La fine del mondo.

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(Utah)

La fine del mondo.

di Nadia Agustoni

La fine del mondo è stata annunciata molte volte. A tal proposito ricordo dei profeti improvvisati che hanno costellato la vita del paese in cui sono vissuta con i loro ammonimenti riguardo a questo “avvicinarsi della fine”. I primi ricordi di una profezia simile risalgono all’infanzia e mi sono arrivati da persone più anziane che parlavano ancora della paura suscitata da uno di questi annunci fatto da un tizio un decennio prima e che trovò molti disposti a crederci. In quel momento ne ridevano perché tutto era passato e forse alcuni ricorderanno il film Il giudizio universale (1961) che racconta una storia simile e mostra l’effetto del panico sulla gente. Film a parte bisogna dire che l’argomento suscita interesse e in diverse occasioni ho parlato con persone che tra una frase e l’altra buttavano lì una data probabile per “l’ultimo giorno”. Se domandavo perché proprio quella data mi rispondevano che c’era il tale o il talaltro, in odore di santità, che li aveva avvertiti. Quasi sempre c’era un retroterra di credenze esoteriche mischiate al desiderio di avvisare gli altri e salvarli e un attaccamento a idee vissute come certezze. Infine non mancava il senso di attesa, di vigilia, che pareva dare significato alle loro azioni. Di questo bisogno di significato parlavano in modo convulso, come se dovesse andare bene per tutti. L’emotività, sia che uscisse fuori come fragilità (paura) che come aggressività ( spiegazioni su come è il mondo), era evidente, ma nascosta a loro stessi, oscurata dal tema di una fine vicina.

Il passaggio del millennio pensavo avesse messo fine ai deliri, ma non sapevo un gran che della profezia Maya sul 2012 e di come viene interpretata. Mi sono letta qualcosa e non sembra proprio un annuncio della fine del mondo anche se molti ne parlano in questi termini e mi si dice che c’è chi si prepara alla fatidica data. Una volta in una discussione con dei Testimoni di Geova mi informarono che il numero degli eletti o dei salvati in cielo è già scritto e sarebbe 144.000 . Al che mi venne da pensare al paradiso come a un luogo angusto. La sorpresa più grande invece l’ho avuta qualche anno fa ed è quella cosa che chiamano il “battesimo dei morti”. Lo attuano i mormoni che per la salvezza di tutte le anime contattano gli spiriti degli antenati ( e non solo i loro) e li battezzano. Il battesimo lo volevano impartire anche alle vittime ebree dell’olocausto, ma dopo le proteste delle autorità ebraiche i mormoni hanno desistito.

Nel frattempo ho compreso che non voglio essere salvata, non in questi termini e non tramite salvezze di gruppo sia includenti che escludenti. Sono una snob a modo mio. E così, come è anche nei sogni e come capita a volte se si sogna ad occhi aperti, immagino le tante arche della salvezza che prendono il largo verso terre promesse e paradisi perduti e mi vedo ad  agitare la mano e salutarli senza nostalgie. Perché alla fine, se posso dirlo, mi hanno stufato con queste redenzioni e giorni del giudizio e arche in cui sedersi tra eletti. Magari è solo una questione di indole, ma credo davvero che il giorno del giudizio “è ogni giorno”.

7 pensieri su “La fine del mondo.

  1. sinceramente, da come è messo il mondo oggi, credo proprio che un bel cambiamento sia non solo necessario ma…salutare!
    ciao nadia
    c.

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  2. Concordo, in pieno, con te – io voglio salvarmi, adesso, avendo in saccoccia la dolorosa felicità di un paesaggio, di un’esperienza estetica/estatica, di un atto morale, di una compresenza umana…
    “Decisivo: un trascendere senza trascendenza”, scriveva Ernst Bloch.
    MI è, poi, sempre piaciuta l’idea del “qui ed ora” dell’utopia, dell’esser dentro/contro il secolo, che è in fondo il vero lascito dello Jeshua storico…
    Ciao, sto ri/leggendo il Taccuino – quanta ricchezza c’è dentro…

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  3. Vi ringrazio Carla e Enrico.

    @ Carla
    Non ho detto però che sono contro i cambiamenti, ma che non credo nelle profezie e nelle arche della salvezza.
    Un caro saluto

    @ Enrico

    “MI è, poi, sempre piaciuta l’idea del “qui ed ora” dell’utopia, dell’esser dentro/contro il secolo, che è in fondo il vero lascito dello Jeshua storico…”

    Anche a me è sempre piaciuta quest’idea.
    E ti ringrazio di quanto mi hai detto sul Taccuino.

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  4. Un giorno dei testimoni di geova andarono in val d’Aosta e si arrampicarono su un promontorio chiamato “Pavillon”, secondo i loro calcoli sarebbe arrivato il diluvio e si sarebbero salvati solo quelli che erano li e in altri posti analoghi sulla faccia della terra che solo loro sapevano, non successe e si limitarono a dire che i calcoli erano da rifare.
    Sugli spiriti che ispirano i mormoni ne scrisse persino Conan Doyle in un romanzo di Sherlock Holmes, è difficile parlare seriamente dell’escatologia delle grandi religioni citando tali brillanti esempi, sarebbe come chiedere a me pronostici sul prossimo campionato di calcio.
    Ma su una cosa sono d’accordo con Nadia; il giorno del giudizio “è ogni giorno”. Quando calpestiamo una formica, per lei è belle che arrivato il giorno del giudizio e noi ci camminiamo vicino, accanto, lo stesso possiamo dire del Paradiso come dell’inferno, sono realtà di cui si può fare esperienza già ora, qui ed ora.
    Il che non esclude che quanto riportano le scritture canoniche non possa avverarsi in qualche modo e in qualche tempo, c’è inoltre una proibizione sull’interrogare i segni e cercare una data, la fine del mondo è imminente, e l’imminenza deve restare imminenza, perchè non ci illudiamo di aver tempo.

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  5. Magari è solo una questione di indole, ma credo davvero che il giorno del giudizio “è ogni giorno”.

    Oltre all’indole, leggo nelle tue parole la scelta di assunzione di responsabilità, che accoglie il punto di vista di Ian McEwan nel suo “Blues della fine del mondo”, ma sa andare oltre. Grazie, Nadia.

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  6. C’è una profonda differenza tra queste arche esclusive, più narrenschiff che luoghi di salvezza, e chi la salvezza la pratica realmente.
    Vidi tempo fa un documentario, forse l’ho anche già raccontato, un globetrotter arriva al monastero copto di S. Antonio il grande nel deserto egiziano e chiede di poter visitare un padre anacoreta, quelli che vivono nelle grotte in solitudine.
    LO accompagnano presso questo padre, Efrem o un altro nome che purtroppo non ricordo e si ferma lì da lui.
    Dopo un paio di giorni l’anziano gli dice che deve assentarsi per una settimana, l’ospite gli chiede cosa farà da solo una settimana in quel posto, il monaco gli dice; prega, sempre senza mai smettere e gli da un rosario. il giovane gli chiede come è possibile farlo, allora l’altro gli dice; quando prego io credo che tutta l’umanità preghi nella mia preghiera, dunque la sola idea di interromperla mi sgomenta, pensa anche tu così e ce la farai.

    L’elezione degli eletti è per noi miserabili, nel loro fuoco ci portano in braccio come bambini verso la salvezza.

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