A costo di essere (Lui Xiaobo)

da qui

Esprimere la propria opinione, chiedere che siano rispettati i diritti elementari, scrivere su internet appellandosi a una ragione semplicemente umana: in qualche parte del mondo questo è reato, punibile con l’arresto e la galera. Non è giusto, bisogno dirlo a voce alta, perché sentano tutti. A costo di essere ingerenti, volgari, stranieri. A costo di essere.

13 pensieri su “A costo di essere (Lui Xiaobo)

  1. L’art. 35 della Costituzione (cinese) garantisce libertà di parola, di stampa, di riunione, di associazione, di spostamento e di dimostrazione: una gamma di libertà che, se pienamente attuate, dovrebbero essere sufficienti alla piena realizzazione dei diritti umani. Però è chiaro che questo articolo va letto in connessione con i “Principî Generali” che vietano ogni sabotaggio ed opposizione al sistema socialista e quindi solo in quest’ambito e con queste limitazioni tutte queste libertà possono essere esercitate.

    da http://www.tuttocina.it/mondo_cinese/046/046_corr.htm

    chi vuole essere, in un paese così non ha molte alternative che quella di essere perseguitato

    allora è giusto gridare non è giusto! speriamo che qualcuno sia in ascolto.

    un abbraccio, fabry

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  2. Speriamo che non accada anche da noi. Qualcuno, uno a caso, ha parlato di: “fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio”. si è aperta la stagione della caccia alle streghe.

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  3. “Esprimere la propria opinione, chiedere che siano rispettati i diritti elementari, scrivere su internet appellandosi a una ragione semplicemente umana…”

    Concordo, Fabrizio. Vorrebbero che si prendessero per buone “le verità della televisione” – la/le loro, ovviamente – e la libertà della rete (finché c’è) ovviamente fa paura, opponendo informazioni e pensiero ai silenzi e alle menzogne.

    Giovanni

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  4. Provo ad andare contro corrente: siamo proprio così certi che la ragione sia sempre dalla parte dei dissidenti? Non voglio affermare che abbiano torto, ci mancherebbe: credere e combattere per l’uguaglianza e il rispetto dei diritti di base, è molto importante. Poterne parlare liberamente altrettanto importante.
    Ma siamo noi, occidentali viziati, nella condizione di poter valutare e sentenziare con cognizione di causa? Io non ne sono così convinto. Provo a spiegarmi.
    Non condivido la posizione del governo cinese, sul tema dei diritti umani, ma dovendo dar da mangiare a 1 miliardo e 400 milioni di persone, siamo certi che la nostra visione sia quella corretta? Chi è disposto ad affermarlo senza alcun dubbio?
    I nostri inamovibili ideali, la nostra idea di democrazia e il sistema finanziario che la regge, sarebbero riusciti in 10 anni, a trasformare la Cina così come è successo? Io ho seri dubbi.
    Qualcuno avrebbe forse preferito una caduta drammatica, come quella della ex URSS? Proviamo a confrontare la ex URSS e la Cina, proviamo a pesare le sofferenze, i morti, le vite distrutte a fronte di quella scelta insensata, a fronte di quella caduta verticale, con l’evoluzione lenta, ma costante, della società cinese.
    C’è forse qualche cambiamento che non richiede vittime?
    Quante vittime abbiamo fatto e continuiamo a fare, noi occidentali, nascosti dietro ai nostri ideali?
    Proviamo a contare le guerre inventate per garantire esclusivamente il nostro benessere?
    Non pensate solo alle guerre combattute con i fucili.

    Chi siamo noi per giudicare “la libertà” di altri? Predichiamo bene, ma per difendere i nostri miseri orticelli personali, abbiamo delegato tutta la nostra libertà a strutture che non controlliamo e non comprendiamo. Probabilmente non ce ne siamo ancora accorti, sicuramente siamo convinti del contrario, ma dovremmo, quando si parla di questi argomenti e della vita di 1 miliardo e 400 milioni di persone, provare a capire cosa è veramente importante: cosa conosciamo della società cinese al di là delle quattro panzane che ci raccontano i giornali?

    Proviamo a fare un parallelo con una delle tante rivoluzioni “colorate”? Chi parla più della rivoluzione arancione dell’Ucraina? Chi, al di là dell’enfasi del momento e dei soliti reportage strampalati e strappalacrime, si è preoccupato di capire cosa stava effettivamente succedendo in quel paese e, se necessario, di far sentire la sua voce LIBERA? Quasi nessuno!

    Proviamo con un’altra “rivoluzione” di moda? Quella dei monaci tibetani (così mi pigliate definitivamente a sassate e non se ne parla più). Ma siamo, noi occidentali, così certi che la tirannia dei monaci tibetani sia inferiore alla tirannia del governo cinese? Abbiamo almeno un’idea, piccola, di come funziona realmente la vita nelle terre controllate dai monaci tibetani? Se qualcuno pensa ancora che siano solo “santi eremiti” che proteggono la gente, beh, dovrebbe provare ad informarsi, magare andarci a vivere, da quelle parti. Siamo così certi che il Tibet non sia cinese? Chi ne ha studiato la storia? Chi la conosce? Essere “liberi” vuol forse dire poter sentenziare a fronte di una conoscenza limitata e idealizzata? Non mi pare: si passa dalla libertà al fanatismo, magari moderato, ma sempre di fanatismo si tratta. Qualcuno che fa il tifo per qualcosa, senza possedere elementi sufficienti, ma ragionando empaticamente e con la pancia.

    E’ comodo, da qui, seduti dietro i nostri computer, al caldo, gli alberelli con le lucine di Natale che occhieggiano dalle finestre, sparare sentenze, predicare la nostra idea di libertà.
    Ma siamo più liberi noi che, da stolti, abbiamo affidato, senza un alito, TUTTO il valore del nostro lavoro, le nostre vite, quelle dei nostri figli e dei loro figli, a quattro banchieri, oppure i cinesi, con un governo che controlla e tutela il valore del loro lavoro, difendendolo dalle brame dei nostri “democratici banchieri” e, in DIECI anni, ha cambiato, migliorandole, le condizioni di vita, culturali ed economiche a più di 600 milioni di persone?

    Siamo noi, forse, senza dissidenti in galera?

    Non so cosa preferite, se raccontare di libertà e uguaglianza o mangiare. Io non ho dubbi e a pancia vuota, non esiste né libertà, né uguaglianza, né la possibilità di ambire a libertà e uguaglianza.

    Blackjack.

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  5. Caro Black, che non siamo liberi lo sappiamo, altro è protestare per essere considerati degli esseri umani, diciamo che ora potrei essere arrestata solo per aver scritto questo, francamente mi sembra esagerato. Sui banchieri abbiamo poco potere, purtroppo!

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  6. Mi risulta che buona parte dei tibetani (sorry, non ricordo le cifre) siano profughi in India, insieme ai loro monaci, naturalmente solo quelli che sono riusciti a scappare. Strano, preferiscono essere profughi in terra straniera, in un paese notoriamente non ricco, insieme ai loro aguzzini monaci, piuttosto che vivere gioiosamente sotto il regime cinese. Mi risulta che in Tibet, prima dell’occupazione cinese, non esistessero soldati, né poliziotti, né vigili urbani. Ho ricevuto per parecchio tempo la rivista dell’associazione Italia-Tibet e il più delle volte non osavo leggerla, non ce la facevo, tutte quelle storie di monaci, monache e civili uccisi a bastonate dai cinesi mi deprimevano.
    i cinesi fanno delle operazioni cultural-religiose veramente straordinarie, straordinariamente intelligenti: entrano dentro le religioni e se ne appropriano. Per pura generosità e altruismo, sconfessano i vescovi cattolici, i monaci buddisti e ne nominano altri direttamente loro, sicuramente migliori di quelli che, illegittimamente e sconsideratamente, detenevano le cariche.
    Spero nella prossima incarnazione di nascere cinese, anzi meglio tibetana, ma non profuga in India, non vorrei perdermi il lieve giogo cinese.

    pamela

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