Punti di vista?

In una scena del film Indipendence Day si vede bene la dinamica: mentre gli alieni bombardano e radono al suolo palazzi, sul terrazzo di un grattacielo un gruppo di persone balla, canta, fa festa, saluta gli invasori, prima di essere spazzato via.
Anche in occasione dello scoppio della seconda guerra mondiale, quando i tedeschi iniziarono le invasioni, gruppi di persone identificabili come “pacifisti” sostenevano che bisognava accoglierli, non fare resistenza armata, arrivare a un dialogo.

Fatte le dovute proporzioni – soprattutto di stile – la dinamica si ripete. E’ una sorta di Sindrome di Stoccolma mediatica. Mentre la nostra costituzione è sottoposta a un attacco senza precedenti, c’è chi la butta sullo scherzo, sul gossip da scenario post-apocalittico. La giustizia viene piegata agli interessi personali, i diritti del lavoro sono messi in discussione, il malaffare dilaga, la maleducazione e la volgarità sostituiscono la cultura, ma tutto questo diventa pop. Diventa trendy. In questo modo le icone sinistre, che sono al potere, aumentano in continuazione la loro ipertrofia mediatica. L’ultimo numero del mensile Rolling Stones è in prima fila in questo terminal-party. Qui di seguito pubblichiamo un estratto dell’articolo del direttore Carlo Antonelli.

Per alcuni tuttavia si tratta di una provocazione rock, anche se non del tutto riuscita, con qualche tratto di ambiguità. La pensa così Marco Mancassola (qui), e con lui altri intellettuali, che vedono questa procedura – eleggere come rockstar dell’anno una icona minacciosa, coi gemelli della camicia col teschio, la bandiera dell’Italia strappata, rendendo indistinta la border-line tra celebrazione e irrisione – nel DNA stesso del rock, perché il rock è “grottesco sempre, fino in fondo”.

I giornali di destra hanno salutato con entusiasmo l’iniziativa, e secondo i sostenitori della provocazione rock non avrebbero capito un tubo. Invece molti lettori “di sinistra” hanno protestato con indignazione, e anche loro non avrebbero capito un tubo.
Sull’argomento pubblichiamo anche un commento di Loris Pattuelli.

Carlo Antonelli. Ciò che conta, per noi, dovendo ogni dicembre eleggere una “rockstar dell’anno”, è che quest’anno la votazione sia avvenuta per unanimità, per evidenti meriti dovuti a uno stile di vita per il quale la definizione di rock’n’roll va persino stretta. I Rod Stewart, i Brian Jones, i Keith Richards dei tempi d’oro sono pivellini al confronto. La “neverland” di Michael Jackson è una mansardina in confronto a Villa Certosa, e così via. Siamo ben fuori dal dispensare giudizi da destra o da sinistra, qui. Siamo solo osservatori che constatano ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno: i comportamenti quotidiani di Silvio, la sua furia vitale, il suo stile di vita inimitabile, che gli ha regalato specie quest’anno un’incredibile popolarità internazionale. Si pensi solo al geniale numero di qualche giorno fa, in un incontro ufficiale con il presidente kazako Nazarbayev, nel corso del quale Silvio si è complimentato con lui per il tasso di natalità di quelle parti. (Questo dimostra la grande vitalità dei maschi kazakistani!), che nemmeno Sasha Baron Cohen ai bei tempi di Borat. Wow. Al secondo posto abbiamo messo Obama, per ovvi meriti, per classe, perché soul, funky, r&b, almeno quanto la riforma della salute pubblica Usa che sta portando avanti. E al terzo Joseph Ratzinger, ma solo perché ha fatto questo mese un disco con la Geffen, proprio come i Nirvana dell’era d’oro (e tralasciando il fatto che David – Geffen, appunto – sia uno dei gay più potenti e influenti dell’entertainment mondiale, curioso no?).

Loris Pattuelli. Il dittatorello da operetta è diventato una rockstar. A certificarlo è Rolling Stone e, credete a me, è come aver vinto il Premio Nobel, le Olimpiadi o, che ne so, la Champions League.
Come moralista di sinistra sono alquanto sconcertato, ma come cinquantenne cresciuto con il rock’n’roll penso che il giornale abbia fatto proprio la cosa giusta.
Il rock è una straordinaria macchina per la sospensione del tempo e, se si esclude che è anche un buon modo per continuare a farla franca, credo che tutto quello che ancora si può dire di lui sia riassumibile in due semplicissime parole: forever young. Il resto è scorie, pettegolezzo per
mostri troppo timidi.
“Hey hey, my my / rock’n’roll can never die”. Ti piacciono questi versi di Neil Young? A me tantissimo, quasi come gli incipit di Gustave Flaubert e Nusrat Fateh Ali Khan.
A scanso di equivoci, meglio mettere subito le cose in chiaro: il rock è Bob Dylan, ma anche Apicella; Frank Zappa, ma anche Leone di Lernia; i Beatles, ma anche Toto Cutugno; i Talking Heads, ma anche i Cugini di Campagna. Meglio scegliere con attenzione, meglio non confondere i fischi con i fiaschi.
Il dittatorello da operetta è diventato una rockstar. Posso dire che la cosa è molto divertente? Divertente per i suoi elettori, ma divertente sopratutto per i suoi detrattori.
Silvio è l’unico divertimento che l’Italia oggi è in grado di regalare al mondo. Ma fa schifo, schifo, schifo… Ebbene sì, l’Italia di oggi fa proprio schifo. Nessuno distingue più il bianco dal nero, la realtà dalla sua parodia.
“Lo vedete anche voi, ovunque vada vengo accolto come una rockstar!”, urla Silvio nei microfoni di un comizio che ha la durata di un concerto springsteeniano. “Sono loro a dirmi che ho uno slancio da rockstar. E’ vero: sono pronto a farmi strappare la giacca”, confessa accaldato a una reporter a Vicenza.
“Berlusconi – dice Stefano Pistolini su Rolling Stone – è uno che rende tangibile l’era del Viagra, uno che scopa, uno che le ragasse non smettono di piacergli, non sono mai abbastanza e sono tutte conquistabili”.
Secondo la nota teoria di Celentano, Silvio è rock e non lento. Riuscirà mai il nostro eroe a dare fondo a tutti i suoi desideri, riuscirà a darci dentro fino a scardinare anche le porte del paradiso?
Dice ancora Stefano Pistolini: “Alla fine arriverà la caduta di Berlusconi invocata dai Savonarola -tv. Silvio alla fine sprofonderà nel pozzo, dopo aver molto goduto e infinitamente comandato. E non importa più di tanto, perché, se sei rock, come dice lo scorpione alla ranocchia, così va il mondo. E fare certe cose è maledettamente nella tua natura”.

P.S.
(Foxy Lady)
Anche Tina Turner è una splendida settantenne ed è molto più brava, molto più sexy e molto più rock di Papi Silvio. La propongo per il 2010, magari in coppia con Valentino Rossi.

32 pensieri su “Punti di vista?

  1. La giustizia viene piegata agli interessi personali, i diritti del lavoro sono messi in discussione, il malaffare dilaga, la maleducazione e la volgarità sostituiscono la cultura, ma tutto questo diventa pop. Diventa trendy.

    Baldrati, condivido integralmente l’indignazione e la necessità di “scegliere”. V.

    Mi piace

  2. Pensarlo rock, rende più accettabile l’ossessione della sua presenza (come l’immagine: riproducibile, ammiccante, psichedelica).
    Come una star che ha già fatto il suo tempo. Eternamente “young”, ma lacerato definitivamente.

    Mi piace

  3. “Nessuno distingue più il bianco dal nero, la realtà dalla sua parodia.”

    Non tutti, magari, ma in larga percentuale, tanto che riandando ora alle urne sarebbe, temo, un colpo di grazia per il nostro residuo ottimismo.

    Mi piace

  4. UHHMMMM, SE LO SCHERZARE COL VERO SDRAMMATIZZI?Non qui, non ora, siamo già in fase Lucignolo da decenni..allora, meglio Turner-Rossi, se ci va di giocare..
    MPia Q

    Mi piace

  5. Ho letto raramente tante stupidaggini nello stesso luogo quante quello contenute nei discorsi di Antonelli e Pattuelli. Si potrebbe dire, tanto per rimanere sullo stesso livello, che Rod e Keith non sono star in quanto laboratori di chimica ambulanti, ma perché musicisti di un qualche talento.
    Sex drugs rock’n’roll, ma sì, va bene tutto, è lo stesso che sesso viagra e malaffare, che tanto una buona fetta della nazione è lo spettatore che attende di partecipare, e intanto popola i centri nell’happy hour del venerdì sera.
    Questi di Rolling Stone confondono il carisma con la presenza televisiva, il che fa un po’ specie, dati i lontani natali della rivista, un foglio fatto all’inizio per discriminare l’arte musicale autentica dai prodotti di consumo dell’industria.
    E poi si dice: a scanso di equivoci, meglio mettere subito le cose in chiaro. No, le cose chiare così non sono, e per favore lasciate stare Dylan e Zappa, che messi lì centrano come il fante di coppe. E’ uno schifo, dice Pattuelli, ma così divertente.
    Non so lui, ma conosco molte persone che, come me, amano il rock, non sono moralisti, non sono neanche di sinistra, e non si divertono affatto.

    Mi piace

  6. Berlusconi è una disgrazia, una tragedia, una catastrofe. Tutto vero, ci mancherebbe. Però questo signore è anche molto divertente, forse troppo. Cito ancora Rolling Stone: “L’arzillo premier 73enne titilla, stuzzica ed eccita l’emotività italiana, in ogni direzione possibile. E’ strabordante, provocatorio, entusiasmante, agghiacciante: c’è, e fa il pieno. Su parametri da showbiz, è colui che garantisce il sold out e manda a casa il pubblico con qualcosa da ricordare, magari su cui arrovellarsi e accanirsi, trascinando fin dentro le camere da letto la percezione che la nostra vita, volenti o nolenti, transiti per lui, per i suoi ghiribizzi e i suoi vizietti”. Silvio è un party aperto a tutti: vuoi una tartina, una sveltina, una velina, una beghina, un Di Pietro, un Belpietro, un viagra, una coca, un Travaglio, un Biscardi, un Gasparri, un Diliberto o, che ne so, magari anche un bel Beppe Grillo in leasing? Tutte le armi che abbiamo usato fino ad oggi sono risultate spuntate, inadeguate, ridicole e patetiche. E’ lui invincibile o siamo noi stupidi? Probabilmente tutte e due le cose insieme. Ma siamo proprio sicuri di volerlo mandare via? E’ il nostro argomento di conversazione preferito. Un Paese Normale? Bella utopia. Dopo ci toccherebbero poi i Fini, i Casini e i Bersani. Siamo proprio sicuri di volerlo mandare via? Credo che la provocazione di Rolling Stone ci aiuti a capire meglio. Al party di Silvio c’è sempre di tutto e di più. Ci siamo anche noi. Vogliamo cercare di uscire, fare come quando c’era ancora il mondo là fuori?

    Mi piace

  7. “….fare come quando c’era ancora il mondo là fuori?
    Grande la provocazione e molto centrata.
    Dice più un’immagine come questa, che mille parole.
    Molto bello l’articolo e il commento di Loris.

    Mi piace

  8. a nessuno viene in mente che il tutto sia stato compilato in senso antifrastico? a me basta sapere che b. è una rock star, ergo NON un uomo politico. tutto il resto, ahimè, lo sappiamo.

    Mi piace

  9. Loris,
    Berlusconi non è affatto invincibile, non fa sold-out, è ammirato da una quota minoritaria di questa nazione. E’ un vecchio sporcaccione con un debole per la delinquenza (altro che glamour o “party aperto a tutti”) che mette a nudo vizi assai antichi del paese dove ci capita di vivere.
    E’ una maschera che risale a Plauto, il vecchio avido, lubrico, e invidioso di ogni gioventù.
    Cerchiamo per favore di chiamare le cose con il loro nome.

    Mi piace

  10. Ci siamo anche noi, alle briciole di questo party. Però ci siamo e possiamo sorriderne, questa volta.
    Berlusconi però non è una vera rock star, perchè gli manca la fragilità vera, la sofferenza della trasgressione, il finale.
    In lui molto sa di falso e tutto a senso unico. Come se si volesse colpire una sensibilità grossolana, si volesse suscitare un’unica risposta nella gente e sempre la stessa.
    Non credo che per Celentano sarebbe rock.
    Il rock in ultima è un messaggio, una protesta verso l’esistente. E’ “vita” quella del Berlusca?

    Mi piace

  11. Salve a tutti. Faccio solo presente (e non per continuare a fare l’avvocato del diavolo, il quale al limite saprà difendersi da sé) che l’articolo di Antonelli, prima della parte citata, elencava con una certa dovizia la parte univocamente ‘orrorifica’ di Berlusconi, dalla P2 in poi. Poi passava al piano dello spettacolo (di questo Rolling Stone si occupa) e qui spiega la sua visione di un B che si prende il palco come nessun altro, con codici da icona-rockstar. Questo non significa che B viene celebrato. Significa piuttosto che lo spettacolo fa schifo.

    Mi piace

  12. Inoltre, a ripensarci:
    Trovo un po’ manicheo e anche ottuso l’argomento della festa di ironici postmoderni che si diverte a fare giochetti all’ombra sinistra del nemico. Ognuno fa il suo lavoro e Rolling Stone, che non avrebbe molta credibilità se ingaggiasse battaglie politiche ‘serie’, si limita a mettere il dito nella piaga ambigua della società dello spettacolo. Questo non aiuterà a risolvere molto ma spiega in parte la genesi della situazione in cui viviamo: un paese che desiderava un intrattenitore, una ‘rockstar’ molto prima che una guida morale. E per questo gli ha dato il potere.

    Mi piace

  13. Lo spettacolo ci ha nauseato. Ma non si può fermare e quanto tempo ci vorrà per ritornare “normali”?
    B. pare abbia riempito un grande vuoto, quel vuoto che nelle decadenze riempivano i militari (così ha detto di recente un politologo – mi spiace non ricordo più il nome).
    Sarà vero?… Marco@ Non ci sono più guide morali. Almeno la piazza della Storia, non ne riserva ad ogni passo. Penso al Papa e ai suoi pronunciamenti, quasi al minimo sindacale: “vanno riconosciuti i diritti all’emigrato, soprattutto se minore”. Meglio di niente.
    Questo è il panorama e non serve aspettarsi di più.
    Che alcuni tra i migliori spunti non possano venire dal mondo dell’arte?
    Paradossalmente c’è grande libertà e costrizione nei modi di vivere e pensare.

    Mi piace

  14. Mi permetto di dissentire.
    Non credo che “il paese” desiderasse quello che ci ritroviamo. Alcuni sì: quanti? Il 25%? Il 30%? Non tanti di più, nel peggiore dei casi, almeno per ora.
    Che poi certi codici della comunicazione di massa siano stati fatti propri dalla politica, questo è avvenuto un po’ ovunque. In Italia in modo abnorme. E’ questa a-normalità che secondo me finisce con l’essere celebrata da servizi (fintamente spregiudicati e postmoderni, tutto si equivale) come quelli di RS.
    Qui non è questione di guide morali, che l’Italia tra l’altro non ha mai avuto, nemmeno Cavour. E’ che il corrente premier, come premier, NON FUNZIONA, e si vede: l’Italia è bloccata, ha il motore grippato, e continuano a gettare sabbia nel lubrificante.
    Almeno fosse un intrattenitore SUL SERIO, ci divertiremmo tutti, ma qui si divertono solo alcuni, quindi anche come intrattenitore la sua mediocrità è imbarazzante.

    Mi piace

  15. Tento di rispondere soprattutto a Marco Mancassola (e a Loris Pattuelli, sulle cui argomentazioni dissento).

    L’operazione di Rolling Stone ha dei precedenti, anche se lo stile è diverso. Purtroppo il risultato è il medesimo. Si basa su un’acquisizione e un riutilizzo dei meccanismi dello spettacolo mediatico, che sono intrecciati con quelli della politica e del potere con una tenacia che sembra inedita, rispetto a un passato recente. Qualcuno ricorda certi personaggi estemporanei della TV, che per qualche tempo hanno imperversato nel nostro paese con un’insistenza che lasciava sbalorditi? Iniziò Francesco Merlo, col suo stile salottiero, mondano, tracciando una fenomenologia delle sorelle Lecciso che suonava, in sostanza, così: questo è il presente, bellezza, il vuoto, lo spettacolo del nulla, evviva, e al diavolo i “trinariciuti”, i pedanti che scrivono tutte quelle storie negative, “le scimmie di Umberto Eco”. Se per caso io ho letto male, qui il leggendario articolo:

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/12/08/fenomenologia-delle-lecciso.html

    Poi arrivò Carlo Freccero, ottimo conoscitore dei meccanismi in/out della televisione, che lanciò un’ode d’amore a Costantino, in un’intervista. Qualcuno lo ricorda? Era un “tronista”, la cui qualità era stare seduto a fare finta di litigare con ragazze adoranti nel salotto di Maria de Filippi. Gli argomenti erano gli stessi: costoro sono delle rockstar (non usò questo termine, ma E’ questo il termine), questo è il presente bellezza, questo E’ lo spettacolo, anche se costoro rappresentano il vuoto e l’ignoranza cosmica. Nessuno negava che si trattasse di vuoto intellettuale ed esistenziale. Nessuno sosteneva che quei personaggi avessero qualcosa da dire o da fare o da sognare.

    Questo è il punto. Il meccanismo attuale, che rende invincibili le cosiddette icone sinistre, è la presenza ossessiva, onnivora, ipertrofica, del loro essere icone dominanti, che divorano il negativo e il positivo, lo Yin e lo Yang, polverizzando ogni equilibrio moto/quiete, calma/aggressività, superando così ogni conflitto e ogni forma di resistenza. Fare della principale icona negativa/minacciosa la rockstar dell’anno, pur in un gioco di critica, pur tagliandola a fette, come accade qua e là nel servizio di Rolling Stone, dove i riferimenti macabri alla P2, ai processi, sono mescolati con “la sua furia vitale” e col “suo stile di vita inimitabile” in una miscela che vorrebbe essere “rock”, significa essere “dentro” la procedura stessa, che ha come unico esito possibile l’aumento della loro esposizione mediatica. Questo perché il meccanismo di spettacolarizzazione del potere non viene ribaltato, non viene usato, ma accettato.

    Ma non vorrei scadere negli slogan. Vorrei fare anche qualche esempio. Forse è vero che sono ottuso. Il fatto è che io un tempo ero un “postmoderno”, che ora si potrebbe chiamare, credo, “premoderno.” Ma ci chiamavano così, nei primi anni ottanta, noi che lavoravamo nelle riviste “rock”, o semplicemente le leggevamo. Io ero in redazione a una di queste, e le leggevo tutte, le americane, le europee, e anche allora esistevano le icone sinistre e minacciose. Erano soprattutto Ronald Reagan e la Thatcher, incubi di tutti i movimenti di protesta. Anche allora venivano rappresentate. E come? Ricordo alcune vignette: la Thatcher che sodomizzava Reagan, vestita da domina, in inquadrature grottesche, con facce da mostri. Quello era un uso distruttivo dei meccanismi dello spettacolo, l’immagine della super-donna dominante e aggressiva, portata al punto di rottura estremo. Era un ribaltamento della procedura. Era un uso “minore” del linguaggio, che fratturava dall’interno il linguaggio maggiore. Qui invece io vedo linguaggio maggiore e basta, perché attualmente il linguaggio dominante prevede già il mix di positivo/negativo, di aggressione/vittimismo, di scherzo da salotto e visione lugubre. Si premiano già – e quindi si celebrano – i gangster che ci governano in quanto evasori, bugiardi, furbi, corrotti.

    Quindi le reazioni trionfali dei giornali di destra non sono abboccamenti. Hanno capito benissimo. Hanno capito che è un lavoro per il padrone. E la provocazione dei gemelli col teschio va bene per lui, migliora il suo look, lo fa più new-fashion.

    Mi piace

  16. Ci sarà chi è più dentro e chi lo è meno. Dico nelle riviste rock, come nei meccanismi del sistema che fa capo a B. Distinguerei subito la spazzatura televisiva LeccisoCostantino e Co. (c’è pure chi ha teorizzato su di loro!?), dall’icona della rivista.
    Chi l’ha fatta è geniale e chi l’ha pubblicata ha fatto un bel colpo. La destra si sarà pure affrettata ad applaudire, ma vedrà alla lunga, come vanno le cose.
    Se si usa il linguaggio del consumo in modo creativo, (vedi Wharol) l’immagine comunica e stravolge. E’ l’odore della strada, dei gruppi di giovani vestiti di scuro, che si accalcano davanti a certi locali, posti dove prende forma il malessere, ma anche la visione. Ecco allora come una realtà brutale o vincente (che al momento pare lo stesso), può essere sovvertita da piccole cose. Nell’arte come nella vita, c’è sempre qualcosa che non si mette in conto, delle sorprese. Si può dire che c’è collusione, che certi grandi miti del rock, hanno creato un business ecc. Nessuno vuole mitizzare una rivista, ma in quella pagina c’è una “lacerazione”, un ghigno che va oltre il piccolo mondo (monopolio cultura e TV compresi).
    Visione per visione:
    Milano, Porta Ticinese…un foglio lacerato, inchiostro disfatto nell’acqua (quella sua faccia). Rimangono i buoni colori della luce e quel sound… mai immorali.

    Mi piace

  17. Wharol non ha stravolto nulla! Smettiamola di raccontarci balle! L’unico stravolgimento ha riguardato il portafoglio dei ricconi che hanno acquistato le sue opere e il suo conto in banca.
    Ma perché è sempre necessario andare a cercare citazioni e simbologie che non hanno senso?
    Quasi come l’articolo di RS e questo post: arrampicate sui vetri di un consumismo d’accatto, travestito alla bisogna.

    Blackjack.

    Mi piace

  18. L’intuizione artistica stravolge, quando crea un modo nuovo di vedere le cose, di pensarle. Cambia i gusti,può influenzare la politica. Se diventa mercato e occasione d’arricchimento è perchè il potere si serve dell’artista: ne sa l’importanza. Un oggetto qualunque, di uso comune, viene osservato, “tratto” tra i molti, da una persona geniale, viene ricreato (prende vita) e può parlare un linguaggio universale (vedi Wharol),
    vedi il faccione di B. per RS.
    In questo caso la persona e tutto ciò che essa comporta per la massa ( ruolo – gesti- scandali- famiglia – processi un po’meno… se ne sa poco), diventa un oggetto simbolo, ma più “vero” di quello reale. Se lo distruggi, non compi nessun reato e puoi immaginarne finalmente la fine. Dall’immaginazione sappiamo che tutto può succedere.
    “C’è il mondo là fuori…”
    Si crea una condizione interiore più agile che porta al confronto, provoca altre libertà.
    Non sappiamo per quale strana alchimia, ma si crea la situazione, per cui diversi fattori, conducono nella direzione provvidenziale al cambiamento. Sogni? Può darsi. Ma si è già visto qualcosa del genere, di recente.

    Mi piace

  19. Concordo con Paola Renzetti, Berlusconi è una rockstar molto scarsa. Non comprerei mai un suo disco, non andrei mai a un suo concerto, non guarderei mai un suo video su You Tube. Il rock è roba per “enta” e non per “anta”. E poi, sempre a proposito di settantenni rock, mi piacerebbe proprio sapere cosa ne pensa Adriano Celentano del Berlusca icona rock. Secondo me, dice che è lento, lento quasi quanto lui. Una volta, credo proprio sulle pagine di Rolling Stone, John Cage parlò del “sogno perverso di ascoltare tutte e nove le sinfonie di Beethoven contemporaneamente”. Credo che il rock sia anche questo. Qualcuno ricorda del John Lennon che affittava una pagina del New York Times per fare gli auguri di Natale? Anche questo è rock. E sempre a proposito di Natale, visto che oramai ci siamo, consiglio a tutti di dare un’occhiata a questo video di Bob Dylan http://www.youtube.com/watch?v=qVs6X9yIM_k , credo sia anche questo un buon modo per restare in contatto con la propria felicità.

    Mi piace

  20. Paola, hai ragione: Wharol ha stravolto il piccolo mondo antico dell’arte moderna. Dopo di lui il mondo (dell’arte moderna) non è più stato lo stesso; peccato che il resto, tutto il resto del mondo, non l’abbia mai saputo. Wharol è stato il LIBERISMO dell’arte moderna: croste vendute a decine di milioni di $ buone solo per fare speculazione! Opere seriali, realizzate su richiesta dell’attricetta e del politico o del finanziere di turno, tutte uguali, tutte con lo stesso schema. Un vero conoscitore dei meccanismi della comunicazione.
    Ma è così difficile capire che tutta quella gente fa parte del sistema? Che è il sistema? E state qui a discutere di Berlusconi che condiziona, sperando di capire perché vi condiziona? Continuerà a condizionarvi per decenni, anche da morto, se continuerete ad attribuirgli un’importanza e un’influenza che non ha. Come quella che attribuisci a Wharol, come il mitizzare Lennon perché compera una pagina del Times per gli auguri di Natale: cazzate da fuori di testa danarosi.
    Nessuno dei famosi, nessuno di quelli che è così piacevole citare, NESSUNO, è portatore di valori che abbiano inciso in modo significativo sulla società, migliorandola. L’hanno usata, la società, per raggiungere i loro obiettivi personali; e sono riusciti ad usarla anche e soprattutto, grazie a chi si è lasciato coinvolgere e alla “cultura” a buon mercato; quella che non insegna, quella che crea icone; che i miti sono un’altra cosa.
    Caravaggio, sì, Caravaggio ha stravolto l’arte. Wharol? Chi è?

    Blackjack.

    Mi piace

  21. Wharol, Lennon, Caravaggio sono diventati portatori di valori, malgrado loro stessi con la loro storia (consapevolezza o meno).
    Perchè la loro arte è diventata così grande? Si può sapere fino a un certo punto (lasciamo il campo agli esperti).
    Noi sappiamo che la creazione dell’opera è solo l’inizio,come lo è il travaglio del genio per darle vita, per vederla affermata (vedi Caravaggio).
    L’opera va da sé, cammina per le sue strade come la musica… o è la gente che fa code lunghe sotto la pioggia per incontrarla.
    Chi se ne frega dei $? E’ il complesso degli apostoli che si rivolgono a Gesù, dopo il gesto della Maddalena: “Maestro..perchè non si è speso quel denaro per i poveri?”

    Mi piace

  22. Wharol, Lenon e Caravaggio non hanno portato NESSUN valore. Si può affermare la genialità di Caravaggio, ma il suo valore si ferma al “fatto” estetico. Siamo noi, facendo la coda come dei pirla per andare ad ascoltare il Lennon di turno o vedere il Wharol di turno (che di Caravaggio ne nascono pochi), che attribuiamo loro valore: esattamente come avviene con Berlusconi. Acquista valore perché TUTTI ne parlano.
    Peccato che ci dimentichiamo, quasi sempre, di parlare e comprendere l’unico vero valore: NOI.

    Blackjack.

    Mi piace

  23. Ah, non puoi dire “chi se ne frega dei $” perché anche tu, come tutti, come la maggioranza, hai innalzato a valore il VALORE; consciamente o inconsciamente che sia! Quanti Wharol ti è capitato di incontrare e di snobbare per il semplice motivo che non avevano i $ alle spalle? La risposta è una sola: tanti, molti di più di quelli che immagini.

    Blackjack.

    Mi piace

  24. Giocatore sei gentile, ma personalizzi troppo. Ognuno di noi fa parte della maggioranza o della minoranza (dipende dai contesti) e in certi ambienti gli “snobbati” sono la regola. In tutti c’è però, (più o meno libero da incrostazioni e condizionamenti) un luogo di contatto con la bellezza, che può portare alla creazione artistica, o semplicemente a goderne. Le gradazioni sono diverse, come le possibilità di educare il talento, e riconoscere il “valore”. Per valore nell’arte, si pensa a qualcosa di non fissato, di duttile, che si trasforma nel tempo (per questo di solito non si privilegia un’epoca o una corrente). E’ vero anche per altri aspetti della vita.
    grazie a tutti e un saluto

    Mi piace

  25. Paola, mica mi chiamo fuori dagli snobbatori, ma tutto il resto… non mi convince 🙂

    Blackjack.

    Mi piace

  26. L’operazione di Rolling Stone non stupisce, servi delle majors da decenni, hanno lasciato ogni considerazione di gusto e valore per trattare unicamente del successo commerciale di chiunque sia salito su un palco, è la rivista che licenziò il più grande critico musicale di tutti i tempi; Lester Bangs, perchè dopo la terza stroncatura di dischi appena usciti per etichette importanti si resero conto che dire la verità non faceva vendere vinile.
    Questa elezione del re del fasullo non fa che coronare un’attitudine detestabile e ipocrita su cui hanno costruito carriere ben pagate, ma di scarso tenore qualitativo.
    Servi delle grandi etichette multinazionale, è naturale che proclamino reginetto della festa il servo dei servi della uallera d’oro, del malaffare e della tv spazzatura, un rock ridotto così si merita questa rockstar senza fantasia, incantatore di coglioni.

    Mi piace

  27. “Sindrome di Stoccolma mediatica”…
    Mauro, forse è tardi per qualsiasi cosa, ma sii benedetto.
    Un saluto,
    Roberto

    Mi piace

  28. Berlusconi è un paese creato dai suoi stessi abitanti.

    Sabato prossimo ci sarà il No Berlusconi Day. A quando un Dopo Berlusconi Day?

    Stanchi di aspettare che il mondo migliori, fare come se quel giorno fosse già qui. TOM ROBBINS

    Mi piace

  29. Arrivo tardi, ma grandi spunti di riflessione qui, grazie.

    Riguardo la domanda di Loris Pattuelli al 6, “Vogliamo cercare di uscire, fare come quando c’era ancora il mondo là fuori?”, direi di sì. Tanto più che il mondo, volendo, c’è.

    Un saluto,
    r

    Mi piace

  30. Gli spunti sono tanti. Non ultimo quello del linguggio duplice (buono-cattivo) che il potere ha fatto suo. Il monopolio della cultura è così esteso e invasivo, che ritagliarsi uno spazio “puro” è pressochè impossibile. Mi chiedo quanti giovani o meno, saranno a leggere RS: sarebbe già oro che cola. Ci informiamo a stento o per caso (vedi episodio degli zingari a Milano – via Rubattino).
    Ancora un saluto.

    Mi piace

  31. La sindrome di Stoccolma che tutti conosciamo da anni è quella di un centro-‘sinistra’ incapace di liberarsi di B anche quando ne ha avuto (numerose) occasioni d’oro. Basterebbe questo a chiamare in causa un’ambiguità e un potere seduttivo che è obliquo e più diffuso rispetto al semplice fatto di votare per il mediocre mostro. Se volessimo fare un discorso di intelligenza collettiva, potremmo dire che l’intelligenza collettiva italiana è nichilista, depressa, terrorizzata dal vuoto e da se stessa. Sono quindici anni (ma molto più se consideriamo l’operazione protopolitica nella sfera dell’immaginario) che B agisce come psicofarmaco, in positivo o in negativo, riempiendoci di ossessioni pro o contro. Il discorso sull’uso del linguaggio maggiore/minore di MBaldrati, impeccabile e condivisibile, rischia però di non essere più applicabile in una situazione come dove tutto si è fatto ambiguo, ossessivo e indistinguibile. La satira su B è morta non solo perché sostanzialmente proibita, ma anche perché di fatto ormai impossibile. Non c’è nessun linguaggio altro (e di conseguenza nessun mondo fuori). Sto parlando, ovviamente, di ciò che attiene alla comunicazione mediatica e spettacolare (che non a caso tenta di penetrare sempre più nell’intimo delle persone). Il linguaggio altro può venire solo da sfere radicalmente diverse da quelle che oggi plasmano la coscienza collettiva.

    Mi piace

  32. …Non prendiamocela quindi con RS che, interna allo spettacolo e quindi a un linguaggio già monolitico, tenta solo di evidenziare qualche piccolo cortocircuito, cercando qualche minima fessura ancora praticabile nel gioco delle ambiguità. Che il suo tentativo sia riuscito o meno, è ovvio che è solo un tentativo di sopravvivenza. Non credo faccia peggio di quel che già c’è. La guerra è perduta da un pezzo. Apriamo altri fronti.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.