Buy Nothing Christmas


Natale, milioni di kilowatt consumati per le luci nelle piazze, sulle strade, nei parcheggi degli ipermercati. Natale, per i depressi è un periodo pericoloso, il più duro dell’anno. Il senso di isolamento si aggrava, nella furia del consumismo. Natale, ultima speranza per “implementare i consumi”.

Il Natale è lo specchio di questo cosiddetto modello di sviluppo, produrre per consumare per sprecare. Chi osa più mettere in discussione il modello di sviluppo? Cambiarlo significa portare avanti una rivoluzione sociale, un mutamento radicale delle abitudini; significa morire come consumisti di inutensili per rinascere uomini nuovi, diceva Antonio Gramsci.

Tuttavia esiste un movimento transnazionale, che trova scarso spazio sui media, perché snobbato con le definizioni di ecologista, o addirittura no-global, che rifiuta il modello produzione-consumo-spreco.

Dal canto suo è il modello che provvede a mettere in discussione se stesso, attraverso la crisi, che appare irreversibile. E’ lo sviluppo di nuove povertà di massa, di ricchezze scandalose, di depauperamento delle risorse.

Ma continua a sembrare l’unico possibile, contrapposto alle cosiddette ideologie, o utopie. E resiste, incurante dei rischi di catastrofe. Così la rivista La Ricerca, in sinergia con altri, ha lanciato il buy nothing christmas, con allegato decalogo dei non-acquisti natalizi. Lo rilanciamo qui, dopo avere sprangato porte e finestre, per prevenire gli attacchi degli implementatori dei consumi.

Vademecum di sopravvivenza nell’orgia consumistica natalizia.

Cosa non regalare.
Ora che regalare non è più un dovere, puoi tornare a considerarlo un gesto di tenerezza.
Siccome una tenerezza non può nascondere un atto di violenza o supponenza,
1. evita i giocattoli, film e videogames di guerra: educano a credere che le vite umane siano pedine.
2. evita i prodotti fabbricati in Paesi dove si tollerano lavoro minorile, distruzione dell’ambiente e sfruttamento della manodopera, che oltretutto fanno scorretta concorrenza a noi lavoratori europei; ovvia eccezione, i prodotti equi e solidali;
3. evita gli articoli pubblicizzati in televisione; scaricano sulle tue tasche enormi costi pubblicitari e schiacciano quei piccoli produttori di qualità che non possono permettersi grandi budget promozionali.
5. evita le griffe ed i marchi famosi, che troppo spesso vendono più fumo che arrosto.

Cosa regalare:
1. cultura: libri, dischi e abbonamenti a riviste, meglio quelli di piccoli editori. Dati i tempi,
i temi migliori sono l’ambiente, l’energia rinnovabile, la pace e l’economia del mondo.
2. prodotti equi e solidali, che tutelano i poveri della terra e ti fanno gustare sapori non sofisticati;
3. aiuta i bambini a scoprire giocattoli divertenti che stimolano l’intelligenza: finché conosceranno solo quelli della TV e dei supermarket, desidereranno solo quelli.
4. All’editore un CD costa 30 cents; a voi, a quanto lo vende? Duplicare e regalare copie è una simbolica disobbedienza ai monopoli della cultura e dell’arte; significa dedicare tempo, gusto e competenza per diffondere cultura, informazione ed arte;
5. scegli articoli di piccoli produttori di qualità, i prodotti artigianali, i cibi tipici;
6. fa una donazione a qualche associazione ecologista o contro la guerra e regala la ricevuta a una persona cara: è un atto diverso dal solito, che racconta cose belle di te e aiuta a pensare.

12 pensieri su “Buy Nothing Christmas

  1. al punto 4 di “cosa non regalare” cosa c’era?
    4. non regalare niente, ma niente di niente. (e tirare alle lampadine con la fionda, e fare un finto giro all’ipermercato, riempire un carrellone e lasciarlo là, come i figli di marcovaldo. ma per scelta. niente cose deperibili, se no è una porcata).

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  2. Nel cosa regalare, o essere buonisti a tutti i costi con un costo ad personam esorbitante o finire all’inferno, non quello di Dante purtroppo! E’ vero che ad esempio un CD costa 30 centesimi circa, ma piratare musica e libri è quanto di più criminale ci possa essere: la cultura non si difende né si diffonde grazie alla pirateria. Un conto è avere un cd duplicato, un supporto che vale meno di niente, tutt’altro conto avere il supporto originale; così per i libri, le cui fotocopie valgono nulla e costano più del libro; e anche a stampare un e-book ti parte una cartuccia e una risma di fogli, tranne si sia tanto pazzi di voler leggere a video, per cui stampare non vale la pena.

    Non è detto affatto che tra i piccoli editori si trovino autori e libri validi: qui il consiglio viene portato come un assioma.

    Nei supermercati, vuoi la globalizzazione vuoi il business che non risparmia nessuno, ci trovi di tutto: ogni sorta di giocattolo, da quello intelligente a quello stupido e che ti costa un pacco di soldi.

    In ogni caso eviterei di regalare videogames, soprattutto di guerra a ragazzini al di sotto dei 18 anni, ma anche a quelli al di sopra: diseducativi? Sì, ma pericolosi in primis: è una falsa verità quella propagandata che i videogames sarebbero nelle mani di persone con un alto grado di istruzione e sane di mente. Poi lamentiamoci che si dà fuoco ai clochard, che si scagliano pietre dai cavalcavia, che si stupra le proprie coetanee, che ci si accoltella fra ragazzini, che si ricattano con video hard i propri compagni, ecc. ecc.

    Se sono veramente artigianali e non made in China, perché se vado a una fiera e compro un formaggio tirolese e il latte è cinese, che razza di prodotto genuino tirolese sarebbe mai?
    Occorre un controllo drastico, da parte delle autorità competenti, perché la genuinità del made in Italy venga tutelata e rispettata, dagli italiani e dai produttori italiani. Se ne parla troppo poco e si fa poco o niente su questo fronte.

    No donazioni. I soldi ce li porto io con le mie mani, a mano, così visito anche la struttura e mi rendo conto della sua serietà. Non ho bisogno di farmi pubblicità con una donazione a mezzo vaglia o bollettino postale ecc. ecc. Le truffe sono centinaia: migliaia di associazioni tutte a chiedere soldi per nobili scopi, ma dei soldi inviati almeno la metà finisce nelle tasche di chi con dette associazioni non ha niente a che vedere. No, mandare soldi non è conveniente. La solidarietà assolutamente sì, ma invece di andare a sciare a Natale, si vada ad esempio in qualche struttura onlus e si veda coi propri occhi, e poi si faccia una donazione secondo le proprie possibilità, in maniera anonima. La solidarietà non ha bisogno di pubblicità quando sincera.

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  3. Condivido. Il consumismo sta divorando il senso della vita. Sotto natale poi è davvero spaventoso: comprare diventa imperativo! Panettoni a novembre, luci accese per più di un mese, giorno e notte… solo questo è un’assurdità e uno spreco.
    Provare a contrastare questa tendenza mi sembra doveroso. Tutti ricordiamo che si stava meglio quando si stava peggio… per lo meno per certi aspetti del nostro quotidiano.

    Un vispo anziano di 85 anni, con 3 denti in bocca e solo due dita ad una mano, oggi mi ha detto orgoglioso, nel suo semplice dialetto, di aver provveduto a fare da sè, nel bosco, la scorta di legna per l’inverno, che i giovani oggi pensano ad altro e non ne sono più capaci, ma che aspetta fiducioso che ritornino alla campagna, perchè la vita di adesso non è una bella cosa, non si sta bene, si ha paura anche in casa propria e si hanno troppe cose inutili. Lui tornerebbe subito indietro, potendo.

    I vecchi hanno una saggezza spesso inascoltata.

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  4. @ramona, è un ben magro bottino pensare che per andare avanti dovremo tornare indietro, ma non credo ci sia un’altra strada, non più. dobbiamo frenare di brutto e cambiare direzione: che poi significa convertirsi.
    O.T. guarda che ti leggo sempre, è il mio tempo che, non capisco, è sempre meno. anche questo fa parte di quel brutto mostro che divora la vita. non è consumismo in senso stretto, ma pur tuttavia mi consuma.

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  5. @Lucy: Ti capisco… anche il mio di tempo ama nascondersi e non farsi più trovare, è la malattia del secolo. Chissà che non riusciamo a trovare il vaccino giusto per guarirlo.
    Ciao, buone cose tutte per te!

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