Provocazione in forma d’apologo 137

La vita “ci oltrepassa”, dichiara un amico. “Ci trapassa”, lo correggo.

Ma considerando la preponderanza del vuoto nella composizione di ogni cosa, della vita delle sue lame delle nostre vene del sangue che queste contengono, di che mai potrà essere fatta la pozza rossa che ci si allarga ai piedi?
E di che cosa queste parole, in cui l’inespresso combatte contro l’insensato una battaglia già persa da sempre?

16 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 137

  1. Caro Roberto,
    come sappiamo non sono le buone battaglie a mancare, ma talvolta i buoni combattenti (e per primi mettiamoci noi).
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  2. La Vita ci *trapassa*. Sì. Ci passa attraverso, ci penetra, ci trafigge e ci confina nel tempo – che siamo [stati].

    Pure: è davvero *preponderanza del vuoto nella composizione di ogni cosa*? Vuoto-Pieno/Freddo-Caldo/Ombra-Luce/… – …/ non sono tanto antitetici quanto complementari? E un vuoto di parole – non è [anche] un silenzio pieno di senso?
    La battaglia è persa da sempre Roberto, la battaglia si perde per definizione. Sono la Guerra Una e la Pace Una – che si vincono. La Vita Una che ci vince – comunque.

    Il sangue scivola e gronda sulla curva, sulla china di un punto interrogativo
    Lo stesso sangue si coagula e si cicatrizza quando l’esclamativo sutura

    nell’abbraccio

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  3. Cara Chiara,
    una volta credevo che al più si potessero vincere le battaglie, non le guerre; ora non sono nemmeno più tanto sicuro sulle battaglie.
    Sono invece abbastanza sicuro (ma non che la cosa riesca a consolarmi) del vuoto, dell’enorme vuoto che intervalla le “diecimila cose”.
    Quanto al bisturi elettrico, che taglia e cicatrizza, sempre bisturi è: spiacevole, indispensabile.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  4. E devo ancora impararlo/incontrarlo il Vuoto, Roberto…
    Anche se spero non incontrarlo mai!
    Qualcuno mi consigliò: “devi mettere più Vuoto nella tua vita e tra le tue parole”.
    Il problema è che non ho coscienza di questo Vuoto [mancanza, sì! molte mancanze] – ma Vuoto no. Cos’è vuoto? Il Vuoto è comunque pervaso [da millemille profumi, suoni, raggi, ricordi, ombre…], è un intervallo meno denso, ma forse m’illudo…

    Però non cambierei il pieno delle ferite – per un vuoto di segni: e ben venga il Bisturi elettrico!

    Grazie sempre

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  5. Cara Chiara,
    sono convinto che quel qualcuno ti ha consigliato bene.
    Senza vuoto come ti muoveresti, o almeno come potresti averne l’illusione?
    Sapevo che quel bisturi elettrico avrebbe sollecitato la tua anima metallara…
    Ciao,
    Roberto

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  6. Non ricordo chi l’ha detto (o forse si’…), capita che allo sparo finale si vinca la guerra, dopo aver perso tutte le battaglie.
    Almeno, da come la vedo io, chi e’ capace di produrre un oggetto in qualche modo “artistico”, “letterario”, o semplicemente di fare un pezzo di vita “ben fatto”, in qualche modo rivendica tutta l’esistenza, coi suoi vuoti, con le sue tante insensatezze.

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  7. Cari Roberto e Riccardo,
    anch’io pensavo che “un pezzo ben fatto” fosse in grado di riscattare molte cose negative; ora lo credo assai meno, anche se vado avanti, spero non solo per inerzia, a fare ciò che mi sembra di fare benino; e magari anche questa è solo un’illusione, la più grande se non la più dannosa.
    Del resto, come opportunamente viene ricordato, la nostra è una condizione di solitudine, alleviata/aggravata da una luce che è bellezza e (forse) coscienza insieme. Una luce che comunque trafigge, ed in breve declina.
    Grazie e un saluto ad entrambi,
    Roberto

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  8. “E di che cosa queste parole, in cui l’inespresso combatte contro l’insensato una battaglia già persa da sempre?”

    Ci penso anch’io Roberto, da tanto.
    Un saluto

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  9. io correggerei il verbo con: trafigge.
    trapassare significa entrare e poi uscire…
    trafiggere significa entrare
    e lasciare un segno.

    cosa ne pensi, Roberto?

    ciao 🙂

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  10. Cara Nadia,
    è in effetti un problema cruciale, non solo del pensatore o dell’artista: sino a che punto si possa o si debba cercare di lasciar trasparire l’inespresso (non dico l’inesprimibile, che quando è veramente tale non è affar nostro), sapendo che in questo lavoro di espressione e significazione l’insensato avrà comunque la meglio.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  11. Cara Carla,
    l’episodio è realmente avvenuto, e ribattere “ci trapassa” a “ci oltrepassa”, quindi con un termine simile a quello appena pronunciato, mi è sembrato più forte rispetto all’uso di un termine del tutto diverso.
    Inoltre “ci trapassa” mi sembra più efficace di “ci trafigge” proprio per il motivo che hai detto tu: la vita non solo ci strazia, ma va oltre, in modo tale che quello strazio può suonare ad alcuni orrendamente gratuito.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  12. Trapassati dalla vita, non rinunciamo tuttavia a far fronteggiare inespresso e insensato. Insensata forse la scelta, inespresso lasciamo il perché. Scegli tu, Roberto, tra esibizionismo, masochismo, velleità.
    Was aber bleibt, stiften die Dichter, scriveva Hölderlin. Il tuo apologo mi ha fatto venire in mente questi versi.

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  13. Cara Anna Maria,
    la tua citazione da Hölderlin mi incoraggia ad osare un’aggiunta alla tua rosa di possibili perché: quella di un’assurda, indecente, insopprimibile speranza.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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