L’inchiesta: Islam, tracce d’Oriente in Occidente

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

I Paesi islamici vanno dal Marocco alla Malesya. In India i musulmani hanno raggiunto l’11% della popolazione e l’islamismo è presente in ben 163 paesi nel mondo. E’ dopo il cattolicesimo la religione più diffusa. Presenze significative anche negli Stati Uniti e in Europa soprattutto in Italia.

Parlando di Islam

La tematica islamica. E’ stata fino a un paio di anni fa una realtà lontana ed estranea a molti ma dopo i fatti dell’11 settembre non c’è stato ambiente sociale dove questa presenza non sia stata almeno una volta richiamata. Nel mondo dell’informazione e negli ambienti accademici i dibattiti teorici sull’Islam si sono intensificati e autorevoli studiosi ne hanno riscritto, in un certo senso, la storia. La complessità consiste nel fare un quadro completo ed obiettivo di un argomento tanto vasto, plurale e discusso poiché, sembra, che nel vecchio continente i musulmani di seconda generazione si trovino, attualmente, di fronte ad un bivio.

Percepiti, spesso, come una presenza ostile e assimilati al fondamentalismo di Al-Qaeda, quelli che vivono in occidente, avvertono sempre più minacciata la loro identità, sono visti come il nemico interno e addirittura alcuni abbandonano la religione dei padri, mentre altri la reinventano mettendo in discussione la leadership religiosa.

Altrettanto palese è l’integrazione nei Paesi europei dei fedeli di religione musulmana che, malgrado tutto, continua tra mille difficoltà scontrandosi con una mentalità che pur con differenze sostanziali da Paese a Paese – non sembra pronta ad accettare l’Islam come parte integrante del vivere sociale… Lo sfondamento delle Twin Towers appare anche uno sfondamento culturale.

Tuttavia, molte tesi esaminate in sedi rappresentative, hanno cercato di chiarire la visione dell’Islam come realtà molteplice e in mutamento per via dell’immigrazione. Ma la verità è che da una parte l’Islam vive la sua diversità fatta di tradizioni storiche e religiose, dall’altra esiste un Islam in grande cambiamento, quello degli immigrati, e le migrazioni cambiano sia i migranti che i paesi d’accoglienza. Un testo di Stefano Allievi, uno dei massimi esperti sull’argomento, Musulmani d’Occidente, cerca di cogliere sia i segni del mutamento che gli indicatori di un processo di europeizzazione dell’Islam. Un’evoluzione che riguarda, appunto, le nuove generazioni nate in famiglie musulmane nei paesi occidentali. L’autore sottolinea che l’Islam è, oggi in Europa, una realtà da analizzare da più punti di vista e che le presenze islamiche, hanno indubbiamente portato un significativo e più visibile elemento di “complessificazione” della pluralità culturale e sociale interna. In poche parole, l’Islam, da sempre visto come un blocco monolitico, sarebbe in realtà, una quantità di universi sociali e culturali caratterizzati, anche, da una discontinuità di comportamenti e di atteggiamenti. Mondher Kilani, in un suo saggio, evidenzia il legame tra Islam, modernità e mutamento sociale, portando gli esempi della Tunisia, dell’Iran e della Turchia (Paese che ha inserito il principio della laicità nella propria costituzione) le diversità che esistono tra gli Stati che possiedono il petrolio ( Arabia Saudita, Kuwait, Emirati arabi uniti, con regimi classici; Libia, Iran Iraq Algeria, che presentano regimi modernizzatori e autoritari) e quelli che vivono piccoli mutamenti progressivi le cui risorse vengono da un marginale inserimento nell’economia internazionale (Tunisia, Egitto e Marocco). A suo parere le diversità strutturali si rifletterebbero sui ritmi dei processi di democratizzazione e un’impostazione di questo tipo potrebbe facilitare la comprensione di quanto accade nei paesi arabi. Kilani sostiene, inoltre, che siano essenzialmente i giovani e le donne i nuovi soggetti del mutamento sociale, sembra assolutamente convinto che la violenza non sia un tratto connaturato dell’Islam e la finalità dei movimenti islamisti sarebbe la sfida all’Occidente “percepito” come cristiano e, soprattutto, dominatore.

Tracce di storia

Islamismo dall’arabo Islam.

E’ il nome che indica la religione predicata da Maometto, il suo significato sta per: accettazione passiva e cieca della volontà del Signore.

Inizia nell’Arabia Saudita preislamica del IV e VI secolo d.c.. All’epoca, sia i clan di beduini che i carovanieri, vivevano di trasporti. La loro importanza consisteva nei collegamenti che riuscivano a creare tra le diverse civiltà con i mercanti persiani e bizantini. Mohammed (570 – 632) della tribù di Kuraish, uomo di grande cultura, riuscì a far coincidere sia il commercio che la religione facendo prosperare sia l’uno che l’altra.

I contatti instaurati con i bizantini lo portarono successivamente, ad approfondire anche la religione cristiana, oltre che la musulmana, tanto che all’inizio, l’Islam, si pensava fosse una setta cristiana.

Durante il corso della sua vita, Maometto, ha un momento di riflessione e si isola sulle Montagne di Sabbia, dove in contemplazione mistica incontra l’Angelo Gabriele che lo esorta alla predicazione. La rivelazione del Corano avviene nel 612 circa, tra momenti di dubbio, alleanze e guerre in terra santa. Intanto, il Profeta, riesce a convertire migliaia di persone, vietando l’idolatria delle varie statue, uso comune di quel periodo. Islamizza tutta la città di Medina, con i suoi mezzi, spesso con atti di forza (non si può dire che Maometto fosse un pacifista), anche se il suo progetto era quello di salvare le persone dal politeismo, indirizzandoli verso la Legge di Dio. A Medina organizza la prima comunità sociale islamica, l’Islam nasce per questo. Nel 630 torna alla Mecca e lì muore dopo due anni.

Maometto profeta di Allah. Primo costruttore dell’Impero arabo. Nato alla mecca nel 570 d.C.

Dopo un’infanzia e una giovinezza oscure, entrò verso i vent’anni al servizio di una ricca vedova che divenne la sua prima moglie e lo avviò a quella vita di meditazione profetica, nel corso della quale avrebbe avuto la rivelazione della propria missione. La sua predicazione cominciò tardi e fin verso il 613 fu ristretta alla cerchia dei più intimi. Il bisogno di propagare le sue idee, però, lo indusse a sostenerle pubblicamente alla Mecca dove operò tra il 614 e il 615 una quarantina di conversioni, che determinarono feroci contrasti sia nella città che nella famiglia stessa del profeta. Per pacificare gli animi e approfondire nella solitudine le sue dottrine decise di segregarsi in un quartiere della città a lui riservato, dove uscì solo verso il 619. Ma il riprendere delle lotte e il dolore per la perdita dei compagni più cari tra cui la moglie, determinarono la sua fuga dalla Mecca, che gli fu facilitata dagli abitanti di Yathrib. Qui Maometto trasferì la sede del suo apostolato facendo di Yathrib, a cui diede il nome europeizzato di Medina, la città del profeta. La data della fuga (22 settembre 622), nota col nome di egira, segna l’inizio dell’era musulmana.

A Medina inizia la seconda e più operosa fase della vita del Profeta nella quale si dedica alla riforma religiosa e politica con rappresaglie contro gli abitanti della Mecca, terminate con la feroce e vittoriosa battaglia di Badr. In seguito Maometto dovette sostenere non solo l’assedio di Medina, ma anche intraprendere una spedizione militare per la riconquista della Mecca che occupò nel 630. Da allora il trionfo fu assicurato e procedere a riforme radicali e innovatrici, come la poligamia, la distruzione degli idoli della Caaba e l’obbligo dei cinque atti rituali quotidiani, fu semplice. Con la persuasione e con la guerra convertì molte tribù circonvicine e suggellò l’intesa comune col pellegrinaggio alla Mecca, da lui presieduto e guidato. Quando lasciò la Mecca per tornare a Medina fu colto da una febbre violenta e si spense l’8 giugno del 632.

Il suo sepolcro è ancor oggi meta di pellegrinaggi dei fedeli in obbedienza ad uno dei precetti del Corano.

La religione

A suo tempo fu elaborato e propagato il Corano – il corpo di dottrine su cui poggia la religione islamica – connesso, con l’opera riformatrice politico-religiosa di Maometto e dei suoi successori.

Il Profeta, secondo la spiritualità religiosa islamica, racchiude nel disegno misterioso, imperscrutabile e provvidenziale di Dio il ciclo mistico iniziato con la creazione di Adamo. Pertanto sia la Legge di Mosè che il Vangelo di Gesù non sarebbero, quindi, che stadi della rivelazione ultima compiuta di Maometto. Il Credo islamico, (che se pronunciato ad alta voce ed in presenza di due testimoni dello stesso sesso acquista il valore di un’adesione ) è compendiato nella breve frase: ” Non vi è altro Dio che Dio e Maometto è l’inviato da Dio” deve essere pronunciato dal fedele almeno una volta nella vita, senza l’intervento mediatore del clero o delle gerarchie ecclesiastiche sconosciute al mondo islamico. L’assenza di un elemento sacerdotale, esclude di conseguenza, un culto comune ed una chiesa.

Le moschee, infatti, solo più tardi divennero veramente chiese e la stessa funzione religiosa del venerdì è più una comunione civile che un atto di culto. Le prescrizioni culturali dell’islam non sono molte, consistono nelle preghiere tradizionali guidate da l’Imam (che non è un sacerdote ma solo “uno” un po’ più saggio degli altri); le dovute abluzioni per 5 volte al giorno, dal levar del sole al tramonto, mentre le donne prima della preghiera rimettono il velo; il digiuno e l’astensione da ogni atto sessuale, dall’alba al tramonto durante l’intero mese del Ramadan; il divieto di mangiare carne suina, prescrizione di carattere igienico; il pagamento delle elemosine legali a favore dei fedeli meno abbienti; infine se le condizioni fisiche del credente glielo permettono (i musulmani prestano molta attenzione alla cura del corpo ed alla salute) il pellegrinaggio alla Mecca.

Secondo il concetto islamico l’uomo è predestinato. L’assenza assoluta di sacramenti ha accentuato il senso di sottomissione a Dio ed è fin troppo noto quale impulso alla guerra santa, predicata e legittimata da Maometto, venisse ai musulmani dalla credenza alla predestinazione. Altro elemento essenziale dell’Islam è quello di fondare non soltanto la religione, ma il diritto, la morale e l’organizzazione politica sul Corano, dal quale derivano alcune costumanze come la poligamia (recentemente abolita in numerosi Paesi) e l’uso per le donne di tenere il volto velato.

I pilastri della fede:

  • Shahada (testimonianza)
  • Zapàt (beneficenza)
  • Salàt (preghiera)
  • Sawun (digiuno)
  • Hàff (pellegrinaggio alla Mecca)
  • Gihàd (sacro impegno) per gli Sciiti significa convertire gli altri all’Islam

Fonti del diritto:

  • Corano: 114 (capitoli) rivelati sia alla Mecca che a Medina
  • Sunna : tradizionale modello comportamentale, azioni e detti del Profeta
  • Shari’a : la via, insieme di normative coraniche e tradizioni tramandate in detti
  • Hadith : detti e tradizioni del Profeta a Lui attribuite da testimoni attendibili

Sciiti e Sunniti

Sono le due grandi appartenenze al mondo islamico, la differenza tra le due sette nasce dalla storia. Maometto non lasciò mai disposizioni per avere un successore o un capo della comunità islamica, perciò fu scelto dopo la sua morte colui che gli era stato più vicino nella vita.

Abu Bekr (632-634) diede inizio al primo califfato, fu eletto dal Consiglio dei primi convertiti e il primo a raccogliere gli scritti coranici. Il secondo califfo Oman, il terzo Othman, e quelli succeduti al quarto “Alì” non furono riconosciuti dagli Sciiti e neanche i successori del quarto, ma solo i suoi discendenti. Difatti i primi si distinguevano dai Sunniti, perché non ammettevano la Sunna, la legge tramandata dalle prime generazioni, ed anche per altre divergenze dogmatiche, rituali o di diritto.

La diatriba religiosa, oggi ancora in atto, nasce dal fatto che gli Sciiti, i quali rappresentano anche una sorta di clero islamico, ritengono che il Corano sia stato creato, mentre i Sunniti, che sono la maggioranza, sia increato. Per gli Sciiti questo rappresenta un’eresia e ricollegandoci al passato Komeini sosteneva:” Io ho parlato con Dio, quindi posso cambiare lo Stato”, malgrado tali assolutistiche affermazioni, gli Sciiti, sembra siano i più aperti, perché credono nell’evoluzione dell’uomo, a differenza dei Sunniti che all’occhio del profano, appaiono più cristallizzati. Nonostante ciò la Turchia, Sunnita, risulta essere l’unico Stato laico con un Tribunale Civile indipendente dalla religione. L’Islam è per tutti uguale e quello che cambia da Stato a Stato è l’interpretazione dei suoi contenuti.

Immigrati e religione

Sulla ripartizione religiosa della presenza straniera si rilevano dei numeri imprecisi, probabilmente causati dalla paura delle diversità religiose. Ma dall’inizio degli anni ’90 la Fondazione Migrantes con la collaborazione dell’équipe del Dossier Statistico sull’Immigrazione, segue una stima più rigorosa, fondata su una sostanziale equiparazione tra la ripartizione religiosa qui in Italia e quella vigente nei Paesi di provenienza, con alcune correzioni quando i flussi in entrata sono caratterizzati in maniera particolare dal punto di vista religioso.

Secondo la Migrantes gli immigrati sono: per il 50% cristiani (30% cattolici e 23% di altre religioni), per il 33% musulmani, per il 6% seguaci di religioni orientali, 1,4% animisti e 0,4% ebrei.

In valori assoluti, a parte 70.000 non classificati o di diversa estrazione religiosa, sono presenti in Italia:

  • 350.000 cattolici circa
  • più di 250.000 protestanti e ortodossi
  • più di 400.000 musulmani
  • 80.000 seguaci di religioni orientali
  • 20.000 animisti

Attualmente in Italia

A seguito della regolarizzazione si è riscontrato un aumento consistente dei musulmani i quali si sono trasformati nella prima comunità in Italia L’immagine dell’Islam, soprattutto veicolata come forse era logico attendersi, è quella di una realtà compatta, legata al fondamentalismo religioso e politico contrapposta all’Occidente caratterizzato dalla razionalità e dal progresso. Un libro scritto da Roberto Gritti e Magdi Allam, Islam Italia sottolinea il messaggio comune, non abbastanza accettato, secondo cui non esiste un unico tipo di Islam, non esistono immigrati islamici che si comportano tutti come ispirati da precetti islamici unanimemente intesi e vissuti. Gritti e Allam, danno un quadro assai articolato dell’Islam in Italia, a partire da un interrogativo di fondo riguardante la modernità: chi è moderno? Cosa s’intende per modernità? Cosa significa essere musulmano? .

Essere musulmano in Palestina.

Troppo spesso nel conflitto tra Israele e Palestina si evincono due realtà monolitiche duramente contrapposte. Un documentario di Joseph Rochlitz, girato nel 2002 a Gerusalemme per la televisione olandese, il cui titolo in italiano suonerebbe come: Non dite che non lo sapevate riprende uomini e donne, giovani e adulti che parlano con decisione pubblicamente per la pace e contro la guerra, esprimendo un netto rifiuto a riguardo e mettendo in dubbio la legittimità dell’occupazione dei territori da parte israeliana, discutendo di obiezione di coscienza e di repulsione nei confronti della militarizzazione. E in tanti si esprimono in tal senso, si va dal giovane con la caratteristica kippà sul capo, al noto docente di sociologia e antropologia dell’Università di Tel Aviv, ma i media italiani non mostrano documenti del genere e dobbiamo apprendere da registi o scrittori l’esistenza di convivenze difficili ma possibili, di tentativi di reciproco confronto pur nell’oscurità del momento presente. Sarebbe importante, dunque, per noi giornalisti continuare ad esplorare l’universo islamico per permettere alla gente di rendersi conto della sua varietà e complessità, e qualcosa di analogo dovrebbe essere tentato per quanto attiene al conflitto palestinese-israeliano. Soprattutto, andrebbe fatto uno sforzo da parte degli studiosi di comunicare con più chiarezza i risultati dei loro lavori per renderli più fruibili ed accessibili ad un pubblico più vasto, utilizzando i nuovi canali comunicativi per evitare il rischio reale che studi importanti, prodotti culturali interessanti e innovativi non abbiano la possibilità di raggiungere larga parte della popolazione.

12 pensieri su “L’inchiesta: Islam, tracce d’Oriente in Occidente

  1. Gentile Mara,
    a leggere il tuo post mi sembra si possa correre il rischio di concludere che i problemi che stanno sotto gli occhi di tutti siano in realtà problemini, in via di inevitabile soluzione; e che l’unico reale e massiccio problema sia costituito, di conseguenza, dall’intolleranza di alcuni di “noi”.
    Siccome non credo che questa fosse la comclusione che intendevi suggerire, sono sicuro che in un prossimo post la questione verrà ripresa tenendo conto anche di altri fatti e punti di vista.
    Grazie comunque per lo spunto e un saluto,
    Roberto

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  2. Caro amico, il segmento di una frase non può essere una soluzione bensì un invito a riflettere ed ampliare i propri spazi di osservazione. Noi giornalisti abbiamo il “dovere” di trasmettere l’informazione completa di ciò che accade in ogni settore della società, non soltanto per quanto concerne l’argomento che ho trattato e che mi riservo di riaffrontare. Per questo ho evidenziato un errore di omissione che di sovente viene commesso consapevolmente nel mondo accademico e dei media, al fine di agitare gli animi già abbastanza agitati. E’ bene iniziare ad offrire un servizio che dia ai lettori la capacità d’informarsi meglio su ciò che può succedere alimentando soltanto la paura e gli odii verso “l’altro” “il nemico”. Quando si affronta un argomento cavilloso si dovrebbe essere scevri da pregiudizi, e per chi fa informazione è sano trasmettere una visione plurale delle numerose realtà in modo tale che chi legge possa farsi un’idea autonoma.Ti ringrazio del tuo commento

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  3. Propongo la visione di un video che parla di numeri e statistiche circa il panorama islamico/europeo in particolare. Sono dell’avviso che, trattandosi di matematica, vi siano spunti di riflessione a sufficienza, e che posso facilmente capire come mai il famoso referendum sui minareti abbia avuto l’esito di cui tuttora si discute. Ecco il link al video:

    Inoltre vorrei sottoporre all’attenzione la ricerca e lettura di alcuni “profetici” personaggi come Oriana Fallaci e Padre Samir, che hanno scritto e detto parecchie cose che poi si sono realmente verificate in era odierna..

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  4. Grazie Andreas, il video è molto interessante e le statistiche sono uno stumento importante
    che permette a chiunque di farsi un’idea su tematiche,spesso spinose, che in qualche modo vanno ad ampliare la nostra cognizione ma nel contempo sollevano nuovi interrogativi.
    Per quanto riguarda le letture di coloro che tu definisci, “figure profetiche di Oriana Fallaci e Padre Samir” l’unico Profeta e Maestro che riconosco è nostro Signore Gesù Cristo alla quale Parola mi attengo e mi affido. Questo per dirti che soltanto Dio sa cosa mai potrà accadere e soltanto la fede è la forza che placa gli animi anche i più agitati.

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  5. Uno si domanda perche’ Berlusconi perda tempo col processo breve e i lodi Alfano, invece di provvedere per legge alla sterilizzazione delle femmine islamiche immigrate.

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  6. Veramente Maometto non ha instaurato la poligamia, usanza ben precedente, (i patriarchi biblici ne sono una testimonianza abbastanza conosciuta), ma ha limitato a quattro il numero di mogli lecite ad un musulmano, quindi dal punto di vista legale è un’innovazione importante ed un progresso, e si consideri inoltre che nell’islam le donne hanno avuto diritto di voto e il riconoscimento legale come testimoni, certo in misura che oggi ci sembra discriminante, ma bisogna vedere come era prima e quale lo stato delle donne nel mondo idolatrico dei clan beduini e arabi.

    Mi rendo conto che la situazione attuale è complessa e va descritta con scrupolo, ma questo non esime da un medesimo scrupolo nell’esposizione storica, anche perchè sarebbe bello che certi pregiudizi si confrontassero con la realtà.
    In fondo a che ci serve un excursus storico sommario quando abbiamo wikypedia, o parlare di sfondamento “islamico” delle towers, (risata), più interessante sarebbe che ci fossero degli approfondimenti proprio su quegli aspetti storico legali dell’islam che, travisati, vengono sempre sovrapposti alla storia generando certe idee che condizionano ogni rapporto con un mondo così sfaccettato, e che vedono i puerili tentativi di starlets come Allam di promuovere un’impossibilità, cioè il suo islam di fantasia contrapposto all’uomo nero che segue i precetti, senza chiedersi se il fondamentalismo centri qualcosa con l’islam di Maometto o non sia il prodotto di una cucina molto più vicina a noi.

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  7. Caro Mario, quando deciderò di fare un confronto tra le costumanze islamiche e quelle cristiane, soltanto in quel momento potrò discutere sull’argomento della poligamia. Per adesso mi attengo a ciò che ho scritto e che ribadisco.
    E malgrado tu abbia trovato scontate certe informazioni e riscontrato delle imprecisioni storiche ti invito a consultare i Classici dell’U.T.E.t. tra i più esaustivi sull’argomento.
    Ti ringrazio del commento

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  8. Non discutevo della poligamia, ma di un’informazione sbagliata, dal tuo post sembrava che la poligamia l’avesse inventata Maometto, cosa che non corrisponde a verità anche se la ribadisci, senza bisogno di consultare il lavoro di Gabrieli o di altri studiosi specialisti, è sufficiente aprire la bibbia per rendersene conto, comunque è certamente più esaustiva la Utet di Allam, di questo ti do atto.

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  9. Caro Mario, forse dovresti rileggere meglio il passaggio che contesti, e l’articolo in generale, poiché mi sembra che non ci siano gli estremi per questa tua contestazione.Ti invito a farlo e a trascrivere ciò che affermi. Per quanto riguarda i riferimenti culturali anche in questo caso hai travisato. Citare Magdi Allam (che tra l’altro è un mio stimabile collega)non significa nulla anche perché in realtà prima di lui ho sottolineato Stefano Allievi che probabilmente ti è sfuggito, e onestamente a Gabrieli preferisco Alessandro Bausani oltre ai classici dell’U.T.E.T naturalmente. Comunque mi piacerebbe che i dialoghi fossero costruttivi e questo può avvenire soltanto quando con attenzione e con cuore aperto si legge qualcosa che pensiamo di conoscere. Ma come tu ben saprai più si conosce più si dimentica, più si dimentica più si cerca di conoscere. Questo vale per te, per me e per chiunque.

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  10. “Da allora il trionfo fu assicurato e procedere a riforme radicali e innovatrici, come la poligamia, la distruzione degli idoli…” il passaggio era questo, se intendevi che ha riformato la poligamia, allora ho sbagliato io, naturalmente è così, è una materia che conosci bene.
    Vedi, Mara, dopo un’adolescenza burrascosa sono stato avvicinato alla fede da musulmani, e pur affascinato dalla loro religione mi spinsero a, (ricordo ancora l’espressione che usarono), rimanere cristiano; “senza lasciare fuori neanche un dito”
    Così feci, e da allora mi son sempre scontrato con una visione molto parziale dell’islam, quasi sempre focalizzata su aspetti pregiudiziali, per questo sono così sospettoso, poi io non stimo affatto Allam così, vedendolo citato, ho tenuto un atteggiamento ipercritico, forse superficiale, Fabrizio conosce bene queste mie uscite intempestive e mi ha sempre perdonato, tu, magari, fa come lui. ;))

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  11. Si certo, mi riferivo a questo, e mi rendo conto che quando si fa un’esperienza che incide nella vita si possono alterare i contorni della realtà soggettiva. Parlo di contorni soltanto perché chiunque abbia incontrato Cristo “veramente” non potrà mai rimanere per sempre legato al “vecchio uomo” ed a pregiudizi che ti allontanano da qualsiasi tipo di verità. Essere cristiani non è una parola vuota è un impegno quotidiano, uno sforzo ad andare verso l’altro, a cercare di vedere nell’altro qualcosa di buono prima di osservarne i difetti (altrimenti non sarei qui a risponderti…). Scherzo, non è sempre facile, in special modo quando i nostri percorsi sono difficili e guardiamo le cose troppo da vicino. Per quanto riguarda Magdi Cristiano Allam, non vorrei che questo divenisse un tribunale di colpevolisti e innocentisti ma soltanto un luogo dove si parla in modo sereno. Allam è un giornalista molto preparato nella professione, e in quanto tale lo stimo perché svolgo la stessa professione e sono in grado di sostenerlo, è anche un sociologo ed ha avuto l’occasione di scrivere qualche anno fa un saggio con Allievi, uno dei maggior conoscitori dell’Islam odierno. Detto questo aggiungo che oggi Magdi battezzato cristianamente, potrebbe anche non dire le stesse, perché si cambia nella vita, e lo fa con i suoi mezzi attraverso la sua esperienza cristiana…Insomma, Mario stai tranquillo ti ho perdonato.

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