Religioni e non violenza

Sventare l’odio
sviluppo umano e diritti umani

Di Mara Macrì
Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

In un’epoca in cui la terra vacilla sull’orlo dell’annientamento nucleare e dei conflitti interni la questione di come trasformare l’odio in compassione, il sospetto in fiducia, la divisione in unità è di primaria importanza

Con la fine della divisione mondiale creata dalla guerra fredda ci stiamo ora confrontando con una realtà in cui nuovi conflitti e tensioni sembrano minacciare l’opera dell’essere umano. Gli odii di lunga data vengono alimentati in regioni in cui la precedente realpolitik della guerra fredda imponeva una scomoda tregua o una pace del tutto artificiale.
E dal momento in cui molteplici nuclei lottano per un cambiamento socio-economico, il più rapido possibile, non sorprende affatto che le società si rivolgano alle tradizioni culturali ed alla saggezza religiosa al fine di rafforzare la propria capacità di guardare al futuro con speranza. Tuttavia appare chiaro che tali tradizioni possono subire manipolazioni per giustificare ogni tipo di violenza, tra i quali il razzismo e la xenofobia, che negano l’integrità e l’umanità di chi è al di fuori di gruppi estremi di dubbie appartenenze.
Ma nonostante il fondamentalismo religioso abbia un ruolo cruciale nel fomentare i conflitti dei nostri giorni, nelle radici di ogni tradizione religiosa vi è la chiara possibilità di una scelta non violenta. E mentre risulta innegabile che i germi della guerra hanno germogliato – e continuano a germogliare grazie ai simboli, ai testi ed ai leaders religiosi – è proprio il richiamo “alla non violenza” il valore e l’obbligo principale di ogni religione. Pertanto, così come si può riscontrare la propensione all’odio, con maggiore intensità le religioni alimentano l’attivismo non violento. Purtroppo esiste il rischio che queste vengano subordinate – la non violenza nell’Islam, la non violenza nel Giudaismo moderno, la sfida della non violenza cristiana nel terzo millennio, l’Induismo di Mahatma Gandhi, le tradizioni indigene di pace, l’attivismo non violento nella tradizione buddista, ed ogni fede e strategia di pace – proprio perché coesistono all’interno due verità paradossali: le religioni del mondo non incarnano in maniera coerente i principi della pace e della non violenza; le religioni del mondo hanno dato significativi contributi agli ideali della pace e della non violenza per lo sviluppo umano e i suoi diritti. E le società civili ne hanno abbracciato, laicamente, i valori profondi rivalutando il significato della vita.

Diritti umani e sviluppo umano

Uno dei principali risultati di questo secolo è stato il progresso nei diritti umani. Nel 1900 metà della popolazione mondiale viveva sotto la dominazione coloniale e nessun paese garantiva il diritto di voto a tutti i cittadini, oggi circa tre quarti dell’umanità vive in regimi democratici. Vi sono stati anche notevoli progressi nell’eliminazione delle discriminazioni di razza, religione, genere e nell’avanzamento del diritto all’istruzione e all’assistenza sanitaria di base.
Nel 1948 fu adottata la Dichiarazione Universale dei diritti umani, riconoscendoli, per la prima volta nella storia, quale responsabilità globale. Oggi, 140 paesi hanno ratificato cinque delle sei Convenzioni sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.
La crescente interdipendenza globale apre, quindi, una “nuova era” a complesse interazioni politiche ed economiche, insieme alla comparsa di nuovi influenti attori che aprono opportunità inusitate, ma richiedono un impegno maggiore per costruire istituzioni, leggi e un quadro sociale favorevole al fine di garantire le libertà fondamentali a tutti.
Gli individui, i governi, le organizzazioni non governative (ONG), le organizzazioni multilaterali, hanno un ruolo nella trasformazione del potenziale delle risorse globali e delle promesse della tecnologia, della conoscenza e delle possibilità di networking in politiche sociali che promuovano realmente i diritti fondamentali in tutto il mondo, e non solo la loro retorica. Molti paesi, ricchi e poveri, stanno già dimostrando nuovo dinamismo, prendendo iniziative per i diritti umani e lo sviluppo umano. Il Sud Africa, dopo la fine dell’apartheid, ha posto i diritti umani al centro delle sue strategie di sviluppo, con il governo impegnato a definire uno dei più avanzati sistemi dei diritti del mondo. In India, la più grande democrazia del pianeta, la Corte Suprema ha ribadito il diritto di tutti i cittadini all’istruzione gratuita e all’assistenza sanitaria di base. L’Unione Europea considera i diritti umani un elemento chiave, come testimoniano i membri del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei diritti umani.
Caratteristica di tutte le vere civiltà è il rispetto che esse accordano alla dignità umana e alla libertà. Tutte le religioni e le tradizioni culturali celebrano questi ideali, che sono stati violati nel corso della storia. Nessuna società è stata immune dal razzismo, dal sessismo, dall’autoritarismo, dalla xenofobia, privando gli uomini e le donne della dignità e delle libertà. In tutte le regioni e le culture vi sono state lotte contro l’oppressione, l’ingiustizia e la discriminazione: oggi la lotta continua in tutti i paesi, ricchi e poveri.
I diritti umani e lo sviluppo umano hanno entrambi per oggetto la garanzia delle libertà fondamentali. I diritti umani esprimono con forza l’idea che tutte le persone abbiano diritto ad interventi sociali che le proteggano dagli abusi e dalle privazioni peggiori e che consentano loro la libertà di vivere dignitosamente. Lo sviluppo umano a sua volta, è un processo per l’espansione delle capacità umane: per aumentare le scelte e le opportunità, per consentire ad ogni individuo di vivere una vita di rispetto e valore. E quando lo sviluppo umano e i diritti umani avanzano insieme si rafforzano a vicenda .
Fino all’ultimo decennio lo sviluppo umano e i diritti umani hanno seguito percorsi concettuali con azioni parallele, il primo dominato in gran parte da economisti, scienziati sociali e policymaker, il secondo da attivisti politici, esperti di diritto e filosofi. Questi promuovevano strategie diverse di analisi e di azione: da un lato il progresso economico e sociale, dall’altro la pressione politica, le riforme legali, gli interrogativi etici. Oggi i due approcci convergono sul piano concettuale e dell’azione e la separazione va diminuendo, con un crescente sostegno politico per entrambi i percorsi, con nuove opportunità di parntership e alleanze. I diritti umani possono aggiungere valore agli obiettivi dello sviluppo diventandone i fattori critici.
La tradizione dei diritti umani mette a disposizione strumenti legali e istituzioni (le leggi, il sistema giudiziario e il processo di risoluzione delle dispute) quali mezzi per garantire le libertà e lo sviluppo umano. I diritti, inoltre, danno legittimità morale e il principio della giustizia sociale agli obiettivi dello sviluppo umano. La prospettiva dei diritti aiuta a definire la priorità a vantaggio dei più poveri ed esclusi, in particolare le vittime di discriminazione, dirige l’attenzione sulla necessità d’informazione e di voce politica di tutti gli individui. Lo sviluppo umano, a sua volta, offre una prospettiva dinamica a lungo termine focalizzando l’attenzione sul contesto socio-economico, in cui i diritti possono essere realizzati o minacciati.

Unire diritti umani e sviluppo umano

L’idea di sviluppo umano è centrata sul progresso della vita e del benessere dell’umanità. E poiché il benessere comporta una vita sostanzialmente libera, lo sviluppo umano è anche connesso integralmente con il potenziamento di alcune opportunità, ossia il novero delle cose che le persone possono “fare” o “essere” nel corso della loro esistenza con la possibilità di vivere secondo la propria volontà e decidere il proprio destino.
Le opportunità possono avere forme e contenuti diversi anche se queste spesso sono strettamente interrelate. Comprendono, naturalmente, le fondamentali libertà di poter soddisfare i bisogni fisici, come la capacità di evitare la fame o la denutrizione, di sfuggire a malattie o alle cause di mortalità prematura. Esse comprendono inoltre le capacità, acquisite grazie alla possibilità di frequenza scolastica, o offerte dalla libertà e dalla possibilità economica di spostarsi liberamente e di scegliere il proprio domicilio. Vi sono altre importanti libertà “sociali”, come la possibilità di partecipare alla vita della comunità, di prendere parte a discussioni pubbliche, ai processi politici decisionali e perfino la libertà elementare di “apparire in pubblico senza vergogna” (una libertà la cui importanza fu discussa da Adam Smith nella Ricchezza delle Nazioni)

Cosa dire a proposito dei diritti umani?

L’idea di un diritto individuale deve implicare, direttamente o indirettamente, la pretesa o richiesta che una persona ha nei confronti di altri individui, gruppi, società o Stati. Queste richieste possono assumere forme diverse e sono state analizzate da studiosi della teoria giuridica quali John Austin e Jeremy Bemtham e Stig Kanger. Alcuni diritti assumono la forma di immunità dalle interferenze altrui: i libertari tendono ad avere un particolare interesse per questo genere di diritti. Altri diritti assumono la forma di richiesta di assistenza o di attenzione da parte di altri per lo svolgimento di particolari attività che i paladini della sicurezza sociale tendono ad enfatizzare. Ma questi diritti, pur nella loro diversità, condividono la caratteristica di prevedere la richiesta d’intervento di terzi in difesa della libertà sostanziale dell’individuo. La richiesta di assistenza può assumere, infatti, la forma positiva del sostegno e dell’agevolazione o può implicare una forma negativa come la rassicurazione che non vi saranno interferenze di altri. Ma la garanzia di queste richieste mira sempre, a prescindere dalla forma assunta, a garantire la libertà individuale di essere o fare. Così i diritti umani sono profondamente radicati nell’importanza per le libertà della vita umana.
Stabilito questo fondamentale collegamento fra sviluppo umano e diritti umani (in particolare la loro implicazione reciproca nel garantire le libertà fondamentali che gli individui hanno ragione di ritenere importanti) i due concetti si trovano in effetti uniti. Se lo sviluppo umano è centrato sull’ampliamento delle possibilità e delle libertà di cui godono i membri delle comunità, i diritti umani rappresentano le richieste che gli individui hanno nei confronti della condotta di agenti individuali e collettivi nonché nei confronti dei processi per il raggiungimento di accordi sociali per agevolare o assicurare tali possibilità e libertà.

I diritti che accrescono il potere degli individui nella lotta alla povertà

La tortura di un solo individuo suscita la ferma e indignata reazione dell’opinione pubblica, ma la morte, ogni giorno, di più di 50.000 bambini per cause quasi sempre prevedibili non fa invece notizia. Perché?
Perché la povertà rende questi bambini invisibili, l’eliminazione della povertà è molto più di una questione di sviluppo ed implica direttamente i diritti umani.
Oggi, tra tutti i fallimenti nell’ambito dei diritti umani, quelli in area economica, sociale e culturale sono di gran lunga i più diffusi e numerosi tra le Nazioni.
Nel Rapporto sullo Sviluppo Umano del 1997 dedicato alla povertà, questa viene considerata come qualcosa di più della mancanza di reddito. E’ una privazione che agisce su diverse dimensioni e viene definita “la privazione delle cose di valore che una persona può essere o fare” tanto che il termine “povertà umana” distingue questa più ampia privazione dalla più ristretta povertà di reddito. Quindi che fare?

Creare indicatori delle responsabilità

Gli indicatori statistici sono uno strumento molto importante nella lotta per i diritti e lo sviluppo. Questi permettono ad individui e organizzazioni (dagli attivisti che operano nella società civile, fino ai governi e alle Nazioni Unite) di valutare i progressi compiuti, identificare gli attori più importanti e renderli responsabili. Ecco perché sviluppare e utilizzare indicatori dei diritti umani è divenuto un aspetto importante del lavoro di advocacy. Lavorando insieme i governi, gli attivisti, le organizzazioni religiose, gli avvocati, gli statistici e gli specialisti dello sviluppo stanno compiendo passi straordinari nell’uso della statistica per ottenere il cambiamento della percezione, delle politiche e delle pratiche.
Gli indicatori permettono di:
attuare politiche migliori e verificarne i progressi
identificare gli effetti indesiderati di leggi, politiche e pratiche
identificare quali attori hanno influenza sulla realizzazione dei diritti
verificare se gli obblighi imposti ai diversi attori siano stati soddisfatti
rivelare tempestivamente eventuali violazioni permettendo così di definire azioni di prevenzione
aumentare il consenso sociale in relazione alla difficoltà delle scelte da compiere in presenza di risorse limitate
mettere in luce aspetti trascurati o taciuti

Inoltre è necessario offrire informazioni utili attraverso i media o qualsiasi canale multimediale esistente, sulle necessità e sulle priorità dei governi accrescendo la comprensione pubblica, determinando in tal modo un più ampio consenso sociale di fronte a risorse limitate e a molteplici richieste.

3 pensieri su “Religioni e non violenza

  1. Gentilissima Scrittrice Mara Macrì, sono rimasta colpita
    dall’analisi attenta ed accurata che Lei ha scritto su i diritti umani. Sarebbe bellissimo se si potesse contare su
    una certa garanzia di obbiettiva applicazione.
    Come disabile, ho fatto parte della Consulta per l’handicap.
    Fiumi di parole e buone intenzioni sono state macinate…
    Le assicuro che i più deboli sono lasciati soli con i loro insormontabili problemi. Vivere dignitosamente e in povertà è sempre più difficile. Non credo nella giustizia umana!
    Troppe tortuosità e compromessi. Solo in quella Divina, anche se la topografia è misteriosa e non la comprendo. Voglio fidarmi e affidarmi alla Sua infinita misericordia. Grazie, per il Suo articolo e per avermi fatto riflettere ed esprimere ciò che sento. Colgo l’occasione per augurLe pace
    e duratura serenità. Con ammirazione
    M. Teresa

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  2. Cara Maria Teresa hai ragione (possiamo darci del “tu”?)troppe parole e pochi fatti…a volte mi domando quanto sia utile lottare per avere ciò che è giusto, ma poi una voce sottile si insinua tra un milione di pensieri e mi sussurra…vai avanti con coraggio!
    Nostro Signore vuole che i suoi figli siano coraggiosi e noi con i nostri strumenti – quelli che abbiamo a disposizione e non altri – proseguimo il cammino anche se tortuoso.
    Quindi dico a te, non smettere mai di sperare e di credere fortemente che le cose possano cambiare, soprattutto non smettere mai di esprimere il tuo pensiero. La dignità non è una condizione materiale è qualcosa che appartiene all’anima e nessuno potrà mai toglertela se tu non lo permetti. Stai su con la vita il disegno di Dio è imperscrutabile ma ricordati che Lui ti ama!
    Ti ringrazio per il tuo bellissimo commento. Mara

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  3. Cara Mara, sei una gran bella persona, grazie per le consolanti parole. Vivere nella verità, per me è essenziale.
    Credimi, sono una malata serena ed accetto la mia condizione
    senza piangermi addosso, persino con ironia.
    Considerami una tua ammiratrice, pregherò che il Signore ti
    illumini nelle tue irte scelte, e ti dia la forza di una tenace onestà intellettuale, per il trionfo di una salomonica giustizia.
    Grata ti saluto.
    M. Teresa

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