Stupire

da qui

Rimasi colpito dal concetto di biblia pauperum: immagini per istruire gli ignoranti, che non sapevano leggere. Gli affreschi delle chiese erano pagine aperte per i semplici, una luce si accendeva sull’abisso della non conoscenza. Me li vedevo davanti, stupiti di tanto generoso donarsi di forme e di colori. I semplici oggi sono altri, altre le forme, generose anch’esse, forse un po’ meno luminose, ma altrettanto disponibili a stupire.

12 pensieri su “Stupire

  1. la potenza dell’immagine…siamo così tempestati dagli stereotipi (in ogni campo) che non sappiamo più stupirci di fronte allo splendole di: un’immagine.
    Calvino…aveva piantato le sue basi sulla fantasia scaturita dall’immagine.
    quella evocata però, non quella esibita.

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  2. La vita di Francesco narrata da Giotto sulle pareti e le volte della Basilica di Assisi è un esempio di Racconto per immagini,fatto per i molti che allora non sapevano leggere.Quando non sapevo ancora leggere anch’io guardavo,forse con lo stesso stupore, le belle illustrazioni dei libri di fiabe,immaginando il racconto. Oggi siamo colpiti da un’infinità di immagini,spesso bellissime,ma il cui scopo è raramente didattico o narrativo.Spesso ci invitano a comperare merci,ci suggeriscono desideri e bisogni che altrimenti non avremmo,manipolano le nostre menti pe indurci ad avere comportamenti e pensieri omologati.Prima l’immagine suggeriva la parola ed il pensiero,ora talvolta mi chiedo quale pensiero suggeriscano certe immagini ,e rimango senza parole…

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  3. E’ veramente affascinante il fatto che vedendo una donna che si spoglia, venga voglia di comprarsi un vestito.
    C’è qualcosa di profondamente logico in questa aberrazione, una logica persuasiva, infallibile, una logica che ha lasciato il mondo moderno in mutande.
    Diceva Dante che il diavolo “è loico”

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  4. Pensa che noia, poverette.
    Comunque vidi roba del genere, sempre a New York, almeno 5-6 anni fa. Ricordo una vetrina, sulla Quinta Strada se non sbaglio, in cui un uomo e una donna si cambiavano a rotazione capi di vestiario; ricordo addirittura un enorme furgone che pubblicizzava un’agenzia di viaggi: un’intera parete era di vetro, e dentro c’era la riproduzione di una spiaggia con persone in carne ed ossa che prendevano il sole, leggevano, facevano finta di chiacchierare ecc.
    L’idea, insomma, non è nemmeno nuova.

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  5. Mi viene da fare un paragone blasfemo… Il presepio vivente.
    I manichini che si animano, diventano di carne e ossa, e non c’è più soluzione di continuità tra chi guarda la vetrina è ciò che sta dietro la vetrina. La vetrina come casa di vetro, inoltre. E il mondo intero diventa una vetrina.
    Poi mi vengono in mente alcune riflessioni di Zygmunt Bauman, sui consumatori perfetti che sono anche produttori perfetti, e viceversa…

    Buon anno, caro Fabrizio.

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  6. A metà degli anni settanta, un negoziante milanese mise in vetrina una bella ragazza in reggiseno e mutande col cappello da babbo natale, con una bomboletta scrissero sulla vetrina: “babbo natale per i bambini, donne nude per i cretini”, allora c’era reazione a queste cose, oggi si prende un malox e non ci si pensa più.
    E mi ricordo ancora di un film degli anni sesssanta in cui un grande magazzino milanese fa la vetrina reality, la donna dorme e si sveglia davanti ai curiosi, la crisi inizia quando si infila le calze e l’assembramento fuori rumoreggia entusiasta, ma non ricordo che film era.
    Ma l’idea è ancora più vecchia.

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  7. è la carnevalizzazione perfetta: tutti sono attori e spettatori contemporaneamente, non c’è più un tempo per essere seri, un tempo per giocare. il vetro è una non-parete, non è nemmeno un palcoscenico. consumatori-produttori o attori-spettatori. senza soluzione di continuità, senza limiti, soglie, imbarazzi. siamo tutti esposti. la tv ha fatto suo questo meccanismo e produce i reality in cui lo spettatore è in qualche luogo dentro la stanza, a spiare le mosse di non-attori che non-recitano delle non-parti che sono più finte della fiction vera. in questo smarrimento del limite, in questa ubriacatura di finto-vero siamo più vulnerabili. e compriamo di più. tutto il resto, non conta. vedi anche “potenza del passaparola” di m. baldrati.

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  8. oncordo,Fabrizio,ma la comicità nasce proprio dalla mancanza di senso….Spesso chiedo,guardando una pubblicità,”che cosa stanno reclamizzando?” non lo si capisce più.Per sbalordire e attrarre si perde il messaggio.Ci stanno proprio rimbambendo. Comunque grazie e buon anno a tutti.

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