Una foglia d’autunno.

Sono nata qualche mese fa. Ricordo che dapprima non c’ero, e poi di colpo ci sono stata.

La prima sensazione che rammento è di tepore, qualcosa cioè di non troppo freddo né di troppo caldo, sufficiente a farmi sbocciare.
Ho visto subito la luce, ed è stata un’altra bellissima emozione.
Era la luce a darmi anche il calore, e là ho cercato, per quanto possibile, di volgere lo sguardo. Ma non mi è stato possibile più di tanto, perché la mia base era legata a qualcosa di solido e pressoché immobile.
Non mi è importato poi troppo. Ho ugualmente imparato presto che quel calore e quella luce venivano da una cosa chiamata sole, che da subito ha dato un senso cronologico alla mia vita neonata. Continua a leggere

On the road

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Sepolti negli angoli bui, diafani alla luce, invisibili: è impossibile vederli, ci vorrebbe un radar, un bastone da vecchi rabdomanti, o forse l’occhio clinico che cogliesse un sussulto, un movimento improvviso dello sguardo, un sopracciglio alzato, un gesto impercettibile del corpo. Che fatica trovarli, svelarli a loro stessi, presentarli al mondo, senza mai illudersi di tenerli in pugno, i potenziali lettori.

“Una sorta di grido comune” – Gianluca Colloca


U. L. V. era, suo malgrado, un poeta. In realtà avrebbe voluto fare l’astronauta, da bambino, o forse lo sfasciacarrozze. Gli piacevano i cimiteri delle auto, quando era piccolo. Poi invece aveva finito per diventare un perito informatico, ma questa è un’altra storia. O forse no, in ogni caso comunque per noi non è importante. Probabilmente non è importante nemmeno per U. L. V.
A lui, da piccolo, la poesia non interessava granché. Si trattava soltanto di parole che gli facevano imparare a memoria a scuola, quando lui preferiva passare il tempo a odorare le matite colorate. Crescendo, cominciò invece a percepire questa cosa della poesia. Sulle prime non ci fece caso, pensando che magari fosse dovuta alla pubertà. Dopo un po’ però iniziò a preoccuparsi. Continua a leggere

NUTRIMENTI PER L’ANIMA di M. Teresa Santalucia Scibona

M. Teresa Santalucia Scibona è una poetessa che – in anni di pregevole attività artistica – ha avuto la capacità e la grazia di trasformare il dolore e la sofferenza fisica in amore per la vita e le parole. Ne dà testimonianza questa sua nuova opera: “Nutrimenti per l’anima” (Joker, 2009). Di seguito la recensione del libro e l’intervista all’autrice curate da Simona Lo Iacono.

Massimo Maugeri

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NUTRIMENTI PER L’ANIMA di M. Teresa Santalucia Scibona. Una conversazione e un libro.

di Simona Lo Iacono

La poesia scava. E’ l’arma dei giusti. Il grido. E’ la verità che trova parola.
Non ha necessariamente una veste. Non deve raccontare una storia. La poesia è nata per tradurre un affioro di noi. Un’intuizione. Un guizzo o un desiderio.
Un dolore.
Da buona siciliana avvezza ai miti non ignoro che il suo spirito ha radici misteriose. A Mineo, ad esempio, dove Giuseppe Bonaviri è nato e dove il poetare era riservato alla notte, alle infumate di pane attorno a un focolaio, alle donne inginocchiate a spampinare cesti o a ricamare corredi, a Mineo, dicevo, esiste una pietra che la leggenda vuole ispiratrice di energie poetiche. Basta sedersi lì, dicono. E la voce scheggia impazzita, si riappropria di te. Ti si fa innanzi come una vestale che si offra all’uomo.
Non so se M. Teresa Santalucia Scibona abbia mai sfiorato la pietra. Se mai abbia risalito le straduncole di Mineo o se il canto le si sia frastagliato addosso zampillando dal cuore del sasso. Continua a leggere

Le nostre vite di fronte all’ autentico

di Vito Mancuso

 

 

Anticipiamo una parte del libro di Vito Mancuso, La vita Autentica, Raffaello Cortina Editore, in uscita in questi giorni.

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Che cos’ è il mondo, e che cosa sono gli altri, per ognuno di noi? Il mondo è uno scenario dove l’ Io, già costituito, si esibisce cercando la più ampia affermazione possibile, oppure è costitutivo dell’ Io il quale viene all’ esistenza solo come il risultato di una serie di relazioni? Si tratta di stabilire che ruolo giochi il mondo per l’ Io, per poi capire come l’ Io si debba comportare verso il mondo e verso gli altri che ne fanno parte. La mia tesi è che la relazione col mondo è costitutiva per l’ Io, il quale esiste in quanto frutto delle sue relazioni. Ovvero: Io = relazione .Dalla nostra stessa natura emerge che il modo più adeguato di vivere è quello a favore dei cosiddetti valori, ovvero di quegli stili di vita che incrementano l’ armonia e l’ ordine delle relazioni, e non il modo contrario del conflitto e del disordine. A sostegno della mia tesi presento i seguenti argomenti: – la struttura dell’ essere; – la struttura dell’ Io; – la struttura della convivenza sociale. a) La fisica insegna che l’ essere è energia. Non c’ è nulla di statico, di consistente in sé e per sé, non ci sono sostanze prime, ci sono solo aggregati, insondabili nella loro natura peculiare perché si ignora se le particelle subatomiche siano in sé corpuscoli oppure onde. Continua a leggere

Errata corrige (a proposito di Eco)

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Apprendo che c’è un refuso all’origine de Il nome della rosa. Il famoso distico con cui si conclude il romanzo sarebbe in realtà questo: “Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”. L’allusione è al declino della città eterna. Mi chiedo se un capolavoro dell’arte o della letteratura possa scaturire da un errore. Si affacciano il nome di György Lukács e il suo realismo, le descrizioni ottocentesche e la loro ossessiva precisione. Mi viene in mente persino la Bibbia, col suo ruach elohim, premesso alla creazione, che non sarebbe lo Spirito di Dio, ma un vento fortissimo sull’abisso informe. Sta a vedere che tutto nasce da un equivoco, che il mondo va avanti solo perchè qualcuno si è dimenticato di correggere.

STORIA CONTEMPORANEA n.22: Il tocco. Laura Pugno, “Quando verrai”

pugno_quando verraiNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

di Giuseppe Panella

 

Il tocco. Laura Pugno, Quando verrai, Roma, Minimum Fax, 2009

«Lui e Montserrat sono nella stanza accanto, dove Ethan ha dormito da solo la notte prima. Tendendo l’orecchio nel silenzio quasi intollerabile della campagna Eva cerca di cogliere le loro voci basse, interrotte da scoppi di risa, di cui le arriva solo qualche parola. I fantasmi di Ethan e Sofia, ventenni in quella stessa casa, hanno forse ripreso possesso di quei corpi consumati, ormai privi di ogni strato di grasso. Quando verrai, aveva detto Sofia, o così le ha raccontato Ethan. Quando verrai a cercarmi, io sarò qui» (p. 107).

E’ il flashback toccante e preciso mediante il quale si apprende il perché del titolo di questo romanzo breve di Laura Pugno, testo narrativo che segue ad altre sue prove letterarie in versi (Tennis, Varese, Nuova Editoriale Magenta, 2002 e Il colore oro, Firenze, Le Lettere, 2007) e in prosa (i racconti di Sleepwalking, Milano, Sironi, 2002 e Sirene, Torino, Einaudi, 2007) o infine scritte per il teatro (DNAct, Arezzo, Zona, 2008).

Quando verrai è, innanzitutto, una quest, poi diventa una variazione significativa nell’ottica del “romanzo di formazione”, infine si trasforma in una vicenda giocata sul registro del fantastico.

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Provocazione in forma d’apologo 138

“Sei per sei trentasei! Sei per sette quarantadue! Sei per otto quarantotto!” calcolano da un lato.
“Che io scemi! Che tu scemi! Che egli scemi!” coniugano dall’altro.
E fuori cozzi d’incidenti stradali, ululi di sirene, grida di dolore e di raccapriccio.
Nondimeno, nella stanza regna un silenzio perfetto.
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Vendere

da qui

Il mercato è ambiguo per principio. La sua funzione non è la trasparenza, la presa di posizione coraggiosa, la decisione chiara. Tutto ciò può essere un ostacolo, un ritardo; peggio, un motivo di rifiuto. Ciò che deve passare è la curiosità insaziabile, l’attrazione subdola, il piacere perverso, sadismo e masochismo. Il mercato non deve educare, formare, liberare. Il mercato deve vendere.

Franco Brevini,”Un cerino nel buio. Come la cultura sopravvive a barbari e antibarbari”

un cerino nel buio

di Francesco Sasso

Negli ultimi anni la parola barbarie compare spesso nei discorsi svolti su vari media ad indicare un cambiamento antropologico e culturale. Tuttavia non sempre la lucidità e la chiarezza d’intenti guida chi ogni giorno, per esempio, è di fronte alle difficoltà degli studenti a recepire quanto egli, professore o giornalista, cerca di insegnare o comunicare.

Per cercare di capire meglio che cosa sta accadendo nel mondo della scuola, dell’università, sui mass media e, in generale, nella società contemporanea, vi consiglio caldamente la lettura de Un cerino nel buio (Bollati Boringhieri 2008) di Franco Brevini, insegnante di Letteratura italiana e Letteratura contemporanea presso l’Università di Bergamo e l’Università IULM di Milano.

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Vivalascuola. Che succede alle Superiori?

Il 17 novembre studenti in piazza in 50 città italiane per la Giornata di mobilitazione internazionale per il diritto allo studio, con manifestazioni contro i progetti di privatizzazione della scuola. Anche genitori, insegnanti e dirigenti protestano contro i tagli della “riforma Gelmini”. Ma il governo manda la polizia e il ministro dice: “Io vado avanti”.

Il soffitto di cristallo diventerà opaco
di Mario Piemontese

Il riordino delle scuole superiori prevede tagli, un finto obbligo di istruzione, un biennio ancor più canalizzante di quello attuale, sempre più scarse opportunità di mobilità sociale, l’anticipo del federalismo scolastico e la privatizzazione dell’istruzione. Continua a leggere

IL GATTO DEL SOLDATO. Racconto di Romano Augusto Fiocchi. POSTFAZIONE di Giuseppe Panella.

 

Il gatto del soldato. Racconto di Romano Augusto Fiocchi 

 CI FU UN TEMPO in cui la terra dove sono nato si chiamava Persia. Ma io non appartengo alla razza persiana né a nessun’altra razza. Non sono un meticcio e, al contrario di tutti gli altri gatti del mondo, non ho neppure un nome. Meglio così, piuttosto che quei nomi idioti del tipo: Fuffi, Pallino o Ginger. Per il mio piccolo amico, Mustafà, ero semplicemente “il gatto del soldato”.

   Io e Mustafà ci eravamo conosciuti a scuola. Suo padre lo accompagnava ogni giorno tenendolo per mano sino al cancello. Il padre di Mustafà, lungo e magro, portava sempre una giacca scura con le maniche troppo corte. Mustafà era minuto, di pelle olivastra, le manine gesticolanti, un tipetto tutto nervi e calzoncini corti. Entrava in classe con gli occhi neri che brillavano. Lì trovava i suoi compagni. I suoi prediletti erano Sultan, Mohammed, Kadim, Ismaeel, Alì. Quel giorno la maestra Shajida stava raccontando una storia straordinaria. L’ovale del suo volto da ragazzina era incorniciato dallo hijab. Nel silenzio dell’aula echeggiava la musica ininterrotta della sua voce. Tutti ascoltavano come se fosse la preghiera del venerdì.

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nel respiro – di Paolo Fichera

di Viola Amarelli

nel respiro (L’arcolaio, 2009) di Paolo Fichera è un libro che si fonda con lucida consapevolezza sul rigore e la coesione. Gli eserghi – che testimoniano con gli autori citati, da Holan a Giacometti, la scelta di una posizione appartata e trasversale, ai bordi del mondo – e la suite conclusiva delineano, infatti, chiaramente i binari di un poemetto ontologico. Il fluire incessante della materia umana, il ciclo alfa-omega di nascita e morte viene infatti incisi – chirurgicamente – non tanto per trovarne senso e ragioni quanto per ripercorrerne la nuda *erosione*, per diventarne, per quanto possibile, esperienza *materica* nella parola. Continua a leggere

Amato mondo

da qui

Cristo Re. Il folle versò il secchio di benzina su don Mario e lo incendiò. Erano le sette e cinquanta del 24 novembre del ’96. L’amico perduto, pensammo, e invece fu l’amico ritrovato. Ancora dodici anni in mezzo a noi. Ogni giorno pregavo che non mi fosse tolto. Era il mio crocifisso, simbolo di chi dà la vita e, se lo bruci, risorge dalla cenere della maledizione. Don Mario non c’è più, ma il suo sorriso continua a sconvolgere la chiesa, attraversata da un brivido ogni volta che un povero gioisce, un reietto ritrova se stesso in un abbraccio, un drogato getta la siringa e chiede: cosa posso fare? Niente è più come prima. Se tentassimo di seppellire i tuoi ideali, all’alba di Cristo Re la pietra rotolerebbe via, come per ogni gesto d’amore di questo maledetto, amato mondo.

Il paesaggio: emergenza nazionale

Testo di Gianluca Bonazzi

Relativo al Convegno “Città sostenibile: impresa comune” – Settimana UNESCO per l’educazione allo sviluppo sostenibile: 9-15 novembre 2009 – Museo Cervi – Gattatico (RE)

La generale crisi economica illumina una volta di più quello che io ritengo essere una vera emergenza, la più importante, ad essa collegata: il destino del paesaggio italiano.

L’ amore che io porto per la luce della Bellezza, che mi ha aiutato a crescere, ben rappresentata dall’ espressione che una volta si diceva, ITALIA: GIARDINO D’ EUROPA, insieme a tutto ciò che ruota attorno alla parola PAESAGGIO, che indago confrontandomi con luoghi, persone e arti, mi ha stimolato una riflessione accorata. Continua a leggere

NO alla vendita dei beni confiscati alle mafie

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato.

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I soliti ignari

di Anna Maria Curci

Si accucciano
a schivare
la guancia offerta in sfida.

Si accalcano
a gridare
la loro utile resa.

Si accostano
al miracolo
zelanti nel diniego.

Versano lacrime
per gli zampognari,
abili il nato scansano,
ancora, i soliti ignari.

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Brenda

da qui

Un fatto di sesso? No, di soldi, di politica, di affari. L’ultimo anello è quello che non tiene, destinato al macero. Coincidenze, dettagli di un mosaico perfetto. Come ti incastro il pupo che ha sbagliato. Per noi. Brenda, ultimo anello, la sposa della morte sacrificata sugli altarini della gloria. Sporca di sangue.

La fine del mondo.

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(Utah)

La fine del mondo.

di Nadia Agustoni

La fine del mondo è stata annunciata molte volte. A tal proposito ricordo dei profeti improvvisati che hanno costellato la vita del paese in cui sono vissuta con i loro ammonimenti riguardo a questo “avvicinarsi della fine”. I primi ricordi di una profezia simile risalgono all’infanzia e mi sono arrivati da persone più anziane che parlavano ancora della paura suscitata da uno di questi annunci fatto da un tizio un decennio prima e che trovò molti disposti a crederci. In quel momento ne ridevano perché tutto era passato e forse alcuni ricorderanno il film Il giudizio universale (1961) che racconta una storia simile e mostra l’effetto del panico sulla gente. Film a parte bisogna dire che l’argomento suscita interesse e in diverse occasioni ho parlato con persone che tra una frase e l’altra buttavano lì una data probabile per “l’ultimo giorno”. Continua a leggere

“Spaccasangue” di Iole TOINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

canto della mamma bambina

Fare la mamma, essere la ninnananna, stare senza senza,
morire morire morire come una qualsiasi fatica.

I

La cuffietta intorno al viso; un fagotto sui gradini
della stanza grande come una forma di lardo,
unico flash della mamma-bambina senza denti né pianto.

Dietro la porta la madre si quieta vegliata dal grufolo caldo, il battito
dentro le cestole; i segni contano le vene.

Madre nera madre troppo
fragile per i boschi per le mele cotogne le primule a novembre
madre dei soffioni senza campo.

Il padre è un peduncolo, grande come il baco
che abita la mummia. Migra dalla pancia all’osso.
Succhia. Geme. E’ un grugnito.

Tagliati a metà, l’uomo e la sua terra, il verro e la sua donna, nel tempo perdonato
della mietitura, crescono la mamma-bambina. Continua a leggere