Amato mondo

da qui

Cristo Re. Il folle versò il secchio di benzina su don Mario e lo incendiò. Erano le sette e cinquanta del 24 novembre del ’96. L’amico perduto, pensammo, e invece fu l’amico ritrovato. Ancora dodici anni in mezzo a noi. Ogni giorno pregavo che non mi fosse tolto. Era il mio crocifisso, simbolo di chi dà la vita e, se lo bruci, risorge dalla cenere della maledizione. Don Mario non c’è più, ma il suo sorriso continua a sconvolgere la chiesa, attraversata da un brivido ogni volta che un povero gioisce, un reietto ritrova se stesso in un abbraccio, un drogato getta la siringa e chiede: cosa posso fare? Niente è più come prima. Se tentassimo di seppellire i tuoi ideali, all’alba di Cristo Re la pietra rotolerebbe via, come per ogni gesto d’amore di questo maledetto, amato mondo.

15 pensieri su “Amato mondo

  1. Attraverso l’angusto passo della sofferenza-
    i martiri – calmi – andarono.
    I piedi – sulla tentazione –
    i volti – sul loro Dio.

    Uno stuolo solenne – santo –
    intorno cui la convulsione – balenava-
    innocua – come scia di meteore –
    sull’orbita di un pianeta –

    La loro fede – il sempiterno patto –
    la loro aspettativa – serena –
    così l’ago – al nord magnetico –
    si porta – nall’aria polare!

    (792, Emily Dickinson)

    Un abbraccio forte, fabry

    f&r

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  2. Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
    E lui disse:
    Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
    ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
    Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
    Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
    poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

    Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
    E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
    confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
    La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
    In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
    E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

    Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
    E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
    Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
    E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
    E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
    (da “Il Profeta” di Kahlil Gibran)

    Ecco don Mario è nel cuore della vita e sta danzando sereno intorno a tutta la sua gente, sconvolgendola ancora, conoscendolo potrebbe essere diverso?
    ti abbraccio fortissimamente forte.
    SM

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  3. Bella questa citazione della Quinta di Mahler. Tra l’altro il video proviene dal concerto inaugurale con cui Sir Simon Rattle avviò la stagione 2002/2003 e nel contempo il suo incarico di direttore titolare dei Berliner Philharmoniker, subentrato a Claudio Abbado.

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  4. c’è così tanto ombelichismo nel mondo, fabry, è così difficile che la gente sappia andare oltre il proprio naso che questi tuoi scritti, trasudanti struggimento, amore, speranza, sono un’oasi benedetta nel deserto.

    ciao!

    claudia

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  5. non ho una penna tale da poter scrivere altro su Domma, lui mi ha insegnato tantissimo e forse ora lo sta facendo ancora di più.
    Ti abbraccio fortissimo
    Vale

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  6. non lo conoscevo, e anche quando l’ho visto , sulla sedia a rotelle, trasportato dietro l’altare come un crocifisso, non l’ho mai veramente conosciuto; era un prete vecchio, malato, stanco , con un filo di voce; le sue omelie erano povere di linguaggio , trite, noiose, fruste, sapevano di muffa e incenso, sacrestia di una volta , di quando ero bambino, mille anni fa , e mi insegnavano a diffidare dei preti. Un giorno ti dissi tutto ciò, e tu mi rispondesti, “Beh, ha altre risorse”. Era vero. Ma non lo sapevo. Ho appreso man mano la sua storia di follia e fuoco , rosa e martirio , e poi , subito dopo la sua morte e la tua disperata tristezza e solitudine ( “sono come morto dentro”) per la sua privazione ,ecco le testimonianze – “Era un Santo”, fosti tu il primo a dirlo – che continuano ancora oggi . Una marea che sale . Una folla di persone che lo ricordano, lo invocano, lo pregano per ogni dove, nelle stazioni, sotto i ponti del Tevere , in carceri di spazio, nelle aeree chiavi che serrano cieli di cristallo, negli anditi bui di quel microcosmo che è Acilia con tutti i suoi nascondigli insonni e la paurosa schiavitù d’isolati ,drogati , alcolizzati , miserabili, reietti ,etc. E in suo nome si formano ogni domenica calici fedeli di abbandono , linee pure di speranza , possibilità infinite di voli. Non sarei stupito che un giorno , a quell’ora esatta, della tua celebrazione , nel perfetto silenzio che sempre c’è fra due musiche, o due canti, apparisse don Mario, con una sottana nera , un sorriso e una sigaretta accesa tra le dita , in fondo una piccola luce rossa.
    Un forte abbraccio.
    Augusto

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  7. domma tutto era fuorché vecchio e stantio: malato, sì, stanco? qualcuno doveva ricordargi di riposare. le sue omelie semplici erano profusione di un cuore infinito, non belle? non curate? non esegeticamente aggiornate? le sue parole erano quell’acqua che si trasforma in vino nell’atto di sollevare il calice, con una mano sola, solo con tre dita, mentre le lacrime gli rigavano il viso, una notte di natale.

    un abbraccio forte, fabry

    elena f

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  8. Augusto,
    forse se fossi cresciuto insieme a lui, come tanti di noi, avresti diffidato meno dei preti, o almeno di quelli veri. Non ci sono parole per chi ci ha fatto capire cosa vuol dire davvero essere cristiano, al di la’ di bandiere, stato sociale, professione, sesso o razza, essere “tutto per tutti”. Io non so perche’ ho ricevuto il dono di conoscerlo, spero solo di riuscire a comunicare l’amore che ho imparato.

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  9. volevo fare un elogio del personaggio, partendo dalla mia ignoranza e pregiudizio ( ai bambini – e non solo a loro – si insegnano errori e orrori) , per arrivare alla presa di coscienza , al disvelamento, alla luce, alla grandezza. ma evidentemente non ci sono riuscito. chiedo scusa a coloro che hanno conosciuto l’eroico , in senso pienamente cristiano , don Mario.

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  10. Augusto,
    avevo capito il senso del tuo intervento, la mia non voleva essere una critica, solo una testimonianza di cio’ che ho vissuto io. Anche io ho incontrato preti di cui diffidare, realta’ che di “chiesa” avevano solo l’edificio esterno. Non c’e’ niente di ci chiedere scusa, penso che la tua testimonianza sia ancora piu’ preziosa perche’ hai capito anche senza avere “visto”.
    Un caro saluto
    Monica

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  11. Quel giorno di un lontano novembre ero a Termini, per riportare a casa la figlia maggiore che tornava da Parigi. La vidi scendere dal treno sconvolta ,vedo ancora il suo pianto disperato. Aveva saputo da un amico quello che era successo a Don Mario. Ricordo il suo calvario, la lenta ripresa,la sofferenza mascherata dal suo benevolo sorriso.Per me l’incontro con Domma ha significato conoscere finalmente il vero volto di Cristo. Avevo ricevuto un’educazione cattolica molto tradizionale,che non mi aveva completamente allontanato da Dio,ma che non appagava affatto il mio bisogno di spiritualità.Le parole di Don Mario, nella chiesetta di legno dove mi avevano accompagnato i miei figli, mi fecero scoprire il Vangelo,che avevo sempre sentito leggere,senza capirne il senso.Devo a lui se ora “cerco” di essere cristiana.Devo dire che quelle parole ,col loro forte significato,continuano a risuonare nella grande chiesa di S.Carlo,ogni domenica,attraverso don Fabrizio, il suo più fedele discepolo.

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