PROGRAMMA DEL MORTO, in “Il commento definitivo” di Jean-Jacques Viton.

il commento definitivo

Vi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo (1984-2008), cura e traduzione di Andrea Inglese (Metauro Edizioni 2009). 

 

Ringrazio qui Andrea Inglese per la gentile concessione dei testi. (f.s)

 

 

 

Da Decollo (Décollage, 1986)

PROGRAMMA DEL MORTO

 

un’enfasi     un naufragio in trompe-l’œil

il posto dell’orlo in un dettaglio di tempesta

il lenzuolo bianco     è l’acqua     la terra     è una schiuma

di relitti     un grande pianoro di cadaveri

un ritorno di storia cucita sopra le palpebre non sotto gli occhi

appena prima degli occhi

ciò che filtra     immancabile     facciata malata dello sguardo

lo sbieco    tra il nervo ottico e l’apparecchiatura della visione

proprio prima della combinazione delle fasce di colore

un nascondiglio iniziale     deformante     protettore

una stazione provvisoria     nell’officina del brain

formula detta del     << è giallo è un’arancia >>

benda sciolta     l’ultravioletto il più lontano

they say << captain Jo? >>

voler andarci     si raddrizza     per aprire qualcosa

fa degli sforzi     mostruosi

ciò che trova     nera e rossa     è la bocca

ricapitolazione di tutti i nomi conosciuti

lancia in avanti     sporge le labbra    egrette secche

dondolando la testa sulla destra vede una scala

ci siamo     striscia nel corridoio     una trincea

cerca una pista     per misurare la sua andatura

attraversa l’atrio di un hotel     << sì buongiorno >>     dice

passa davanti a delle porte     bussa     si annuncia ai dormienti

riceve convocazioni molto urgenti

un lungo viaggio su un piroscafo

diviene un vivente inatteso

they say << captain Jo? >>

l’azione consiste in un recupero al momento del bianco

non ha presa sul bianco non vede che questo

è seduto     come un uovo     in un piatto bianco

postazione d’ascolto abborracciata     non capta che interferenze

cerca le carte di stato maggiore     ci vorrebbero dei compassi

sorvola delle iscrizioni in rovina

fluttua come un pezzo di carta     sopra dei buchi

deambula     molto dritto     lungo viali di fari

stupore all’arrivo     la città sottolineata non esiste

bisogna ritrovare l’aeroplano dei Wright i cavalli di Buffalo Bill

sperare nell’arrivo rumoroso di uno squadrone d’artiglieria

dipingerà delle cartoline     è necessario

è prigioniero di una mostra permanente

– 

they say << captain Jo? >>

diventa bolla     diventa schiuma

s’è fatto prendere     s’è fatto raggirare     nelle onde

crepa a rallentatore    proprio ai piedi delle famiglie

lo scopo era di rimanere nascosto sotto il letto

di neutralizzare tutte le coppie

adesso    inzuppa sciarpe     vestiti     gesti

scorta i nuotatori che si allontanano al largo

sbarra l’entrata dei canali

si scatena verso sera

gli restano da esaminare le ragazzine dai cappelli rossi

deve ancora sventare la manovra delle vele

tutte le comunicazioni saranno interrotte

conta le mosche pietrificate sulle proprie braccia

they say << captain Jo? >>

è deposto là      come una cassa sulla banchina di scarico

ha camminato molto     davvero troppo lontano     non si ritrova più

è l’arrivo dei catarri nella gola

solleva il lenzuolo che lo spinge al naufragio

ed ecco tutto il corpo tirato a secco

ormeggiato alle sonde     cavallo immobile

vede i tubi     le pompe     gli allacciamenti

inizia la visita della sua tela di ragno

vorrebbe saltare un muro     non rimettere i piedi a terra

vorrebbe baciare delle mani

fare una strada     là dove sicuramente c’è movimento

immagina una sedia verde     detta da giardino

è nel cortile      già occupata

they say << captain Jo? >>

muove le dita

si sdraia in mezzo a una strada principale

vuole crescere     nuota nei grappoli

decide di cantare a tono

è in un cassetto che si trasforma

diventa un baule per pelli

come si passa a un’altra cosa?     come passa?

sente un camion che scarica delle pietre

indispensabile tenersi al centro delle schivate

ci siamo     non suda più

guarda sempre contento le foglie nella polvere

è l’illuminazione che comincia a mancare

sa che gli allestiranno un’ombra tradizionale

they say << captain Jo? >>

è molto disponibile     ancora caldo

entra infine nel film     malleabile

nella scatola tutto è sistemato    sono aggiunti

sister and brother     dietro un agente di manovra

viaggia sul carrello verso il transito

bisognerebbe evitare lo sparpagliamento

che resti compatto     afferrabile

la sparizione deve effettuarsi una volta sola

sulla piastra di latta     infornato nell’apertura

scivola via dritto     è precipitato

l’esplosione di luce non lo abbaglia

non sente la combinazione chimica azionata dal segnale

fila come un siluro

 

 

they say << captain Jo? >>

he says << what you want ? >>

entrano le due donne

indossano camici

non portano calze

hanno i capelli biondi

scostano il letto dal muro

si mettono ai lati

abbassano le lenzuola

sollevano tutto il corpo

lo calano sui cuscini

fanno piegare le gambe

rialzano le cosce

guardano oscillare il cazzo

staccano i fili

arrotolano i caucciù

strappano le bende

bloccano le mascelle

utilizzano un tovagliolo

fanno un nodo sulla testa

dicono che sono abituate

tirano le braccia verso l’alto

gli tolgono la maglia

prendono l’accappatoio

asciugano il petto

sfregano i peli

aprono l’armadio

scelgono la biancheria

sfilano le sonde

asciugano l’urina

adattano le mutande

lo riempiono di cotone

rovesciano il torso

infilano la camicia

gli abbottonano i lembi

tirano le maniche

avvolgono la cravatta

inventano un nodo

guardano il risultato

accettano la bottiglia

bevono a canna

si definiscono specialiste

comprimono le ginocchia

allungano le gambe

infilano i pantaloni

lisciano le pieghe

chiudono la cintura

tirano su la patta

applicano il gilè

mettono la giacca

prendono le scarpe

scostano la linguetta

fanno penetrare i piedi

annodano i lacci

compongono i riccioli

frugano nelle tasche

allineano le membra

sciolgono il tovagliolo

distendono le labbra

spazzolano i capelli

tengono ferma la mascella

richiudono le palpebre

avvicinano i gomiti

tolgono la fede

incrociano le mani

sistemano il collo

raddrizzano il cuscino

correggono le gobbe

valutano il quadro

versano acqua di colonia

fanno scivolare le lenzuola

fabbricano un fagotto

spingono il letto

allontanano le sedie

le mettono davanti al tavolo

finiscono la bottiglia

sgomberano lo scaffale

sistemano i fiori

buttano via quelli secchi

prendono le sigarette

mangiucchiano dello zucchero

si fregano la saponetta

tirano le tende

accendono la lampada

selezionano i vestiti

scelgono le riviste

fanno cadere le briciole

vuotano il cestino

lavano i bicchieri

danno una scopata

prendono le posate

afferrano il vassoio

non guardano nessuno

intascano le banconote

dicono ancora grazie

sollevano i pacchetti

escono una dopo l’altra

non si voltano

chiudono la porta

sbattono le suole

                                    Febbraio 1983

                                    Aix-en-Provence

 

 

***

PROGRAMME DU MORT            

une emphase        un naufrage en trompe l’œil

la place de l’ourlet dans un  détail de tempête

le  drap  blanc         c’est  l’eau        la  terre         c’est   une

        mousse

des épaves         grand  plateau   de  cadavres

un retour d’histoire cousue sur les paupières pas sous les yeux

juste avant les yeux

ce qui filtre         immanquable          façade malade du regard

le biais         entre le nerf optique et l’appareillage de la vision

juste avant la combinaison des faisceaux de couleurs

un cache initial        déformant        protecteur

une station provisoire        dans l’atelier du brain

formule dite du       «  c’est jaune c’est une orange »

bandeau défait       l’ultra-violet le plus lointain

they say   « captain Jo? »

vouloir   y   aller         il   se   redresse        pour   ouvrir   quel-

        que chose

il fait des efforts           de monstre

ce qu’il trouve           noire et rouge      c’est la bouche

récapitulation de tous les mots connus

il lance en avant    fait donner ses lèvres     aigrettes sèches

en balançant la tête sur la droite il voit   un  escalier

ça  y  est      il rampe dans le couloir         une tranchée

il cherche une piste        pour mesurer sa marche

il traverse un hall d’hôtel        «  bonjour oui  »         dit-il

il passe devant des portes         y frappe        se signale aux

        dormeurs

il reçoit des convocations très urgentes

un long voyage sur un steamer

il devient un vivant inattendu

they say  «  captain Jo ? »

l’action consiste en un rattrapage au moment du blanc

il n’a pas de prise sur le blanc il ne voit que ça

il est assis     comme un œuf     dans une assiette blanche

table d’écoute bricolée        ne reçoit que du brouillage

il cherche des cartes d’état-major      faudrait des compas

il survole des inscriptions en ruines

il plane comme un papier        sur des trous

il déambule        très droit        dans des allées de phrases

stupeur à l’arrivée         la ville soulignée n’existe pas

il faut  retrouver  l’aéroplane  de  Wright  les  chevaux de

      Buffalo-Bill

espérer l’arrivée bruyante d’un escadron d’artillerie

il peindra des cartes postales         il le faut

il est captif d’une exposition permanente 

they say  «  captain Jo ? » 

il devient bulle          il devient mousse

s’est fait prendre         s’est fait rouler        dans les vagues

il crève au ralenti         juste aux pieds  des  familles

le bute était de rester caché sous les lits

de neutraliser tous les couples

maintenant      il mouille des écharpes    des  robes       des

       gestes

il escorte les nageurs qui tirent vers le large

il barre l’entrée des passes

il se déchaîne à la tombée du jour

il lui  reste  à examiner les petites filles rousses

il faut encore déjouer la manœuvre des voiles

toutes les communications seront interrompues

il compte les mouches pétrifiées sur ses bras

– 

they say  «  captain Jo ? »  

il est déposé là        comme une caisse sur des docks

a  beaucoup marché          beaucoup  trop loin          ne se

        retrouve plus

c’est l’arrivée des glaires dans la gorge

il soulève le drap qui le plaque au naufrage

et voilà tout le corps tiré à sec

amarré aux sondes       cheval fixe

il voit les tubes       les pompes        les branchements

commence la visite de sa toile d’araignée

il voudrait sauter un mur         ne pas retoucher le sol

il voudrait embrasser des mains

faire une rue        là où ça bouge sûrement

il imagine une chaise verte      dite de jardin

elle est dans la cour    occupée déjà

they say  «  captain Jo ? » 

il remue les doigts

il s’allonge au milieu d’une route principale

il veut grandir        il nage dans des grappes

il décide de chanter juste

c’est en tiroir qu ‘il se transforme

il devient coffre à peaux

comment passe-t-on à autre chose     comment ça passe

il entend un camion qui décharge des pierres

indispensable de demeurer au centre des évitements

ça y est       il ne transpire plus

il regarde toujours avec bonheur les feuilles dans la poussière

c’est l’éclairage qui commence à manquer

il sait qu’on va lui faire une ombre traditionnelle

they say « captain Jo ?» 

il est très disponible     encore chaud

il entre enfin dans le film         malléable

dans la boîte tout est rangé      sont rajoutés

sister and brother       derrière un agent de manœuvre

il voyage en chariot vers le transit

il faudrait éviter l’éparpillement

qu’il reste compact      saisissable

la disparition doit s’effectuer en une seule fois

sur la plaque de tôle       enfournée dans le boyau

il glisse direct        il est précipité

l’éclatement de la lumière ne l’éblouit pas

il ne sent pas la combinaison chimique déclenchée au signal

il file comme une torpille

they say «  captain Jo ? » 

he says «  what you want ? » 

                         entrent les deux femmes

                         sont vêtues de blouses

                         ne portent pas de bas

                         ont des cheveux blonds

                         éloignent le lit du mur            

                         se placent sur les côtés

                         rabattent les draps

                         soulèvent tout le corps

                         le calent sur des coussins

                         font ployer les jambes

                         remontent les cuisses

                         voient balancer la queue

                         débranchent les fils

                         enroulent les caoutchoucs

                         arrachent les bandes

                         bloquent les mâchoires

                         se servent d’une serviette

                         font un nœud sur la tête

                         disent qu’elles ont l’habitude

                         tirent les bras vers le haut

                         font glisser le tricot

                         prennent le peignoir

                         sèchent la poitrine

                         frottent les poils

                         ouvrent le placard

                         choisissent le linge

                         retirent les sondes

                         épongent l’urine

                         adaptent le slip

                         le bourrent de coton

                         font basculer le torse

                         enfilent la chemise

                         boutonnent les pans

                         tirent sur les manches

                         enroulent la cravate

                         inventent le nœud

                         regardent le résultat

                         acceptent la bouteille

                         boivent au goulot

                         passent les chaussettes

                         se disent spécialistes

                         compriment les genoux

                         allongent les jambes

                         passent le pantalon

                         ajustent les plis

                         bouclent la ceinture

                         ferment la braguette

                         appliquent le gilet

                         font passer la veste

                         prennent les chaussures

                         écartent les bords               

                         font pénétrer les pieds

                         tirent sur les lacets

                         composent les boucles

                         fouillent les poches

                         alignent les membres

                        détachent la serviette

                         détendent les lèvres

                        brossent les cheveux

                         maintiennent la mâchoire

                         referment les paupières

                         rapprochent les coudes

                         enlèvent l’alliance

                         croisent les mains

                         arrangent le col

                         redressent l’oreiller

                         corrigent les bosses

                         jugent le tableau

                         versent l’eau de cologne

                         font glisser les draps

                         fabriquent un ballot

                         repoussent le lit

                         éloignent les chaises

                         les mettent devant la table

                         finissent la bouteille

                         débarrassent l’étagère

                         arrangent les fleurs

                         jettent les fanées

                         prennent les cigarettes

                         grignotent le sucre

                         fauchent la savonnette

                         tirent les rideaux

                         allument la lampe

                         trient les vêtements

                         choisissent les magazines

                         font tomber les miettes

                         vident la corbeille

                         lavent les verres

                         passent un coup de balai

                         prennent les couverts

                         saisissent le plateau

                         ne regardent personne 

                         empochent les billets

                         disent encore merci

                         soulèvent les paquets

                         ouvrent la porte

                         sortent l’une après l’autre               

                         ne se retournent pas

                         referment la porte

                         font claquer leurs semelles

                                                                    Février 1983

                                                                                 Aix-en-Provence 

 

______________________________

Motivi per un’antologia*

È opportuno dire subito che la proposta di un’antologia poetica, in Italia, dell’opera di Jean-Jacques Viton presenta un aspetto paradossale. Generalmente, una pubblicazione antologica di un poeta straniero, con alle spalle un ampio e assodato itinerario, interviene dopo che già si è avuto modo di leggere in traduzione una o più opere significative di quello stesso autore, o dopo che se ne conosca sufficientemente il lavoro attraverso traduzioni apparse in rivista. Viton, classe 1933, attivo come poeta dal 1963, indefesso promotore di riviste militanti, ed autore ad oggi di quindici libri di poesia, avrebbe senz’altro tutti i titoli per essere un nome ormai familiare presso quei lettori italiani che s’interessano di poesia contemporanea. Purtroppo le cose non stanno propriamente così. Non che Viton sia davvero ignoto in Italia, privo di legami con poeti del nostro paese, e mai apparso neppure in rivista. Egli ha persino partecipato più volte a dei festival internazionali di poesia a Milano e a Roma(1), e suoi testi sono stati in diverse occasioni tradotti in italiano. Inoltre, una lunga amicizia lo lega con Nanni Balestrini, personalità non certo appartata del nostro ambiente letterario, e attento osservatore di esperienze poetiche che travalicano i confini nazionali. Questi precedenti, però, non gli assicurano quell’autentica ricezione, in virtù della quale l’esperienza di un poeta straniero, una volta sedimentata attraverso letture e traduzioni, dovrebbe costituire un punto di riferimento e confronto per la nostra produzione poetica.(2) Ciò non accade neppure nel caso di tradizioni contigue, come quella italiana e francese, che lungo una buona parte del secolo scorso, a partire dalle incursioni dei futuristi a Parigi, non hanno cessato di dialogare e di interrogarsi a vicenda.

            Se oggi il dialogo non è interrotto, è certo più sporadico, casuale, e generalmente – per una diffusa pigrizia intellettuale – ricalca terreni battuti da entrambi i versanti. È abbastanza sconsolante che, tra i poeti francesi viventi, quello più tradotto e conosciuto in Italia sia da una ventina d’anni ancora Yves Bonnefoy, nato nel 1923. Se si eccettua poi il francofono Philippe Jaccottet, di origine svizzera, pochi rimangono i poeti francesi contemporanei di cui è possibile leggere qualcosa in Italia. Persino presso gli addetti ai lavori, si è attenuata quell’esigenza di confronto che è costitutiva della ricerca e della possibilità di rileggere criticamente il proprio panorama letterario, passando per una lingua e una tradizione altra, straniera(3). Nel 1968, era ancora possibile la pubblicazione, presso un editore come Einaudi, di un’antologia militante di poesia francese: Poeti di «Tel Quel», a cura di Alfredo Giuliani e Jacqueline Risset. Il neoavanguardista Giuliani, alla luce delle proprie curiosità e dei propri presupposti di poetica, individuava oltralpe interlocutori quali Marcelin Pleynet, Jean Pierre Faye e Denis Roche, che meglio si prestavano, rispetto a molti poeti connazionali, ad una discussione e ad un influsso reciproco.

            Pubblicando un’antologia di Jean-Jacques Viton il nostro intento è quindi duplice, sia documentario che militante. Non solo, infatti, si tratta di documentare l’opera di uno tra i maggiori poeti francesi viventi, ma di documentare proprio quell’opera, in quanto eccentrica rispetto alle aspettative di un pubblico italiano, ricettivo dal dopoguerra in poi soprattutto nei confronti della linea Mallarmé-Bonnefoy e di quella Rimbaud-surrealisti. Viton, infatti, s’inscrive in tutt’altro paesaggio, sollecitando in noi lettori una vera e propria ridefinizione dei confini del poetico, sopratutto in relazione alla poesia italiana attuale. L’avvicinamento alla poesia di Viton implica la rilevazione di altre genealogie, che ci conducono a figure come quella di Francis Ponge, in Francia, o come quelle di William Carlos Williams e di Louis Zukofsky negli Stati Uniti. Ma quest’antologia è anche, innanzitutto, un segno di gratitudine nei confronti di Viton, che è stato un passeur, in Francia, della poesia italiana. Non solo egli è stato traduttore di Nanni Balestrini e di Edoardo Sanguineti, ma in veste di direttore, assieme a Liliane Giraudon, della rivista «Banana Split» (1980-1990) ha permesso di far conoscere al pubblico francese poeti quali Costa, Niccolai, Spatola, Reta, ma anche i più tradizionali Quasimodo, Montale, Penna, Luzi, Pasolini, e romanzieri come Gadda e Arbasino. D’altra parte, questo lavoro di “attraversamento” dei confini linguistici e culturali proprio del traduttore è per Viton strettamente legato all’attività del poeta. Lo afferma esplicitamente in un’intervista del 2003: “Il testo straniero fa leggere diversamente la propria letteratura e permette di lavorare all’interno della propria lingua come uno straniero”. E Viton è stato anche traduttore di García Lorca e dei poeti statunitensi Michael Palmer e Jack Spicer. Ha inoltre diretto a Marsiglia, sempre in compagnia di Liliane Giraudon, i «Comptoirs de la Nouvelle B. S.», ossia una collezione di poesia dedicata alla traduzione collettiva di un poeta straniero vivente. Quest’ultimo è invitato a collaborare, con un gruppo di poeti francesi e uno specialista della lingua d’origine, alla traduzione dei suoi testi in vista della pubblicazione. La collezione comprende traduzioni di poeti quali Nelson Ascher (Brasile), Ryôko Sekiguchi (Giappone), Carpanin Marimoutou (la Riunione), Tom Raworth (Gran Bretagna), Andrea Raos (Italia).

(Andrea Inglese, estratto dall’introduzione L’esplorazione dei resti)

______________________________

NOTE

(1) Viton ha partecipato a “Enciclopoesia” (Roma 2001) e a Milano Festival Internazionale di Poesia (2006). Con il Quartetto Manicle (N.Balestrini, J. Bennett, L. Giraudon e J.J. Viton) a “Milano Poesia” (1985 e 1987) e “Roma Poesia” (2000).

 (2) Si pensi cosa ha significato per la poesia italiana, e non solo per un Vittorio Sereni, la ricezione di René Char, per richiamare solo uno degli esempi più celebri.

 (3) Tra il 2004 e il 2005, la rivista Po&sie, diretta dal poeta Michel Deguy, fa uscire due numeri successivi, 109 e 110, interamente dedicati alla poesia italiana. Ai testi dei poeti italiani attivi dopo il 1975, vanno ad aggiungersi, per alcuni autori viventi, delle risposte ad un questionario sui rapporti con la poesia francese. Se escludiamo i riferimenti ai padri della lirica moderna francese del XIX secolo, i nomi che ritornano più spesso sono Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet, e più raramente o una volta sola Noël, Maulpoix, Bosquet, Deguy, Guillevic, Alferi, Du Bouchet. Tranne gli ultimi tre, tutti gli altri autori sono stati più volte tradotti e pubblicati in volume in Italia. Questo significa, però, che l’attuale panorama della poesia francese visto dai poeti italiani è perlomeno fossilizzato: i poeti meno tradotti sono meno conosciuti, e quelli non tradotti, sono quasi del tutto sconosciuti

______________________________

*Jean Jacques Viton, ” L’esplorazione dei resti”, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, introduzione e traduzione di Andrea Inglese, Metauro, 2009, pp.7-10

8 pensieri su “PROGRAMMA DEL MORTO, in “Il commento definitivo” di Jean-Jacques Viton.

  1. Davvero grande questa poesia. Il poeta che la scrive non è a quanto pare un giovinotto. Ma spazza via tanto vecchiume di casa nostra, vecchiume che si ritrova nella poesia persino dei poeti molto giovani.

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  2. Ho letto il testo e il brano dell’introduzione. Trovo entrambi interessanti. Non mi esprimo invece sulla traduzione, perchè non conosco abbastanza il francese. Ma è certo che, come dice Inglese, si sa poco e si riflette poco sulla poesia francese contemporanea, fatta eccezione per i soliti nomi che circolano da anni. Anche qui vedo che l’interesse è minimo. Il pubblico della poesia potrà nutrirsi solo di poesia italiana?

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  3. Pingback: Jean-Jacques Viton, “Il commento definitivo (1984-2008)”, cura e traduzione di Andrea Inglese « RETROGUARDIA 2.0- Il testo letterario

  4. Ottima versione da uno dei più importanti poeti di Francia, purtroppo da noi ancora largamente ignorato. Libro caldamente consigliato, perchè in grado di tracciarne a tutto tondo la figura: grazie a una selezione di testi e a traduzioni scrupolosissime. Da parte di uno degli autori italiani che hanno maggiormente il polso della ricerca d’Oltralpe degli ultimi decenni.

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  5. Davvero bella. La prima parte, che indaga l’agonia “in soggettiva”, e la seconda, lo sguardo dall’esterno, a freddo, sul cadavere. Perché non li fa Einaudi sti’ libri? Comunque me lo ordino.

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  6. Pingback: Andrea Inglese a Pisa: Viton, Andromeda, la poesia, la traduzione | Poeme Sur Le Web Blog

  7. Pingback: Jean-Jacques Viton, "Il commento definitivo (1984-2008)", cura e traduzione di Andrea Inglese | Crestomazia

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