Un sogno comune

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione…

(Storie di ieri – F. De André)

 

E’ triste pensare che non esista tra i tanti uomini della politica e della cultura un sogno e un progetto sociale capaci di guardare al futuro con rinnovata speranza, lasciando alle spalle storture e macerie; magari non facile da realizzare, che sappia contenere ideali di bellezza e di giustizia, a lungo calpestati, riscattando la rabbia e l’adrenalina versati sulla cronaca miserrima di ogni giorno, con estenuanti discorsi, convegni, tribune, manifestazioni.
E’ forse da ingenui nutrire questa speranza, ma credo che sia ben peggio rinunciarvi. Io non so rinunciare al sogno di una casa comune dove ci si possa ritrovare con la consapevolezza d’appartenere a un luogo dove non si è più costretti a penare per ottenere ciò che spetta; dove sia un ricordo l’imperversare di furbi e squali, di belli addormentati sui cuscini del loro benessere; un luogo in cui la regola non sia l’accumulo di denaro e beni materiali a vantaggio di pochi ma la loro condivisione. Non sappiamo se questo sarà possibile, in che misura, e quando.
Sappiamo solo che è importante continuare la difesa, a oltranza, di regole e principi; ma che questo non basta, non basta urlare disperati, firmare petizioni e appelli.
La strategia in atto, che subiamo, è sfiancare il dissenso, fargli dire che ora mai è tutto inutile. Occorre elaborare e opporre, subito, la forza di un sogno davvero grande e non taroccabile a uso di nuovi imbonitori, che susciti entusiasmo e condivisione, che sappia mettere assieme cervelli ed energie; non è più sufficiente un progetto vagamente alternativo e di sinistra.

4 pensieri su “Un sogno comune

  1. “Io non so rinunciare al sogno di una casa comune dove ci si possa ritrovare con la consapevolezza d’appartenere a un luogo dove non si è più costretti a penare per ottenere ciò che spetta”

    Credo che ci siano ancora brave persone, purtroppo si vedono e sentono solo quelli che danno il peggio di sè. Credo che altri non abbiano rinunciato a pensare a un sogno comune, a questa casa.

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  2. Resistere, resistere, resistere!
    Gianni, da ogni parte, senza remore, senza sconti, senza appartenenze.
    Ti voglio bene!
    Pasquale

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  3. Bravo Giovanni,
    è molto ma molto più triste la rinuncia..eppure i sogni,
    i “sempreverdi” li chiamai in un verso, hanno bisogno di acque e sali della terra..di cure, linfa. di amore
    Maria Pia

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  4. Sì, Nadia, credo anch’io che siano in tanti, operosi, onesti, consapevoli, pronti all’occorrenza a far sentire la propria voce, a prendere posizione.

    Resistere senz’altro, Pasquale, ma non basta, come ho detto. Urge un salto in avanti per non farne due indietro; rilanciando rispetto alla piccola politica che razzola sui soliti problemi. Serve uno sguardo olistico sul mondo, rimeditare, ad esempio, la portata di certi principi che codificano diritti naturali (il diritto alla vita di cui all’art. 3 della Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani, l’art. 2 della nostra Costituzione). Il diritto alla vita è stato per lo più richiamato contro la pena di morte, l’aborto e l’eutanasia, ma l’aspetto della tutela dei bisognosi, affinché abbiano i mezzi materiali per sostentarsi non ha avuto forse il risalto che merita. Il diritto a sopravvivere, in ogni angolo del pianeta e dunque anche da noi, è la vera emergenza. Molte iniziative altro non sono che declinazioni dello stesso problema, soprattutto a livello di volontariato, che non è però più sufficiente. Bisogna ripensare l’economia partendo da questo diritto naturale, guardando con fiducia a nuove prospettive di cambiamento.

    Sì, Maria Pia, lunga vita ai “sempreverdi”, e molte e amorose cure:)

    Giovanni

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