Provocazione in forma d’apologo 138

“Sei per sei trentasei! Sei per sette quarantadue! Sei per otto quarantotto!” calcolano da un lato.
“Che io scemi! Che tu scemi! Che egli scemi!” coniugano dall’altro.
E fuori cozzi d’incidenti stradali, ululi di sirene, grida di dolore e di raccapriccio.
Nondimeno, nella stanza regna un silenzio perfetto.

Un silenzio perfetto, appena rotto a lunghi intervalli dalle frasi che si scambiano una vecchia decrepita ma linda, quasi azzimata, e il suo parroco: al loro primo incontro, sollecitato dalla figlia di lei.
“Questa è la vita” sentenzia il parroco.
“Da queste prove si deve passare” approva la vecchia, trascorsi cinque minuti buoni.
Dopo mezz’ora di quel duetto au ralenti, il parroco prende congedo. Scendendo le scale mormora fra sé: “Che santa vecchina, fossero tutte così. Peccato solo per quella sua figlia scarmigliata come una Furia e troppo apprensiva, che le avvelena gli ultimi giorni”.
La figlia, richiudendo adagio la porta, parimenti si dice: “Un altro buco nell’acqua. Che cosa aspettare, del resto, dopo il nulla accaduto coi medici e gli assistenti sociali? Tutta gente di mondo, incapace di cogliere il disagio, o capacissima d’ignorarlo. Basta, continuerò a portare la croce da sola, più che dare la vita non posso”.
Quindi si volge e rientra nella stanza in cui si trova la madre, dove calcoli, coniugazioni e incidenti sono tornati ad essere la sola realtà.
Appena ha varcato la soglia la madre, pelle e ossa ma con una forza nervosa terribile, a pugni alzati le si avventa contro gridando: “I numeri! I verbi! Gli incidenti! La macchina di mia figlia è distrutta e lei è morta, non me l’hanno più fatta vedere! E tu chi sei, chi sei, che sei venuta a portarmi in casa tutta questa gente e mi perseguiti? ”.

5 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 138

  1. Cara Nadia,
    è una realtà che conosco bene anch’io.
    Se l’ho affrontata ora in questo pezzo è per l’emozione profonda che mi hanno suscitato le allucinazioni di quella donna, cui ho associato scenari tra Bosch e Léger.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  2. “I numeri, i verbi, gli incidenti!” L’esplosione delle “voci di dentro” è uno schiaffo che tentiamo quotidianamente di schivare, un urlo al quale opponiamo tacita complice sordità.

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  3. Cara Anna Maria,
    in effetti per schivare quello schiaffo urtiamo continuamente negli spigoli degli oggetti e contro le teste degli altri.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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