Alessandra Paganardi, Farsi altro

La cava

E’ duro il salto, come questo marmo.
Bisogna flettere il calcagno freddo
alla salita, rendere le suole
alla polvere che si fa più scura
nel passo. Appiattire il respiro
alla pietra. Poi l’ultima stanza –
quell’orecchio di Dioniso svuotato
nel venerdì di Pasqua, dadi immensi
allineati come case a schiera.

Non sarà mai acqua
il fiume – è un rumore la voce
impigliata tra fango e sassi.

Ci siamo messi in fila anche noi –
rocce cave per il tempo che attende
di tagliare i ricordi, di spostarli
via dalla mente in blocco, uno su uno.

E tutto ricomincia a farsi altro.

*

Paratesto

Scrivo, ma non mi sento fra le mani
l’inafferrabile. Scrivo che neppure
un sasso è saldo ed è sicuro nella
sua forma, che soltanto
la traccia è vera ma non è invisibile –
è lì nascosta. Un solco
che si gonfia di terra sempre nuova
una crepa che chiama sotto i piedi –
come grattare il muro per trovare
un ritratto, e ancor più sotto un camposanto
antico. Scrivo che anche il tempo
diventa mite se lo lasci sfogare
la sua voglia di uccidere ogni cosa –
triste come un tiranno senza sudditi.

*

Riviera

E ritornare là dove ogni cosa
infine si fa notte:
la voce di un concerto non finito
come neppure il vento più sa fare.

Qualcosa sembra arrendersi da sempre,
qualcosa ha rinunciato ad aspettare
come la spiaggia a novembre –
l’orologio che batte sul profumo
del primo pane, solo per sentire
che non è stata inutile la sera.

*

Genealogia

Sembra una foto d’epoca ingiallita
la madreperla che accoglie la luce
nelle sue valve scure senza storia.

L’ha nutrita dal niente di un grumo
l’ha trasformata in una goccia rotonda
di bellezza, una minuscola luna.

*

Pietà Rondanini

E’ lotta oppure amore
questo tuffarsi in due senza misura
nel verso della notte
l’affondo sghembo di un corpo che crolla
in un abbraccio inutile di madre

Il compasso sul foglio ha perso l’ago
prosegue la sua corsa all’infinito
nella retta di un gesto –
e non si sa chi muore.

*

Padre di cuori

Padre di cuori, qui i tuoi tanti mondi
di cemento, di porto e di calcare
e quel sorriso che non sa aspettare
che già è volato via con la pietà
d’antico figlio. Hai reso la ferita
un girasole pronto a poca luce
– e l’alba si fa attendere da noi
come una sposa frivola, velata.

Ma il fiore non muore
neppure nell’inverno, ha un cuore caldo
di chicchi tropicali e di mangrovie
protese all’acqua di Talete, all’infinito
dei numeri spezzati.

Dopo che il sole ha intiepidito il mare
non avere paura della sera
padre di cuori.

*

Giardini botanici

Uno zoo verde regalato al freddo
come si affittano vecchi ricordi
i biglietti d’aereo conservati
fra le tazze d’argento da pulire
che non lo fa nessuno. Giardini
botanici, marmellate di sole
in scatola per addolcire il viaggio
per chiudere i cartocci di Natale.

*

Ultrasuono

Poi tornerà anche il gufo
questo bambino imbronciato che vola
col suo fischietto né acuto né grave –
un ultrasuono di polvere.

Passerà solo come un’isola
stregata, canterà l’ora di tutti
più forte di un poeta.

*

Partenza

Sei salita sul treno
tutta piena di lui che salutava
con la borsa sul braccio
grave di libri e di felicità.

Il vestito sembrava più leggero
oltre il sorriso largo dei fianchi –
un ridente paesaggio di collina.

Prenditi tutto questo senza il dopo –
i discorsi pesanti come neve
sul tetto, le bugie dell’estate
le lacrime nel sonno che non sai
se sono tue, di storia o di destino.

Il viaggio è un attimo senza confini
un gioco breve, uno sbaglio per poco.

*

Interpretazione

Rimane il dubbio
se quell’albero solo
precipitato in un goniometro d’occhi
fosse l’ultimo dente del pettine
o il pioniere di un bosco coraggioso.

La prossima volta
sarà tutto cambiato
– il tram l’arbusto il giorno
lo sguardo la strada.

Non sapere
è dilatarsi al possibile.

*

Fogli(e)

Se ancora parli non è più per dire –
è per non lasciarti spegnere
da parole color di ruggine
senza pietra né sole

ma vorresti tacere ogni altra voce
solo il rumore gentile dei tasti
schiocco di foglie al suolo
o quaderni che tornano foreste
se radunano segni senza suono
e li posano – inattesi fiorai –
alle soglie d’altri occhi.

(silloge inedita)

32 pensieri su “Alessandra Paganardi, Farsi altro

  1. In ascolto dell’ultrasuono di polvere, che canta l’ora di tutti più forte del poeta, poeta che però ce ne rende la vibrazione distintamente…

    Ringrazio l’opportunità di rileggerti.

    Lorenzo

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  2. cari lettori, grazie per queste vostre tempestive visite; per queste vostre parole intense, spontanee ed autentiche. E grazie a Giorgio e a LPELS per l’ospitalità! Non credo di conoscere tutti, spererei però di risentirvi; mi sono convertita di recente a Facebook, se volete è un mezzo come un altro per salutarsi. Colgo intanto l’occasione per augurarvi buon Natale. La veduta è dal monte di Portovenere. A presto! Alessandra

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  3. Versi molto suggestivi, gocce rotonde di bellezza, minuscole lune…Leggendo e rileggendo ho continuato a sentire che i versi si facevano altro nella mia mente, che diventavano un solco e si gonfiavano di terra sempre nuova…Grazie.

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  4. wow, che classe, complimenti – mi piace soprattutto ‘la cava’ (e anche ‘genealogia’ e ‘pietà’): si sente che l’ispirazione non segue un’astrazione ma è radicata in un momento fisico. brava!

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  5. cara alessandra la tua è una poesia che sottende una grande cultura e una squisita sensibilità per le «cose» colte nel momento che precede il loro sviluppo in «oggetti»… in questo tragitto (che non si dà gratis) c’è il nodo che vorrei chiamare con correlativo oggettivo. se tu riuscissi a fare un salto ulteriore verso il correlativo ti lasceresti tutte le altre scritture alle spalle.
    giorgio linguaglossa

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  6. Grazie agli intervenuti e soprattutto grazie ad Alessandra per la sua poesia, che da “Ospite che verrai” a “Tempo reale” a questi inediti trovo in costante sviluppo e approfondimento e che sono sempre felice di proporre.

    E grazie, Alessandra, anche per la bella foto.

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  7. Grazie a te per aver proposto i miei testi, Giorgio, e grazie a tutti i visitatori intervemuti finora.Tengo presente i preziosi consigli di Giorgio Linguaglossa sul correlativo oggettivo, anche se in questo modo sento evocati “mostri sacri” che m’intimidiscono un po’…comunque mi sono iscritta al gruppoAMici di LPELS su Facebook; spero che l’iscrizione sia riuscita e anche da lì ho rivolto un saluto a Giorgio e Fabrizio. Ancora buone feste e spero che il discorso prosegua. ale.

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  8. …… “E ritornare là dove ogni cosa
    infine si fa notte:
    la voce di un concerto non finito
    come neppure il vento più sa fare.”

    Stupendo (anche il resto), complimenti !
    … ma è bene che “il concerto” ……
    finisca più “tardi possibile”!
    In tal “senso” auguro a Te ed ai Lettori, BUON ANNO !
    Ciao, franco t. – massa

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  9. Sono contento di quello che pensi dei Giardini Botanici,considerando io,Ateo,che il natale,anticamente,credo circa dodicimila anni or sono veniva chiamato in Gaelico dai Druidi
    Alban Artuan (Festa della rinascita del Sole poi Solstizio d’inverno),è vero la rinascita del Sole racchiude tutto,credo che io non possa altrimenti interpretarla,cara Ale.

    Festeggiando io solo l’Alban Artuan
    ti auguro un Buon Solstizio d’Inverno

    19 Dicembre dell’anno 2009 d.f.e.g.

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  10. Fabrizio, Franco, ANtonio, oltre ai precedenti visitatori Nadia Lorenzo Carla Carmine Donata Renata Enrico Giorgio Giorgio..un vero concerto di voci dialoganti, che mi stimolano sempre più nella ricerca di una parola non perfetta ma insostituibile…di una parola, come tante volte si è detto, necessaria.Grazie!ale

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  11. Cara Alessandra
    io ti leggo, e tu mi chiedi di guardare a terra, di fissare il punto, fermare il momento. Ma più mi fisso, più si fa ampio il verso, e largo l’orizzonte.
    Certo c’è sapienza nei tuoi versi, ma ciò che mi attrae è la passione per l’altro delle cose; è il tuo respiro.
    Grazie.

    Maurizio

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  12. La tua, cara Alessandra, è proprio una parola “necessaria”, Si sente infatti una grande necessità di dirsi e dire che coincide con una pari autenticità di sentire-pensare ( vedi Maria Zambrano). Mi piacciono molto anche questi inediti, come le altre poesie che conosco e, come già ti dissi e qui lo ripeto ancora una volta, sei in una continua e bellissima evoluzione.
    Complimenti
    lucetta frisa
    lucetta

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  13. Grazie, Maurizio e Lucetta!Sì, credo che la cosa più difficile in poesia sia proprio guardare onestamente verso la terra, la corporeità, le radici. Farlo senza però fermarsi al concreto, all’accidentale. Spero davvero sia come dici tu, Maurizio, e che coincida con la necessità di cui scrive Lucetta. Le parole sono consunte, in un verso di Tempo reale ho scritto che “la tagliola è spuntata”. Però bisogna continuare a rifarla, mettee vino nuovo in otri vecchi…ho sempre pensato che Gesù con quella frase alludesse segretamente proprio alla parola poetica. ale,

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  14. Ho dimenticato di ringraziare per la sua visita Franco T. di Massa…e di dirgli che sto diffondendo la notizia del bellissimo premio San Domenichino, che ho avuto l’onore di vincere due volte. Porto le due medaglie appesa insieme, come il rovescio l’una dell’altra. E’ stata una duplice bellissima occasione di amicizia e di poesia. Grazie ancora!
    ale

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  15. Cara Alessandra,ho letto questi tuoi inediti riscontandovi i temi,i ritmi e gli spunti che già conoscevo grazie alla tua partecipazione al Premio Astrolabio, coronato da successo.Già le liriche contenute in “Frontiere apparenti”,silloge vincitrice del suddetto Premio da me presieduto,si distinguevano per senso del ritmo e coerenza,acume e dolcezza mai vuota,mai ingenua e banale.
    Concordo quindi in gran parte con chi mi ha preceduto nel commentare questi tuoi testi: la tua ispirazione è ben radicata in un momento fisico, nella realtà che si veste di poesia con acme, a mio avviso, in testi quali ” Paratesto”,” Pietà Rondanini” e “La cava”. A te Alessandra, è sufficiente la visione di un oggetto,un paesaggio,un monumento,un’opera d’arte per far nascere una riflessione, un ragionamento profondo,che non pretende tuttavia di fornire risposte definitive ma solo un ulteriore invito alla meraviglia, all’immedesimazione con il tutto.
    Un saluto in Poesia dunque e Auguri di liete Festività e di Buona scrittura.
    Valeria

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  16. Carissima Alessandra,
    da un po’ di tempo sto diventanto allergica alla poesia. Stanchezza? saturazione? non so.
    Ma certo mi sono sentita chiamata in causa nel tuo secondo testo: PARATESTO.
    Ed è così che leggendo le tue parole che dicono questo nostro andare a caccia senza conoscere la preda … mi torna la voglia di cacciare.
    Io non ci riesco più a scrivere, ma è importante che continui a farlo chi come te rischia davvero.
    Maria Teresa Ciammaruconi

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  17. Giancarlo, Valeria, Maria Teresa e Letizia: leggo le vostre risposte dopo un faticosissimo ritorno notturno in aereo e ne sono ancor più felice. Non solo per gli apprezzamenti, ma soprattutto per il dialogo che un blog come questo rende possibile (ringrazio ancora i gestori). E’ vero, Maria Teresa, a volte ci si sente scoraggiati nella ricerca poetica; capita moltissimo anche a me e lo attribuisco al fatto che la parola è un materiale difficilissimo da maneggiare. E’ una lama ormai spuntata, una moneta svalutata, e ogni poeta deve trovare la sua via per risignificarla. Io credo che la mia consista nel cercare di fondere la semplicità, de-tersione del linguaggio con il coraggio di chiedersi, ogni volta che un’immagine ci cattura, che cosa davvero volevamo dire; e di spiegarlo, dilatandolo per così dire con le risorse che, con questa stessa operazione, possiamo contribuire a ridare alla parola. Credo che la poesia sia un lavoro da orologiai molto più che da visionari, rabdomanti o simili. Però questa è la mia via, non la via universale: io sbaglierei a percorrerne un’altra, e chi crede in un diverso tipo di poetica deve percorrere, semplicemente, quella in cui crede, testardamente; accettando sempre consigli e confronti, rimanendo aperto al dialogo che per un poeta è fondamentale, ma infine facendo di testa sua, obbedendo al proprio particolare richiamo (che dopo tutto è l’unico a poter sentire!!). Questo cercavo di dire nel testo che tu citi: la mia è una specie di dichiarazione di poetica, e insieme un piccolo inventario di temi a me carissimi (il tempo, soprattutto, e il suo rapporto con la scrittura). Conoscendoti credo che riprenderai ben presto a scrivere, semplicemente perchè la tua ricerca, per come la conosco, è autentica. La poesia è come il rimorso: non perdona, ma non abbandona. Ascolta il tuo richiamo e, in mezzo al rumore della quotidianità, troverai sempre il momento giusto per trascriverlo con la nettezza che merita. Grazie, Valeria, per la tua bellissima sintesi critica, che mi riporta alla postfazione da te scritta alla mia silloge “Frontiere apparenti”, vincitrice del premio Astrolabio come tu stessa hai ricordato, e ora pubblicata da Puntoacapo editrice. E grazie a Letizia per la bella immagine della parola che incide la roccia (magari potesse!!!)…buon anno a tutti nella poesia. ale.

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  18. Ciao Alessandra. Ho preferito rimasticare a lungo i tuoi versi (davvero “liberi”, anche se tu prediligi, mi pare, l’endecasillabo, che è verso disteso, di riflessione) prima di farti i complimenti per queste piccole, talora faticose, epifanie, radicate nel quotidiano. Alcune tue cose sono fulminanti, e rimangono:
    Scrivo che anche il tempo
    diventa mite se lo lasci sfogare
    la sua voglia di uccidere ogni cosa

    Davvero, e lo dico a tutti, scrivere aiuta, in molti sensi.
    Un abbraccio

    R.P.

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  19. Grazie Roberto. Speriamo che, anche attraverso la scrittura, il tempo diventi impotente, perchè rimane sì un tiranno, ma senza più sudditi. Che il tempo riprenda la propria positiva ed intera risorsa di maturare le cose, anzichè soltanto distruggerle. In fondo, come scrive Eraclito in un frammento apocrifo (che molto colpì il mio primogenito due anni fa, in prima liceo), il tempo è davvero come un bambino che gioca a sassi sulla spiaggia. Lasciamolo fare…anche perchè non è affatto vero che la giovinezza sia l’età più bella della vita. E’ senza ombra dubbio l’età più confusa, questo sì. Qualche schiarita, se arriva, arriva ben più tardi. Grazie di cuore per la tua visita. ale.

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  20. Ti giuro che era del tutto inconsapevole. Non temo di confessare la mia ignoranza:ora mi documento subito!!ale

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  21. Su Genealogia
    l’ho riletta due volte,quella minuscola luna,che poi non è così minuscola ci da’ la Vita,qui sulla Terra,la nascita degli Aphroditi dal mare,il ricordo dell’Eterno Ventre,forse minuscola perchè da qui la vediamo piccola?
    Bella Poesia,vale rileggerla
    antonio
    23 Febbraio 2010

    "Mi piace"

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