e anche tenere l’applombe più anglosassone e giudicare interiormente con disprezzo, sono evidentemente due estremi che testimoniano della complessità dei rapporti che abbiamo con gli altri.
    Alla fine ogni punto di vista può trovare la sua legittimità, o se vuoi, la sua giustificazione, visto che siamo analfabeti affettivamente quanto lo siamo nei pensieri che ci dominano.
    Il tuo modo è apparentemente più selettivo, senza compromessi, ma a me è sempre stato impossibile scindere la tua aggressività dalla tua tenerezza, tu, piuttosto che sezionare un dolore e considerarne gli elementi, preferisci passarci dentro, non tutti hanno voglia di seguirti, ma ognuno ha la sua sofferenza.

    Questa faccenda del crocefisso non poteva che creare un dolore sommerso, confusione rabbia, opportunismo politico, senso di impotenza, tante cose hanno prodotto un tale baccano da rendere quasi indistinguibile la natura spirituale di quel dolore.
    Raramente si incontra un riflesso di questa realtà superiore nelle cose che vediamo tutti i giorni, se vuoi mi ricorda lo tsunami di polemiche che precedettero e seguirono il fil di Mel Gibson sulla passione di Gesù, tutti blateravano; chi allo scandalo, chi al capolavoro, ma quello che aveva mosso gli animi veramente era il sangue di Cristo, qualcosa che razionalmente non si può concepire e che con i sentimenti non si può che rifiutare o piangere disordinatamente.
    Il crocefisso è scandalo per i giudei e follia per i pagani, e in noi coabitano sempre gli uni e gli altri, noi in mezzo soffriamo senza sapere come e perchè.
    Ricambio tutti i baci

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  62. @Giò, volergli bene è un punto di arrivo, non di partenza, come fai a voler bene a uno che neanche conosci, puoi affezionarti a un’idea, a un simbolo, a un discorso, a un libro, ma per amare Gesù bisogna conoscerlo, e per conoscerlo bisogna seguirlo e condividerne l’esperienza, il pensiero, sforzarsi di farlo anche se non sembra spontaneo, quando l’egoismo avrà lasciato il posto a lui in noi, allora lo conosceremo e lo ameremo in un modo che neanche immaginiamo, ma c’è tanta strada da fare e se uno aspetta che gli nasca dentro questo amore per poi incamminarsi, non so, mi sembra poco pratico, se dio volesse ci chiamerebbe luridi e pulciosi come siamo, non certo per i nostri ridicoli meriti.
    Se quel vorrei diventa un voglio non ti spaventi del cammino, degli inciampi, del fatto che recalcitrerai come un mulo davanti ai suoi comandamenti, e assaggerai il disprezzo e la vergogna prima e dopo ogni caduta.

    Gesù è il sovrano perfetto e ascolta tutto ciò che viene detto, e conosce l’intenzione con cui lo si dice, lui sa quando vogliamo proteggerci, se vogliamo ingannare, o quando ci nascondiamo dietro l’evidenza come Adamo ed Eva, e aspetta.
    La sua legge non è una legge umana, premia e non punisce, perchè la salvezza lui l’ha portata a tutti e noi, invece, tergiversiamo invece di prenderla, rubarla e con violenza forzare già adesso le porte del cielo che lui ha lasciato aperte.

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  63. Incazzati, ispirati, giudicanti. Niente e nessuno ci salverà.
    Davvero tutto si equivale. Ma non è così, non Saviano, non Stefano.
    Che cosa può diradare il cielo di piombo, che ha preso sostanza sulle nostre teste? Per ora ci salva anche una lieve ironia. Vorrei ringraziare chi ne è capace, perchè quella sì, rivela simpatia per l’umanità.

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  64. “ogni tanto bisogna fermarsi
    contemplare l’altra sponda
    misurare la distanza
    con malinconia e speranza”

    me la sono scritta su un foglio e appesa in cucina

    avrei una smiliardata di cose da dire.
    ora vi abbraccio tutti e perdonate la mia aggressività e la mia rabbia.
    sì, devo fare esercizio sul mio “orecchio” cara luci, e tanto.
    caro sparz quei versi sono della mia amica emili, lei è la mia maria
    ti dedico questa

    Rumore Di Niente
    L’avevi creduto davvero che avremmo parlato Esperanto?
    L’avevi creduto davvero o l’avevi sperato soltanto?
    Ma che tempo, e che elettricità.
    Ma che tempo che è, e che tempo che sarà.
    Ma che tempo farà, non lo vedi che tuona?
    Non lo senti che tuona già? Non lo senti che tuona?
    È lontana però, sembra già più vicina,
    questa musica che abbiamo sentito già.
    Babbo c’è un assassino, non lo fare bussare.
    Babbo c’è un indovino, non lo fare parlare.
    Babbo c’è un imbianchino, vestito di nuovo,
    c’è la pelle di un vecchio serpente appena uscito da un uovo.
    E c’è un forte rumore di niente, un forte rumore di niente.

    L’avevi creduto davvero che avremmo parlato d’amore?
    L’avevi creduto davvero o l’avevi soltanto sperato col cuore?
    Gli occhi oggi gridano agli occhi, e le bocche stanno a guardare
    e le orecchie non vedono niente tra Babele e il Villaggio Globale.
    Babbo c’è un assassino, non lo fare bussare,
    babbo c’è un indovino, non lo fare parlare.
    Babbo c’è un imbianchino, vestito di nuovo,
    c’è la pelle di un vecchio serpente appena uscito da un uovo.
    E c’è un forte rumore di niente, un forte rumore di niente.
    fraterni baci
    la funambola

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  65. …che non vuol dire tarallucci e vino nè! :)))
    alla prossima…
    tanto per non smentirmi
    baci
    la fu

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  66. @mario
    in linea di massima, hai ragione. però non sempre prima viene la conoscenza. Certo, amore e conoscenza vanno di pari passo e si alimentano a vicenda, punto di arrivo e di partenza insieme. ma quand’è che scocca la prima scintilla? insomma, le cose non sono così nette, secondo me. diciamo che esistono mille sfumature, mille modi diversi, e non c’è una regola. ognuno ha il suo modo, credo.
    però, insomma, o prima o dopo, credo che non abbia senso parlare del resto se non c’è soprattutto quello.
    e il vorrei non era rivolto solo a me stessa. ma il discorso è complicato e ci porterebbe troppo lontano. non qui, almeno.
    su una cosa sono assolutamente d’accordo: volere è fondamentale.
    allora, buon viaggio… 🙂

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  67. Gio, conoscenza per me ha un solo significato, esperienza, la fede è galileiana, si nutre di esperimenti e constatazioni empiriche, solo non con il cannocchiale, ma con la propria vita, giorno per giorno.
    In un certo senso cercarlo significa averlo trovato, quel talento, però, non va sotterrato, ma trafficato e fatto rendere, solo che quello che nel mondo è grande nello spirito è piccolo, il nostro amore individuale ci aiuta, ma l’amore divino è sconfinato e incomprensibile con gli occhi della mente.
    “Fai, o non fai, non c’è provare” (Maestro Joda) ;))

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  68. voglio lasciare qui questi pensieri
    uno è per stefano, e tutti i suoi fratelli
    perdonateci

    passa la tuo appuntamento con la luce
    là non è pena per te
    ma per noi che lentamente guardiamo il mistero
    da te varcato con un saluto!

    uno è per noi

    in questo preciso momento stanno morendo a migliaia e migliaia un po’ dappertutto, mentre io, con la stilografica nel pugno, cerco invano qualche parola che commenti la loro agonia
    che dio ci perdoni

    faccio un appello a tutte le donne di buona volontà, non dimentichiamo, non dimentichiamo, non dimentichiamo, non dimentichiamo, non tradiamo i nostri figli

    la funambola

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