La morte più salubre arriva in primavera

di Fernando Coratelli

Entro in libreria in pausa pranzo. Ho le idee ben chiare, so cosa devo prendere, non cincischierò fra gli scaffali, anche perché devo mangiare – eh sì, pure io mi nutro di banali carboidrati e proteine.

Il banco delle novità non reca niente di nuovo, o perlomeno non riporta la novità che cerco io. Il marketing è una puttana che si dà ai soliti clienti.

Allora vado allo scaffale immenso che porta la dicitura di “narrativa” in ordine alfabetico. Individuo subito la lettera “k”. È lì quello che cerco: Franz K. Eludo i vari Kafka che si propongono e intercetto la costa che volevo. Nera con la scritta bianca. Sfilo il libro, carezzo la copertina lucida e vado alla cassa.

L’inquieto vivere segreto di Franz Krauspenhaar. Lo infilo in borsa e vado a mangiare. Sono tentato di sfogliarlo, magari di cominciare a leggere, tuttavia mi trattengo, so che non avrei la lucidità giusta e il tempo necessario per assimilare neppure una pagina. Rinvio tutto a stasera, dopo cena, al posto del solito film delle 21 su Sky.

Ecco arrivare il momento buono. Inizia il film, io vado nell’altra stanza, accendo la luce e attacco a leggere: “Riprendi a scrivere dopo il tuo esilio, risvegliandoti da un lungo sonno”. Comincia così il romanzo di Franz Krauspenhaar.

È intenso, è incandescente, è irriverente. Le prime pagine sono un coacervo di sensazioni che iniziano per “i”, proprio come l’“inquieto” del titolo. L’uso di quella seconda persona che capovolge Kafka, in cui la colpa si riversa sul padre che osserva e teme e odia quel figlio che lo giudica, che legge i romanzi che lui scrive e “confonde la biografia dell’artista con l’opera”. Il figlio che ritiene l’opera paterna “lo specchio della [del padre] realtà personale”, il figlio che quei romanzi “li aveva tutti quanti identificati [nel padre], li aveva creduti [lui].

Quante volte hai vissuto anche tu questa colpa ribaltata? La colpa nei confronti di tuo figlio che per te altro non è che la tua stessa opera?

Continui a leggere, non hai voglia di smettere, sebbene la veemenza della scrittura di FK ti sballotti i pensieri, ti agiti un maremoto di sensazioni. E quando Federica, la moglie del “tu” narrativo sparisce, ecco la pioggia della “v” di “vivere”.

La veemenza, la vaghezza, la virilità di un’orgia massimalista di un uomo che ricerca la propria corporeità, che prova a scardinare la sparizione che intorno a lui si compie “sperando nell’infarto risolutore”. Il tentativo di dipanare il filo con un passaggio a ritroso, che riporta “tu” alle origini, da quell’andirivieni fra la Grande Metropoli Lombarda e “l’ambiente rururbano” di Odiate Sul Serio.

Prendo fiato. Il film è finito. Un bicchiere d’acqua rinfresca la gola arsa dal grido atono e atroce di queste pagine. Dalla libreria nel salotto mi salta agli occhi Era mio padre. Sì, questo Inquieto vivere segreto riparte da lì, o forse Era mio padre era una costola di questa segreta inquietudine di vita? Torno nella mia stanza e proseguo nella lettura. Attendo il finale di questo romanzo che ha crismi postmoderni senza presentarne lo stile, anzi mi verrebbe da dire che questo è il primo romanzo della pancia postmoderna, del ventre intestinale di un’aura rarefatta cui finalmente qualcuno ha aperto la finestra per far cambiare l’aria.

E mi dirigo nel segreto, a quel finale sonante di “s”.

Sprezzante, sapida e sfigurata quella sembianza di Federica che lascia “tu” al destino della sopravvivenza. Ecco di nuovo il Kafka capovolto, o se si vuole l’appendice alla vergogna che dovrà sopravvivere a Josef K. “Tu” non è altro che un “uomo costretto” a vivere, la sua condanna non è più la vergogna ma la stessa sopravvivenza.

Un romanzo che parla con una voce fuori campo: sarà un “grillo della coscienza” di antica memoria, sarà l’opera omnia dello scrittore che gli parla dalle sue pagine, sarà il silenzio della propria voce a riecheggiare nella parola scritta.

L’inquieto vivere segreto è un fiammifero a doppio sfregamento, pronto a prendere fuoco da entrambi i lati, sono quelle gambe di bambola incastonate una nell’altra.

Chiudo il libro, vado a letto con la consapevolezza di non avere lasciato che l’opera sopravanzasse il suo autore, senza avere commesso la leggerezza di confondere la biografia dell’artista con l’opera.

2 pensieri su “La morte più salubre arriva in primavera

  1. Questa è una delle più belle recensioni che io abbia letto di recente ma non tanto per il contenuto quanto per la forma. La narrazione di un’emozione propria mista all’essenza del libro.
    Un’altra bella opera di Franz che leggo sempre con piacere ovunque e un altrettanto piacevole “racconto” che fotografa l’essere e il creare dell’autore ma anche le doti letterarie di Fernando Corselli
    che dire ancora da modesta e impreparata lettrice? finalmente qualcosa di nuovo, almeno per me.
    grazie
    SM

    "Mi piace"

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